{"id":18360,"date":"2011-08-29T00:00:00","date_gmt":"2011-08-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/cambio-di-passo-verso-leuropa-politica\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:57","slug":"cambio-di-passo-verso-leuropa-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/08\/cambio-di-passo-verso-leuropa-politica\/","title":{"rendered":"Cambio di passo verso l\u2019Europa politica"},"content":{"rendered":"<p>Il vertice franco-tedesco di met\u00e0 agosto ha mostrato il disorientamento della politica europea, che non \u00e8 all\u2019altezza della crisi in corso. C\u2019\u00e8 una sterile ricerca di visibilit\u00e0 dei leader, presumibilmente orientata a obiettivi elettorali. Ma \u00e8 difficile credere che gli elettorati apprezzino. Manca la capacit\u00e0 di prendere le decisioni cruciali per gestire l\u2019emergenza e, ancor pi\u00f9, quella di anticipare i problemi. <\/p>\n<p><b>Fondi e farfalle<\/b><br \/>Merkel e Sarkozy avrebbero dovuto organizzare il loro apporto congiunto a quel rafforzamento del fondo europeo per le crisi che \u00e8 gi\u00e0 stato deliberato dal Consiglio, ma che attende un\u2019urgente, concreta definizione. Va ampliata la dimensione, l\u2019autonomia, i poteri e l\u2019organizzazione del fondo, creando un organo che mercati e governi considerino credibile e che sollevi la banca centrale europea (Bce) da impegni che esulano dal suo mandato. <\/p>\n<p>Sono invece andati a farfalle, inventandosi annunci di nuove sedi per il coordinamento economico, prive di veri poteri, e tasse antispeculative irrealizzabili e che non hanno niente a che vedere con il genere di speculazione che falcia mercati finanziari europei. <\/p>\n<p>L\u2019unica idea concreta, giusta e importante, cui hanno estemporaneamente accennato, \u00e8 l\u2019armonizzazione dell\u2019imposizione sulle imprese; ma la sua effettiva adozione a livello Ue \u00e8 improbabile, anche per la contrariet\u00e0 di diversi paesi membri che la poco credibile leadership franco-tedesca non \u00e8 in grado di superare. <\/p>\n<p>Speriamo che la fine del solleone porti miglior consiglio ai leader europei e agli organi comunitari, dai quali si attende soprattutto l\u2019avvio effettivo del complesso pacchetto di misure per la <i>governance <\/i>economica, che aveva suscitato qualche speranza in primavera. Il pacchetto comprende, fra l\u2019altro, il nuovo Patto di Stabilit\u00e0, il coordinamento delle riforme per la competitivit\u00e0, il rilancio del mercato unico e, come detto prima, il potenziamento del fondo per la gestione delle crisi dei debiti pubblici e del loro collegamento con le difficolt\u00e0 delle banche che li hanno in portafoglio. <\/p>\n<p><b>Solidariet\u00e0 imprescindibile<\/b><br \/>Purtroppo l\u2019estate, anche in seguito ai fatui incontri dei leader, ha visto nuovo vento di bufera finanziaria, nuove pressioni speculative sui titoli di Stato e sulle borse, difficolt\u00e0 per la liquidit\u00e0 bancaria, interventi di emergenza della Bce. <\/p>\n<p>Affrontare l\u2019emergenza pu\u00f2 essere stimolo a provvedere, ma pu\u00f2 anche suggerire misure tampone che non indicano indirizzi credibili nel lungo periodo. \u00c8 stata rilanciata la controversa idea degli eurobond, anche in forme nuove come nella proposta di Prodi e Quadrio Curzio. Ma il problema cruciale \u00e8 quello di aggiustare davvero le finanze pubbliche dei paesi europei, compresi quelli molto grandi, come la Francia e l\u2019Italia. <\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 anche in un\u2019Europa federale, l\u2019autonomia delle politiche di bilancio nazionali non potr\u00e0 scendere sotto una soglia abbastanza alta, \u00e8 ineliminabile il rischio di dover ristrutturare il debito pubblico di un paese, portando oneri rilevanti a carico dei creditori privati, anche esteri: occorre dunque una procedura adeguata per assicurare i mercati di poter effettuare queste ristrutturazioni con ordine e senza pericolose ripercussioni e contagi. Ma ci\u00f2 richiede anche di accelerare l\u2019approntamento di metodi uniformi e condivisi per gestire situazioni in cui una banca di dimensioni rilevanti e internazionali si trovi in condizioni di sostanziale insolvenza. