{"id":18270,"date":"2011-08-02T00:00:00","date_gmt":"2011-08-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/al-qaeda-alla-conquista-dello-yemen\/"},"modified":"2017-11-03T15:32:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:32:00","slug":"al-qaeda-alla-conquista-dello-yemen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/08\/al-qaeda-alla-conquista-dello-yemen\/","title":{"rendered":"Al-Qaeda alla conquista dello Yemen"},"content":{"rendered":"<p>Gaio Plinio Secondo, pi\u00f9 noto a noi come Plinio il Vecchio, nella sua  <i>Naturalis Historia<\/i> ci parla di un\u2019Arabia Felix che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Come ormai non ci sono i Sabei, i sudditi della mitica regina di Saba, tra i quali solo tremila famiglie si tramandavano i segreti dell\u2019albero dell\u2019incenso e conservavano il diritto ereditario di coltivarlo e farne commercio. Al loro posto ci sono decine di trib\u00f9, in lotta perenne tra loro, che in comune hanno solamente l\u2019opposizione al governo unitario del presidente Al\u00ec Abdullah Saleh, ospite in Arabia Saudita per curarsi le ferite riportate il mese scorso durante l\u2019attacco dei ribelli al palazzo presidenziale.<\/p>\n<p>In duemila anni molto \u00e8 cambiato, ma nello Yemen profondo alcune vecchie abitudini sopravvivono. Lo sanno bene quei  turisti rapiti e taglieggiati che ancora l\u2019anno scorso osavano avventurarsi verso l\u2019interno con novelle navi del deserto chiamate Toyota. Infatti nel libro XII Plinio racconta, riferendosi alle rotte carovaniere che portavano verso Nord l\u2019incenso e le spezie: \u201c<i>\u2026che lungo tutta la via bisogna pagare, qui per l\u2019acqua, l\u00e0 per il foraggio, per le soste, per i continui pedaggi, cos\u00ec che le spese salgono a 688 denari a cammello\u2026<\/i>\u201d.<\/p>\n<p> <b>Situazione pericolosa<\/b><br \/>La storia recente di questo paese \u00e8 tormentata, e le conseguenze non sembrano avere termine, tanto che al-Qaeda  \u2013 dopo le vicende in Afghanistan \u2013 lo ha scelto come nuovo santuario, campo di addestramento e di battaglia. Dopo una ventina d\u2019anni di caos seguiti alla dissoluzione dell\u2019Impero Ottomano, dal 1939 al 1967 gli inglesi colonizzavano la parte meridionale, disinteressandosi, al solito, dello sviluppo. Il centro-nord rimaneva invece indipendente, sotto il governo degli <i>imam<\/i> Yahia e Ahmad.<\/p>\n<p align='center'><img src='\/IMAGE\/MapYemen.jpg' hspace='5' vspace='5' border='0'><\/p>\n<p>Segue una lunga guerra civile tra i repubblicani, allora sostenuti dall\u2019Egitto socialista, ed i conservatori monarchici, appoggiati da Gran Bretagna e Arabia Saudita. Dopo otto anni e diecimila morti, nasce nel sud la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, il primo Stato marxista del mondo arabo. Al nord, rimane la Repubblica Araba dello Yemen, governata, a partire dal 1978, dal dittatore oggi filoamericano Al\u00ec Abdullah Saleh, il quale, dopo altri anni di guerriglia, nel 1990 fonda l\u2019attuale Repubblica Unificata dello Yemen. Ma la pace ancora non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 dopo pochi anni si riaccende, con alterne vicende e molti morti, la rivalit\u00e0 tra Nord e Sud.<\/p>\n<p>E\u2019 in questo quadro confuso che, gi\u00e0 nel 2000, al-Qaeda inizia le prime sperimentazioni sul territorio, con l\u2019attacco alla USS Cole nel porto di Aden e all\u2019ambasciata britannica. In seguito, verr\u00e0 colpita anche l\u2019ambasciata americana. Dopo l\u2019attentato  dell\u201911 settembre , il laico presidente Saleh aderisce alla campagna antiterroristica di Bush e, a seguire, autorizza l\u2019uso di basi militari per le forze speciali Usa e l\u2019impiego selettivo di velivoli armati pilotati a distanza. Nel 2004 la questione si complica nell\u2019area nord-occidentale, con scontri tra miliziani sciiti e l\u2019esercito regolare che hanno per epicentro la provincia di Saada.<\/p>\n<p>Preoccupata per la sicurezza dei propri confini \u2013 da anni c\u2019\u00e8 in atto un contenzioso a livello locale \u2013 interviene anche l\u2019Arabia Saudita, visto che nello Yemen la religione di Stato \u00e8 musulmana sunnita. Nonostante vari annunci di \u201cfine della guerra civile\u201d, secondo l\u2019agenzia dell\u2019Onu per i rifugiati (Unhcr) ci sarebbero ancora centomila sfollati fuggiti da Saada e dintorni, concentrati in sei campi profughi. Un successo effimero, ma politicamente importante, era stata la mediazione condotta dal Qatar, che confermerebbe gli sforzi per salvare lo Yemen del conservatore Saleh e farlo  entrare nel Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc) non appena neutralizzati i ribelli sciiti e la minaccia qaedista.