{"id":18200,"date":"2011-07-24T00:00:00","date_gmt":"2011-07-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/scommessa-dei-palestinesi-alle-nazioni-unite\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:02","slug":"scommessa-dei-palestinesi-alle-nazioni-unite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/scommessa-dei-palestinesi-alle-nazioni-unite\/","title":{"rendered":"Scommessa dei palestinesi alle Nazioni Unite"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019iniziativa palestinese per il riconoscimento del proprio Stato da parte delle Nazioni Unite, dove a settembre verr\u00e0 probabilmente presentata una risoluzione al riguardo, \u00e8 una mossa disperata, figlia dello stallo negoziale, o un abile scacco al re israeliano? <\/p>\n<p>Ogni giro di colloqui con i protagonisti di questa terra tormentata &#8211; siano essi i vertici istituzionali o i gruppi negoziali che da vent\u2019anni si incontrano in varie localit\u00e0 del mondo &#8211; lascia sempre la stessa impressione. Che cio\u00e8 la diplomazia e il buon senso abbiano trovato da tempo la soluzione al 90% delle questioni sul tavolo: i confini da prendere a riferimento come base del negoziato, gli scambi territoriali necessari, la gestione razionale delle fonti d\u2019acqua, un equilibrio possibile per gestire il diritto al ritorno dei rifugiati fra affermazione del principio e sua realistica applicazione, perfino la condivisione di Gerusalemme, capitale spirituale e politica per due popoli, ma citt\u00e0 santa per tre religioni. <\/p>\n<p><b>Gioco dell\u2019oca<\/b><br \/>Ci\u00f2 che manca sempre, si direbbe in gergo, \u00e8 la volont\u00e0 politica. L\u2019innesco che permette di risedersi al tavolo e cercare finalmente l\u2019accordo per quella che un dirigente libanese mi definisce come \u201cmadre di tutti i problemi e chiave di tutte le soluzioni dell\u2019area\u201d. <\/p>\n<p>Quando Israele sembrava pi\u00f9 aperta al compromesso, i palestinesi guidati da Yasser Arafat non sembravano pronti a chiudere l\u2019intesa; quando questi ultimi erano drammaticamente lacerati fra Fatah e Hamas, Israele non riconosceva legittimit\u00e0 reale alla controparte di Ramallah; ora che le due fazioni hanno negoziato un accordo di riconciliazione che mette l\u2019intero mandato nelle mani del presidente dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen, manca il preliminare riconoscimento di Israele, che implicherebbe l\u2019abdicazione politica da parte di Hamas. <\/p>\n<p>Nasce sicuramente da qui, da questo inconcludente gioco dell\u2019oca, la mossa di Abu Mazen di coinvolgere direttamente le Nazioni Unite, di chiedere all\u2019Assemblea generale e al Consiglio di sicurezza quel riconoscimento che &#8211; sottolineano i dirigenti palestinesi &#8211; altrettanto unilateralmente segn\u00f2 la nascita di Israele (e prima ancora, in altro contesto, anche quella degli Stati Uniti). \u00c8 una scommessa che, secondo calcoli non contestati, pu\u00f2 gi\u00e0 fruttare ad oggi 120 voti favorevoli in Assemblea, anche se da Ramallah si fa sapere che si spera di arrivare persino a 150. <\/p>\n<p>Un successo diplomatico che permetterebbe di guadagnare comunque, anche in caso di veto americano, lo status di paese osservatore presso l\u2019Onu, con il diritto cos\u00ec di adire tutte le sedi e i contesti multilaterali, incluso il Tribunale penale internazionale. Sono lontani i tempi in cui Arafat interveniva alla tribuna di New York con in mano il ramoscello d\u2019ulivo e il mitragliatore, chiedendo alla comunit\u00e0 internazionale di assumersi le proprie responsabilit\u00e0. Abu Mazen taglierebbe questo traguardo nel pieno rispetto del diritto internazionale. Anzi nella pi\u00f9 autorevole delle sedi multilaterali, guadagnando cos\u00ec anche in simpatia nella pi\u00f9 vasta opinione pubblica.<\/p>\n<p><b>Anno elettorale<\/b><br \/>Ma anche Ramallah sa che le decisioni delle Nazioni Unite non influenzano l\u2019opinione pubblica israeliana, che anzi considera la scarsa comprensione internazionale delle proprie particolari condizioni come una sorta di accanimento politico. L\u2019isolamento diplomatico di Israele, inoltre, renderebbe forse perfino pi\u00f9 forte alle prossime elezioni l\u2019attuale primo ministro Benjamin Netanyahu. Da qui la richiesta e la disponibilit\u00e0 palestinese a riavviare il negoziato bilaterale, anche alla luce dei recenti successi economici conseguiti dal primo ministro palestinese Salam Fayyad, come la crescita della Cisgiordania e la vitalit\u00e0 di una terra definita auto-ironicamente \u201cuna occupazione a cinque stelle\u201d.