{"id":18350,"date":"2011-08-26T00:00:00","date_gmt":"2011-08-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/partita-a-scacchi-sulla-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:58","slug":"partita-a-scacchi-sulla-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/08\/partita-a-scacchi-sulla-libia\/","title":{"rendered":"Partita a scacchi sulla Libia"},"content":{"rendered":"<p>Tripoli resta l\u2019epicentro dell\u2019epilogo del conflitto in Libia: l\u00ec, va in scena il crollo di un regime. Ma, altrove, soprattutto a Parigi, si tessono le trame del \u2018dopo Gheddafi\u2019: l\u00ec, gioved\u00ec primo settembre, si riunir\u00e0 una conferenza degli \u2018amici della Libia\u2019, organizzata da Stati Uniti e Francia e co-presieduta da Gran Bretagna e Francia.<\/p>\n<p>In vista dell\u2019appuntamento, il capo del governo provvisorio del Cnt (Consiglio nazionale transitorio) di Bengasi, Mahmoud Jibril, consolida i rapporti internazionali: mercoled\u00ec, ha incontrato all\u2019Eliseo il presidente francese Nicolas Sarkozy; e gioved\u00ec, in prefettura, a Milano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; poi ha partecipato a Istanbul a una riunione del Gruppo di Contatto e, nel fine settimana, era invitato a un meeting della Lega araba.<\/p>\n<p><b>Taglia su Gheddafi<\/b><br \/>Dal colloquio di Parigi, \u00e8 uscita confermata la linea tracciata, marted\u00ec, da Sarkozy e dal presidente Usa Barack Obama: d\u2019accordo per mantenere la pressione militare fin quando Muammar Gheddafi e il suo clan non depongano le armi. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 la convinzione, condivisa dal Cnt, che \u201cil regime libico sar\u00e0 finito solo quando il colonnello sar\u00e0 stato catturato o ucciso\u201d, perch\u00e9 il dittatore, libero e ancora capace di arringare i suoi con messaggi televisivi e radiofonici, costituisce una minaccia. <\/p>\n<p>E Jibril, nel contempo, si fa garante della volont\u00e0 di riconciliazione del Cnt: no a caccia all\u2019uomo e vendette; s\u00ec a un processo a Gheddafi, su cui, vivo o morto, pende ora una taglia da due milioni di dinari, circa 1,5 milioni di euro, offerta da uomini d\u2019affari libici; s\u00ec all\u2019insediamento del governo a Tripoli (e non a Bengasi); e organizzazione di elezioni politiche e presidenziali entro otto mesi.<\/p>\n<p>\u201cLa legge del perdono contro la legge del taglione, lo spirito di tolleranza contro la sete di vendetta\u201d hanno scritto Farid Adly e Guido Olimpio sul <i>Corriere della Sera <\/i>del 23 agosto: \u201cCammina lungo questo stretto sentiero il futuro della nuova Libia. Pi\u00f9 in salita che in discesa\u201d. Gli estremisti sono certo tentati di regolare i loro conti prima con i reduci del regime, poi con i loro stessi compagni: risultato, un bagno di sangue, invece della riconciliazione. A provare a percorrere lo stretto sentiero \u00e8 una leadership per ora eterogenea e probabilmente provvisoria, diversa per trib\u00f9 e per visione politica e sociale, militari, berberi, islamisti, integralisti dei Fratelli musulmani.<\/p>\n<p><b>Mosse di Sarkozy <\/b><br \/>La Francia di Sarkozy esercita una leadership politica verso la \u2018nuova Libia\u2019; l\u2019Italia di Berlusconi cerca di salvaguardarne una economico-energetico-commerciale. Fra i protagonisti della conferenza di Parigi, vi saranno il segretario generale dell\u2019Onu Ban Ki-moon e i Paesi del Gruppo di Contatto, ma anche Russia, Cina, India sono state invitate.<\/p>\n<p>Stati Uniti e Francia, insieme alla Gran Bretagna, stanno accelerando i tempi per sbloccare gli averi libici congelati, cos\u00ec che i ribelli possano disporne. Si tratta di smorzare gli effetti d\u2019una risoluzione dell\u2019Onu del 26 febbraio, che imponeva sanzioni severe al colonnello Gheddafi, alla sua famiglia ed al suo clan, per la brutale repressione delle prime manifestazioni di protesta e dissenso. Il 17 marzo, il Consiglio di Sicurezza avrebbe poi autorizzato l\u2019uso della forza in Libia, a tutela dei civili.