{"id":1830,"date":"2006-09-06T00:00:00","date_gmt":"2006-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-riavvicinamento-euro-americano-unoperazione-riuscita-solo-a-meta\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:20","slug":"il-riavvicinamento-euro-americano-unoperazione-riuscita-solo-a-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/09\/il-riavvicinamento-euro-americano-unoperazione-riuscita-solo-a-meta\/","title":{"rendered":"Il riavvicinamento euro-americano: un\u2019operazione riuscita solo a met\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Gli sforzi intrapresi dalla seconda Amministrazione Bush per riavvicinare le due sponde dell\u2019Atlantico dopo la crisi irachena hanno avuto solo un parziale successo. Questo \u00e8 il principale risultato che emerge dalle inchieste <a href=\"http:\\www.affarinternazionali.itDocumentiTT06 ITA.pdf\" target= _blank><b><u> Transatlantic Trends Survey <\/u><\/b><\/a> (arrivata quest\u2019anno alla quinta edizione) e <a href=\" http:\\www.affarinternazionali.itDocumentiEES06 ITA.pdf\" target= \"blank\"><b><u>European Elite Survey <\/u><\/b><\/a> (condotta per la prima volta quest\u2019anno) che hanno esaminato gli atteggiamenti dell\u2019opinione pubblica europea e americana, dei parlamentari europei e degli alti funzionari della Commissione su uno spettro di temi transatlantici. Da quello che \u00e8 forse il primo confronto sistematico fra l\u2019\u00e9lite e l\u2019opinione pubblica europea da un lato ed il pubblico americano dall\u2019altro emergono almeno tre risultati degni di nota.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che le \u00e9lite europee vedono con molto maggiore entusiasmo la leadership mondiale degli Stati Uniti e sono molto pi\u00f9 saldamente in favore di una forte partnership europea di quanto lo sia l\u2019opinione pubblica europea, anche se il loro giudizio nei confronti di Bush resta estremamente negativo.<\/p>\n<p>Il 73% dei parlamentari europei (MPe) e il 75% dei funzionari della Commissione hanno dichiarato di ritenere la leadership degli Stati Uniti almeno \u201cabbastanza desiderabile\u201d, rispetto al 39% dei cittadini europei. Il 40% degli MPe e il 38% dei funzionari della Commissione ritengono che le relazioni fra Europa e Stati Uniti siano migliorate negli ultimi dodici mesi, rispetto al solo 16% del pubblico. L\u201985% dei funzionari della Commissione ha dichiarato che la Nato svolge ancora un ruolo essenziale per la sicurezza del proprio paese, insieme con il 72% dei parlamentari europei, rispetto al 59% del pubblico.<\/p>\n<p>Questo spirito atlantico comporta anche una pi\u00f9 convinta volont\u00e0  di prendere le misure ritenute necessarie per rafforzare la leadership europea \u2013 la maggioranza dei parlamentari europei (61%) e dei funzionari della Commissione (52%) hanno dichiarato che in caso di intervento militare deciso dall\u2019Unione europea, anche gli stati membri che non fossero d\u2019accordo si dovrebbero adeguare a tale decisione. Maggioranze ancora pi\u00f9 ampie di parlamentari europei (71%) e di funzionari della Commissione (65%) dichiarano che l\u2019Ue dovrebbe rafforzare il proprio potere militare. Larghissime maggioranze di parlamentari (79%) e di funzionari Ue (96%) hanno affermato che l\u2019Ue dovrebbe avere un suo proprio ministro degli Esteri, anche se i Governi degli stati membri non dovessero sempre concordare con le posizioni prese. Il pubblico al contrario si rivela maggiormente diviso su queste misure, con l\u2019unica eccezione del ministro degli Esteri europeo, approvato dal 69% del pubblico.<\/p>\n<p>Un secondo risultato \u00e8 che, a livello di massa, europei ed americani sembrano ora pi\u00f9 distanti tra loro di un anno fa. E questo non solo perch\u00e9 il pubblico europeo non ha ancora mutato il suo giudizio fortemente critico nei confronti della leadership americana, ma anche perch\u00e9 il pubblico americano comincia a dare segni di insofferenza verso la necessit\u00e0 di placare gli europei.<\/p>\n<p>La percentuale di europei che vede positivamente la leadership degli Stati Uniti negli affari mondiali si \u00e8 ribaltata dal 2002: i favorevoli erano allora il 64% rispetto al 37% di quest\u2019anno, mentre i contrari sono passati dal 31% al 57%. La simpatia nei confronti degli Stati Uniti, misurata sul termometro dei sentimenti, \u00e8 passata da 64\u00b0 del 2002 al 51\u00b0 del 2006. Gli europei continuano a valutare negativamente il presidente Bush. Il giudizio sul modo di gestire gli affari internazionali da parte di Bush \u00e8 passato dal 38% di giudizi positivi del 2002 al 18% del 2006. La percentuale di europei che pensa che la Nato sia essenziale per la sicurezza del proprio paese \u00e8 scesa dal 69% del 2002 al 55% nel 2006.