{"id":18420,"date":"2011-09-05T00:00:00","date_gmt":"2011-09-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-svolta-politica-per-rilanciare-la-crescita\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:55","slug":"una-svolta-politica-per-rilanciare-la-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/una-svolta-politica-per-rilanciare-la-crescita\/","title":{"rendered":"Una svolta politica per rilanciare la crescita"},"content":{"rendered":"<p>Nonostante quanto canta Francesco Guccini nella <i>Canzone dei dodici mesi<\/i>, la primavera e l\u2019estate del 2011 non ci hanno portato n\u00e9 nuove spighe dorate n\u00e9 \u201cvino e calore\u201d, ma perdite di leadership e preoccupazioni circa il futuro dell\u2019economia internazionale e dell\u2019Unione economica e monetaria (Uem). <\/p>\n<p>Negli Stati Uniti, di fronte alle critiche di un\u2019opposizione sempre pi\u00f9 radicale, l\u2019amministrazione Obama non \u00e8 stata in grado di rilanciare l\u2019economia interna e di diminuire cos\u00ec il tasso di disoccupazione; il conseguente tentativo di farsi largo nei mercati internazionali ha creato tensioni con la Cina e con altri paesi emergenti, che hanno finito per minare la centralit\u00e0 monetaria statunitense e comprometterne la leadership politica. <\/p>\n<p><b>Allarmi eccessivi<\/b><br \/>Sull\u2019altra sponda dell\u2019Atlantico, le cose non sono andate meglio. Di fonte ai tremori della cancelliera Merkel per le reazioni del suo elettore mediano, i paesi \u2018centrali\u2019 dell\u2019Uem hanno lasciato marcire la crisi del debito sovrano negli Stati membri periferici, che \u00e8 sfociata nel contagio di Italia e Spagna. Il risultato \u00e8 stato che la ripresa economica del 2010 si \u00e8 fortemente attenuata nel secondo trimestre del 2011 anche nelle economie pi\u00f9 competitive; e oggi, sotto l\u2019incalzante volatilit\u00e0 dei mercati finanziari, molti economisti prevedono una nuova recessione mondiale (<i>double deep<\/i>).<\/p>\n<p>Ritengo che questi allarmi siano eccessivi. Pur presentando gravi fragilit\u00e0, le due principali aree internazionali hanno fondamentali macroeconomici lontani dai valori critici di inizio 2009; inoltre, anche se gli intermediari finanziari statunitensi restano sotto la minaccia delle difficolt\u00e0 del settore immobiliare e le banche europee sommano vecchie attivit\u00e0 problematiche e titoli pubblici dei paesi a rischio, ambedue i settori finanziari hanno rafforzato la loro capitalizzazione e non sono nella situazione di met\u00e0 2007; infine, sebbene non si sia adeguatamente sfruttata l\u2019opportunit\u00e0 aperta dal G20 di Londra dell\u2019aprile 2009, si \u00e8 progredito in tema di regolamentazione macro- e micro-prudenziale. <\/p>\n<p>Resta il fatto che, per uscire da una crisi profonda come quella del 2007-\u201909 e per non innescare una lunga fase internazionale di stagnazione, risulta ancora necessario attivare iniziative di politica economica nelle aree economicamente avanzate.<\/p>\n<p>Al riguardo, \u00e8 pi\u00f9 facile specificare gli errori da evitare che le priorit\u00e0 da realizzare. Tre punti appaiono, comunque, essenziali. Primo: Stati Uniti e Uem non possono illudersi che la loro crescita futura sia retta dalle esportazioni nette; ogni tentativo del genere \u00e8 destinato a infrangersi sull\u2019insufficiente livello internazionale della domanda aggregata. <\/p>\n<p>Secondo: gli Stati Uniti non possono limitarsi a un nuovo allentamento monetario (il <i>quantitative easing 3<\/i>), che finirebbe per alimentare una bolla nei mercati azionari e per rimpinguare le riserve liquide precauzionali delle imprese; viceversa, come ha sostenuto il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke a Jackson Hole in agosto, essi devono sfruttare i bassi tassi di rendimento dei loro titoli pubblici per attuare nuovi stimoli fiscali nel breve termine e un consolidamento del bilancio pubblico nel medio termine con il supporto di appropriate politiche monetarie. <\/p>\n<p>Terzo: l\u2019Uem deve portare avanti il processo innescato dalle decisioni del Consiglio europeo del 24-25 marzo e del 21 luglio scorsi e dagli interventi della Banca centrale europea (Bce) a sostegno dei titoli italiani e spagnoli di debito pubblico; perch\u00e9 ci\u00f2 sia fattibile, \u00e8 per\u00f2 necessario che gli Stati membri in difficolt\u00e0 realizzino una strategia di crescita e di aggiustamento dei loro bilanci pubblici e che i paesi \u2018forti\u2019 tornino ad apprezzare i guadagni netti della loro appartenenza a un\u2019unione monetaria.<\/p>\n<p><b>Percorso a tappe<\/b><br \/>Le precedenti considerazioni indicano che, se superasse le sue attuali difficolt\u00e0, l\u2019Uem potrebbe svolgere un ruolo essenziale per una positiva evoluzione dell\u2019economia internazionale. Si tratta, quindi, di superare l\u2019attuale crisi dei debiti sovrani dei paesi periferici e di rendere gestibili i divari di competitivit\u00e0 fra tali paesi e gli Stati membri pi\u00f9 \u2018forti\u2019.