{"id":18390,"date":"2011-09-01T00:00:00","date_gmt":"2011-08-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-kosovo-allontana-la-serbia-dallue\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:56","slug":"il-kosovo-allontana-la-serbia-dallue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/il-kosovo-allontana-la-serbia-dallue\/","title":{"rendered":"Il Kosovo allontana la Serbia dall\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Continua ad aumentare il numero dei paesi che riconoscono l\u2019indipendenza del Kosovo. Nel corso dell\u2019estate, tuttavia, la tensione con la Serbia ha di nuovo raggiunto il livello di guardia, con ripercussioni negative sull\u2019avvicinamento di Belgrado all\u2019Ue. Mentre l\u2019ipotesi di partizione del territorio torna a infiammare il confronto politico interno.<\/p>\n<p>I paesi che hanno riconosciuto l\u2019indipendenza del Kosovo sono diventati 81 su un totale di 193 stati membri delle Nazioni Unite. Guinea, Niger, Benin e Santa Lucia si sono infatti recentemente aggiunti alla lista, e altri stati caraibici potrebbero presto seguire. Non hanno invece mutato la loro posizione i pi\u00f9 importanti  stati che si sono opposti alla secessione kosovara, come la Russia, la Cina, ma anche l\u2019India, il Brasile e il Sud Africa. Dal canto suo la Serbia ha ribadito che non intendere cedere al riconoscimento del Kosovo, anche se ci\u00f2 dovesse rallentare il suo cammino verso l\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Mediazione tedesca<\/b><br \/>In luglio le tensioni sul territorio si sono nuovamente acuite. A scatenare le ostilit\u00e0 \u00e8 stato l\u2019invio, da parte di Pri\u0161tina, di una unit\u00e0 speciale di polizia nel nord del Kosovo, con l\u2019incarico di assumere il controllo dei punti di transito e mettere in atto un embargo commerciale contro i prodotti serbi. Il tentativo di Pri\u0161tina ha incontrato la netta opposizione dei serbi del Kosovo, che hanno incendiato i punti di transito ed eretto barricate.<\/p>\n<p>Le tensioni sono state parzialmente alleviate da un accordo temporaneo, siglato dalla Serbia e dalla missione della Nato in Kosovo (Kfor). L\u2019accordo prevede che il controllo dei punti di transito sia affidato a personale locale e non agli agenti della polizia di Pri\u0161tina, mentre il transito dei veicoli addetti al trasporto di merci sar\u00e0 limitato.<\/p>\n<p>Sullo sfondo delle tensioni la Germania ha mostrato un rinnovato attivismo nella regione balcanica. Il ministro degli esteri tedesco, Guido Westerwelle, in luglio si \u00e8 recato in Kosovo, dove ha espresso il pieno sostegno del suo paese alle autorit\u00e0 di Pri\u0161tina. Per Westerwelle le frontiere dell\u2019Europa sud orientale vanno bene cosi come sono e \u201cnon bisogner\u00e0 mai riaprire la questione dei confini\u201d.<\/p>\n<p>In agosto la cancelliera tedesca Angela Merkel ha incontrato a Belgrado le autorit\u00e0 serbe. Al centro dei colloqui la questione del Kosovo, ma anche le prospettive di integrazione della Serbia nell\u2019Unione europea. Merkel ha presentato tre richieste al governo serbo: riprendere i negoziati con le autorit\u00e0 di Pri\u0161tina, facilitare l\u2019attivit\u00e0 della missione di polizia dell\u2019Ue (Eulex) nel nord del Kosovo e smantellare le \u201cistituzioni parallele\u201d nelle aree a maggioranza serba.<\/p>\n<p>Secondo alcune indiscrezioni, la Germania considera queste richieste come delle vere e proprie condizioni, che la Serbia deve soddisfare se vuole ottenere lo status di paese candidato all\u2019adesione all\u2019Ue. Sui primi due punti l\u2019esecutivo serbo non ha obiettato nulla. Sull\u2019ultima richiesta, invece, Belgrado non ha potuto convenire alle richieste tedesche.<\/p>\n<p><b>Spalle al muro<\/b><br \/>Per il ministro per il Kosovo, Goran Bogdanovi&#263;, la richiesta tedesca di abolire le istituzioni serbe in Kosovo \u00e8 \u201cinaccettabile\u201d. Bogdanovi&#263; ha inoltre respinto l\u2019idea che le istituzioni che rappresentano i serbi del Kosovo possano essere definite \u201cparallele\u201d. Piuttosto per la Serbia sono da considerare \u201cparallele\u201d e illegittime le istituzioni degli albanesi del Kosovo. A scanso di equivoci, Bogdanovi&#263; ha inoltre ribadito che \u00e8 inutile imporre alla Serbia condizioni inaccettabili, giacch\u00e9 \u201cla Serbia non rinuncer\u00e0 mai al Kosovo\u201d.<\/p>\n<p>Lo stesso presidente Boris Tadi&#263; ha dichiarato che \u201cla Serbia non abbandoner\u00e0 il suo popolo nella provincia del Kosovo e Metohija\u201d. Tadi&#263; ha ribadito anche che la Serbia non rinuncer\u00e0 all\u2019integrazione nell\u2019Ue, ma ha ventilato l\u2019ipotesi che il suo paese non riuscir\u00e0 ad ottenere lo status di candidato entro il 2011.