{"id":18140,"date":"2011-07-18T00:00:00","date_gmt":"2011-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/uscita-a-tappe-forzate-dallafghanistan\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:03","slug":"uscita-a-tappe-forzate-dallafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/uscita-a-tappe-forzate-dallafghanistan\/","title":{"rendered":"Uscita a tappe forzate dall\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>I paesi Alleati, tra i quali l\u2019Italia, quest\u2019anno cominceranno a diminuire il loro impegno militare in Afghanistan, che dovrebbe esaurirsi &#8211; fatte salve alcune limitate cooperazioni per l\u2019addestramento &#8211; entro il 2014. \u00c8 importante che la pianificazione venga condotta con metodo e pazienza, senza emotivit\u00e0 o fughe in avanti. Le dichiarazioni sono tante, anche in questi giorni, ma sul \u201cdopo\u201d ci si esprime poco e con molte riserve. I dubbi evidentemente ci sono, e riguardano la fattibilit\u00e0 di quelli che potrebbero rimanere solo buoni propositi.<\/p>\n<p>Ha dato il via il presidente americano Barack Obama, che, nel suo secondo indirizzo al mondo arabo e musulmano, il 19 maggio affermava che \u201cda luglio anche i nostri ragazzi ancora in quel paese torneranno a casa. Abbiamo dato il colpo di grazia uccidendo Osama bin Laden, il leader di al-Qaeda\u201d.<\/p>\n<p>Il presidente Napolitano, nel suo intervento del 20 maggio al <i>Nato Defense College <\/i>per il sessantesimo anniversario dalla fondazione, ma anche pi\u00f9 recentemente, rammentava che la riduzione delle truppe a Kabul sar\u00e0 progressiva e che occorre \u201cguardare con fiducia al processo di transizione, dove gli afgani prenderanno sempre di pi\u00f9 la responsabilit\u00e0 della propria sicurezza. Abbiamo fatto sforzi enormi, abbiamo tutti versato del sangue. Ora non dovremo abbandonare questo paese quando il nostro impegno militare sar\u00e0 terminato\u201d. Da parte sua, la coppia Cameron-Sarkosy si \u00e8 affrettata a dichiarare che il ritiro delle loro truppe \u201csar\u00e0 proporzionale a quanto faranno gli americani\u201d.<\/p>\n<p><b>Transizione<\/b><br \/>La transizione, secondo il presidente afgano Hamid Karzai, dovr\u00e0 attraversare varie fasi, dando la priorit\u00e0 a sicurezza, <i>governance<\/i>, sviluppo e ruolo della legge. Potrebbero essere necessari almeno 18 mesi per ciascuna delle sette province ove prender\u00e0 avvio il processo di transizione, tra le quali c\u2019\u00e8  quella di Herat, dove sono i soldati italiani.<\/p>\n<p>In questi settori la missione Isaf, guidata dalla Nato, preveder\u00e0, gi\u00e0 da quest\u2019anno un ruolo non pi\u00f9 di combattimento, ma di cooperazione e addestramento. \u00c8 qui che si concentreranno anche i Team Provinciali di Ricostruzione (Prt). In tutte le altre aree l\u2019Isaf rimarr\u00e0 quale forza \u201cstabilizzante\u201d fino a quando un apposito comitato congiunto non individuer\u00e0 altri distretti pronti a iniziare il processo. Al vertice di Bruxelles del marzo scorso i ministri della difesa della Nato e dei paesi rappresentati nell\u2019Isaf davano \u201cluce verde\u201d al governo Karzai, cui spetta ora l\u2019effettivo avvio al processo.<\/p>\n<p>Puntualmente, il 17 luglio \u00e8 stato consegnato dall\u2019Isaf alle forze afgane il primo distretto, quello di Bamiyan. \u00c8 un impegno comune chiaro ed importante che, almeno teoricamente, dovrebbe evitare tentazioni di altri ritiri anticipati. Per completare il quadro di \u201ccome vorremmo che le cose andassero\u201d, occorre qualche precisazione sulla strategia, che \u00e8 chiaramente di matrice americana. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, cui spetta spesso l\u2019ingrato compito di convertire in realt\u00e0 alcune affascinanti utopie del presidente Obama, si \u00e8 espressa in modo inequivocabile. Si va verso una soluzione minimale, purch\u00e9 rapida, che lasci alle autorit\u00e0 locali la responsabilit\u00e0 della forma di governo, accentrata o decentralizzata, a patto che si prendano le distanze da al-Qaeda.<\/p>\n<p>Quanto al dialogo con i talebani, la posizione rimane quella del compianto consigliere speciale del presidente Obama per Pakistan e Afghanistan, l\u2019ambasciatore Richard Holbrooke, secondo cui \u201cc\u2019\u00e8 sempre una finestra aperta per chi sta al freddo e vuole rientrare in casa&#8230; Se  vorranno accettare i nostri limiti, un posto per loro ci deve sicuramente essere\u201d. \u201cQuesta \u2013 ha ribadito la Clinton \u2013 \u00e8 anche la strategia degli Stati Uniti\u201d.