{"id":18250,"date":"2011-07-27T00:00:00","date_gmt":"2011-07-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/repubblicani-in-cerca-dellanti-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:01","slug":"repubblicani-in-cerca-dellanti-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/repubblicani-in-cerca-dellanti-obama\/","title":{"rendered":"Repubblicani in cerca dell\u2019anti-Obama"},"content":{"rendered":"<p>Il muro contro muro tra Obama e i repubblicani sulle misure per evitare il <i>default <\/i>degli Stati Uniti conferma che la campagna per le elezioni presidenziali del 2012 \u00e8 gi\u00e0 iniziata. I democratici vogliono difendere l\u2019agenda riformatrice di Obama. I repubblicani sono spinti su una linea di opposizione senza sconti dal movimento radicale del <i>Tea Party<\/i>. Le primarie del partito repubblicano per la scelta dell\u2019anti-Obama sono partite, invece, nel segno dell\u2019incertezza.<\/p>\n<p><b>Corpo a corpo<\/b><br \/>Sono almeno tre i fronti su cui Obama e i repubblicani hanno iniziato a scaldare i motori della campagna elettorale. La raccolta dei fondi &#8211; il c.d. <i>fund raising<\/i> &#8211; sia per le elezioni presidenziali sia per quelle legislative \u00e8 iniziata in anticipo rispetto al passato, anche alla luce della straordinaria crescita dei costi. Sono inoltre iniziate le primarie repubblicane, con i candidati alla <i>nomination <\/i>gi\u00e0 impegnati a incontrare gli elettori nei diversi stati del paese. Infine, lo scontro frontale tra la Casa Bianca e la Camera dei rappresentanti, a maggioranza repubblicana, sulle misure per contenere deficit e debito sta segnando profondamente il clima politico.<\/p>\n<p>I repubblicani cercano lo scontro a ogni costo per mettere in difficolt\u00e0 Obama, mentre i democratici lo difendono a spada tratta. I pi\u00f9 inclini a soluzioni di compromesso su entrambi i fronti sono costantemente richiamati all\u2019ordine dai vertici dei gruppi parlamentari. Mentre ciascun partito si rivolge principalmente al proprio elettorato, la sfiducia dell\u2019opinione pubblica nei confronti di un Congresso incapace di prendere decisioni cresce di giorno in giorno.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, si consolida la polarizzazione della politica americana iniziata con Bush, odiato dall\u2019ala radicale dei democratici tanto quanto Obama \u00e8 odiato oggi dal movimento dei <i>Tea Party<\/i>. La spaccatura pi\u00f9 profonda nella societ\u00e0 americana si \u00e8 raggiunta con il dibattito sulla riforma del sistema sanitario, bandiera per i progressisti e pugno nello stomaco per i conservatori pi\u00f9 radicali. Oggi, per altro, la riforma \u00e8 all&#8217;esame delle corti di tre stati americani per ricorsi che ne contestano la costituzionalit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Disillusione democratica<\/b><br \/>Tra i democratici non abbonda l\u2019entusiasmo per Obama. La disillusione \u00e8 particolarmente alta tra quei <i>liberal <\/i>che volevano voltare completamente pagina dopo l\u2019amministrazione Bush. Obama ha firmato a fine maggio il rinnovo del <i>Patriot Act<\/i>, la legge che rafforza i poteri di controllo dello stato su corrispondenza elettronica e vita privata dei cittadini americani a fini di lotta al terrorismo, facendo propria una politica di Bush molto contestata dai <i>liberal<\/i>. Il carcere di Guantanamo, simbolo della violazione dei diritti umani contro i detenuti e bersaglio per anni delle critiche democratiche e internazionali, \u00e8 ancora pienamente in funzione e non se ne prevede la chiusura.<\/p>\n<p>Continua poi l\u2019impegno militare in Afghanistan, Iraq e Libia, nonostante le crescenti critiche provenienti anche dai democratici. I giovani e gli elettori che hanno votato per la prima volta nel 2008, infine, sembrano delusi dalla scarsa portata dei cambiamenti introdotti da Obama in campo ambientale, nelle politiche sociali o per i suoi rapporti troppo stretti con il mondo della finanza e della grande industria.<\/p>\n<p>  Il partito Democratico, comunque, si sta preparando a fronteggiare lo scontento e a rimotivare il proprio elettorato. La struttura \u201c<i>Obama for America<\/i>\u201d allestita per le elezioni del 2008 non \u00e8 stata mai smantellata, continuando a diffondere messaggi sull\u2019operato della Casa Bianca. I democratici la stanno ora rilanciando per sostenere la prossima campagna presidenziale, contando gi\u00e0 su un vastissimo database di elettori, strutture territoriali, fondi e volontari attivati nei mesi scorsi.