<\/p>\n<p>Per Sarkozy e, in minore misura, per Obama, la vittoria dei ribelli a Tripoli \u00e8 un punto a favore. Ma il successo internazionale appare destinato ad avere un impatto modesto sulle campagne elettorali che, l\u2019anno prossimo, attendono entrambi i presidenti. La Francia, insieme alla Gran Bretagna, \u00e8 stata protagonista dell\u2019intervento militare, schierando pure sul terreno proprio forze speciali, accanto a quelle britanniche e del Qatar, dopo essere stata il primo Paese a chiedere che Gheddafi lasciasse il potere (25 febbraio) e a riconoscere il Cnt come \u201cinterlocutore unico\u201d (11 marzo) inviando un ambasciatore a Bengasi. L\u2019incontro di mercoled\u00ec con Jibril \u00e8 stato per Sarkozy un modo d\u2019intascare il dividendo politico della vittoria libica, in attesa, magari, di incassarne di pi\u00f9 concreti, in concorrenza con l\u2019Italia, economici, energetici e commerciali.<\/p>\n<p>Fra i leader meno esposti sul fronte libico, il presidente russo Dmitri Medvedev, sempre contrario all\u2019intervento armato, ammette che vi sono in Libia \u201cdue poteri\u201d e invita al negoziato. Mosca, come Pechino, \u00e8 ora pronta a stabilire relazioni con i ribelli se questi riusciranno a unificare il paese. <\/p>\n<p>E il segretario generale della lega araba Nabib el-Arabi le esprime \u201cpiena solidariet\u00e0\u201d al Cnt, purch\u00e9 lavori \u201cper proteggere gli interessi libici, la sovranit\u00e0, l\u2019indipendenza e l\u2019integrit\u00e0 territoriale\u201d. Pochi gli \u2018amici\u2019 del dittatore, che vede il suo regime dissolversi dopo oltre 42 anni: il Nicaragua \u00e8 pronto ad accordargli asilo, come pure il Venezuela, nella cui ambasciata a Tripoli s\u2019era creduto che Gheddafi si fosse gi\u00e0 rifugiato. E pure l\u2019Uganda aveva, tempo fa, offerto riparo al colonnello.<\/p>\n<p><b>\u2026 e quelle di Berlusconi<\/b><br \/>All\u2019attivismo politico del presidente francese, il premier italiano Silvio Berlusconi contrappone mosse essenzialmente economiche. Luned\u00ec, dopo la caduta di Tripoli, il presidente del Consiglio italiano aveva rotto un lungo silenzio sulla vicenda libica, affermando il posto dell\u2019Italia sul carro dei vincitori: \u201cIl Cnt e tutti i combattenti libici impegnati a Tripoli &#8211; aveva detto &#8211; stanno coronando la loro aspirazione a una nuova Libia democratica e unita. Il governo italiano \u00e8 al loro fianco\u201d. Dunque, da migliore amico del dittatore sconfitto ad aspirante migliore amico del ribelle vincitore, il passo pu\u00f2 essere breve, quando uno ha la giusta faccia tosta.<\/p>\n<p>Nell\u2019incontro di Milano, Jibril chiede e Berlusconi sgancia senza fiatare. Anzi, il capo del governo del Cnt non deve neppure chiedere troppo, perch\u00e9 il premier italiano lo previene con una pletora di concessioni. Jibril appare soprattutto preoccupato degli impegni finanziari cui la \u2018nuova Libia\u2019 deve fare fronte: il rischio di destabilizzazione emerger\u00e0 forte soprattutto se i salari e i servizi (infrastrutture, scuole, sanit\u00e0, trasporti, energia, etc.) non saranno ripristinati in fretta. \u201cAbbiamo bisogno &#8211; spiega il premier libico &#8211; di aiuti urgenti, soprattutto per quelle persone che da mesi non sono retribuite\u201d, fra cui anche militari e apparati di sicurezza, specie quelli nel campo degli insorti. Di qui. Un appello all\u2019Occidente. \u201cDateci una mano\u201d.