{"id":18180,"date":"2011-07-20T00:00:00","date_gmt":"2011-07-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/prova-di-forza-allonu-sullo-stato-palestinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:03","slug":"prova-di-forza-allonu-sullo-stato-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/prova-di-forza-allonu-sullo-stato-palestinese\/","title":{"rendered":"Prova di forza all\u2019Onu sullo Stato palestinese"},"content":{"rendered":"<p>Sembra ormai certo che entro settembre l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) far\u00e0 appello alle Nazioni Unite affinch\u00e9 riconoscano il diritto all\u2019indipendenza per uno stato palestinese basato sui confini del 1967 e con capitale a Gerusalemme est.<\/p>\n<p>Il piano prevede inoltre una richiesta formale d\u2019ammissione all\u2019Onu per lo stato palestinese, che diventerebbe cos\u00ec membro a tutti gli effetti delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Dopo vent\u2019anni di falliti tentativi di riattivare il processo di pace (dal 2008 a oggi ci sono stati solo ventiquattro giorni di colloqui \u201cdiretti\u201d tra Israele e l\u2019Anp), i palestinesi sembrano aver perso fiducia nel negoziato bilaterale e hanno perci\u00f2 deciso di puntare sul riconoscimento dell\u2019indipendenza da parte dell\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu, dove siedono i rappresentanti di tutti i 193 Stati membri dell\u2019organizzazione mondiale.<\/p>\n<p>Israele e Stati Uniti vogliono per\u00f2 evitare a tutti i costi che si arrivi ad un voto all\u2019Onu. Si prospettano quindi due mesi di intensa battaglia diplomatica In verit\u00e0, l\u2019unica possibilit\u00e0 di evitare il voto all\u2019Onu sarebbe una ripresa dei negoziati, che sono fermi dal settembre 2010, ma nessuna delle due parti \u00e8 pronta a riavviarli. <\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, il Quartetto per il Medio Oriente &#8211; composto da Ue, Russia, Onu e Stati Uniti &#8211; si \u00e8 incontrato l\u201911 luglio a Washington per tentare di rilanciare il processo di pace. Voluto fortemente dall\u2019Unione europea, l\u2019incontro non ha prodotto risultati. La prova di forza alle Nazioni Unite \u00e8 diventata quindi sempre pi\u00f9 probabile. <\/p>\n<p><b>Caccia al voto<\/b><br \/>Per essere adottata dall\u2019Assemblea generale, la risoluzione palestinese deve essere approvata da almeno due terzi degli stati membri dell\u2019Onu &#8211; ossia 129 paesi. Attualmente i palestinesi possono contare sul sostegno di almeno 122 stati &#8211; perlopi\u00f9 paesi non allineati e a maggioranza musulmana &#8211; ma alcuni paesi dell\u2019Unione europea, tra cui Belgio, Irlanda, Malta, Portogallo e Svezia, potrebbero votare a favore. <\/p>\n<p>Anche Francia, Spagna e Inghilterra hanno lasciato intendere che potrebbero appoggiare la risoluzione palestinese, specificando per\u00f2 che preferirebbero una ripresa dei negoziati. L\u2019Unione europea potrebbe giocare un ruolo importante, ma difficilmente i ventisette membri dell\u2019Ue riusciranno a trovare una posizione comune. L\u2019Anp ritiene comunque che riuscir\u00e0 a ottenere il sostegno di almeno 130-140 stati, raggiungendo cos\u00ec la maggioranza richiesta per il passaggio della risoluzione. <\/p>\n<p>Gli unici paesi ad aver pubblicamente espresso la loro contrariet\u00e0 all\u2019iniziativa palestinese sono il Canada, l\u2019Italia, la Germania, l\u2019Olanda, gli Stati Uniti e Israele. <\/p>\n<p>Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che \u00e8 gi\u00e0 stato in visita a Berlino, Roma, Londra e Parigi, ha recentemente ottenuto anche l\u2019appoggio della Romania. Gli israeliani mirano a dar vita a quella che definiscono una maggioranza \u201cmorale\u201d all\u2019interno dell\u2019Assemblea generale. Secondo il giornale israeliano <i>Haaretz<\/i>, che ha reso noto il contenuto di alcuni documenti diplomatici, Israele tenter\u00e0 di convincere, in particolare, i paesi dell\u2019est Europa ad opporsi al piano palestinese. <\/p>\n<p><b>Lo spettro del veto Usa<\/b><br \/>Consci del fatto che una dichiarazione di indipendenza non sarebbe vincolante senza l\u2019approvazione del Consiglio di sicurezza Onu, dove molto probabilmente verrebbe bloccata dal veto americano, membri dell\u2019Ap hanno pi\u00f9 volte dichiarato di preferire una ripresa dei negoziati alla presentazione del ricorso alle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Il governo di Netanyahu continua per\u00f2 a respingere la richiesta palestinese di bloccare gli insediamenti israeliani nei territori occupati. L\u2019Anp sembra perci\u00f2 rassegnata alla prospettiva di un nuovo scontro diplomatico sia con Israele che con gli Stati Uniti. Va ricordato che nel febbraio 