<\/p>\n<p><b>Difendere il cambiamento<\/b><br \/>L\u2019allestimento del quartier generale della campagna presidenziale \u00e8 quasi terminato a Chicago, culla politica di Obama. La decisione di tenere nella capitale dell\u2019Illinois il vertice Nato e il G8 del 2012 conferma l\u2019intenzione del presidente di sfruttare la vetrina della \u201csua\u201d citt\u00e0 per una campagna elettorale in grande stile. Campagna che, come nel 2008, rifiuter\u00e0 il contributo elettorale statale per evitare le conseguenti limitazioni alla raccolta di fondi da donatori privati. Se nelle scorse elezioni Obama ha raccolto la cifra record di 750 milioni di dollari, l\u2019obiettivo per il 2012 \u00e8 di superare il miliardo: solo nel periodo aprile-giugno 2011 il campo democratico ha raccolto 86 milioni di dollari.<\/p>\n<p>\tIl messaggio politico dei democratici, in attesa della definizione della prossima piattaforma programmatica presidenziale, per ora si basa su un concetto fondamentale: \u201cdifendere il cambiamento\u201d. Quest\u2019ultimo, sostengono i <i>democrats<\/i>, \u00e8 stato rallentato o indebolito dalla crisi economica, dall\u2019opposizione a testa bassa dei repubblicani e, pi\u00f9 in generale, dalla disastrosa eredit\u00e0 dell\u2019amministrazione Bush. Due sono invece le conquiste su cui i democratici hanno deciso di puntare: la riforma sanitaria, che era attesa da decenni, e il salvataggio dell\u2019economia da una nuova Grande Depressione. Risultati minacciati oggi dal possibile ritorno di un repubblicano alla Casa Bianca. Occorrer\u00e0 verificare, tuttavia, quanto la paura di un ritorno repubblicano sar\u00e0 sufficiente a mobilitare quella fetta di elettorato che si aspettava di pi\u00f9 dal primo mandato di Obama.<\/p>\n<p><b>Incognita <i>Tea Party <\/b><\/i><br \/>Il partito repubblicano, dal canto suo, nel 2010 ha vinto le elezioni di medio termine sull\u2019onda della reazione all\u2019agenda riformatrice di Obama, a partire dalla riforma della sanit\u00e0. Ma trasformare lo scontento in un sostegno positivo ad una piattaforma repubblicana in grado di parlare anche all\u2019altra met\u00e0 della societ\u00e0 americana, o almeno a quel cruciale segmento di elettori indipendenti o indecisi, \u00e8 tutt\u2019altro che scontato.<\/p>\n<p>La base repubblicana \u00e8 stata infatti mobilitata con successo dal <i>Tea Party<\/i>, movimento nato come risposta dal basso alla politica fiscale e sociale dell\u2019amministrazione Obama, a partire dalla riforma della sanit\u00e0 &#8211; <i>Tea <\/i>\u00e8 anche l\u2019acronimo per \u201c<i>Tax Enough Already<\/i>\u201d, cio\u00e8 \u201cle tasse sono gi\u00e0 abbastanza\u201d. <\/p>\n<p>Tra gli otto candidati alle primarie repubblicane &#8211; ma altri se ne potrebbero aggiungere &#8211; Michele Bachmann, deputata del Minnesota, \u00e8 quella pi\u00f9 in sintonia con il <i>Tea Party<\/i>, e attira per questo i consensi del movimento e le critiche di buona parte del campo repubblicano. Come dichiarato da un alto dirigente texano del partito Repubblicano, non certo tacciabile di simpatie democratiche, la Bachmann non sarebbe un candidato credibile e lui per primo, insieme a molti altri repubblicani moderati, non andrebbe a votare alle prossime presidenziali se il suo partito la candidasse alla Casa Bianca.<\/p>\n<p>La corsa alla <i>nomination <\/i>repubblicana, come quella del 2008, \u00e8 molto aperta e imprevedibile perch\u00e9 finora non \u00e8 emersa una personalit\u00e0 in grado di unire le diverse anime del partito che sia allo stesso tempo credibile e carismatica. Mitt Romney, ex governatore del Massachusetts, sembra essere quello pi\u00f9 in grado di raccogliere sostenitori importanti e fondi cospicui in campo repubblicano, anche per la sua credibilit\u00e0 agli occhi di elettori indipendenti: come ammettono anche alcuni esponenti democratici, \u201cun repubblicano del Massachusetts \u00e8 spesso pi\u00f9 a sinistra di un democratico del Nebraska\u201d. A sfavore di Romney gioca per\u00f2 l\u2019appartenenza alla comunit\u00e0 mormone, che \u00e8 guardata con sospetto da una parte della societ\u00e0 americana, inclusa la destra evangelica repubblicana.<\/p>\n<p>Sulle primarie repubblicane, su Obama e sulla campagna elettorale, pesa e peser\u00e0 soprattutto la questione economica, di gran lunga in cima alle preoccupazioni dell\u2019opinione pubblica e dell\u2019elettorato statunitense. Con una ripresa economica pi\u00f9 lenta del previsto, un tasso di disoccupazione ancora alto, deficit e debito pubblico americano vicini alla soglia di guardia, oggi pi\u00f9 che mai nella politica americana vale il motto clintoniano \u201c<i>it\u2019s the economy stupid<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>\t. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il muro contro muro tra Obama e i repubblicani sulle misure per evitare il default degli Stati Uniti conferma che la campagna per le elezioni presidenziali del 2012 \u00e8 gi\u00e0 iniziata. 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