{"id":18120,"date":"2011-07-13T00:00:00","date_gmt":"2011-07-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-in-linea-con-gli-alleati-europei\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:05","slug":"italia-in-linea-con-gli-alleati-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/italia-in-linea-con-gli-alleati-europei\/","title":{"rendered":"Italia in linea con gli alleati europei"},"content":{"rendered":"<p>Il dibattito in corso nel governo sul rifinanziamento delle missioni all&#8217;estero ha ridestato l&#8217;attenzione su una delle principali e pi\u00f9 efficaci direttrici della politica estera italiana. Negli ultimi anni, infatti, l\u2019Italia ha ricoperto un ruolo di primo piano nelle missioni internazionali, sia per la presenza cospicua di personale civile e militare sia per i ruoli ricoperti in diversi teatri. La partecipazione italiana \u00e8 del tutto in linea, per utilit\u00e0 e qualit\u00e0, con i contributi dei principali paesi europei.<\/p>\n<p>Non solo, le missioni all\u2019estero costituiscono un\u2019eccezione nel quadro di una politica estera che presenta molti limiti, carenze e anomalie. Negli ultimi 15 anni, infatti, le missioni italiane hanno testimoniato una rara capacit\u00e0 di cambiamento sia della classe politica sia delle forze armate; hanno raccolto un altrettanto raro consenso bipartisan e consolidato la credibilit\u00e0 dell\u2019Italia nel concordare e mantenere gli impegni internazionali.<\/p>\n<p><b>Riduzioni selettive<\/b><br \/>Dal 2009, le missioni italiane all\u2019estero sono costate circa 1-1,2 miliardi di euro l\u2019anno e, anche a fronte dei tagli annunciati per il secondo semestre del 2011, i costi aumenteranno nell\u2019anno in corso (nel primo semestre 2011 sono stati spesi 810 milioni di euro e se ne prevedono altri 700 per il secondo). Si tratta di circa 30 missioni (30 nel 2009, 33 nel 2010 e 29 attualmente), in teatri molto eterogenei e distanti tra loro: i Balcani, il Caucaso, l\u2019Asia centrale, il Medio Oriente, l\u2019Africa, il Mediterraneo e l\u2019Oceano Indiano.<\/p>\n<p>Le principali aree di crisi in cui \u00e8 stata impegnata l\u2019Italia negli ultimi anni sono fondamentalmente tre: Balcani, Libano e Afghanistan, a cui si \u00e8 aggiunta la pi\u00f9 recente partecipazione italiana alla missione in Libia. Secondo quanto annunciato dal ministro Ignazio La Russa, su alcuni di questi teatri si concentrer\u00e0 il ritiro di circa 2.000 uomini. Dal Libano e dal Kosovo, in particolare, verranno ritirati rispettivamente 680 e 300 soldati (a cui si aggiungono la chiusura delle missioni in Georgia e Congo e una ridotta partecipazione alla missione <i>Active Endeavour <\/i>nel Mediterraneo).<\/p>\n<p><b>Risultati importanti<\/b><br \/>Nei Balcani, il principale contributo italiano si \u00e8 registrato nella missione in Kosovo, che ricopre il terzo posto fra le missioni italiane pi\u00f9 costose (132 milioni di euro nel 2010). All\u2019avvio della missione, nel 2000, l\u2019Italia ha offerto uno dei maggiori contributi (oltre 6.000 uomini), ridottisi nel decennio successivo nel quadro del progressivo disimpegno internazionale, fino alle attuali 533 unit\u00e0.<\/p>\n<p>Un altro dei contributi italiani pi\u00f9 significativi si \u00e8 registrato nella missione Unifil, rafforzata nel 2006 a seguito della guerra fra Israele e Libano. Nel periodo 2007-2009, l\u2019Italia non solo ha contribuito con il contingente pi\u00f9 numeroso (oltre 2000 uomini), ma ha guidato la missione, il cui comando \u00e8 stato affidato al generale Claudio Graziano. Negli ultimi tre anni, non a caso, il contributo italiano a Unifil \u00e8 stato il secondo pi\u00f9 costoso a livello nazionale (260 milioni di euro nel 2010).<\/p>\n<p>In Afghanistan, di nuovo, l\u2019Italia ha giocato un ruolo di primo piano: ha assunto il ruolo di <i>lead nation <\/i>per la ricostruzione del sistema giudiziario, uno dei cinque pilastri della strategia di riforma del settore sicurezza; \u00e8 alla guida del<i> Regional Command West <\/i>con sede a Herat; offre attualmente il quinto maggior contributo di uomini nella missione. La missione italiana in Afghanistan \u00e8 la pi\u00f9 impegnativa della storia repubblicana, per cui l\u2019Italia ha sostenuto i maggiori costi, tanto sul piano umano, con la perdita di 40 militari, quanto su quello economico (681 milioni di euro nel 2010).