{"id":18150,"date":"2011-07-18T00:00:00","date_gmt":"2011-07-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/bosnia-erzegovina-a-rischio-scissione\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:04","slug":"bosnia-erzegovina-a-rischio-scissione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/bosnia-erzegovina-a-rischio-scissione\/","title":{"rendered":"Bosnia-Erzegovina a rischio scissione"},"content":{"rendered":"<p>Da circa due mesi la Bosnia-Erzegovina sta attraversando una grave crisi istituzionale che potrebbe portare a una divisione del paese. L\u2019Alto rappresentante Onu, l\u2019austriaco Valentin Inzko, dal 2006 continua a perdere credibilit\u00e0; il presidente della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, al contrario, sta aumentando la sua influenza nei confronti della comunit\u00e0 internazionale. Il meccanismo creato a Dayton, infine, ha manifestato per l\u2019ennesima volta tutti i suoi limiti di fronte ai diversi tentativi di dar vita al governo centrale in seguito alle elezioni dell\u2019ottobre 2010.<\/p>\n<p><b>No al primo ministro <\/b><br \/>Da oltre nove mesi la Bosnia-Erzegovina \u00e8 senza un governo. Per sciogliere l\u2019empasse la presidenza tripartita (la presidenza centrale del paese, composta da tre capi di Stato, un serbo, un croato e un bosgnacco, che governano a rotazione di ogni otto mesi) il 14 giugno ha incaricato Slavo Kuki&#263;, croato bosniaco, di formare un nuovo governo. Tuttavia Kuki&#263; non \u00e8 riuscito ad ottenere la fiducia alla Camera dei rappresentanti, poich\u00e9 i partiti di maggioranza serba e croata il 29 giugno hanno votato contro la sua elezione, che \u00e8 stata definitivamente affossata con il voto del 14 luglio.<\/p>\n<p>In base alla rigida rotazione etnica che contraddistingue qualunque nomina politica in Bosnia-Erzegovina, la presidenza del Consiglio dei ministri spetterebbe a un croato bosniaco, ma Kuki&#263; era stato proposto dal Partito socialdemocratico (Sdp), votato per lo pi\u00f9 da bosgnacchi. Da qui nasce l\u2019ostruzionismo, nonch\u00e9 l\u2019alleanza dei serbo-croati che non riconoscono Kuki&#263; come vero rappresentante dell\u2019etnia croata. In particolare, i maggiori partiti serbi, il Partito democratico serbo (Sds) e l\u2019Alleanza degli indipendenti socialdemocratici (Snds), sostengono che il candidato premier debba provenire dai maggiori partiti croati: o dall\u2019Unione democratica croata di Bosnia-Erzegovina (Hdz) oppure dall\u2019Unione democratica croata 1990 (Hdz 1990).<\/p>\n<p><b>\u201cTerza entit\u00e0\u201d<\/b><br \/>La strana alleanza tra i partiti serbi e quelli croati \u00e8 nata in primavera, quando Hdz e Hdz 1990, estromessi dalla piattaforma governativa della Federazione croato-musulmana, impedirono la formazione dell\u2019esecutivo. L\u2019Alto rappresentante Onu, utilizzando le sue competenze esecutive (c.d. poteri di Bonn), stabil\u00ec per decreto la formazione del nuovo governo, gettando cos\u00ec un\u2019ombra sulla legittimit\u00e0 dell\u2019attuale amministrazione della Federazione croato-musulmana. Hdz e Hdz 1990 per tutta risposta, raggiunsero un\u2019intesa con l\u2019Snds, il partito di Milorad Dodik.<\/p>\n<p>Il leader serbo bosniaco punta a sfruttare l\u2019insoddisfazione dei croati, etnia minoritaria nella Federazione, per mettere a punto il piano che porta avanti da quando, nel 2006, entr\u00f2 in politica: indebolire lo Stato centrale a favore di una maggiore autonomia delle due entit\u00e0 costituenti la Bosnia-Erzegovina. Processo che rischia per\u00f2 di condurre a una divisione del paese.<\/p>\n<p>Esiste dunque il pericolo concreto che si costituisca una nuova entit\u00e0 a maggioranza croata avallata e sostenuta dallo stesso Milorad Dodik. Questa rinata \u201cRepubblica di Harceg-Bosna\u201d renderebbe ancora pi\u00f9 complessa la situazione bosniaca, portando a tre i sistemi politici (se non quattro considerando anche il distretto di Br&#269;ko) che convivono all\u2019interno di un unico Stato.