{"id":18170,"date":"2011-07-20T00:00:00","date_gmt":"2011-07-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strana-idea-del-nuovo-quartier-generale-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:03","slug":"la-strana-idea-del-nuovo-quartier-generale-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/la-strana-idea-del-nuovo-quartier-generale-dellue\/","title":{"rendered":"La strana idea del nuovo Quartier generale dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Con la periodicit\u00e0 tipica delle influenze stagionali, la Francia \u00e8 recentemente tornata a proporre l\u2019istituzione di un Quartier generale operativo dell\u2019Unione europea. L\u2019idea francese nasce dalla volont\u00e0 di limitare i problemi di coordinamento emersi nella gestione della missione militare in Libia. Ma sottende anche la volont\u00e0 di diminuire la dipendenza politica e formale dell\u2019UE dalla NATO.<\/p>\n<p>L\u2019annosa questione del rapporto tra Parigi e l\u2019Alleanza Atlantica, nel quadro della difficile dialettica anche con la Gran Bretagna, \u00e8 certamente legata a fattori pi\u00f9 politici che tecnici.<\/p>\n<p><b>Evoluzione complessa<\/b><br \/>Che sia un problema politico, in effetti, \u00e8 innegabile: lo sviluppo di capacit\u00e0 militari dell\u2019Europa, o meglio dell\u2019Unione europea in quanto tale, \u00e8 rimasta una mera ambizione (dopo la famosa bocciatura della Comunit\u00e0 Europa della Difesa del 1954 ad opera proprio della Francia) per tutto il periodo della guerra fredda.<\/p>\n<p>Solo nel 1991, con la riunione dell\u2019Unione europea occidentale (UEO) tenutasi a Petersberg, si definirono alcuni compiti militari che i paesi europei collettivamente si dicevano preparati ad assumere. Si doveva per\u00f2 giungere al vertice di Saint Malo del dicembre del 1998 per sbloccare una impasse pluridecennale, con un sostanziale via libera, condizionato, da parte del Segretario di Stato USA, Madeleine Albright, per dare avvio alla realizzazione di strutture militari incardinate nella complessa architettura dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Una delle condizioni poste era quella, politicamente sensibile e economicamente saggia, di non attuare misure che costituissero duplicazioni inutili di organismi gi\u00e0 presenti nell\u2019Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, in particolare le articolate e perfettamente efficienti strutture di comando. A tal fine vennero negoziati e stipulati tra NATO e Unione Europea gli accordi che vanno sotto il nome di <i>Berlin Plus<\/i>, in base ai quali l\u2019UE, in caso di operazioni proprie, poteva avvalersi del Quartier Generale Nato di Mons (SHAPE), per la gestione delle attivit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>In tal modo si creava un forte anello di congiunzione tra le due istituzioni, rassicurando cos\u00ec la Gran Bretagna (e gli Stati Uniti) che non ci sarebbe stata incoerenza tra la politica militare dell\u2019Unione e quella dell\u2019Alleanza. Allo stesso tempo si evitava di dar vita ad una nuova onerosa e complessa struttura che avrebbe assorbito risorse finanziarie, tecniche ed umane che gi\u00e0 all\u2019inizio del secolo non abbondavano.<\/p>\n<p><b>Ambizioni francesi<\/b><br \/>Bastarono per\u00f2 solo poche settimane per comprendere che gli obiettivi della Francia erano diversi: Parigi inizi\u00f2 una bene articolata campagna per avviare la costituzione di un Quartier generale operativo (<i>Operational Head Quarters<\/i>, OHQ) dell\u2019Unione europea, associando presto alla propria causa Belgio, Lussemburgo e Germania. Appare superfluo sottolineare come tale proposta muovesse da ragioni puramente politiche e mirasse a sganciare l\u2019Unione da una qualsivoglia forma di dipendenza, ancorch\u00e9 politica e formale, dalla NATO.<\/p>\n<p>Dal punto di vista tecnico, infatti, nessuno avvertiva l\u2019esigenza di una struttura del genere, in quanto alla disponibilit\u00e0 in linea di principio del Comando di Mons, si affiancava quella dei quartieri generali nazionali che ben cinque paesi avevano dichiarato disponibili per la gestione di operazioni dell\u2019Unione. In particolare, la disponibilit\u00e0 era stata manifestata da Francia(!), Gran Bretagna, Germania, Italia e Grecia. Si trattava di comandi in qualche caso gi\u00e0 collaudati ed utilizzati per operazioni multinazionali, dotati di quadri nazionali, ma attrezzati per essere integrati, in caso di necessit\u00e0, da personale degli altri paesi coinvolti.