<\/p>\n<p>Infine, in Libia, bench\u00e9 la partecipazione italiana all\u2019intervento internazionale sia stata pi\u00f9 incerta e graduale, l\u2019Italia ha messo a disposizione 7 basi aeree sul territorio nazionale e contribuisce alla missione Nato <i>Unified Protector <\/i>con 14 velivoli (Tornado, Eurofighter 2000, F16 Falcon) e due navi impegnate nelle operazioni di embargo navale (una delle quali verr\u00e0 ritirata nel secondo semestre 2011).<\/p>\n<p><b>Livelli europei<\/b><br \/>Questo quadro segnala un impegno italiano nelle missioni internazionali sostanzialmente simile &#8211; e senza alcun dubbio comparabile &#8211; a quello dei maggiori partner europei. Fra le varie carenze e anomalie che distinguono l\u2019Italia nel contesto europeo e internazionale, forse, proprio le missioni rappresentano un\u2019eccezione. Uno di quei capitoli della politica estera su cui, a differenza di molti altri, l\u2019Italia non si presenta n\u00e9 carente n\u00e9 inadeguata, tanto meno superflua. Al contrario, forse, proprio il contributo significativo alle missioni internazionali ha concorso, negli ultimi anni, a garantire al paese un certo prestigio internazionale, sicuramente all\u2019interno della Nato e, pi\u00f9 generale, nel contesto europeo.<\/p>\n<p>Nella partecipazione alle missioni internazionali l\u2019Italia ha, anzitutto, mostrato una buona capacit\u00e0 di adattamento al nuovo sistema internazionale. Con la fine della guerra fredda, le minacce internazionali sono profondamente cambiate. Il centro della sicurezza nazionale si \u00e8 spostato dalla difesa territoriale alla gestione e stabilizzazione delle aree di crisi. In questa prospettiva, le politiche di sicurezza prevedono nuove forme di intervento, anche in paesi molto lontani dal territorio nazionale. Questa evoluzione \u00e8 stata ampiamente recepita sia dalla classe politica sia dalle forze armate, con una capacit\u00e0 di cambiamento rara in molte altre forze politiche e istituzioni italiane.<\/p>\n<p>In secondo luogo, va sottolineato che le missioni all\u2019estero hanno beneficiato di un consenso bipartisan di fondo, anche in questo caso, raro nella vita politica italiana. Per quanto possano riempire le prime pagine dei giornali i dissensi di alcune parti politiche &#8211; da sinistra nei governi Prodi e dalla Lega Nord pi\u00f9 di recente &#8211; i rifinanziamenti alle missioni hanno sempre raccolto maggioranze parlamentari ampie e trasversali. Sulle missioni, la dialettica fra maggioranza e opposizione ha riguardato quasi sempre gli aspetti tattici e di gestione delle operazioni, raramente la scelta di parteciparvi.<\/p>\n<p><b>Percezione nazionale<\/b><br \/>Infine, anche su altri aspetti riguardanti l\u2019impegno e la volont\u00e0 di ritiro da parte italiana da alcuni teatri come il Kosovo e l\u2019Afghanistan, l\u2019anomalia italiana, se c\u2019\u00e8, sta quasi tutta nella percezione nazionale del problema. Il disimpegno italiano dal Kosovo negli ultimi due anni \u00e8 avvenuto nel quadro pi\u00f9 generale dell\u2019evoluzione della missione, in linea con gli altri contributi europei e concordato in sede Nato. Similmente, il rientro graduale dei militari italiani dall\u2019Afghanistan, annunciato dal ministro La Russa, non \u00e8 affatto un ritiro unilaterale.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti ritireranno diecimila soldati entro fine anno e 23 mila entro settembre 2011. Il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron hanno annunciato piani di ritiro simili e proporzionati a quelli americani. Il disimpegno \u00e8 stato di fatto concordato al vertice della Nato di Lisbona alla fine del 2010: entro il 2014 avverr\u00e0 il graduale ritiro internazionale e il passaggio di consegne nella gestione del paese alle forze di sicurezza afgane. Anche sui piani di ritiro, dunque, l\u2019Italia non ha assunto alcun atteggiamento unilaterale n\u00e9 preso decisioni frettolose.<\/p>\n<p>Le missioni all\u2019estero sono servite all\u2019Italia per preservare il proprio ruolo e prestigio internazionale. Non sono certo prive di difetti; anzi, sotto vari profili, sono suscettibili di miglioramento, ma, nel quadro di una politica estera con molti limiti e anomalie, rappresentano un indubbio elemento di forza della proiezione internazionale del nostro paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito in corso nel governo sul rifinanziamento delle missioni all&#8217;estero ha ridestato l&#8217;attenzione su una delle principali e pi\u00f9 efficaci direttrici della politica estera italiana. 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