<\/p>\n<p>Il primo ministro israeliano ha chiuso finora ogni spiraglio negoziale, forte dei 55 applausi tributatigli dal Congresso americano e dal veto a denti stretti che l\u2019amministrazione americana gli offrir\u00e0 alle Nazioni Unite, quale ultimo tributo di amicizia in un anno elettorale. <\/p>\n<p>Questo arroccamento impedisce per\u00f2 a Tel Aviv di valutare fino in fondo gli smottamenti che stanno trasformando il quadro regionale: la Turchia in allontanamento, l\u2019amica-nemica Siria in caduta libera, il Libano in difficolt\u00e0 e, infine, l\u2019Egitto, nel quale i partiti faranno campagna elettorale parlando anche della Palestina e che nel frattempo ha aperto la frontiera con la striscia di Gaza, vanificando molte delle preoccupazioni israeliane. <\/p>\n<p>Nel medio periodo, per altro, la politica israeliana non \u00e8 in grado di frenare o arrestare il trend demografico che vede crescere la componente palestinese che vive nelle zone occupate e che la raccogliticcia immigrazione russa non compensa minimamente n\u00e9 in termini di quantit\u00e0, n\u00e9 di identit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche recentemente il premier israeliano si \u00e8 detto pronto a riconoscere lo Stato di Palestina, se il presidente palestinese riconoscer\u00e0 simultaneamente lo \u201cStato nazionale ebraico\u201d: uno Stato dove gli arabi avranno pieni diritti, ma rinunceranno ad ogni ulteriore rivendicazione. \u00c8 un ostacolo strumentale che confonde politica e religione, sostiene Abu Mazen mostrando la fotocopia di una nota vergata a mano dal presidente americano Truman nel 1948, che autorizzava il voto americano alle Nazioni Unite in favore del riconoscimento dello Stato di Israele: l\u2019intervento autografo di Truman cancellava il termine \u201cStato nazionale ebraico\u201d dal testo. Se pensano di esorcizzare il futuro tornando ad un dilemma gi\u00e0 risolto dalla Casa Bianca nel 1948, conclude Abu Mazen, provino prima a convincere il presidente americano Barack Obama.<\/p>\n<p><b>Scelta dell\u2019Italia<\/b><br \/>A forza di guardare gli eterni duellanti, da ultimo, si rischia di non rendersi conto che dal lato dei sicuri perdenti ci sono sia Stati Uniti sia Unione europea. Entrambi, da soli o nel Quartetto, non sono riusciti ad esercitare una pressione convincente per riportare le parti al negoziato diretto. E anche il recente incontro di Washington si \u00e8 concluso con un balbettante nulla di fatto. <\/p>\n<p>Cos\u00ec, se la questione venisse affrontata nel Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu, sarebbe altamente probabile una lacerazione secca fra americani ed europei presenti in quella sede; se invece essa giungesse in Assemblea generale, ci sarebbe l\u2019alto rischio che gli stati membri dell\u2019Unione si dividerebbero esprimendo tutte e tre le opzioni di voto: il s\u00ec, l\u2019astensione e perfino il no.<\/p>\n<p>Anche se settembre sembra ancora lontano, inoltre, \u00e8 indispensabile che l\u2019Italia voti, dopo aver cercato il raccordo in sede Ue, tenendo conto della sua storia mediterranea e della sensibilit\u00e0 diffusa dell\u2019intero paese e non della sola maggioranza che pro-tempore la governa. Un voto che ambisse a segnare uno scarto rispetto all\u2019Europa, a marcare un\u2019amicizia speciale con Tel Aviv, a cercare un\u2019approvazione americana &#8211; oggi, per altro, nemmeno richiesta perch\u00e9 non necessaria &#8211; e che rinunciasse a quell\u2019equilibrio che ha permesso al paese, in anni ben pi\u00f9 difficili, di favorire il dialogo fra le parti, costituirebbe un grave errore politico. <\/p>\n<p>Una simile scelta lacererebbe infatti una sensibilit\u00e0 nazionale assai vasta , che ha sempre fondato il sostegno al principio \u201cdue popoli, due Stati\u201d sul riconoscimento del diritto di Israele a vivere in pace e in sicurezza e sul simultaneo riconoscimento del diritto dei Palestinesi ad avere un proprio Stato. Si tratterebbe inoltre di un chiaro passo falso davanti al rinnovamento in corso dell\u2019opinione pubblica araba. Quest\u2019ultima voter\u00e0 prossimamente giudicando i suoi leader anche su questo tema. \u00c8 dunque lecito aspettarsi dall\u2019Italia una linea improntata all\u2019equilibrio e al dialogo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019iniziativa palestinese per il riconoscimento del proprio Stato da parte delle Nazioni Unite, dove a settembre verr\u00e0 probabilmente presentata una risoluzione al riguardo, \u00e8 una mossa disperata, figlia dello stallo negoziale, o un abile scacco al re israeliano? 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