{"id":1840,"date":"2006-09-06T00:00:00","date_gmt":"2006-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-soft-power-che-seduce-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:20","slug":"il-soft-power-che-seduce-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/09\/il-soft-power-che-seduce-leuropa\/","title":{"rendered":"Il soft power che seduce l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Una \u201ccomunit\u00e0 di sicurezza\u201d ancora salda in termini di interessi, pratiche condivise e valori di fondo. Ma anche una comunit\u00e0 in cui si accentuano le rispettive appartenenze, persino quando le opinioni pubbliche condividono le medesime percezioni delle minacce che incombono sul futuro. Questo \u00e8 il \u201cmood\u201d di fondo che emerge dall\u2019incrocio dei dati contenuti nei rapporti <a href=\" http:\\www.affarinternazionali.itDocumentiTT06 ITA.pdf\" target=\"blank\"><b><u> \u201cTransatlantic Trends 2006\u201d <\/u><\/b><\/a> e <a href=\" http:\\www.affarinternazionali.itDocumentiEES06 ITA.pdf\" target=\"blank\"><b><u> \u201cEuropean Elites Survey 2006\u201d. <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Partiamo da una prima considerazione. A livello di opinioni pubbliche, americani ed europei concordano nel collocare ai primi posti delle loro preoccupazioni i medesimi fenomeni (sia pur con accentuazioni diverse): terrorismo e fondamentalismo islamico, programma nucleare iraniano e caos iracheno, ma anche riscaldamento globale, pandemie globali, immigrazione e possibile crisi economica. Nel caso della percezione della gravit\u00e0 della minaccia terroristica e della diffusione del fondamentalismo islamico, con la sua incompatibilit\u00e0 nei confronti dei valori democratici, europei e americani appaiono oggi semmai pi\u00f9 vicini che in passato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non sembra per\u00f2 tradursi nel rafforzamento di senso di comune appartenenza transatlantica. Le opinioni pubbliche occidentali magari si sentono \u201csotto assedio\u201d, ma non per questo \u201cfanno quadrato\u201d. Gli europei sono sempre pi\u00f9 scettici circa la desiderabilit\u00e0 di una leadership globale americana e sempre meno convinti della perdurante utilit\u00e0 della Nato. Dal canto loro gli americani, che continuano a ritenere la Nato uno strumento importante, sono ogni anno maggiormente propensi ad accettare l\u2019idea che l\u2019Europa debba assumere un maggior ruolo e una maggiore responsabilit\u00e0 sulla scena internazionale.<\/p>\n<p><b>Uso della forza? No, grazie<\/b><br \/>\nA livello di opinione pubblica \u00e8 importante segnalare un secondo elemento, in realt\u00e0 problematicamente collegato al primo. A fronte della desiderabilit\u00e0 di un maggior peso per l\u2019Ue nella politica internazionale, gli europei sono in maggioranza ancora contrari al rafforzamento di autonome capacit\u00e0 militari, e pi\u00f9 favorevoli a un esercizio combinato di potere economico e <i>soft power<\/i>. Questa difficolt\u00e0 a fare i conti con i sacrifici necessari a dotarsi di uno strumento militare adeguato alla leadership politica cui si aspira pu\u00f2 essere in parte fatta risalire alla retorica sull\u2019\u201cEuropa potenza civile\u201d, sparsa a fiumi nei tre anni passati. Ma in parte \u00e8 probabilmente riconducibile al disastro della II guerra mondiale, per rispondere al quale il progetto d\u2019unificazione \u00e8 nato. Se il primo appare un elemento pi\u00f9 superficiale, superabile dall\u2019evoluzione dei fatti, il secondo potrebbe essere costitutivo della nuova identit\u00e0 politica europea, e assai problematico nel definire il rapporto tra opinione pubblica europea e politica internazionale. \u00c8 solo il caso di rammentare che il rafforzamento delle capacit\u00e0 militari non deve essere confuso con la propensione all\u2019uso della forza per risolvere questioni aperte (come l\u2019eventualit\u00e0 che l\u2019Iran possa dotarsi di armi nucleari o l\u2019esportazione della democrazia).<\/p>\n<p>Evidentemente le diverse tradizioni nazionali contano: non a caso la Francia, cio\u00e8 il Paese in cui l\u2019idea di un\u2019Europa potenza \u201canche militare\u201d incontra maggior sostegno (56%) \u00e8 anche quello in cui sarebbe ritenuto giustificato un intervento militare in Iran per impedire la sua trasformazione in potenza nucleare (54%), e dopo che le altre forme di pressione si fossero dimostrate inutili.<\/p>\n<p><b>L&#8217;America che piace all&#8217;\u00e9lite<\/b><br \/>\nFin qui le opinioni pubbliche. Per quel che riguarda le \u00e9lite europee, va segnalato che anche queste ultime valutano ovviamente in maniera positiva la crescita di ruolo dell\u2019Unione, ma ritengono necessario che questa crescita sia accompagnata e sostanziata dall\u2019adeguamento dello strumento militare. Allo stesso tempo, per\u00f2, continuano ad auspicare il mantenimento di una leadership globale da parte degli Stati Uniti. In tal senso, si direbbe che prevalgano le considerazioni meno \u201cemotive\u201d, o pi\u00f9 razionalizzanti. Ci\u00f2 appare tanto pi\u00f9 vero se si \u201ctriangola\u201d questo dato, con l\u2019elevato sostegno alla Nato (che di una leadership americana esercitata consensualmente con gli alleati \u00e8 la massima manifestazione istituzionale) e con quello delle minacce percepite.<\/p>\n<p>Si potrebbe avanzare l\u2019ipotesi che, in questi gruppi, la rilevanza del rapporto transatlantico sia non tanto fondata sulla dimensione della effettiva capacit\u00e0 di difesa comune di fronte a minacce avvertite come \u201csensibili\u201d rispetto allo strumento militare, ma riposi piuttosto su procedure di risposta alle \u201csfide di un mondo che cambia\u201d che siano, innanzitutto, multilaterali e condivise tra attori che hanno istituzioni politiche simili e valori di fondo analoghi.<\/p>\n<p>Emerge cos\u00ec un quadro di possibili continui miglioramenti della relazione transatlantica, pur nel segno del rammarico per la dissipazione di quel calore che tanto l\u2019allargamento della Nato (con il suo determinante contributo alla stabilizzazione dell\u2019Europa) quanto gli attentati dell\u201911 settembre avevano suscitato nell\u2019Occidente. Con ogni probabilit\u00e0, il prosieguo della crisi innescata dal nucleare iraniano rischia di essere il primo decisivo test sulla solidit\u00e0 del nuovo quadro transatlantico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una \u201ccomunit\u00e0 di sicurezza\u201d ancora salda in termini di interessi, pratiche condivise e valori di fondo. Ma anche una comunit\u00e0 in cui si accentuano le rispettive appartenenze, persino quando le opinioni pubbliche condividono le medesime percezioni delle minacce che incombono sul futuro. 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