{"id":18110,"date":"2011-07-12T00:00:00","date_gmt":"2011-07-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lotta-per-legemonia-nel-mar-cinese-meridionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:05","slug":"lotta-per-legemonia-nel-mar-cinese-meridionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/lotta-per-legemonia-nel-mar-cinese-meridionale\/","title":{"rendered":"Lotta per l&#8217;egemonia nel mar cinese meridionale"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi il vasto mar cinese meridionale, una parte di oceano pacifico che lambisce le coste di molti paesi dell\u2019estremo oriente (fra cui Cina, Vietnam, Filippine e Malesia), \u00e8 divenuto il \u201cpomo della discordia\u201d fra gli stati rivieraschi. A questi contendenti si aggiunge poi l\u2019ombra degli Stati Uniti, che non hanno territori nella zona, ma che non gradirebbero essere estromessi dalla regione.<\/p>\n<p>Questa parte di oceano, geograficamente circondata da stretti alquanto ridotti (come quello di Malacca o le molte isole filippine) negli ultimi anni \u00e8 diventata un corridoio strategico per i molti paesi che vi si affacciano: ci\u00f2 vale in particolare per la Cina e per il cospicuo traffico navale che arriva e parte dall\u2019erede del Celeste Impero.<\/p>\n<p>Sul mar cinese meridionale insistono quindi molti interessi di tipo economico, politico e militare, senza contare questioni di <i>status <\/i>spesso accese o rinfocolate dal nazionalismo.<\/p>\n<p><b>Economia e energia<\/b><br \/>Il primo profilo, quello economico, si spiega non solo con la necessit\u00e0 di impedire qualsiasi limite alla circolazione in queste acque (che avrebbe contraccolpi notevoli per i paesi rivieraschi), ma anche con la ormai storica contesa riguardo alle isole Parcels e Spratly. La necessit\u00e0 di impedire che qualcuno possa \u201cchiudere\u201d il mar cinese meridionale \u00e8 un imperativo per la Cina, che da poco ha identificato quest\u2019area come \u201cstrategica\u201d. Pechino vuole evitare che il costante traffico marittimo che garantisce la sua sostenuta economia possa essere in qualche modo interrotto, diminuito o solo condizionato. <\/p>\n<p>Un secondo capitolo \u00e8 quello delle piccole isolette Paracels (situate nel nord del mare, vicino a Cina e Vietnam) e le Spratly, vicine a Filippine, Brunei e Malesia. Queste isole (che sono in realt\u00e0 poco pi\u00f9 che affioramenti di terra dal mare) hanno delle superfici trascurabili e possono ospitare, per le loro dimensioni, pochissime persone: il vero motivo di interesse sono le ben pi\u00f9 ricche risorse marine (ittiche) e sottomarine, soprattutto per gli idrocarburi. La partita per queste isole si gioca quindi intorno all\u2019energia, perch\u00e9 controllarle significherebbe automaticamente poterne sfruttare le acque ed il sottosuolo, escludendone gli altri.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/South-China-Sea-Islands-Political-Map.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Nodi politici <\/b><br \/>La contesa aperta nel mar cinese meridionale finisce per influenzare anche la sfera politica. A sostenere le mire dei vari governi contribuiscono questioni di sicurezza nazionale, la storia, la geografia e altri elementi che, usati ad arte, giustificano le posizioni dell\u2019uno escludendo quelle degli altri. La potenza regionale \u00e8 naturalmente la Cina, che ha tutto l\u2019interesse a non cedere le sue pretese che definisce \u201cstoriche\u201d, e radicate in migliaia di anni di influenza sull\u2019area. <\/p>\n<p>La storia serve quindi a giustificare le mire di Pechino e a ribadire la sua primazia sui vicini. Il Vietnam ha sempre rifiutato le pretese cinesi, sostenendo che queste sono solo recenti, mentre Hanoi rivendica diversi secoli di presenza. Il Vietnam, che si scontr\u00f2 con la Cina nel 1979, non \u00e8 pi\u00f9 un paese agricolo ferito dai terribili anni dell\u2019omonima guerra. La recente apertura del sistema economico, pur sempre controllata dal Partito Comunista, ha permesso all\u2019economia nazionale di crescere molto, aumentando contestualmente la necessit\u00e0 di vedersi riconosciuta nel mare quell\u2019influenza che gi\u00e0 esercita verso ovest, su Laos e Cambogia.