{"id":18070,"date":"2011-07-11T00:00:00","date_gmt":"2011-07-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dilemma-delle-armi-nucleari-tattiche-in-italia\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:06","slug":"il-dilemma-delle-armi-nucleari-tattiche-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/il-dilemma-delle-armi-nucleari-tattiche-in-italia\/","title":{"rendered":"Il dilemma delle armi nucleari tattiche in Italia"},"content":{"rendered":"<p>I risultati del recente referendum in cui una larga maggioranza di italiani si \u00e8 pronunciata contro il ritorno all\u2019uso dell\u2019energia nucleare civile, offre lo spunto per una riflessione su un tema connesso, seppur diverso: quello della presenza sul territorio nazionale di armi nucleari tattiche Nato (Ant).<\/p>\n<p>Stazionate oltre che in Italia, in  Germania, Olanda, Belgio e Turchia, le armi nucleari tattiche negli ultimi tempi sono state al centro di un vivace dibattito sia nel contesto europeo sia in quello Nato, in cui sono emerse posizioni anche molto diverse tra loro.<\/p>\n<p> Il governo italiano, preoccupato per le spaccature interne alla Nato, ha scelto di non schierarsi apertamente, rimanendo in una posizione di fondamentale ambiguit\u00e0. Sarebbe dunque necessario fare chiarezza quanto prima, e dimostrare che l\u2019Italia \u00e8 in grado di contribuire positivamente al dibattito in corso, nonch\u00e9 di assumere un ruolo attivo nel campo del disarmo globale e prendere seriamente gli impegni assunti in base al Trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp). <\/p>\n<p><b>Passato e presente<\/b><br \/>Le armi nucleari tattiche dispiegate in Europa sono B61 (di tipo -3, -4 e -10), e cio\u00e8 bombe gravitazionali. Nel caso di impiego, le bombe vengono montate su aeri a cd. doppia capacit\u00e0 (convenzionale e nucleare) per lo sganciamento. Le bombe hanno una potenza compresa tra gli 0.3 e 170 chilotoni; si consideri in tal senso che la bomba sganciata su Hiroshima aveva una potenza pari a 13-18 chilotoni. <\/p>\n<p>Le B61 furono originariamente dispiegate, come parte di un pi\u00f9 ampio pacchetto di arsenali nucleari, durante la Guerra Fredda per compensare la superiorit\u00e0 delle forze convenzionali del Patto di Varsavia. Esse erano destinate, in base alla dottrina della cd. risposta flessibile, ad un possibile impiego sul campo di battaglia nel caso di invasione sovietica. Avevano per\u00f2 la funzione ulteriore di mostrare concretamente l\u2019impegno americano alla sicurezza europea, e di creare uno spazio comune di condivisione di rischi e responsabilit\u00e0. <\/p>\n<p>Nel corso degli anni gli arsenali nucleari dispiegati in Europa sono stati drasticamente ridotti ed oggi solo le B61 sopravvivono. Il loro valore militare \u00e8 ormai pressoch\u00e9 scomparso; \u00e8 difficile infatti immaginarne uno scenario credibile di impiego. Si ritiene per\u00f2 che le armi in questione abbiano ancora un certo valore politico per la solidariet\u00e0 transatlantica, per l\u2019impegno americano alla difesa e sicurezza europee (<i>reassurance<\/i>), e, tramite il sistema di condivisione di rischi e responsabilit\u00e0, per la coesione dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p><b>Divergenze europee<\/b><br \/>Apertosi con le dichiarazione del ministro degli esteri tedesco Guido Westerwelle, che nell\u2019ottobre del 2009 dichiar\u00f2 di volere una Germania \u201clibera da armi nucleari\u201d, il dibattito europeo sulle Ant ha visto emergere posizioni molto diverse in seno alla Nato. <\/p>\n<p>In genere, a diverse realt\u00e0 geopolitiche corrispondo diverse percezioni di sicurezza\/insicurezza e, quindi, diverse priorit\u00e0 strategiche. Mentre i paesi baltici, per esempio, sono generalmente apparsi favorevoli al mantenimento dello <i>status quo<\/i>, altri paesi, come l\u2019Olanda e il Belgio (oltre la Germania) sono pi\u00f9 inclini a un generale ripensamento della funzione di tali armi all\u2019interno della strategia Nato.