{"id":18400,"date":"2011-09-01T00:00:00","date_gmt":"2011-08-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-ritirata-dellal-shabaab-da-mogadiscio\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:56","slug":"la-ritirata-dellal-shabaab-da-mogadiscio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/la-ritirata-dellal-shabaab-da-mogadiscio\/","title":{"rendered":"La ritirata dell\u2019Al Shabaab da Mogadiscio"},"content":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 stata alcuna battaglia ad agosto a nord di Mogadiscio. Non \u00e8 stato l\u2019esercito del governo transitorio somalo, o le forze dell\u2019Unione africana, a scacciare i miliziani dell\u2019Al Shabaab. Se ne sono andati di propria volont\u00e0, ordinatamente, caricando le masserizie sui camion e sui pick up, lasciando la capitale verso ovest. Probabilmente verso la provincia di Baidoa. \u00c8 finita cos\u00ec, almeno per adesso, l\u2019avventura delle milizie islamiche a Mogadiscio.<\/p>\n<p><b>Crisi dell\u2019Al Shabaab<\/b><br \/>Mancano ancora numerosi tasselli per spiegare perch\u00e9 le milizie islamiche abbiano lasciato Mogadiscio cos\u00ec frettolosamente. Un quadro complessivo della crisi dell\u2019Al Shabaab pu\u00f2 essere comunque tratteggiato.<\/p>\n<p>Va innanzitutto precisato che le milizie islamiche di oggi hanno ben poco da spartire con quelle che nel 2006 dominavano la capitale e che vennero cacciate &#8211; temporaneamente &#8211; dall\u2019intervento etiope in Somalia.<\/p>\n<p>L\u2019Al Shabaab originario era dominato da alcuni Signori della guerra e faccendieri del porto vecchio di Mogadiscio, che avevano scelto il vessillo dell\u2019Islam per meglio occultare i propri loschi traffici. Tra questi, in particolar modo, spiccava Abukar Omar Addani. Faccendiere della peggior specie, trafficante e vero e proprio dominus, fino al dicembre del 2006, di tutto ci\u00f2 che entrava ed usciva dai moli del porto vecchio di Mogadiscio. Addani aveva assoldato un giovane fondamentalista, tuttavia, di nome Aden Ashi Ayro, che nel jihad credeva fermamente e che per un certo periodo aveva cercato &#8211; e soprattutto sperato &#8211; di poter trasformare Mogadiscio nel nuovo avamposto del radicalismo islamico.<\/p>\n<p>Quando nel dicembre del 2006 le forze etiopi entrarono in Somalia e conquistarono rapidamente Mogadiscio e Kisimayo, Addani cerc\u00f2 di fuggire in Kenya e si arrese vigliaccamente al confine meridionale del paese, mentre Ayro si dette alla macchia con un pugno di fedelissimi ed inizi\u00f2 la sua personale guerra santa.<\/p>\n<p><b>Seconda generazione<\/b><br \/>Dur\u00f2 poco la <i>pax etiope<\/i>, tuttavia, perch\u00e9 la rete di finanziamento al radicalismo islamico, insieme all\u2019Eritrea che occultamente manovrava per la riorganizzazione di alcune cellule delle deposte corti islamiche, riusc\u00ec in breve tempo a ricostituire la seconda generazione dell\u2019Al Shabaab.<\/p>\n<p>Questa non era pi\u00f9 appannaggio dei somali di Somalia, ma veniva riorganizzata con una nuova leva di somali espatriati di seconda e terza generazione (in larga misura provenienti dagli Usa e dall\u2019Europa) e con jihadisti di varia estrazione e nazionalit\u00e0, fatti confluire in Somalia per costituire il nuovo avamposto del jihadismo di matrice qaedista in Africa orientale.<\/p>\n<p>Nulla a che vedere col passato, quindi, e ben pi\u00f9 rigidamente organizzato della vecchia e sgangherata milizia di Addani, funzionale innanzi tutto al taglieggio delle attivit\u00e0 portuali.<\/p>\n<p>Ayro si spost\u00f2 nella V zona regionale dell\u2019Etiopia, per portare la sua guerra oltre confine nemico, per poi finire ucciso da un missile Tomahawk americano nel 2008 nella citt\u00e0 somala di Dhusamareb. Ci\u00f2 che restava delle vecchie corti islamiche si spacc\u00f2 in pi\u00f9 parti, contrapponendosi e portando addirittura un loro esponente, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, alla presidenza del governo federale transitorio (Tfg).<\/p>\n<p>L\u2019Al Shabaab torn\u00f2 invece in forza a Mogadiscio, grazie al costante e generoso sostegno di alcune <i>charities<\/i> del Golfo, ed ingaggi\u00f2 una guerra sempre pi\u00f9 intensa con le forze del Tfg e con quelle dell\u2019African Union Mission in Somalia (Amisom).