<\/p>\n<p>Secondo le forze di sicurezza yemenite, accusate assieme a quelle saudite di massacri e bombardamenti indiscriminati, la ribellione al nord sarebbe stata sostenuta dall\u2019Iran e fomentata anche da al-Qaeda. Ipotesi che, secondo gli analisti, \u00e8 del tutto verosimile. L\u2019attacco del 2008 con razzi, autobomba ed elementi suicidi contro l\u2019Ambasciata americana di Sanaa lo confermerebbe. E\u2019 di nuovo guerra, come sempre, ed \u00e8 anche in questa chiave, e non solo in un presunto anelito di libert\u00e0, che vanno valutati gli episodi locali collegabili alla \u201cprimavera araba\u201d nello Yemen.<\/p>\n<p><b>Strategia di al-Qaeda<\/b><br \/>La strategia di al-Qaeda, per ora maggiormente attiva al Sud del paese, cerca di spiegarla  Frederick Kagan, editorialista a lungo residente nell\u2019area. E\u2019qui, infatti, che nelle ultime settimane <i>al-Qaeda in the Arabian Peninsula<\/i> (Aqap) sta conseguendo i suoi pi\u00f9 rilevanti successi. Secondo le dichiarazioni recentemente rilasciate a Cnn dal vice presidente yemenita Abdu Rabu Mansour Hadi \u2013 che sostituisce \u201ctemporaneamente\u201d il presidente Saleh \u2013 il governo locale ha perso il controllo di ben cinque province meridionali, mentre il livello di sicurezza sta peggiorando su tutto il territorio.<\/p>\n<p>La controffensiva dell\u2019Esercito regolare, uscito indebolito dalla defezione, nel marzo scorso, del generale comandante delle forze corazzate, che si \u00e8 unito ai ribelli seguito da diversi alti ufficiali, langue ed ha scarso successo. Pi\u00f9 efficaci sono i raid degli aerei e dei velivoli pilotati a distanza americani che, come si legge sul <i>New York Times<\/i>, in assenza di Saleh sono stati significativamente incrementati sopra tutto nella provincia di Abyen, dove Aqap controlla tutti i centri abitati. Come spesso accade nelle situazioni di caos, le operazioni militari, terrestri e aeree, sono complicate dal fatto che gli uomini di al-Qaeda si sono ormai mescolati ad altri gruppi di ribelli e militanti antigovernativi, rendendo difficile agli Usa compiere attacchi senza dare l\u2019impressione di essere schierati con Saleh o con i ribelli.<\/p>\n<p>Nel mirino degli americani resta come principale bersaglio l\u2019<i>imam<\/i> con passaporto statunitense Anwar al-Awlaki, considerato ormai il capo dell\u2019Aqap. Kagan, alla luce di questi fatti,  intravvede una strategia di al-Qaeda destinata a svilupparsi lungo una direttrice ben identificabile. Il tentativo di Aqap sarebbe quello di controllare un\u2019ampia fascia di territorio che faccia da corridoio  dal cuore storico dello Yemen, per congiungere i porti del Sud, lungo il Golfo di Aden ed il Mare Arabico, con le rotte tradizionali dei pellegrinaggi e dei commerci in uscita verso l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Il passo successivo sarebbe dunque la creazione di una specie di \u201cautostrada del terrorismo\u201d in grado di facilitare gli attacchi alle citt\u00e0 sante dell\u2019Hijaz, a Riyadh nel Najid per poi proseguire verso le infrastrutture petrolifere nelle province saudite dell\u2019Est, prevalentemente sciite, gli Emirati e il Qatar. Non va dimenticato che al-Qaeda vede come peggior nemico non solo gli Stati Uniti, ma, prima ancora, il regno degli al-Saud. Le cinque province controllate nello Yemen meridionale altro non sarebbero, secondo Friedrick Kagan, se non un piedistallo per questa strategia di lungo termine.<\/p>\n<p><b>Incubatore di guai<\/b><br \/>Ora sembra che Al\u00ec Abdullah Saleh, rimarginate le ferite dopo l\u2019attentato del 3 giugno, intenda rientrare nel paese e, probabilmente su pressione di Hillary Clinton, abbia promesso di aprire il dialogo con i ribelli \u2013 ma non con al-Qaeda \u2013 e di favorire una partecipazione dell\u2019opposizione alla vita politica. Cercherebbe, in altre parole, di \u201csvuotare\u201d di contenuto la protesta. I ribelli, dal canto loro, hanno gi\u00e0 assicurato gli americani che la lotta ad al-Qaeda continuer\u00e0, chiunque sia al potere a Sanaa.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 sempre pi\u00f9 intricata, perch\u00e9 \u00e8 evidente che il governo centrale sar\u00e0 sempre assediato a nord dagli sciiti, al centro dalle trib\u00f9, che di centralit\u00e0 non vogliono sentir parlare, e al Sud dai ribelli al regime di Saleh, tra i quali si sta infiltrando al-Qaeda. E, infine, dalla stessa al-Qaeda, in continua espansione. Secondo alcuni analisti d\u2019area, tra i quali Roberto Aliboni, il conflitto potrebbe degenerare ancora, per poi estendersi oltre il Mar Rosso e il Mar d\u2019Arabia, coinvolgendo altri attori. Davvero un bel pasticcio\u2026<\/p>\n<p>*.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gaio Plinio Secondo, pi\u00f9 noto a noi come Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia ci parla di un\u2019Arabia Felix che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. 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