{"id":18260,"date":"2011-07-28T00:00:00","date_gmt":"2011-07-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/scontro-sullenergia-tra-libano-e-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:00","slug":"scontro-sullenergia-tra-libano-e-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/07\/scontro-sullenergia-tra-libano-e-israele\/","title":{"rendered":"Scontro sull\u2019energia tra Libano e Israele"},"content":{"rendered":"<p>Tra le tante dispute sulle frontiere e i confini marittimi che animano il Mediterraneo, se ne sta facendo strada una che sembra travalicare i limiti di un semplice contenzioso. Israele e Libano si confrontano infatti sui confini delle rispettive aree extraterritoriali di piattaforma continentale con toni molto accessi. Al di l\u00e0 della semplice acquisizione di aree di giurisdizione nazionale, la posta in gioco \u00e8 lo sfruttamento di ingenti giacimenti di gas e di petrolio, tra i quali vi \u00e8 il gigantesco \u201cLeviathan\u201d ricadente a cavallo di una frontiera contestata, le cui riserve di gas sono stimate in quantit\u00e0 tale da poter concorrere a soddisfare il fabbisogno europeo.<\/p>\n<p> I due contendenti hanno gi\u00e0 cominciato a fare le loro mosse senza tuttavia confrontarsi direttamente. Israele dichiara che la questione dell\u2019approvvigionamento energetico concerne la propria sicurezza nazionale, equiparando ad un\u2019aggressione qualsiasi minaccia agli impianti di estrazione. Il Libano, nel  richiede alle Nazioni Unite di svolgere un inedito ruolo di prevenzione della crisi,  ha anch\u2019esso evocato la questione della propria integrit\u00e0 territoriale. <\/p>\n<p>Gli Stati Uniti invitano le due parti alla moderazione, tentando la via del negoziato. Sullo sfondo vi \u00e8 Cipro, che ha gi\u00e0 concluso accordi di delimitazione prima con il Libano (che questi ora contesta) e poi con Israele. <\/p>\n<p>Rilevante anche la posizione della Turchia che avversa la creazione di nuove zone economiche esclusive (Zee) nel Mediterraneo orientale senza il coinvolgimento dell\u2019autoproclamata Repubblica di Cipro del Nord, oltre ad aver ridotto le relazioni con Israele. La partita \u00e8 dunque complessa, ma pu\u00f2 ancora essere ricondotta, al di l\u00e0 delle apparenze,  nell\u2019ambito delle questioni risolvibili sul piano giuridico oltre che economico.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/boundaries.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i>Ipotetici confini del Mediterraneo orientale. In rosso la linea contestata (fonte swissinfo)<\/i>.<\/p>\n<p><b>Principi applicabili<\/b><br \/>Nonostante la disputa venga riferita alla zona economica esclusiva (Zee), essa concerne in realt\u00e0 l\u2019area di piattaforma continentale dei due paesi. Questa  si estende sul fondo del mare dal limite esterno delle acque territoriali (il cui confine tra Libano ed Israele \u00e8 anch\u2019esso oggetto di contenzioso) sino al confine stabilito per accordo con gli Stati frontisti o, in mancanza, sino al limite stabilito da uno Stato a titolo provvisorio secondo principi equitativi. \u00c8 infatti sulla piattaforma continentale che gli Stati godono di diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali (<i>in primis<\/i> idrocarburi liquidi, gassosi ed idrogenati) che ad essi appartengono di diritto senza dover essere proclamati.<\/p>\n<p>Diverso il caso della massa d\u2019acqua sovrastante la piattaforma, e cio\u00e8 la Zee inerente principalmente alle risorse ittiche ed alla protezione ambientale, la cui esistenza presuppone un atto istitutivo. Piattaforma e Zee non devono necessariamente  coesistere, ma i loro rispettivi limiti possono coincidere. Una volta delimitata una Zee il relativo confine si applica quindi, a meno di diversa disposizione, al sottostante fondale. Mentre per\u00f2 \u00e8 facile stabilire un confine di una Zee dopo aver deciso a chi spetti gestire la pesca e l\u2019ambiente, non altrettanto avviene per i giacimenti sottomarini, che normalmente si estendono da entrambi i lati. Secondo alcuni vigerebbe il principio del \u201cdiritto di cattura\u201d che assegna al primo arrivato l\u2019intero giacimento.<\/p>\n<p>Ma il rispetto della buona fede porterebbe ad astenersi da una tale appropriazione in attesa di pervenire ad un\u2019equa spartizione. Il che hanno fatto Norvegia e Russia nell\u2019Artico adottando una decennale moratoria. \u00c8 possibile che uno Stato ricorra alla forza per contrastare attivit\u00e0 di sfruttamento in aree contestate? La memoria va subito a quell\u2019episodio del 1980 in cui i libici intimarono ai maltesi, minacciando il ricorso alle armi, di sospendere le trivellazioni nel Banco di Medina. La recente giurisprudenza internazionale afferma per\u00f2 l\u2019illegittimit\u00e0 di simili comportamenti di uso sproporzionato della forza, richiedendo invece l\u2019apertura di un  negoziato.