{"id":18240,"date":"2011-07-27T00:00:00","date_gmt":"2011-07-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strage-che-infrange-lutopia-scandinava\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:01","slug":"la-strage-che-infrange-lutopia-scandinava","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/la-strage-che-infrange-lutopia-scandinava\/","title":{"rendered":"La strage che infrange l\u2019utopia scandinava"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNon credere di essere pi\u00f9 speciale degli altri o che tu sia migliore di noi\u201d. In Scandinavia, diverse versioni di questo principio sono comunemente note come \u201cla legge di Jante\u201d: un modello di condotta sociale secondo il quale successi e conquiste sociali sono raggiungibili solo dalla collettivit\u00e0 e qualsiasi individualismo \u00e8 visto con sospetto. <\/p>\n<p>La \u201clegge\u201d \u00e8 qualcosa di cui gli scandinavi vanno particolarmente fieri, ma non fornisce alcuna spiegazione agli attacchi terroristici in Norvegia, che venerd\u00ec scorso sono costati la vita ad oltre 70 persone. Allo stesso tempo, offre il quadro di riferimento di un cambiamento piuttosto radicale in corso in questi paesi. Cos\u00ec come sarebbe profondamente fuorviante stabilire una causalit\u00e0 diretta fra gli orrendi crimini di Oslo e il tono del dibattito pubblico, \u00e8 altrettanto difficile ignorare l&#8217;aumento dell\u2019intolleranza sociale e politica nell\u2019Europa settentrionale.<\/p>\n<p><b>Apertura e coraggio<\/b><br \/>Originariamente, Jante si riferisce alla storia di una cittadina creata nel 1933 dalla penna del romanziere danese-norvegese Aksel Sandemose. In quel paese immaginario furono codificate, in vena satirica, le regole ispirate all\u2019onest\u00e0, al contegno e all\u2019uguaglianza che definiscono la vita civile della Scandinavia moderna. Nei decenni successivi, la regione si \u00e8 distinta per l\u2019applicazione di queste regole, se non nella lettera quantomeno nello spirito: uno stato sociale efficiente e generoso che si \u00e8 posto come obiettivo la riduzione delle diseguaglianze economiche, una statura internazionale imperniata sulla neutralit\u00e0 e il pacifismo. <\/p>\n<p>Dopo il crollo del muro di Berlino, invece di rimanere appollaiati in cima all\u2019Europa in splendido isolamento, gli scandinavi si sono lanciati a capofitto nella globalizzazione. Hanno aperto le loro economie e il mercato del lavoro, hanno prodotto innovazione e creato alcuni dei marchi pi\u00f9 popolari dell\u2019ultimo ventennio &#8211; dall\u2019Ikea alla Nokia. <\/p>\n<p>Senza mai perdere di vista la sostenibilit\u00e0 del modello di sviluppo e il mondo che verr\u00e0 lasciato alle prossime generazioni. E, soprattutto, senza mai perdere d\u2019occhio quella combinazione di modestia ed efficienza che ha continuato a costituire la stella polare del successo nordico. La maggioranza silenziosa dei danesi, norvegesi, svedesi e finlandesi non ammetter\u00e0 mai di essere \u201cpi\u00f9 speciale\u201d o \u201cmigliore\u201d degli altri, anche se da fuori sembrerebbe un\u2019osservazione perfettamente giustificabile. Ma anche grazie a quest\u2019atteggiamento, i paesi scandinavi sono riusciti a trasformarsi e a prosperare. <\/p>\n<p><b>Multiculturalismo e integrazione<\/b><br \/>Negli ultimi anni, questa preziosa eredit\u00e0 \u00e8 andata pericolosamente erodendosi. I segnali sono molteplici: molti istituti di credito hanno alimentato bolle speculative o si sono esposti ad operazioni finanziare azzardate, in modo non dissimile ad alcuni dei paesi pi\u00f9 colpiti dalla crisi. L\u2019individualismo, non poco influenzato da format televisivi identici al resto dell\u2019Europa, \u00e8 andato gradualmente crescendo. Ma soprattutto, come altrove in Europa occidentale, queste societ\u00e0 etnicamente omogenee incontrano difficolt\u00e0 ad accettare un multiculturalismo disordinato e spesso fuori controllo. <\/p>\n<p>Da questo punto di vista, la peculiarit\u00e0 di paesi come Danimarca, Norvegia e Finlandia sta forse nel modo in cui i partiti della destra populista riescono a condizionare il dibattito politico. Programmi elettorali che promettono ripristino di frontiere e sovranit\u00e0 nazionale hanno fruttato in anni recenti risultati non inferiori al 15% (e quasi un quarto dell\u2019elettorato in Norvegia). I governi vengono poi incalzati al punto di dover accettare alcune delle richieste pi\u00f9 estreme della destra. <\/p>\n<p>La recente esperienza in Danimarca \u00e8 illuminante al riguardo. Il Partito popolare danese, formazione di destra che ha assicurato sostegno esterno al governo liberal-conservatore per oltre un decennio, ha ottenuto due mesi fa la reintroduzione delle dogane alle frontiere per contrastare il crimine transfrontaliero. A nulla sono serviti studi indipendenti che evidenziano la scarsa incidenza del ripristino delle dogane sulla lotta alla criminalit\u00e0. Men che meno sono state ascoltate le veementi proteste europee, e tedesche in particolare, sulla possibile infrazione danese del trattato di Schengen. Il governo aveva bisogno di voti per approvare la riforma delle pensioni, ed ha ceduto alla destra populista sulle frontiere senza batter ciglio. <\/p>\n<p><b>Risveglio amaro<\/b><br \/>Gestire i flussi migratori o superare la congiuntura economica sono sfide che tutto l\u2019Occidente deve affrontare. E si potr\u00e0 obiettare che, in entrambi i casi, i paesi scandinavi abbiano mostrato eccessi che devono essere in qualche modo riequilibrati. Riequilibrare, per\u00f2, significa per questa regione anche e soprattutto preservare istituzioni che hanno servito egregiamente i cittadini, costituendo un modello per tanti altri paesi. L\u2019ironia amara di retorica e prassi della destra populista \u00e8 che la soluzione alla crisi deve ricercarsi in strategie spesso opposte a quelle che hanno funzionato finora: bisogna difendersi, chiudersi, proteggersi, anche a costo di essere meno tolleranti. <\/p>\n<p>\u00c8 improprio e semplicistico definire la strage di Oslo come il sintomo di un male pi\u00f9 profondo ed oscuro. Ma \u00e8 un segnale forte e positivo il fatto che, dal giorno della tragedia, la maggioranza silenziosa degli scandinavi non discuta d\u2019altro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon credere di essere pi\u00f9 speciale degli altri o che tu sia migliore di noi\u201d. 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