<\/p>\n<p>Dal punto di vista puramente economico e dell\u2019efficiente impiego delle risorse, la costituzione di un Quartier generale operativo europeo avrebbe potuto trovare una giustificazione esclusivamente nel caso dello scioglimento dei comandi nazionali, che peraltro sarebbe stato possibile solo con l\u2019adozione di una politica estera (e quindi della sicurezza) unitaria da parte dei paesi dell\u2019Unione. Un\u2019utopia confermatasi tale da tutte le vicende internazionali dell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p><b>Proposta italiana<\/b><br \/>Venne avanzata anche una proposta italiana (Antonio Martino era ministro della Difesa), che poteva essere definita come la costituzione di un Quartier Generale europeo virtuale: vista la disponibilit\u00e0 offerta dai paesi citati, ma considerate le difficolt\u00e0 di rinforzare efficacemente e rapidamente le strutture di comando nazionali con elementi provenienti dagli altri paesi, venne presentato un progetto di accordo tecnico, da considerare vincolante per i paesi che l\u2019avessero sottoscritto.<\/p>\n<p>L\u2019accordo prevedeva che i quartieri generali nazionali garantissero a rotazione la disponibilit\u00e0 per attivit\u00e0 operative decise dall\u2019Unione: il personale di rinforzo necessario sarebbe stato identificato nominativamente, predesignato per specifiche posizioni, con esercitazioni a cadenza semestrale, in modo da garantire l\u2019amalgama necessaria e quindi la piena e pronta operativit\u00e0 del comando. La proposta trov\u00f2 qualche considerazione, ma venne ritenuta troppo macchinosa per essere efficace. Tuttavia nel frattempo le vicende internazionali sottrassero attenzione alla tematica e pertanto le iniziative francesi vennero archiviate. Ma evidentemente la tenacia \u00e8 virt\u00f9 che non difetta oltralpe.<\/p>\n<p><b>Inutile duplicazione<\/b><br \/>Che si tratti di posizione politica, anzi ideologica, \u00e8 confermato dal fatto che nessuno avverte il bisogno di un nuovo elefante burocratico, in assenza di una reale, coerente ed efficace politica estera e di sicurezza dell\u2019Unione. A ulteriore dimostrazione si pu\u00f2 citare la vicenda libica, in cui, a prescindere dalle operazioni militari che vedono coinvolti alcuni paesi (ma non altri), non si \u00e8 riusciti a dare la minima concretezza alle iniziative di carattere umanitario, per cui l\u2019Unione \u00e8 discretamente attrezzata nell\u2019ambito del Servizio europeo di azione esterna, guidato dalla Baronessa Ashton, in cui occupa peraltro una posizione di vertice un italiano altamente qualificato come Agostino Miozzo.<\/p>\n<p>Ma anche considerando l\u2019aspetto tecnico economico, l\u2019iniziativa appare priva di qualsiasi razionalit\u00e0: in tutti i paesi dell\u2019Unione le forze armate stanno attraversando un processo di drastico ridimensionamento. Germania, Gran Bretagna, la stessa Francia stanno riducendo in modo sostanziale i propri organici, cercando in tutti i modi di salvaguardare le unit\u00e0 operative e ridimensionando Stati Maggiori, Direzioni, strutture di comando e controllo.<\/p>\n<p>In un simile quadro di ristrettezze organiche appare sempre pi\u00f9 difficile onorare adeguatamente tutti gli impegni gi\u00e0 presi nelle diverse istituzioni multinazionali, con personale della necessaria qualit\u00e0, personale addestrato, con conoscenza delle lingue, da far ruotare con la dovuta periodicit\u00e0. In estrema sintesi non abbiamo a disposizione un sufficiente numero di buoni ufficiali pianificatori per poterci permettere di alimentare anche uno SHAPE europeo.<\/p>\n<p>Qualcuno poi dovrebbe fare i conti con i costi per la costruzione di una infrastruttura dedicata, con il relativo sistema di comando e controllo, cos\u00ec come con i costi di gestione diretti e con quelli indiretti, ad esempio quelli connessi con il mantenimento all\u2019estero di un numero considerevole di ufficiali e sottufficiali.<\/p>\n<p>Si tratta di considerazioni banalmente concrete, che dovrebbero far riflettere, prima di prendere posizioni da cui pu\u00f2 essere difficile recedere. Per non cadere nella tentazione di seguire docilmente la volont\u00e0 politica di un alleato che non esita a perseguire i propri interessi, senza mediarli con quelli dei propri partner.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la periodicit\u00e0 tipica delle influenze stagionali, la Francia \u00e8 recentemente tornata a proporre l\u2019istituzione di un Quartier generale operativo dell\u2019Unione europea. L\u2019idea francese nasce dalla volont\u00e0 di limitare i problemi di coordinamento emersi nella gestione della missione militare in Libia. 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