<\/p>\n<p><b>Spaccatura profonda<\/b><br \/>Nel corso degli ultimi due mesi, tuttavia, qualcosa \u00e8 cambiato. Prima di tutto si sono progressivamente dissociate dall\u2019Al Shabaab tutte le forze islamiche moderate, o comunque non di ispirazione radicale. In particolar modo hanno manifestato il loro dissenso le numerose, ed assai popolari, organizzazioni sufiche, dimostrando ancora una volta come i somali abbiano un concetto della religione ed un approccio alla stessa assai pragmatico e moderato.<\/p>\n<p>\u00c8 stato poi ucciso ad un posto di blocco, l\u20198 giugno scorso, Fazul Abdullah Mohammed, esponente di spicco della rete qaedista in Somalia e attore di primo piano della logistica e dell\u2019organizzazione dell\u2019Al Shabaab. Una perdita incolmabile per le milizie islamiche, che infatti non \u00e8 stata rimpiazzata.<\/p>\n<p>Al vertice dell\u2019organizzazione islamica c\u2019\u00e8 oggi Ibrahim Jama Mee\u2019aad, detto l\u2019Afgano, ma la catena di comando \u00e8 ormai spezzata. All\u2019interno dell\u2019Al Shabaab c\u2019\u00e8 infatti un gruppo di lealisti che intende condurre con ogni mezzo il jihad, e altri gruppi pi\u00f9 o meno eterogenei che non intendono pi\u00f9 seguire la linea dura e radicale del vertice e vorrebbero trovare un accordo con il Tfg.<\/p>\n<p>Tra quelli che compongono il primo gruppo, la maggior parte non ha nemmeno un passaporto somalo: sono figli di somali espatriati da due o tre generazioni o stranieri provenienti in massima parte dall\u2019Afghanistan, dal Pakistan e dai paesi del Golfo. <\/p>\n<p>Il secondo gruppo ha invece un radicamento sociale in Somalia, oltre che una linea di appartenenza clanica. Ed \u00e8 con questo secondo gruppo che, secondo voci alquanto diffuse oggi in Somalia, il presidente Shaikh Sharif Sheikh Ahmed e il portavoce del parlamento Sheikh Sharif Aden, avrebbero stretto una serie di accordi per separarli dalla componente radicale ed integrarli a vario titolo nelle forze vicine al Tfg. <\/p>\n<p>Accordo che \u00e8 costato il posto all\u2019ex primo ministro Mohamed Abdullahi Mohamed, reo di aver reso noti i termini di quello che ebbe a definire come un vero tradimento.<\/p>\n<p><b>Disinteresse internazionale<\/b><br \/>I vertici militari dell\u2019Amisom non hanno condiviso l\u2019entusiasmo  del presidente del Tfg. Temono che quella dell\u2019Al Shabaab sia solo una mossa tattica e sono ben consci del fatto che in gran parte della Somalia centro meridionale le milizie islamiche possono ancora contare su un gran numero di uomini e villaggi fedeli.<\/p>\n<p>Sanno anche che le forze militari del Tfg sono mal equipaggiate ed addestrate, oltre che scarsamente motivate, e quindi incapaci di reggere l\u2019urto di una eventuale controffensiva senza il supporto delle truppe dell\u2019Unione africana.<\/p>\n<p>I militari dell\u2019Amisom hanno scarsa fiducia e considerazione del Tfg, ne conoscono la corruzione e l\u2019approssimazione che regna dietro le quinte, e sono ben consapevoli del fatto che il problema Somalia \u00e8 di difficile, se non impossibile soluzione.<\/p>\n<p>Servirebbe il deciso appoggio della comunit\u00e0 internazionale per far risorgere la Somalia dalle sue ceneri e cercare di normalizzare progressivamente la situazione. Ma la comunit\u00e0 internazionale non mostra alcun interesse per la Somalia, impegnata in altri disastrosi conflitti e memore ancor oggi della cocente sconfitta subita nel 1995 con il fallimento della missione umanitaria internazionale.<\/p>\n<p>Quel che \u00e8 peggio \u00e8 che sono gli stessi potentati economici somali, in Kenya e negli Emirati, a non volere in alcun modo una normalizzazione della situazione politica e militare: rischierebbero infatti di perdere il poderoso giro d\u2019affari che solo uno Stato fallito pu\u00f2 garantire.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 stata alcuna battaglia ad agosto a nord di Mogadiscio. Non \u00e8 stato l\u2019esercito del governo transitorio somalo, o le forze dell\u2019Unione africana, a scacciare i miliziani dell\u2019Al Shabaab. Se ne sono andati di propria volont\u00e0, ordinatamente, caricando le masserizie sui camion e sui pick up, lasciando la capitale verso ovest. Probabilmente verso la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[69,112,110],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18400"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18400"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18400\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61950,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18400\/revisions\/61950"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}