2011, Washington pose il veto al Consiglio di sicurezza Onu su una risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani. <\/p>\n<p>Sebbene ancora non si conosca l\u2019esatto contenuto della risoluzione palestinese, \u00e8 pressoch\u00e9 certo che gli Stati Uniti ricorrerebbero al veto per bloccarla al Consiglio di sicurezza. <\/p>\n<p>L\u2019Anp pu\u00f2 invece sperare, come detto, di riuscire a far passare una risoluzione all\u2019Assemblea generale. Sarebbe una risoluzione priva di vincoli legali, ma pur sempre politicamente significativa in quanto sancirebbe un ampio consenso internazionale in favore del diritto dei palestinesi ad autodeterminarsi anche attraverso la creazione di uno Stato indipendente. <\/p>\n<p>Gli stessi palestinesi riconoscono che questa sarebbe una vittoria perlopi\u00f9 simbolica, ma che accrescerebbe l\u2019isolamento internazionale d\u2019Israele e potrebbe anche aprire la strada a possibili richieste di sanzioni internazionali nei confronti di Tel Aviv. <\/p>\n<p>Il presidente dell\u2019Ap, Mahmoud Abbas, in un articolo pubblicato sul <i>New York Times<\/i> il 16 maggio scorso, ha sottolineato che, se lo Stato palestinese divenisse membro delle Nazioni Unite &#8211; ma occorrerebbe il consenso del Consiglio di Sicurezza &#8211;  si verificherebbe un\u2019internazionalizzazione del conflitto non solo in ambito politico, ma anche legale. In particolare, i palestinesi acquisirebbero il diritto di far ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia. <\/p>\n<p><b>Internazionalizzazione del conflitto<\/b><br \/>Non \u00e8 un caso che sia stata scelto settembre 2011 come data per la dichiarazione di indipendenza. Nell\u2019agosto 2009, il primo ministro palestinese Salam Fayyad, afferm\u00f2 che nell\u2019arco di due anni i palestinesi avrebbero completato tutti i passi istituzionali e governativi necessari per la creazione di uno stato indipendente, anche in assenza di un accordo di pace con Israele. <\/p>\n<p>Va notato peraltro che attori internazionali chiave, come il Quartetto per il Medio Oriente, la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale e le Nazioni Unite hanno tutti dichiarato che le istituzioni palestinesi sono pronte per la creazione di uno stato indipendente.<\/p>\n<p>Anche all\u2019interno d\u2019Israele si sono alzate voci di sostegno. Il 21 aprile scorso pi\u00f9 di sessanta personaggi di spicco dal mondo dell\u2019arte, della letteratura e delle scienze hanno firmato una dichiarazione di appoggio alla creazione di uno stato palestinese. Il 15 luglio pi\u00f9 di 2000 persone hanno partecipato a una \u201cmarcia per l\u2019indipendenza\u201d organizzata da israeliani e palestinesi a Gerusalemme.<\/p>\n<p>Israele vuole evitare che la questione palestinese finisca in contesti multilaterali, come l\u2019Onu, dove i principi del diritto internazionale giocano a suo sfavore e c\u2019\u00e8 una netta maggioranza a sostegno dei palestinesi. Inoltre, un riconoscimento internazionale dei confini del 1967 come base per la creazione di due stati, sarebbe fonte di forte imbarazzo per Israele, visto che pi\u00f9 di 500.000 israeliani vivono dal lato palestinese di quei confini. <\/p>\n<p>Secondo i palestinesi, la piena realizzazione del loro diritto all\u2019autodeterminazione dovrebbe essere l\u2019obiettivo finale dei negoziati, non gi\u00e0 una questione da risolvere bilateralmente con Israele. Per questo, sostengono, il ricorso all\u2019Onu non contraddice la loro volont\u00e0 di negoziare con Israele. L\u2019Anp sottolinea inoltre che fu proprio l\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu, con la risoluzione 181 del 1947, a pronunciarsi per la partizione della Palestina in due stati. La risoluzione, che all\u2019epoca fu respinta dai palestinesi, sanc\u00ec il riconoscimento internazionale di Israele. Oggi, i palestinesi vorrebbero tornare a quello scenario, ottenendo dall\u2019Onu il riconoscimento del diritto ad avere un proprio stato in ci\u00f2 che rimane della Palestina storica. <\/p>\n<p><i>Andrea Dess\u00ec \u00e8 laureato in storia e politica del Medio Oriente presso la School of Oriental and African Studies di Londra, e ha ottenuto la laurea specialistica in Conflict, Security and Development presso la King\u2019s College London. Collabora con , giornale online di politica internazionale, e attualmente \u00e8 collaboratore presso lo IAI<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembra ormai certo che entro settembre l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) far\u00e0 appello alle Nazioni Unite affinch\u00e9 riconoscano il diritto all\u2019indipendenza per uno stato palestinese basato sui confini del 1967 e con capitale a Gerusalemme est. 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