<\/p>\n<p>Di fronte all\u2019emergenza, il Cavaliere gioca d\u2019anticipo sull\u2019Onu e sull\u2019Ue, che proprio in queste ore stanno discutendo come sbloccare gli averi libici congelati: l\u2019Italia mette sul tavolo una prima fetta di aiuti, 350 milioni di euro freschi (o quasi). Perch\u00e9, spiega il ministro degli esteri Franco Frattini, si tratta solo di un anticipo sullo sblocco dei beni libici nelle banche italiane: un modo per aggirare le lungaggini delle autorizzazioni delle organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p>Tramite l\u2019Eni, inoltre, l\u2019Italia fornir\u00e0 il gas e la benzina di cui la popolazione libica ha bisogno, senza farselo pagare subito. L\u2019amministratore delegato dell\u2019Eni Paolo Scaroni non determina le quantit\u00e0, ma precisa che le consegne ora fatte saranno pagate \u201cin futuro\u201d con forniture di petrolio e gas libici. <\/p>\n<p>Un\u2019intesa in tal senso sar\u00e0 formalizzata luned\u00ec a Bengasi: essa preveder\u00e0, inoltre, da parte dell\u2019Eni, forme di assistenza tecnica al Cnt per rimettere in funzione al pi\u00f9 presto le installazioni petrolifere bloccate e danneggiate nell\u2019est del paese. Scaroni indica che le forniture di gas riprenderanno per prime, mentre quelle di petrolio potrebbero richiedere tra i 6 e i 18 mesi.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e la Libia, inoltre, creeranno \u201cun comitato di collegamento\u201d dove concordare risposte rapide alle esigenze libiche in questa fase di transizione e di confusione. Frattini ne sar\u00e0 a capo per l\u2019Italia: obiettivo, \u201caffrontare senza burocrazia e in modo duttile e rapido le esigenze della ricostruzione\u201d.<\/p>\n<p>Il governo Berlusconi, insomma, non vuole cedere il passo a Francia e Gran Bretagna. E, per farsi perdonare il peccato originale di essere stato il miglior amico del colonnello Gheddafi, oltre che le esitazioni sull\u2019atteggiamento da tenere all\u2019inizio dell\u2019insurrezione, il Cavaliere punta a che l\u2019Italia sia il paese \u201cche d\u00e0 di pi\u00f9 alla Libia\u201d. Nel contempo, il Cnt si mostra rassicurante verso le imprese che operano laggi\u00f9: l\u2019accordo d\u2019amicizia del 2008, ora sospeso, resta valido e \u201cle nuove autorit\u00e0 rispetteranno tutti i contratti\u201d.<\/p>\n<p><b>Una leadership di riciclati<\/b><br \/>Per quel che valgono le assicurazioni date in queste ore. Perch\u00e9 non \u00e8 affatto detto che l\u2019usato (pi\u00f9 o meno) sicuro della fase attuale resti a galla, una volta chetatesi le acque della rivolta e della guerra: \u00e8 una leadership almeno al 50 per cento \u2018riciclata\u2019, quella attuale della \u2018nuova Libia\u2019; e, di certo, scarsamente affidabile, vista la sua storia di voltagabbana e di opportunismo.<\/p>\n<p> Ma il panorama \u00e8 provvisorio e precario, un po\u2019 perch\u00e9, in fondo al \u2018dopo Gheddafi\u2019, dovrebbero esserci elezioni libere e democratiche, il cui esito, come pure il cui svolgimento, \u00e8 una totale incognita; e un po\u2019 perch\u00e9 quel gruppo eterogeneo, tenuto finora insieme dall\u2019obiettivo di rovesciare il regime, oltre che di sopravvivere al proprio passato, \u00e8 costantemente a rischio di divisioni tribali, religiose, politiche, e di regolamenti di conti interni.<\/p>\n<p>Lo sta a provare tragicamente l\u2019uccisione di Albel Fattah Younis, ministro dell\u2019interno del regime, prima di diventare comandante dell\u2019esercito ribelle, fatto fuori il 28 luglio da quelli che dovevano essere suoi uomini: una vendetta per lo zelo che, come ministro, Younis aveva mostrato contro integralisti e dissidenti. La vicenda testimonia le difficolt\u00e0 del Cnt di controllare la propria base. Ma pone pure altri inquietanti interrogativi: fin quando Younis era comandante, in conflitto era in stallo; dopo, la situazione \u00e8 evoluta in modo rapido.