<\/p>\n<p>L\u2019insistenza con cui il governo serbo rivendica l\u2019opportunit\u00e0 di perseguire, di pari passo, l\u2019integrit\u00e0 territoriale e l\u2019adesione all\u2019Ue, ha suscitato il netto disappunto di Vojislav Ko\u0161tunica, capofila del Partito democratico di Serbia (Dss). L\u2019ex premier ha dichiarato che l\u2019Ue chiede alla Serbia di pagare l\u2019adesione con la rinuncia ad un suo territorio e che, per questo motivo, Belgrado dovr\u00e0 alla fine scegliere tra l\u2019integrit\u00e0 territoriale e l\u2019integrazione nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Ko\u0161tunica non ha dubbi che tra le due opzioni la difesa dell\u2019integrit\u00e0 sia prioritaria per il suo paese. Ma Ko\u0161tunica sa anche che mettere in dubbio la possibilit\u00e0 di perseguire entrambi gli obiettivi mette in difficolt\u00e0 il governo e Tadi&#263;. Del resto, di fronte alla moderazione mostrata sulla questione del Kosovo, alla consegna dei dirigenti serbi di Bosnia e Croazia accusati di crimini di guerra dal Tribunale penale per l\u2019ex-Jugoslavia, l\u2019esecutivo di Belgrado non ha molti successi da rivendicare presso l\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Gli eventi di luglio indicano inoltre uno scollamento tra il governo e i serbi del Kosovo. Mentre Tadi&#263; condannava l\u2019incendio dei punti di transito, accusando i responsabili di essere \u201chooligans\u201d, i serbi del Kosovo si sono mostrati restii a rimuovere le barricate.<\/p>\n<p><b>Dilemma partizione<\/b><br \/>Nel frattempo \u00e8 riemersa l\u2019ipotesi di una partizione tra serbi e albanesi del territorio kosovaro, un\u2019opzione rilanciata dal ministro degli interni e segretario del Partito socialista (Sps) Ivica Da&#269;i&#263;. Intervistato da un quotidiano in lingua albanese, Da&#269;i&#263; ha dichiarato che la partizione potrebbe essere l\u2019ipotesi migliore in una visione di lungo termine. Le dichiarazioni del ministro serbo hanno destato sorpresa e suscitato un coro unanime di critiche. Un netto rifiuto della partizione \u00e8 giunto dalle autorit\u00e0 di Pri\u0161tina. Da parte sua il governo serbo ha puntualizzato che tale soluzione comporterebbe l\u2019esodo dei circa 70.000 serbi che vivono nelle aree centrali e meridionali del Kosovo.<\/p>\n<p>L\u2019idea della partizione \u00e8 stata spesso presa in considerazione negli ultimi venti anni. Un rapporto dell\u2019<i>International Crisis Group<\/i> del 2010 segnalava la possibilit\u00e0 di mantenere l\u2019indipendenza del Kosovo e risolvere il conflitto operando uno scambio di territori. La Serbia avrebbe potuto cedere le aree a maggioranza albanese della Valle di Pre\u0161evo, al confine con la Macedonia, ricevendo in cambio i distretti settentrionali del Kosovo. Ma Da&#269;i&#263; ha una visione nettamente diversa della partizione, che non si limita al territorio kosovaro. La sua ipotesi contempla infatti il distacco dell\u2019entit\u00e0 a maggioranza serba (<i>Republika Srpska<\/i>, Rs) dalla Bosnia e la sua integrazione all\u2019interno della Serbia.<\/p>\n<p>Tale assetto territoriale sarebbe difficile da accettare per l\u2019Ue e gli Usa. Tuttavia le parole di Da&#269;i&#263; segnalano in maniera incontrovertibile che la Serbia non ceder\u00e0 facilmente sulla questione del Kosovo. Altri paesi hanno perso il controllo di un loro territorio in seguito all\u2019azione di movimenti separatisti da diversi decenni e non accennano a riconoscerne la secessione.<\/p>\n<p>Nessuno di questi territori, tuttavia, pu\u00f2 vantare il numero di riconoscimenti internazionali di cui gode il Kosovo. Ma la Serbia ha una leva che altri non hanno: il controllo di una parte del territorio conteso. Se l\u2019influenza sul Kosovo settentrionale non dovesse essere sufficiente a rafforzare la posizione negoziale serba, a Belgrado rimarrebbe la possibilit\u00e0 di incoraggiare il mai sopito separatismo dei serbi di Bosnia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continua ad aumentare il numero dei paesi che riconoscono l\u2019indipendenza del Kosovo. Nel corso dell\u2019estate, tuttavia, la tensione con la Serbia ha di nuovo raggiunto il livello di guardia, con ripercussioni negative sull\u2019avvicinamento di Belgrado all\u2019Ue. Mentre l\u2019ipotesi di partizione del territorio torna a infiammare il confronto politico interno. 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