<\/p>\n<p>Nelle scorse settimane ad Hanoi vi sono state delle manifestazioni di piazza che scandivano violenti slogan contro la Cina e il suo \u201cnazionalismo\u201d. Le Filippine sono pi\u00f9 interessate alle Spratly, e giustificano la loro presenza con la innegabile prossimit\u00e0 geografica alle stesse; contemporaneamente desiderano limitare l\u2019espansione della Cina nelle acque a loro vicine. Inoltre le Filippine, ex colonia americana, sono nettamente pi\u00f9 vicine alle posizioni statunitensi. <\/p>\n<p>Restano infine i casi di Taiwan, della Malesia e del Brunei, tutti interessati a ottenere una quota (o almeno a non \u201cabbandonarla\u201d ad altri) nella contesa per le varie isole. Gli Stati Uniti, infine, hanno dei rapporti particolari con alcuni tradizionali alleati nell\u2019aera, e non vedono di buon occhio la crescita di nuove potenze che possano contrastare i loro interessi; in particolare le relazioni con il Vietnam sono molto migliorate, mentre a Washington preoccupa molto l\u2019espansionismo cinese. <\/p>\n<p><b>Competizione militare <\/b><br \/>Negli ultimi mesi la contesa per il mar cinese meridionale si \u00e8 saldata ad un generale incremento di insicurezza che pervade l\u2019estremo oriente. C\u2019\u00e8 una sorta di \u201carco di tensione\u201d che parte dalla penisola coreana (che nel 2010 ha visto due attacchi della Corea del Nord contro il Sud), passa per Taiwan (la \u201cprovincia ribelle\u201d di Pechino) e giunge nel cuore del mar cinese meridionale. Il controllo di un tratto di oceano cos\u00ec vasto, e privo di punti d\u2019appoggio come isole o terraferma, richiede una marina cosiddetta \u201c<i>blue water<\/i>\u201d, cio\u00e8 capace di proiezione anche lontano dalle installazioni di terra. <\/p>\n<p>La potenza in questo settore sono naturalmente gli Stati Uniti, che hanno a disposizione del Uspacom (<i>US Pacific Command,<\/i> il comando Usa che sovrintende l\u2019area Pacifica) alcune portaerei; per contrastare o, quantomeno, per essere al livello americano \u00e8 necessario incrementare le proprie forze marittime. Questa \u00e8 la strada che sta seguendo la Cina, che ha recentemente rivelato diversi dettagli sulla sua prima portaerei, la ex nave sovietica <i>Varyag<\/i>. L\u2019ingresso nella flotta cinese di questa unit\u00e0, previsto in tempi brevi (non ci sono date ufficiali) sicuramente disturber\u00e0 molti degli stati vicini. <\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge poi una recente presenza sommergibilistica di Pechino, grazie anche alla strategica base sull\u2019isola di Hainan, nel nord del mar cinese meridionale. Nelle scorse settimane una nave cinese si dice abbia tagliato dei cavi di una nave vietnamita che stava facendo indagini geologiche: ne \u00e8 sorta un\u2019aspra contesa, e una serie di esercitazioni navali che hanno esacerbato gli animi dei vari stati. <\/p>\n<p>In particolare gli Stati Uniti fra fine giugno e inizio luglio hanno svolto delle esercitazioni militari comuni con le Filippine. Nonostante il governo di Pechino abbia dichiarato l\u2019intenzione di non usare la forza, il moltiplicarsi delle esercitazioni e delle spedizioni navali, oltre a complicare il quadro politico-militare, potrebbe pure condurre ad un incremento delle spese militari. <\/p>\n<p><b>Quali soluzioni?<\/b><br \/>La questione del mar cinese meridionale \u00e8 un problema aperto ormai da molti anni; tuttavia la crescita economica di molti paesi rivieraschi oggi gli consente di mettere in campo delle tecnologie (anche militari) per cercare di accaparrarsi le preziose risorse, soddisfando nel contempo anche le relative spinte nazionaliste. <\/p>\n<p>Una soluzione potrebbe forse essere quella di ricorrere all\u2019organizzazione regionale Asean (Associazione delle nazioni dell\u2019Asia sud-orientale), anche se sembra che gli sforzi finora effettuati siano stati poco produttivi. D\u2019altro canto \u00e8 difficile immaginare un conflitto su vasta scala nell\u2019area, perch\u00e9 avrebbe conseguenze catastrofiche per tutti i paesi: \u00e8 invece pi\u00f9 facilmente prevedibile un riarmo navale generalizzato fra i diversi paesi rivieraschi, che, insieme agli Stati Uniti, hanno intenzione di tenere sotto controllo l\u2019evoluzione della vicenda.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi il vasto mar cinese meridionale, una parte di oceano pacifico che lambisce le coste di molti paesi dell\u2019estremo oriente (fra cui Cina, Vietnam, Filippine e Malesia), \u00e8 divenuto il \u201cpomo della discordia\u201d fra gli stati rivieraschi. 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