<\/p>\n<p><b>Strategie e teste d\u2019uovo<\/b><br \/>Il piano per la transizione c\u2019\u00e8, la strategia anche, ma permane la sensazione che tutto derivi pi\u00f9 da ci\u00f2 che effettivamente si desidera, che da puntuali calcoli di fattibilit\u00e0. Qualche dubbio c\u2019\u00e8, e in effetti  piani e strategie sembrano quasi un pretesto per poter dichiarare una prematura vittoria, quale premessa e giustificazione alla spinta verso un disimpegno obamiano e occidentale. Negli Stati Uniti, intanto, stanno fiorendo nuove opzioni per un disimpegno indolore.<\/p>\n<p>Tutte, per\u00f2, appaiono originate dal dubbio che la formula di struttura scaturita dalla conferenza di Berlino &#8211; sistema democratico con governo unitario fortemente centralizzato &#8211; a livello locale non sia n\u00e9 la pi\u00f9 adatta n\u00e9 la pi\u00f9 gradita. C\u2019\u00e8 un gruppo di studio &#8211; come spiegato sul numero di gennaio\/febbraio 2011 di <i>Foreign Affairs<\/i> &#8211; che sta elaborando diverse opzioni. La prima ipotesi prevede che Kabul, pur continuando a nominare i governatori, concede alle province un certo numero di autonomie, come le tasse locali, l\u2019esercizio della giustizia su base tradizionale per alcuni reati minori e la tolleranza di un\u2019aliquota di armati per i clan di una certa importanza, salvaguardando cos\u00ec, almeno in una certa misura, la percezione di una decentralizzazione amministrativa.<\/p>\n<p>In alcune province, tuttavia, ci\u00f2 potrebbe ancora non essere sufficiente, per cui si potrebbe tentare di andare oltre con una forma di \u201cdemocrazia decentralizzata\u201d, nella quale i governatori verrebbero eletti dai consigli provinciali e non pi\u00f9 nominati da Kabul. In questo caso sarebbe necessario accettare di buon grado alcuni compromessi, perch\u00e9 a livello locale le priorit\u00e0 non saranno certo concentrate sulle scuole laiche, su forme non tradizionali di diritto o sull\u2019emancipazione delle donne. In cambio, il governo centrale manterrebbe una decisa capacit\u00e0 di intervento verso i pi\u00f9 riottosi.<\/p>\n<p>In fondo, agli americani e all\u2019Occidente \u00e8 questo che interessa. Ma se l\u2019isolamento di al-Qaeda \u00e8 rimasto il vero problema, visto che ormai a risolvere gli altri &#8211; facendo buon viso a cattiva sorte &#8211; abbiamo deciso di rinunciare, i gruppi di studio hanno pronta una terza soluzione, applicabile in tempi brevi, dove Kabul si limita a delegare la maggior parte dei poteri a governatori eletti localmente, ma a mantenere ogni prerogativa in termini di politica estera e di intervento.<\/p>\n<p><b>Futuro della missione<\/b><br \/>Soluzione, questa, che appare percorribile, perch\u00e9 \u00e8 ci\u00f2 che in realt\u00e0 accade gi\u00e0 ora in diverse province. Se per\u00f2 lasciamo per un momento i problemi veri del territorio e ritorniamo ai grandi vertici dell\u2019Alleanza che guardano al futuro, pu\u00f2 essere certamente importante sapere che si \u00e8 cominciato a pensare a come mantenere intatto l\u2019attuale partenariato con l\u2019Afghanistan attraverso tutto il processo di transizione.<\/p>\n<p>Il nome dato alla nuova iniziativa \u00e8 beneaugurante &#8211; \u00e8 stata chiamata <i>Enduring Partnership<\/i> &#8211; e si propone di continuare il supporto all\u2019Afghanistan anche dopo il 2014, anno nel quale il ruolo militare dell\u2019Isaf dovrebbe andare a esaurimento. Secondo il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, l\u2019iniziativa \u201cmanda il forte messaggio che se anche un giorno l\u2019Afghanistan camminer\u00e0 sulle proprie gambe, ci\u00f2 non significa che verr\u00e0 lasciato solo\u201d. In effetti, \u00e8 ci\u00f2 che si percepisce anche nei passaggi parlamentari dei giorni scorsi e che sembrerebbe  anticipare il destino post-2014 della nostra missione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I paesi Alleati, tra i quali l\u2019Italia, quest\u2019anno cominceranno a diminuire il loro impegno militare in Afghanistan, che dovrebbe esaurirsi &#8211; fatte salve alcune limitate cooperazioni per l\u2019addestramento &#8211; entro il 2014. \u00c8 importante che la pianificazione venga condotta con metodo e pazienza, senza emotivit\u00e0 o fughe in avanti. 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