{"id":18310,"date":"2011-08-11T00:00:00","date_gmt":"2011-08-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-violazione-dei-diritti-umani-in-birmania-e-lasse-con-la-cina\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:59","slug":"la-violazione-dei-diritti-umani-in-birmania-e-lasse-con-la-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/08\/la-violazione-dei-diritti-umani-in-birmania-e-lasse-con-la-cina\/","title":{"rendered":"La violazione dei diritti umani in Birmania e l\u2019asse con la Cina"},"content":{"rendered":"<p>Sebbene negli ultimi anni i militari birmani abbiano cercato di dare al proprio potere una certa legittimit\u00e0 promulgando nel 2008 una nuova costituzione e organizzando nel novembre scorso le prime elezioni generali in 22 anni, ben poco \u00e8 cambiato in tema di diritti umani. Anzi: un rapporto del <i>Burma Fund UN Office<\/i> ha evidenziato come le violazioni si siano intensificate proprio nel periodo che ha preceduto le elezioni, manipolate dai militari attraverso l\u2019acquisto di voti, le violenze e gli arresti.<\/p>\n<p><b>Elezioni farsa<\/b><br \/>Del resto, la stessa costituzione del 2008 ha riservato il 25% dei seggi di entrambe le Camere a militari designati dal Consiglio nazionale di difesa e sicurezza. La nuova Carta ha inoltre stabilito una serie di requisiti per candidarsi alla carica di presidente &#8211; aver risieduto in Birmania negli ultimi vent\u2019anni, non essere sposato con stranieri e non avere figli con cittadinanza straniera &#8211; che, non certo casualmente, hanno escluso dal gioco elettorale Aung San Suu Kyi, segretario generale del Lega nazionale per la democrazia (<i>National League for Democracy<\/i>, Nld), il principale partito di opposizione, insignita del Nobel per la Pace nel 1991.<\/p>\n<p>La manifesta illiceit\u00e0 delle elezioni ha indotto la \u201cDama\u201d a tenere fuori il suo partito da una competizione elettorale \u201cingiusta\u201d; una posizione a cui la Nld ha ottemperato dopo un sofferto dibattito interno (una parte dei suoi membri ha ugualmente partecipato alle elezioni con il nome di <i>National Democratic Force<\/i>). Di l\u00ec a poco, il presidente della Commissione elettorale Thein Soe informava la stampa estera che ai giornalisti non accreditati non sarebbe stato permesso di entrare nel paese durante le elezioni, per impedire che trapelassero notizie non controllate.<\/p>\n<p>La situazione in Birmania non \u00e8 migliorata dopo le elezioni e la formazione del nuovo governo. Lo scorso 8 giugno se ne \u00e8 occupato nuovamente il Consiglio dei diritti umani dell\u2019Onu. La delegazione birmana ha dovuto rispondere ad oltre 46 raccomandazioni in materia che il mondo ha indirizzato al nuovo governo, in carica dal marzo scorso. <\/p>\n<p>Il capo della delegazione, Tun Shin, ha dichiarato che il governo birmano stava lavorando attivamente a favore dei diritti umani, ma non ha affatto convinto le innumerevoli organizzazioni internazionali che denunciano ogni tipo di abuso contro i civili &#8211; pratiche di lavoro forzato, confisca delle terre, utilizzo di bambini soldato e controllo dei mezzi di comunicazione &#8211; specialmente se appartenenti a minoranze etniche.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo schiaffo a coloro che speravano in una transizione democratica \u00e8 arrivato con l\u2019amnistia promessa dal presidente Thein Sein, in carica da marzo di quest\u2019anno, a coloro che scontano pene detentive per crimini commessi prima del 17 maggio 2011: l\u2019amnistia ha commutato le condanne a morte in ergastoli, ma si \u00e8 limitata a ridurre di un anno le altre pene, lasciando immutata la sorte della stragrande maggioranza dei 2.200 prigionieri politici, alcuni dei quali scontano pene fino a 100 anni.<\/p>\n<p><b>Pressione internazionale<\/b><br \/>Tutti questi elementi hanno portato il Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i Diritti umani in Birmania, Tom\u00e0s Ojea Quintana, a dichiarare che \u201cnonostante la promessa di una transizione\u201d, la situazione rimane grave, al punto che alcuni degli atti repressivi imputati all\u2019esercito birmano potrebbero configurarsi come crimini contro l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Quintana ha richiesto con urgenza l\u2019istituzione di una commissione d\u2019inchiesta sulle violazioni dei diritti umani nel paese, per accertare cosa sia realmente accaduto dalle elezioni del novembre 2010 in poi. Le sue parole hanno incoraggiato Aung San Suu Kyi ad indirizzare un messaggio al Congresso degli Stati Uniti, affinch\u00e9 aiuti l\u2019Onu ad attuare l\u2019ultima Risoluzione del Consiglio per i Diritti umani, che chiede al governo birmano di intraprendere un vero processo di riconciliazione nazionale e di democratizzazione (e consenta, fra l\u2019altro, a Quintana di recarsi nel paese quando lo reputi opportuno).