{"id":18190,"date":"2011-07-22T00:00:00","date_gmt":"2011-07-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-libia-nel-futuro-del-nord-africa\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:02","slug":"la-libia-nel-futuro-del-nord-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/la-libia-nel-futuro-del-nord-africa\/","title":{"rendered":"La Libia nel futuro del Nord Africa"},"content":{"rendered":"<p>La primavera araba continua fra eventi incalzanti e numerose vittime. Guardando ai fermenti del mondo arabo nel loro insieme, i paesi occidentali vedono che l\u2019evoluzione verso il cambiamento, iniziata in modo favorevole in Nord Africa, si \u00e8 poi disastrosamente arenata nel Levante e nel Golfo, cio\u00e8 nella zona centrale dei conflitti mediorientali. <\/p>\n<p>Gli occidentali tendono dunque a considerare la primavera araba come un\u2019occasione, se non perduta, certo dimezzata. La speranza, molto forte all\u2019inizio, di porre su basi nuove i tormentati rapporti fra Occidente e mondo arabo-musulmano, sta dunque gradualmente svanendo. <\/p>\n<p><b>Stallo<\/b><br \/>\tCi\u00f2 rende i paesi occidentali incerti e paralizzati. Hanno approvato a Deauville, in occasione del Vertice del G8 di fine maggio, un pacchetto di aiuti economici e finanziari a favore dei paesi in transizione che a molti \u00e8 apparso inadeguato. Ma non hanno nessuna strategia nei confronti della primavera araba come processo politico. <\/p>\n<p>Questa lacuna strategica ha un doppio risvolto. Da un lato l\u2019intervento della Nato in Libia, che \u00e8 l\u2019unico impegno dell\u2019Occidente nel quadro della crisi, si trascina fiaccamente fra contrasti e risentimenti, perch\u00e9 nessuno \u00e8 in grado di dargli una prospettiva. Dall\u2019altro i governi, a cominciare da quello degli Stati Uniti, hanno scelto una linea che vuole essere di non interferenza (per timore di ripetere gli errori del passato), ma che \u00e8 in realt\u00e0 una mera astensione dall\u2019azione diplomatica, sia nei riguardi delle rivolte (Siria, Bahrein, Yemen) sia delle transizioni (Egitto e Tunisia) in corso. <\/p>\n<p>Persino a livello della politica declaratoria si fa fatica ad esprimersi, come dimostrano le prolungate esitazioni dell\u2019amministrazione americana prima di chiedere le dimissioni del presidente siriano Bashar al Assad. <\/p>\n<p>La risposta europea si basa su una forte retorica a favore della primavera araba. Ma la sola politica concreta \u00e8 quella che, nell\u2019ambito dell\u2019Unione europea, ha migliorato i termini e ampliato gli strumenti della Politica europea di vicinato. Questa politica riguarda tuttavia solo i rapporti bilaterali fra l\u2019Ue e i singoli paesi. Per le sue caratteristiche essa potr\u00e0 forse essere d\u2019aiuto ai paesi del Nord Africa, che hanno gi\u00e0 scelto la transizione pi\u00f9 o meno democratica, ma lascia fuori gli altri paesi e la regione nel suo complesso perch\u00e9 non \u00e8 una strategia globale. Alcuni europei, come la Francia, il Regno Unito, l\u2019Italia, sono i protagonisti dell\u2019intervento militare in Libia, ma faticano a portarlo a compimento perch\u00e9, come gi\u00e0 detto, non riescono a collocarlo in un contesto strategico pi\u00f9 organico.<\/p>\n<p><b>Nodo transatlantico<\/b><br \/>Le difficolt\u00e0 che sono emerse nell\u2019intervento in Libia, in realt\u00e0, non sono solo europee, ma risalgono alla debolezza dei legami atlantici. Mentre gli europei hanno iniziato l\u2019intervento un po\u2019 alla leggera, confidando, come al solito, in un suo rapido esito positivo, gli americani ci si sono sentiti trascinati. Ben presto l\u2019amministrazione si \u00e8 praticamente chiamata fuori. Un po\u2019 per la percezione, diffusa in tutto il mondo politico americano, della scarsa rilevanza strategica della Libia. Un po\u2019 perch\u00e9 con il trascorrere dei giorni l\u2019amministrazione ha preferito assumere una linea generale di assistenza affiancata ad una rinuncia a svolgere un ruolo di guida. <\/p>\n<p>Un funzionario della Casa Bianca ha definito la linea come \u201cleadership from behind\u201d (guida indiretta). La politica che sembra aver scelto l\u2019amministrazione Obama \u00e8 legata alla difficolt\u00e0 di gestire la pesante eredit\u00e0 in Iraq e Afghanistan e ad affrontare la non meno complessa crisi economica che perdura nel paese. In ogni caso, si tratta di una reazione molto cauta e sfiduciata verso quella che agli inizi era stata salutata come un\u2019opportunit\u00e0 storica, convergente con le aspirazioni occidentali.