{"id":18370,"date":"2011-08-30T00:00:00","date_gmt":"2011-08-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-stretto-sentiero-tra-g20-e-g2\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:57","slug":"lo-stretto-sentiero-tra-g20-e-g2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/08\/lo-stretto-sentiero-tra-g20-e-g2\/","title":{"rendered":"Lo stretto sentiero tra G20 e G2"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019insoddisfazione per il governamento (<i>governance<\/i>) economico mondiale \u00e8 palpabile, non solo per gli scarsi risultati conseguiti dopo la crisi, ma anche per le strutture istituzionali, elitarie e spesso tradizionali. La prima forma di frustrazione \u00e8 sentita soprattutto dai realisti, che vedono i crescenti limiti degli strumenti a disposizione. La seconda \u00e8 avvertita da quanti ritengono che vi sia un serio problema di rappresentativit\u00e0 e di equit\u00e0 nel governamento economico mondiale, dominato da un\u2019oligarchia di antiche potenze.<\/p>\n<p><b>Fine di un\u2019epoca<\/b><br \/>Occupiamoci della seconda dimensione: dalla fine della seconda guerra mondiale v\u2019\u00e8 stato un predominio occidentale che ha mantenuto a capo di <i>constituencies <\/i>del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca mondiale (Bm) persino piccoli paesi europei come il Belgio e i Paesi Bassi, nonostante il loro passato coloniale; l\u2019impegno a ridurre entro il 2012 il numero dei seggi occupati dagli europei, senza la Russia, da otto a sei \u00e8 stato preso soltanto nel 2010 a Gyeongju dai Ministri delle Finanze e dai Governatori del G20. Furono necessari la caduta del sistema di Bretton Woods e i due shock petroliferi perch\u00e9 l\u2019Occidente decidesse di concentrare la direzione strategica del governamento economico dapprima nel Gruppo dei Cinque, successivamente allargato, non senza tensioni, al Canada e all\u2019Italia.<\/p>\n<p>Intanto, la dissoluzione dell\u2019impero sovietico e le necessit\u00e0 energetiche soprattutto dell\u2019Europa resero necessario l\u2019allargamento alla Russia, mentre i tassi di crescita soprattutto di Cina ed India hanno fatto s\u00ec che nei primi dieci anni del secolo in corso il G7 vedesse cadere la propria quota relativa del Pil mondiale dal 50 al 40 per cento circa. Per alcuni anni, la presidenza di turno del G7-8 ha cercato di gestire il mutamento degli equilibri economico-politici attraverso una serie di inviti a paesi e personalit\u00e0 emergenti affinch\u00e9 partecipassero a parte del vertice.<\/p>\n<p>La pressione dei paesi emergenti e la sensibilit\u00e0 americana al riguardo port\u00f2 a istituire un G20 (che annovera oggi anche due \u201cospiti\u201d) promosso nel 1999 dai paesi industrializzati e preceduto qualche anno prima dagli scomparsi G22 e G33. \u00c8 al G20 che, dopo la crisi del 2008 dovuta al fallimento di Lehman Brothers, \u00e8 stato affidato il compito di indirizzare la politica economica internazionale, riformare il sistema finanziario mondiale, esercitare una sorta di alta sorveglianza su tutti gli aspetti economici e accentrare responsabilit\u00e0 che gi\u00e0 erano del G8. Il sesto incontro a livello dei capi di Stato e di governo si avr\u00e0 prossimamente a Cannes, sotto presidenza francese.<\/p>\n<p><b>Riforme insufficienti<\/b><br \/>\u00c8 questo un assetto che pu\u00f2 ritenersi rispondente non solo agli equilibri politico-economici, ma anche ai desideri e alle aspirazioni di rappresentativit\u00e0 e democrazia universale? Pare proprio di no, se si prendono come pietra di paragone le Nazioni Unite e, soprattutto, se si esamina quanto istituzioni come il Fmi, la Bm e l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc) si siano allontanate dalle regole e dagli ideali della cooperazione inclusiva ipotizzata alla loro creazione.