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, un certo grado di solidariet\u00e0 finanziaria fra i Paesi membri, pur precisata nella sua natura e limitata nella sua misura, \u00e8 assolutamente indispensabile in un\u2019Europa con mercati integrati dei beni, dei capitali e del lavoro: \u00e8 paradossale cercare di tenere insieme l\u2019Unione, e addirittura l\u2019area dell\u2019euro, escludendo trasferimenti pubblici internazionali. <\/p>\n<p>    <b>Oltre il gradualismo<\/b><br \/>Forse l\u2019opinione pubblica, gli analisti, noi commentatori e studiosi, stiamo sbagliando atteggiamento nei confronti della politica europea. Continuiamo a dar fiducia all\u2019idea, raffinata e apparentemente realistica, che le istituzioni unitarie possano avanzare solo lentamente e che occorra applaudire ogni piccolo passo nella direzione giusta.<\/p>\n<p>Forse gli avvenimenti, compresi quelli extraeuropei, stanno rendendo sempre pi\u00f9 inefficace questo gradualismo: o l\u2019Europa della politica si costruisce pi\u00f9 rapidamente e con ambizioni pi\u00f9 radicali, alimentate da una mobilitazione forte e urgente della base di cittadini, dei corpi elettorali nazionali, delle voci che esprimono e orientano l\u2019opinione pubblica, o la costruzione europea si indebolisce rapidamente fino a disfarsi in un mondo che anche altrove, come ad esempio negli Usa, diviene meno prospero e civile.<\/p>\n<p>Fatto sta che non sembrano esserci le condizioni per questa mobilitazione e diminuisce il consenso di base sulla costruzione europea. Non c\u2019\u00e8 nemmeno il pi\u00f9 elementare consenso fra gli economisti pi\u00f9 esperti. Basti osservare quanti accademici di sicuro valore scientifico insistono nel dire che converrebbe disfare l\u2019euro, permettendo ai singoli paesi, in un modo o nell\u2019altro, di recuperare l\u2019arma del cambio per affrontare i loro problemi macroeconomici. Siamo al punto che la conquista concettuale su cui si basa l\u2019euro non \u00e8 condivisa da alcuni fra i principali esperti di macroeconomia e di finanza. <\/p>\n<p>Non \u00e8 condivisa l\u2019idea che la svalutazione nominale \u00e8 un\u2019arma spuntata e nociva, che le variazioni pi\u00f9 o meno manovrate dei cambi nominali, in un\u2019area integrata commercialmente e finanziariamente come l\u2019Europa, sono dannose e inutili, che possono arrecare solo sollievo di breve andare alle competitivit\u00e0 dei paesi, vedendo poi ogni vantaggio neutralizzato dall\u2019aumento dei tassi di interesse e dei costi delle importazioni e dagli incentivi all\u2019indisciplina della moneta e dell\u2019inflazione. <\/p>\n<p>N\u00e9 sembra condivisa l\u2019idea che la stabilit\u00e0 monetaria e finanziaria richiede una politica monetaria che rinunci all\u2019obiettivo di \u201cstimolare la crescita\u201d. Ma queste sono le fondamenta della costruzione dell\u2019area dell\u2019euro. Pare impossibile, senza ribadirle e condividerle davvero, pensare di mobilitarsi per completare quella costruzione, accelerando l\u2019accentramento delle finanze pubbliche e la gestione concertata e solidale delle crisi finanziarie.<\/p>\n<p>Auguriamoci almeno che la crisi porti lo stimolo per un sincero e radicale esame di coscienza, dei cittadini, dei politici e degli economisti europei. \u00c8 inutile approntare sceneggiate mediatico-politiche o cercare magiche formule tecniche per risolvere problemi che hanno radici nell\u2019indecisione e nella confusione delle nostre idee, dei nostri obiettivi. <\/p>\n<p>   .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vertice franco-tedesco di met\u00e0 agosto ha mostrato il disorientamento della politica europea, che non \u00e8 all\u2019altezza della crisi in corso. C\u2019\u00e8 una sterile ricerca di visibilit\u00e0 dei leader, presumibilmente orientata a obiettivi elettorali. 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