<\/p>\n<p>Un altro dato fondamentale \u00e8 che i cd. sistemi di impiego (F-16 e Tornado) sono prossimi al ritiro. La sostituzione con F-35 americani \u00e8 un onere che alcuni dei cd. paesi ospitanti, sui quali graverebbe l\u2019incombenza finanziaria, sembrano riluttanti ad assumere, soprattutto nell\u2019attuale situazione di crisi. La Germania, per esempio, ha dichiarato di non voler acquistare aerei a doppia capacit\u00e0 e si ritiene che Belgio ed Olanda potrebbero fare lo stesso.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 di raggiungere un consenso sul tema durante l\u2019elaborazione del nuovo Concetto Strategico della Nato, adottato a Lisbona a novembre 2010, ha dato avvio ad un nuovo processo di revisione in seno all\u2019Alleanza, la cd. <i>Deterrence and Defence Posture Review<\/i>, riguardante tutti gli elementi &#8211; nucleare, convenzionale e di difesa missilistica &#8211; di cui si compone  la strategia di difesa e deterrenza Nato. E cos\u00ec, mentre gli alleati discutono quale sia il giusto <i>mix <\/i>di forze, il destino delle armi nucleari tattiche resta incerto. <\/p>\n<p><b>Nodo Italia <\/b><br \/>Il governo italiano ha evitato di prendere pubblicamente parte al dibattito europeo. In dichiarazioni ufficiali, si \u00e8 impegnato a raggiungere l\u2019obiettivo, a lungo termine, del disarmo globale ed a sostenere la progressiva riduzione delle armi nucleari tattiche in Europa fino alla loro eliminazione. Di fatto per\u00f2, non ha assunto alcuna iniziativa al riguardo, n\u00e9 ha partecipato a quelle assunte da altri paesi. <\/p>\n<p>Le ragioni della scarsa iniziativa italiana sono diverse. Storicamente le armi nucleari (in generale) sono state uno strumento per ottenere <i>status <\/i>e prestigio sul piano internazionale. C\u2019\u00e8 chi ritiene che questo elemento di \u201caccesso al prestigio\u201d sia ancora presente nelle menti dei politici. C\u2019\u00e8 poi la preoccupazione che la questione delle Ant possa provocare uno spaccamento interno alla Nato, ragion per cui il governo Italiano ha probabilmente ritenuto di dover mostrare particolare cautela in materia.<\/p>\n<p>Ma gli aspetti problematici permangono e il tempo di una decisione si avvicina. Il dispiegamento sul territorio di paesi europei di armi appartenenti agli Stati Uniti, infatti, \u00e8 un precedente che potrebbe essere ripetuto da altri paesi in altri scenari. Secondo alcuni, inoltre, il dispiegamento costituisce una violazione dello spirito, se non della lettera, del Tnp. L\u2019Italia ha ratificato il Tnp nel 1975 come stato non nucleare; il suo status di paese ospitante quindi non solo \u00e8 discutibile, ma indebolisce l\u2019intero regime. <\/p>\n<p>Pressanti questioni di carattere politico invitano inoltre alla chiarezza. La mancata iniziativa Italiana \u00e8 infatti controproducente sul piano internazionale, dimostrando la mancanza di <i>leadership <\/i>politica su un tema di straordinaria importanza quale la futura postura nucleare dell\u2019Alleanza Atlantica. <\/p>\n<p>Inoltre, se Germania, Olanda e Belgio decidessero di rinunciare unilateralmente alla presenza di armi nucleari tattiche sul loro territorio, rimarrebbero solo Italia e Turchia ad ospitarle. Un\u2019 ipotesi di questo genere sarebbe non solo difficile da giustificare sul piano interno, ma chiamerebbe in causa la ragion d\u2019essere dell\u2019 intero sistema del <i>burden sharing <\/i>e della sua futura viabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019ambiguit\u00e0 che caratterizza la posizione italiana andrebbe risolta, non giovando all\u2019Italia o alla Nato. Una partecipazione pi\u00f9 attiva del governo al corrente dibattito sul futuro delle armi nucleari in Europa, invece, favorirebbe la reputazione internazionale dell\u2019Italia, soprattutto agli occhi degli Stati Uniti. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I risultati del recente referendum in cui una larga maggioranza di italiani si \u00e8 pronunciata contro il ritorno all\u2019uso dell\u2019energia nucleare civile, offre lo spunto per una riflessione su un tema connesso, seppur diverso: quello della presenza sul territorio nazionale di armi nucleari tattiche Nato (Ant). 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