<\/p>\n<p>Lo spostamento dalle problematiche economico-monetarie globali al perseguimento di riforme strutturali in singoli paesi in via di sviluppo ha introdotto la condizionalit\u00e0 &#8211; si afferma &#8211; come fonte di ineguaglianza. Il sistema di governamento economico globale, perci\u00f2, \u00e8 imperfetto, incapace di assicurare stabilit\u00e0 e crescita, determinando una marginalizzazione dei paesi in via di sviluppo. Per mettere riparo a tutto ci\u00f2, si invocano riforme istituzionali (composizione degli organi decisionali, parit\u00e0 del voto, abolizione del diritto di veto, ecc.), con ridefinizione dei ruoli delle diverse istituzioni. Ritenere che queste riforme a carattere \u201cdemocratico\u201d pienamente rispondenti al governo degli uomini, da parte degli uomini e per gli uomini, possano valere anche per gli stati \u00e8, e forse rimarr\u00e0 per sempre, una nobile utopia.<\/p>\n<p>Contentiamoci, quindi, del G20 e speriamo che abbia quella capacit\u00e0 di coordinamento che al vertice di Seul gli \u00e8 stata attribuita e che \u00e8 pur sempre informata al principio dell\u2019universalismo di mercato. L\u2019equilibrio che \u00e8 stato raggiunto lo possiamo ritenere stabile? Prima di tutto, il G20 \u00e8 un gruppo tutt\u2019altro che omogeneo e con interessi dei singoli membri spesso divergenti, ad esempio in tema di liberalizzazioni. Nella necessariamente lenta ricostruzione dell\u2019architettura finanziaria internazionale, la crisi post 2007 ha stimolato l\u2019espansione e la creazione di nuovi meccanismi, anche unilaterali, come il controllo sugli afflussi di capitale, cui anche il Fmi si \u00e8 da ultimo acconciato.<\/p>\n<p><b>Frammentazione<\/b><br \/>L\u2019ordine finanziario internazionale \u00e8 ancora in uno stadio in cui le riforme da applicare domani rischiano di essere fortemente condizionate o frustrate da quanto sta ancora accadendo oggi, sul modello di ci\u00f2 che condusse alla crisi ieri. Non mancano gli studiosi, tra cui Eric Helleiner, secondo i quali siamo entrati in un periodo di transizione in cui qualsiasi iniziativa \u00e8 pi\u00f9 probabile che conduca a una frammentazione del sistema globale per le crescenti tensioni normative nei fori multilaterali. L\u2019insuccesso di Doha ne \u00e8 un esempio.<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 si parla, per\u00f2, di un governamento del mondo concentrato nelle mani degli Stati Uniti e della Cina, i primi in una fase di ridimensionamento del loro ruolo, la seconda alla riconquista di una supremazia che fu sua per alcuni millenni. I rapporti bilaterali tra i due paesi sembrano costituire, secondo Andrew Walter, una base fragile e problematica per un governamento economico globale, poich\u00e9 essi non sono in grado di risolvere da soli, per ragioni di politica interna e di potere, i cruciali problemi degli sbilanci nei pagamenti, n\u00e9 i legami degli stessi con la riforma del sistema monetario internazionale.<\/p>\n<p>Anche Geoffrey Garrett riconosce che vi sono punti di tensione nelle relazioni sino-americane, ma tende a credere che esse rimarranno confinate al campo degli affari e delle bilance dei pagamenti, senza tradursi in una rivalit\u00e0 geo-strategica. Infatti, ambedue sembrano aver deciso che il G2 debba rimanere incluso nel G20, un\u2019istanza multilaterale che sar\u00e0 al di sopra delle esistenti istituzioni di governamento globale, senza rimpiazzarle. Il primo ministro britannico, David Cameron, sembra aver dichiarato che il G20 non \u00e8 pi\u00f9 nella \u201csua fase eroica\u201d. Ma ci\u00f2 non significa che non potr\u00e0 presiedere alla trasformazione degli attuali, precari equilibri. Che la fortuna lo assista\u2026<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019insoddisfazione per il governamento (governance) economico mondiale \u00e8 palpabile, non solo per gli scarsi risultati conseguiti dopo la crisi, ma anche per le strutture istituzionali, elitarie e spesso tradizionali. La prima forma di frustrazione \u00e8 sentita soprattutto dai realisti, che vedono i crescenti limiti degli strumenti a disposizione. 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