<\/p>\n<p><b> Mosse e contromosse<\/b><br \/>Stranamente era stato il Libano a muoversi per primo concordando con Cipro, nel 2007, il confine della Zee mediante sei punti, dei quali l\u20191 il pi\u00f9 meridionale. Non aveva tuttavia dato corso a prospezioni, non avendo tra l\u2019altro norme interne dedicate a licenze estrattive. N\u00e9 aveva, a differenza di Cipro, ratificato l\u2019accordo. Ma anzi aveva stabilito unilateralmente nel 2010 una frontiera marittima adiacente ad Israele, il cui punto terminale (il 23) ricade 17 km a sud ovest di tale punto 1. La circostanza si \u00e8 chiarita lo scorso 20 giugno, quando il Libano ha depositato alle Nazioni Unite una lettera indirizzata al Segretario generale, in cui si afferma che lo stesso punto 1 non \u00e8 vincolante per il Libano, non avendo valore di punto triplo con Israele e Cipro.<\/p>\n<p>Israele, per parte sua, \u00e8 uscita allo scoperto nel dicembre 2010, quando ha annunciato di aver stabilito con Cipro il limite delle rispettive Zee con una linea mediana il cui punto iniziale coincide con il punto 1 dell\u2019accordo 2007 tra Libano e Cipro, nonostante sia ormai noto che esso \u00e8 contestato dal  Libano. Per non prestare acquiescenza alle rivendicazioni libanesi, lo scorso 12 luglio Israele ha anzi depositato alle Nazioni Unite una lista di coordinate geografiche per la delimitazione della parte nord della propria Zee, che riafferma la valenza di tale punto 1, pur lasciando aperta la porta a future modifiche a seguito di intese con stati terzi.<\/p>\n<p> <b>Posta in gioco <\/b><br \/>Israele si \u00e8 lanciata da tempo nella ricerca mineraria sulla propria piattaforma, gi\u00e0 prima di fissarne con precisione i limiti, individuando vari ed estesi giacimenti di gas, primo tra tutti il grande \u201cLeviathan\u201d che alla distanza di 130 km da Haifa va ad incunearsi nelle vicine piattaforme di Cipro e Libano. L\u2019attivismo energetico di Israele trova giustificazione nelle minacce derivanti da atti terroristici come i quattro attentati al gasdotto del Canale che hanno interrotto il flusso di gas dall\u2019Egitto e lascia intravedere la costruzione di futuri gasdotti verso l\u2019Europa attraverso Cipro e la Grecia.<\/p>\n<p>Ma anche il Libano si aspetta di ricevere finalmente un sostegno alla propria disastrata economia. Nonostante abbia dato incarico ad una societ\u00e0 norvegese di iniziare prospezioni e si avvalga anche a questo fine dell\u2019assistenza dell\u2019Iran, il Libano non ha ancora evidenza &#8211; tranne che per l\u2019area di confine con Israele e Cipro &#8211; di dove e quali siano le sue riserve. Certo non \u00e8 pensabile che l\u2019unico giacimento libanese ricada nella zona contestata, anche perch\u00e9 essa \u00e8 un triangolo di appena 850 kilometri quadrati che \u00e8 una piccola porzione dell\u2019intera piattaforma libanese.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/caffio2.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i>L\u2019area oggetto della disputa (fonte \u201cThe Daily Star Lebanon\u201d)<\/i>.<\/p>\n<p><b>Possibile intesa<\/b><br \/>L\u2019accordo stipulato da Cipro e Israele contiene due clausole rilevanti: la prima relativa allo sfruttamento congiunto (detto \u201cunitization\u201d) dei giacimenti a cavallo; la seconda riguardante la possibilit\u00e0 di modificare in futuro i punti tripli di interesse di altri Stati. Queste  previsioni sono perfettamente in linea con il diritto internazionale e, se applicate nei confronti del Libano, eviterebbero l\u2019aggravarsi di un contenzioso alla cui soluzione potrebbe lavorare attivamente anche Cipro quale Stato frontista di entrambi i contendenti. Un\u2019iniziativa cipriota potrebbe prevedere, ad esempio, la richiesta ad altro Stato non sgradito ad Israele e Libano (Stati Uniti, Norvegia, Italia?) di condurre uno studio cartografico per stabilire quale sia il punto triplo realmente equidistante dalle coste interessate.<\/p>\n<p>Nel frattempo Israele e Libano (che, non dimentichiamolo, sono in guerra) potrebbero unilateralmente considerare l\u2019area contestata come \u201czona cuscinetto\u201d stabilendo al suo interno una moratoria. Ben difficilmente, infatti, una societ\u00e0 petrolifera vorrebbe essere coinvolta in un<i> casus belli <\/i>come quello occorso all\u2019italiana Saipem sul Banco di Medina. La verit\u00e0 \u00e8 che la disputa tra i due paesi, che ha vari precedenti in diritto internazionale, riveste in s\u00e9 un\u2019importanza marginale.<\/p>\n<p>Rilevante \u00e8 invece, per entrambi, contemperare equamente i reciproci interessi economici comportandosi secondo buona fede. Il loro costante dialogo con le Nazioni Unite \u00e8 senz\u2019altro indice di una corretta percezione giuridica della vicenda, ed \u00e8 un fatto positivo che potrebbe anche portare ad una soluzione conciliativa. Se non ci sar\u00e0 a breve un raffreddamento della tensione occorre quanto meno che si stabilisca un <i>modus vivendi <\/i>di fatto che non pregiudichi le reciproche posizioni. In fondo, Russia e Norvegia hanno dovuto attendere pi\u00f9 di trent\u2019anni prima di raggiungere l\u2019intesa dell\u2019Artico.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le tante dispute sulle frontiere e i confini marittimi che animano il Mediterraneo, se ne sta facendo strada una che sembra travalicare i limiti di un semplice contenzioso. Israele e Libano si confrontano infatti sui confini delle rispettive aree extraterritoriali di piattaforma continentale con toni molto accessi. 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