<\/p>\n<p>Le defezioni eccellenti hanno accompagnato tutta l\u2019insurrezione. Alcuni sono passati da un campo all\u2019altro restando all\u2019interno del paese; altri hanno puntato su referenti internazionali, riparando all\u2019estero.<\/p>\n<p> L\u2019Italia, in queste ore, sembra, ad esempio, giocare la carta di Abdelsalam Jalloud, l\u2019ex premier del colonnello Gheddafi, di cui, in un\u2019intervista a <i>Radio Anch\u2019io<\/i>, il ministro degli esteri Franco Frattini dice: \u201cNon far\u00f2 l\u2019errore di scegliere io che sia il miglior leader per i libici. Ma ritengo che Jalloud ha ottime caratteristiche per essere uno dei protagonisti della transizione\u201d, tanto pi\u00f9 che sarebbe \u201cun personaggio che ha svolto in Libia un ruolo equilibrato e non s\u2019\u00e8 macchiato dei delitti\u201d della dittatura.<\/p>\n<p>Per non sbagliarsi, Frattini aggiunge che anche gli attuali leader del Cnt, Jibril, guarda caso un ex uomo chiave del sistema Gheddafi, e Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio di Bengasi, ex ministro della giustizia, \u201channo finora dimostrato grandi doti di saggezza e di equilibrio, anche in momenti delicati\u201d. Tutte valutazioni dietro le quali si cela &#8211; il ministro lo ammette &#8211; il rischio di cercare di trasformare \u201cquel che piace agli occidentali in quel che piace ai libici\u201d.<\/p>\n<p>I cambiamenti di campo libici sono avvenuti in momenti e in circostanze diversi. Jalloud \u00e8 venuto via dalla Libia all\u2019ultima ora, o quasi; Jibril, invece, scelse di schierarsi con gli insorti fin dall\u2019inizio: personalit\u00e0 d\u2019orientamento liberal, se il termine ha senso nel contesto libico e arabo, \u00e8 stato promotore efficace della causa ribelle sulla scena internazionale. Jalil lasci\u00f2 Gheddafi in disaccordo per la violenza usata per sedare le prime manifestazioni. E non solo i leader politici, ma anche quelli militari, hanno fatto percorsi analoghi: se Younis era un politico, il suo vice e poi successore, Suleiman Mahmoud, era il comandante delle truppe di Gheddafi a Tobruk ed \u00e8 stato uno dei primi generali a cambiare divisa.<\/p>\n<p>Qualche volto nuovo nel Consiglio c\u2019\u00e8, tecnici o intellettuali, ma non \u00e8 detto che resistano al vertici. Abdel Hafiz Ghoga, vicepresidente del Cnt, \u00e8 un esponente della sinistra liberale ed \u00e8 un difensore dei diritti dell\u2019uomo: al momento dell\u2019insurrezione, era uno dei pi\u00f9 importanti avvocati di Bengasi ed \u00e8 divenuto subito portavoce dei ribelli; Ali Tarhouni, ministro delle finanze e del petrolio del Cnt, \u00e8 un \u2018tecnico\u2019 che ha studiato negli Stati Uniti e che, anche per questo, ispira fiducia in Occidente.<\/p>\n<p>Massicce, e spesso della prima ora, anche le defezioni fra i diplomatici, favoriti dal fatto di stare gi\u00e0 all\u2019estero (anche se alcuni potevano temere ritorsioni sulle famiglie in patria). Fra i rappresentanti di Gheddafi \u2018transitati\u2019 al Cnt, c\u2019\u00e8 l\u2019ambasciatore di Libia in Italia Hafez Gaddour. Ma, qualche volta, i diplomatici hanno provato a tenere il piede in due scarpe, come mostra la storia di Hadi Hadeiba, rappresentante della Libia presso l\u2019Ue: un giorno, dichiarava l\u2019indignazione per i massacri compiuti dal regime, senza per\u00f2 dimettersi, come alcuni suoi colleghi in America e in Europa, perch\u00e9, diceva, \u201csono l\u2019ambasciatore della Libia, non di Gheddafi\u201d; e il giorno dopo cambiava registro, seguendo, evidentemente, pi\u00f9 la bussola della cronaca che quella di una forte convinzione personale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tripoli resta l\u2019epicentro dell\u2019epilogo del conflitto in Libia: l\u00ec, va in scena il crollo di un regime. 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