<\/p>\n<p>Particolarmente duro rimane l\u2019atteggiamento dell\u2019esecutivo verso i gruppi etnici minoritari (Shan, Karen, Wa, Kachin etc.), che si erano conquistati una certa autonomia con gli accordi di cessate il fuoco stipulati con le autorit\u00e0 tra la fine degli anni ottanta e la met\u00e0 degli anni novanta. Nel 2009 la giunta militare aveva preteso che 17 gruppi etnici trasformassero i propri eserciti in guardie di frontiera armate sotto l\u2019autorit\u00e0 del generale Than Shwe, annullando di fatto l\u2019autonomia che i singoli stati etnici si erano ritagliati.<\/p>\n<p>L\u2019imperativa richiesta del governo aveva incontrato l\u2019opposizione delle sei pi\u00f9 forti formazioni armate dei gruppi secessionisti &#8211; il <i>Karen National Union<\/i>, il <i>Myanmar National Democratic Alliance Army<\/i> (Mndaa), il <i>Kachin Independence Organization<\/i>, lo <i>United Wa State Army<\/i>, il <i>New Mon State Party<\/i>, il <i>Karen Peace Council<\/i> &#8211; e scatenato una lunga lotta tra il Mndaa e l\u2019esercito regolare birmano.<\/p>\n<p>Circa trentamila profughi erano stati costretti a varcare la frontiera, riversandosi nella provincia cinese dello Yunnan: un esodo massiccio che aveva preoccupato non poco il governo cinese, timoroso che l\u2019inasprimento delle istanze autonomiste in Birmania contagiasse anche le minoranze di casa propria.<\/p>\n<p><b>Ruolo della Cina<\/b><br \/>La Repubblica popolare cinese non ha concesso ai profughi lo status di rifugiati e ha spinto i Wa ed i Kachin, che a loro volta avevano messo in allerta le proprie truppe, a tornare al tavolo delle trattative con il governo birmano. La Cina ha cos\u00ec dimostrato di saper svolgere un attivo ruolo di mediazione tra il governo birmano e le minoranze etniche. Pechino \u00e8 interessata a mettere le proprie frontiere al riparo da altri esodi, ma anche ad accrescere la propria reputazione di fronte alla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>I cinesi sono per\u00f2 i pi\u00f9 stretti alleati del regime birmano, cui forniscono armi, prestiti, investimenti e sostegno politico. Non \u00e8 quindi realistico aspettarsi che in seno all\u2019Onu, in particolare nel Consiglio di Sicurezza, agiscano in favore del processo di democratizzazione birmano. Quella cinese \u00e8 una sorta di \u201cprotezione\u201d diplomatica: Pechino esercita il proprio diritto di veto all\u2019interno del Cds su qualsiasi decisione riguardante la Birmania. In cambio, attinge alle ingenti risorse naturali del paese (petrolio e gas naturali, risorse idriche, pietre preziose, oppio e teak), in particolare a quelle energetiche.<\/p>\n<p>Il sostegno di Pechino nasce dalla paura che una Birmania democratica divenga un secondo Vietnam, uscendo dalla sua orbita per passare in quella statunitense, e che il ritiro improvviso dell\u2019esercito birmano dalla vita politica scateni una nuova guerra civile, ancora pi\u00f9 violenta delle precedenti, destabilizzando l\u2019intera regione con conseguenze anche sulla situazione interna cinese, come gi\u00e0 accaduto alla fine degli anni ottanta (quando la rivolta della Generazione \u201888 in Birmania anticip\u00f2 di un anno le manifestazioni di piazza Tienanmen). I dirigenti cinesi sono anche consapevoli del fatto che, appoggiando un movimento democratico straniero, avrebbero maggiori difficolt\u00e0 a difendere le proprie politiche interne.<\/p>\n<p>Per scalfire il granitico asse tra i due paesi la comunit\u00e0 internazionale dovrebbe rivedere la sua strategia, attualmente basata sulle sanzioni (Stati Uniti e Ue le hanno rinnovate per un altro anno). La stessa Aung San Suu Kyi ha di recente criticato le sanzioni per la loro scarsa efficacia. Bisognerebbe forse cambiare approccio, collegando pi\u00f9 strettamente l\u2019applicazione delle sanzioni allo stato dei diritti umani, che rimane in ogni caso il vero banco di prova del governo birmano.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebbene negli ultimi anni i militari birmani abbiano cercato di dare al proprio potere una certa legittimit\u00e0 promulgando nel 2008 una nuova costituzione e organizzando nel novembre scorso le prime elezioni generali in 22 anni, ben poco \u00e8 cambiato in tema di diritti umani. 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