<\/p>\n<p>Questa reazione non incoraggia certo gli europei a migliorare la loro risposta. Complessivamente, quindi, la grave crisi che oggi imperversa in Nord Africa e Medio Oriente non trova una risposta strategica convincente da parte dell\u2019Occidente, bens\u00ec solo delle politiche volte a evitare o limitare i danni. <\/p>\n<p><b>Occasione Nord Africa<\/b><br \/>\u00c8 possibile uscire da questa situazione? Per provarci occorre abbandonare la visione della crisi che prevale fra i paesi occidentali e considerare invece che sin dall\u2019inizio \u00e8 emersa in Nord Africa una situazione diversa da quella del Levante e del Golfo. \u00c8 in Nord Africa, infatti, che le domande popolari di riforma si sono tradotte in transizioni politiche pacifiche (in Tunisia, in Egitto) e in iniziative da parte del regime, come in Marocco. <\/p>\n<p>Nel Golfo, la sollevazione dell\u2019opposizione sciita a Bahrein \u00e8 stata prontamente e severamente repressa, con l\u2019intervento dei sauditi, sotto la copertura del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg). Nello Yemen la mediazione del Ccg \u00e8 fallita e il paese \u00e8 sull\u2019orlo di una guerra civile. In Siria \u00e8 in corso da mesi una spietata repressione che potrebbe tradursi in una guerra civile. La differenza \u00e8 perci\u00f2 netta. Mentre si deve guardare agli eventi del Levante e del Golfo come ai primi passi di un processo molto lungo e accidentato, a quelli del Nord Africa si deve guardare come transizioni che potrebbero dare un risultato nel breve termine.<\/p>\n<p>Questa differenza \u00e8 importante per l\u2019Occidente, perch\u00e9 indica che in Nord Africa esiste un margine di manovra che invece le condizioni prevalenti nel Levante e nel Golfo escludono. E questo, a ben vedere, riguarda anche la Libia. Mentre nei rivolgimenti che riguardano il Levante e il Golfo le condizioni strategiche non consentono interventi occidentali senza che questi scatenino forti reazioni negative o addirittura conflitti regionali, in Libia un intervento militare si \u00e8 reso possibile grazie all\u2019assenza di connessioni regionali del paese altrettanto rischiose. Al contrario, l\u2019intervento \u00e8 avvenuto sulla base di un sostanziale accordo arabo-occidentale. <\/p>\n<p>Il margine di manovra dunque c\u2019\u00e8 ed \u00e8 ampio: comprende sia i tre paesi che hanno intrapreso una transizione pacifica, sia la Libia e la sua guerra civile, che dunque vanno visti sotto una stessa angolatura strategica. <\/p>\n<p><b>Obiettivo Libia<\/b><br \/>In Nord Africa c\u2019\u00e8 un obiettivo strategico utile e raggiungibile: creare un\u2019area sostanzialmente continua in cui la transizione democratica abbia pi\u00f9 forti possibilit\u00e0 di consolidarsi. Alla luce di questo, l\u2019intervento in Libia acquista un senso preciso: evitare che ci sia una discontinuit\u00e0 nella transizione democratica dell\u2019Egitto e della Tunisia e che una Libia non democratica saboti o complichi l\u2019evoluzione del Nord Africa. <\/p>\n<p>Nell\u2019insieme, l\u2019appoggio occidentale in Nord Africa non \u00e8 solo praticabile. Esso avrebbe anche il valore strategico di mettere al sicuro una prima piattaforma democratizzante, con buoni rapporti con l\u2019Occidente, capace di impedire o ostacolare futuri passi indietro e di influenzare l\u2019evoluzione del Levante e del Golfo verso riforme che nel breve termine appaiono improbabili. <\/p>\n<p>Questa linea non implica politiche molto diverse da quelle che si stanno perseguendo. Ma offre quella prospettiva d\u2019insieme che oggi manca e che sola pu\u00f2 dare all\u2019azione in corso razionalit\u00e0, efficacia e slancio. Per attuarla non resta molto tempo, ma i margini ancora ci sono. Sarebbe un errore iniziare a perseguire questa strategia cercando di convincere gli Usa, che sono immersi in un dibattito nazionale troppo complesso e penoso per venirne a capo in breve tempo. <\/p>\n<p>Gli europei invece possono intraprenderla anche da soli e da subito, sia militarmente in Libia, sia concentrando la Politica di vicinato sul Nord Africa (come, del resto, si sta tendendo a fare). Dei risultati potranno poi beneficiare sia l\u2019Europa sia l\u2019intera Alleanza.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La primavera araba continua fra eventi incalzanti e numerose vittime. Guardando ai fermenti del mondo arabo nel loro insieme, i paesi occidentali vedono che l\u2019evoluzione verso il cambiamento, iniziata in modo favorevole in Nord Africa, si \u00e8 poi disastrosamente arenata nel Levante e nel Golfo, cio\u00e8 nella zona centrale dei conflitti mediorientali. 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