<\/p>\n<p>Milorad Dodik \u00e8 inoltre riuscito a catalizzare l\u2019attenzione dell\u2019Unione europea in seguito all\u2019annuncio di un referendum (previsto per giugno, ma poi annullato) sul riconoscimento dell\u2019autorit\u00e0 della Corte e della Procura di Stato, i due soli organi giudiziari centrali del paese. Ne \u00e8 nato un duro braccio di ferro con l\u2019Alto rappresentante Inzko, il quale ha minacciato di rimuovere Dodik e tutti i rappresentanti serbi del governo federale. Il referendum \u00e8 stato annullato dopo la missione a Banja Luka dell\u2019Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell\u2019Ue, Catherine Ashton, che, in cambio, ha offerto a Dodik rassicurazioni su una riforma della giustizia bosniaca, considerata dai serbi di Bosnia prevenuta nei loro confronti.<\/p>\n<p><b>Rischio scissione<\/b><br \/>Questi episodi mettono in luce quattro punti fondamentali. Il primo riguarda la evidente paralisi delle istituzioni centrali della Bosnia-Erzegovina. A causa del rifiuto dei serbi e dei croati di partecipare alla designazione del primo ministro, il paese rischia di rimanere senza un governo almeno fino a settembre. Oltre alla rigida spartizione delle cariche politiche su base etnica, stabilita a Dayton, sta prendendo piede anche la spartizione su base partitica, la quale rende, di fatto, impossibile qualunque nomina politica.<\/p>\n<p>In secondo luogo, emerge la costante dipendenza della Bosnia-Erzegovina dalle organizzazioni internazionali e la persistente difficolt\u00e0 del paese a camminare con le proprie gambe. Il referendum avrebbe infatti potuto essere bloccato dalla Camera dei Popoli, ma i rappresentanti bosgnacchi non hanno utilizzato il veto, forse convinti che la soluzione del problema sarebbe arrivata dall\u2019esterno, come infatti \u00e8 poi avvenuto.<\/p>\n<p>In terzo luogo, Milorad Dodik sta aumentando la propria influenza nei confronti della diplomazia internazionale. Il presidente della Repubblica Srpska non fa mistero delle sue intenzioni di secessione dalla Bosnia-Erzegovina e la costante azione di indebolimento delle fondamenta dello Stato centrale pu\u00f2 innescare un pericoloso effetto domino verso la dissoluzione del paese. I croati, d\u2019altro canto, non hanno interesse nel fermare il leader serbo perch\u00e9 puntano anche loro al distacco.<\/p>\n<p>Nonostante le numerose azioni di pressione a Washington e a Bruxelles, una serie di uffici di rappresentanza esteri e varie conferenze internazionali, nessun paese straniero riconoscerebbe la Repubblica Srpska come Stato indipendente. Se dovesse dichiararne unilateralmente l\u2019indipendenza, Milorad Dodik si ritroverebbe pericolosamente isolato. Per questo, almeno fino ad ora, le sue minacce risultano abbastanza velleitarie.<\/p>\n<p>Infine, il vero sconfitto della vicenda risulta essere l\u2019Alto rappresentante Onu, Valentin Inzko. Cercando aiuto presso altre istituzioni, egli ha messo in evidenza la sua scarsa autorevolezza. Inzko, inoltre, ha annunciato a met\u00e0 giugno che rinuncer\u00e0 ai \u201cpoteri di Bonn\u201d, definendoli inadeguati a una democrazia moderna. Ma la mancanza di capacit\u00e0 coercitiva rischia di facilitare l\u2019obiettivo ultimo dei serbi e dei croati, cio\u00e8 la divisione del paese. L\u2019annullamento dei poteri di Bonn potrebbe dunque avere conseguenze negative.<\/p>\n<p>Sono due, dunque, le priorit\u00e0 che Sarajevo dovrebbe affrontare nei prossimi mesi: rivedere gli accordi di Washington, che regolano la Federazione croato-musulmana, ormai giunta al limite dell\u2019implosione; chiudere quanto prima l\u2019Ufficio dell\u2019Alto rappresentante, oramai inefficace. Infine, prima o poi, la Bosnia-Erzegovina dovr\u00e0 fare i conti con se stessa e aggiornare il complesso sistema istituzionale che Dayton ha creato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da circa due mesi la Bosnia-Erzegovina sta attraversando una grave crisi istituzionale che potrebbe portare a una divisione del paese. L\u2019Alto rappresentante Onu, l\u2019austriaco Valentin Inzko, dal 2006 continua a perdere credibilit\u00e0; il presidente della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, al contrario, sta aumentando la sua influenza nei confronti della comunit\u00e0 internazionale. 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