{"id":18340,"date":"2011-08-26T00:00:00","date_gmt":"2011-08-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/scenari-per-il-dopo-gheddafi\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:57","slug":"scenari-per-il-dopo-gheddafi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/08\/scenari-per-il-dopo-gheddafi\/","title":{"rendered":"Scenari per il dopo Gheddafi"},"content":{"rendered":"<p>Non ci sono dubbi che la parabola politica di Gheddafi sia alla fine. Il che non significa, per\u00f2, che il nebuloso futuro non debba fare ancora i conti con lui e, soprattutto, con quella parte consistente della popolazione libica che per motivi tribali, oltre che di interesse diretto, lo ha sostenuto in tutti questi mesi di operazioni militari. Ben al di l\u00e0 di quanto i leader politici occidentali, e gli stessi analisti strategici, si aspettavano.<\/p>\n<p>La confusione che regna tuttora a Tripoli, dove sacche di resistenza dei lealisti continuano a operare, e l\u2019evidenza che il controllo del territorio libico \u00e8 lungi dall\u2019essere completo, delineano uno scenario che pu\u00f2 destare qualche preoccupazione. O, meglio, che necessita di attenzione continua e vigilante da parte di chi, in occidente, si \u00e8 lanciato a febbraio in un\u2019impresa che, nelle intenzioni, doveva durare pochi giorni. Ma che invece, a causa del suo protrarsi, in taluni momenti ha visto anche l\u2019emergere di crepe e distinguo importanti all\u2019interno della stessa casa dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p><b>Controllo del territorio<\/b><br \/>Per la parte del paese \u2018liberata\u2019, il controllo del territorio rimane saldamente nelle mani delle popolazioni che vi risiedono: la Cirenaica appare prevalentemente tranquilla e costituisce, in qualche modo, la legittimazione stessa delle azioni del gruppo di Bengasi.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/map-regions.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p>Le regioni berbere, che in una fase iniziale avevano assunto un atteggiamento sostanzialmente neutrale, consentendo alle forze di Gheddafi di utilizzare a lungo i canali di rifornimento logistico, si sono decise ad appoggiare la rivolta. Ma \u00e8 chiaro, anche in questo caso, che il controllo rimane di tipo locale e tribale, e che la decisione di intervenire \u00e8 dovuta con ogni probabilit\u00e0 alla volont\u00e0 di sedersi al tavolo dei vincitori a pieno titolo al fine di determinare i futuri assetti istituzionali.<\/p>\n<p>Rimane ancora un\u2019ampia porzione dello sconfinato territorio libico che pu\u00f2 offrire opportunit\u00e0 a Gheddafi e alla sua parte per poter affermare di non essere stato ancora debellato: il lancio di missili Scud di qualche giorno fa da qualche postazione nella Sirte ne \u00e8 una dimostrazione lampante.<\/p>\n<p>Lo Scud non \u00e8 un\u2019arma che si possa lanciare con le modalit\u00e0 del cecchino, nascosto dietro l\u2019angolo di una capanna. Si tratta di un missile lungo pi\u00f9 di dieci metri, del peso di circa sei tonnellate, montato su lanciatori autocarrati denominati Tel (trasportatore\/elevatore\/lanciatore), che per l\u2019utilizzo necessita di un\u2019organizzazione tecnico-logistica, che presuppone a sua volta il controllo pieno e indiscusso di un\u2019ampia fascia di territorio.<\/p>\n<p>Non si dimentichi inoltre tutta la parte desertica incentrata su Sheba, nel sud del paese, dove il Colonnello gode di forte sostegno, agevolato anche dalle popolazioni del vicino Chad, a lungo considerato da Gheddafi una sorta di proprio protettorato.<\/p>\n<p>Situazione complessa, dunque, in cui giocheranno un ruolo importante, per non dire fondamentale, i numerosi abitanti di Tripoli, che non accetteranno di essere marginalizzati da Bengasi e che proprio nell\u2019instabilit\u00e0 del contesto urbano, ancora caratterizzato da scontri e combattimenti pi\u00f9 che sporadici, potranno trovare le ragioni da far valere domani a un tavolo di negoziati.<\/p>\n<p><b>Assetti futuri<\/b><br \/>Come tante altre realt\u00e0, la Libia di oggi, pi\u00f9 che il risultato di un processo storico di aggregazione e consolidamento, nasce dalle spartizioni del territorio tra le potenze coloniali. La stessa gestione da parte del Regno d\u2019Italia ha visto per molti anni una netta distinzione tra Cirenaica e Tripolitania e dopo la sconfitta delle truppe dell\u2019Asse, la stessa amministrazione francese occupante ha riconosciuto per un certo periodo una sorta di autonomia del Fezzan.<\/p>\n<p>Un frazionamento dell\u2019attuale Libia in diverse componenti \u00e8  nel pieno interesse della comunit\u00e0 internazionale. \u00c8 altrettanto ovvio, tuttavia, che non potr\u00e0 riproporsi un modello in cui una delle componenti, per quanto titolata, si ponga in posizione egemone. La soluzione pi\u00f9 desiderabile pu\u00f2 essere caratterizzata da forti autonomie, con una direzione centrale, che potrebbe anche essere a rotazione tra le varie componenti, che costituisca l\u2019interlocutore per la comunit\u00e0 internazionale. Una soluzione di questo tipo, per la quale in Libia una classe dirigente si pu\u00f2 certamente aggregare, consentirebbe ai libici anche uno sfruttamento ottimale delle immense risorse derivanti dalla rendita petrolifera.<\/p>\n<p><b>Ruolo dell\u2019Occidente<\/b><br \/>Un\u2019ultima annotazione per quanto attiene al campo occidentale. Lasciando da parte le modalit\u00e0 di avvio dell\u2019operazione, che ancora lasciano stupefatti per la determinazione con cui un paese ha perseguito i propri interessi nazionali, trascinando altri pi\u00f9 o meno convinti circa l\u2019opportunit\u00e0 dell\u2019uso della forza, ancorch\u00e9 legittimata da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu. <\/p>\n<p>Ci si attenderebbe ora che le problematiche venissero ricondotte in un alveo naturale, quale quello dell\u2019Unione europea; invece si procede con metodi che assomigliano  pi\u00f9 a quelli del concerto di potenze di ottocentesca memoria. Infatti l\u2019iniziativa di convocare una conferenza sul futuro della Libia non \u00e8 stata presa dal Presidente del Consiglio europeo Herman Von Rompuy, n\u00e9 dall\u2019Alto rappresentante Carherine Ashton o dalla Polonia, che detiene la presidenza semestrale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 dunque che in questo strisciante processo di rinazionalizzazione delle politiche estere, con buona pace della Cefp e di tutte le altre simili sigle con cui era stato designato l\u2019accidentato percorso dell\u2019azione esterna dell\u2019Unione, ognuno giochi una sua partita per meschini interessi nazionali (e interni) di corto periodo, facendo venir meno quella solidariet\u00e0 occidentale che da sola pu\u00f2 costituire un  potente stimolo per la nascente dirigenza libica a presentarsi compatta ai nuovi appuntamenti. In questa vicenda vedremo presto chi saranno i vincitori, ma gi\u00e0 conosciamo chi \u00e8 stato il principale perdente: l\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci sono dubbi che la parabola politica di Gheddafi sia alla fine. 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