<\/p>\n<p>La maggioranza degli europei (55%) \u00e8 a favore di una pi\u00f9 netta indipendenza tra Stati Uniti e Ue sui problemi della sicurezza e sulle questioni diplomatiche (erano 50% nel 2004). Pi\u00f9 rimarchevole, e costituisce la vera novit\u00e0 di questo anno, la maggioranza relativa degli americani desidera rapporti pi\u00f9 stretti, ma la percentuale \u00e8 scesa dal 60% nel 2004 al 45% nel 2006, mentre i fautori di una maggiore indipendenza sono passati dal 20% del 2004 al 30% del 2006.<\/p>\n<p>Il terzo risultato \u00e8 che qualsiasi sforzo di coordinare a livello transatlantico le politiche nei confronti delle minacce pi\u00f9 attuali si scontra con il fatto che americani ed europei pur concordando sulla natura delle minacce globali, divergono sul modo in cui affrontarle.<\/p>\n<p>Emblematica \u00e8 la distribuzione degli atteggiamenti nei confronti dell\u2019Iran. Pubblico ed \u00e9lite politiche (ma non i vertici amministrativi dell\u2019Ue) concordano sulla minaccia del nucleare iraniano e sul fatto che gli attuali tentativi degli Stati Uniti e dell\u2019Unione europea per impedire all\u2019Iran di dotarsi di armi nucleari debbano continuare. Tuttavia, alla domanda su quale sia il modo migliore per farlo, la percentuale maggiore di americani (36%) dichiara di preferire sanzioni economiche, mentre la percentuale maggiore di europei (46%) preferisce incentivi economici.<\/p>\n<p>Comparando poi il sostegno europeo con quello americano per le alternative politiche attuali e future, emerge che, tra gli americani, il 45% sarebbe favorevole all\u2019uso della forza in Iran, subito o nel caso di fallimento delle misure non militari, mentre il 35% sarebbe disposto ad accettare un Iran nucleare e il 20% \u00e8 incerto sul da farsi. In Europa, l\u2019opinione pubblica \u00e8 equamente divisa  tra chi sosterrebbe l\u2019uso della forza, subito o in seguito al fallimento delle opzioni non militari (37%) e chi accetterebbe un Iran nucleare (38%), con un 25% di incerti sulle misure da adottare. Ancora pi\u00f9 distante \u00e8 l\u2019opinione delle \u00e9lite politiche europee. Per i funzionari della Commissione (62%) e gli MPe (35%) accettare un Iran nucleare costituisce di gran lunga l\u2019opzione preferita.<\/p>\n<p>I risultati di queste inchieste mostrano che le \u00e9lite europee desiderano ancora fortemente una stretta relazione transatlantica, pur a fronte di apprensione per l\u2019attuale amministrazione americana, mentre il pubblico europeo non sembra condividere l\u2019entusiasmo dei loro rappresentanti.<\/p>\n<p>Le opinioni del pubblico arriveranno in futuro a coincidere con la visione del mondo delle \u00e9lite, o piuttosto le \u00e9lite dovranno necessariamente adeguarsi a quelle dei loro elettori? Oppure, forse, sar\u00e0 la delusione per l\u2019amministrazione Bush, un sentimento condiviso in Europa dalle \u00e9lite e dagli elettori, a determinare nel complesso la visione del rapporto transatlantico. Gli eventi che si intravedono all\u2019orizzonte forniranno ulteriori chiarimenti in merito al rapporto tra le \u00e9lite e il pubblico in generale e metteranno alla prova la capacit\u00e0 dei leader europei di rispondere alle preoccupazioni del pubblico.<\/p>\n<p><b>Transatlantic Trends 2006<\/b> \u00e8 un progetto del German Marshall Fund of the United States e della Compagnia di San Paolo, con il sostegno della Funda\u00e7\u00e3o Luso-Americana, della Fundaci\u00f3n BBVA e della Tipping Point Foundation. Da 5 anni, misura gli atteggiamenti dell\u2019opinione pubblica negli Stati Uniti e in vari paesi europei (quest\u2019anno sono 12) sui temi transatlantici. <\/p>\n<p><b>European Elite Survey<\/b>  \u00e8 un progetto del CIRCaP (Centro di Ricerca sul Cambiamento Politico) all\u2019Universit\u00e0 di Siena, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo. L\u2019indagine misura l\u2019atteggiamento di un campione di membri del Parlamento europeo (MPe) in nove paesi Ue  e di alti funzionari della Commissione con un questionario identico a quello del Transatlantic Trends 2006. Per il rapporto e i dati di Transatlantic Trends 2006 ed European Elite Survey si veda: www. http:\/\/www.gips.unisi.it\/circap\/ e www.affarinternazionali.it.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli sforzi intrapresi dalla seconda Amministrazione Bush per riavvicinare le due sponde dell\u2019Atlantico dopo la crisi irachena hanno avuto solo un parziale successo. Questo \u00e8 il principale risultato che emerge dalle inchieste Transatlantic Trends Survey (arrivata quest\u2019anno alla quinta edizione) e European Elite Survey (condotta per la prima volta quest\u2019anno) che hanno esaminato gli atteggiamenti [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1830"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1830"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1830\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67067,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1830\/revisions\/67067"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1830"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1830"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1830"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}