<\/p>\n<p>L\u2019avvio del \u201cSemestre europeo\u201d nel 2011 e le decisioni, assunte dal Consiglio europeo di tre mesi dopo, hanno gettato le basi per l\u2019armonizzazione fiscale e per il coordinamento macroeconomico nell\u2019ambito dell\u2019Uem. <\/p>\n<p>Il nuovo Patto di stabilit\u00e0 e crescita, la prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici, la riduzione dei divari di competitivit\u00e0 mediante il Patto \u201ceuro plus\u201d e il rafforzamento del meccanismo di stabilizzazione dei debiti sovrani hanno costituito importanti passi di <i>governante<\/i> in questa direzione.<\/p>\n<p>Eppure, nel successivo mese di aprile, si \u00e8 verificato un incremento delle tensioni negli <i>spread<\/i> fra i titoli pubblici dei diversi membri dell\u2019Unione economica e monetaria. <\/p>\n<p>Il Consiglio europeo del 21 luglio scorso ha poi varato un nuovo programma di aiuti per la Grecia caratterizzato da clausole pi\u00f9 favorevoli, ha esteso una parte di tali condizioni ai precedenti aiuti in favore di Irlanda e Portogallo; soprattutto esso ha creato un presidio di unificazione fiscale, prevedendo che il meccanismo temporaneo di sostegno (Efsf) cos\u00ec come il futuro meccanismo permanente (Esm) possano acquistare &#8211; sia all\u2019emissione che nei mercati secondari &#8211; titoli pubblici dei paesi in difficolt\u00e0 e garantire i corrispondenti titoli gi\u00e0 acquistati dalla Bce. <\/p>\n<p>Eppure, nelle settimane successive il contagio si \u00e8 esteso a Spagna e Italia. Come gi\u00e0 accennato, ci\u00f2 ha richiesto un massiccio acquisto di titoli di questi due paesi da parte dell\u2019Bce (circa 40 miliardi di euro in tre settimane) e ha indotto una sorta di commissariamento del governo italiano; il che ha determinato un ulteriore salto nel processo di unificazione fiscale dell\u2019Uem.<\/p>\n<p>Il peggioramento o la persistenza della volatilit\u00e0 nei mercati finanziari e delle tensioni nei mercati dei titoli pubblici europei mostrano, per\u00f2, che tali progressi non sono sufficienti per fronteggiare i problemi dell\u2019area monetaria europea. <\/p>\n<p>Per attenuare l\u2019incertezza e indurre cos\u00ec un\u2019inversione delle negative aspettative internazionali, mancano due ingredienti: (i) credibili dimostrazioni che i paesi in difficolt\u00e0, \u2018troppo grandi per essere salvati\u201d,  sapranno irrobustire il loro potenziale di crescita e porre sotto controllo i loro bilanci pubblici; (ii) un \u2018segnale\u2019 forte da parte dell\u2019Uem che le iniziative, gi\u00e0 decise, saranno realizzate in tempi brevi e rappresentano tappe irreversibili verso l\u2019unificazione fiscale dell\u2019area monetaria. <\/p>\n<p><b>Nodo Italia<\/b><br \/>L\u2019inconcludente discussione sugli emendamenti al decreto legge, varato dal nostro governo a met\u00e0 agosto, pone in luce che l\u2019anello debole rispetto al punto (i) \u00e8 rappresentato dall\u2019Italia; le incertezze, temporali e sostanziali, nell\u2019attuazione delle decisioni assunte dai Consigli europei di marzo e luglio scorsi sottolineano che il problema rispetto al punto (ii) \u00e8 la mancanza di leadership politica da parte della Germania e degli altri paesi \u2018forti\u2019. Il rischio \u00e8 che queste due debolezze interagiscano e finiscano per alimentare un \u2018circolo vizioso\u2019, il cui  esito sarebbe la distruzione dell\u2019Uem e &#8211; quindi &#8211; dell\u2019Unione europea. <\/p>\n<p>Per evitare un fallimento di tale portata e la connessa marginalizzazione di tutti i paesi europei, \u00e8 necessaria una discontinuit\u00e0. Le resistenze tedesche all\u2019emissione di <i>eurobond<\/i>, che siano garantiti in modo congiunto da tutti gli Stati membri e che siano scambiati con i titoli pubblici nazionali su base volontaria e mediante un\u2019asta di mercato (per esempio, una \u201dasta inversa\u201d), sono nel breve termine insuperabili. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora non disegnare un percorso istituzionale che, con impegni e tempi ben definiti e compressi, costruisca le istituzioni europee e le tappe intermedie utili a superare queste resistenze? Un\u2019effettiva e realistica applicazione del Semestre europeo e del nuovo \u201cPatto di stabilit\u00e0 e crescita\u201d impedirebbero, ad esempio, comportamenti quali quelli seguiti dal governo italiano nella seconda met\u00e0 del mese di agosto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante quanto canta Francesco Guccini nella Canzone dei dodici mesi, la primavera e l\u2019estate del 2011 non ci hanno portato n\u00e9 nuove spighe dorate n\u00e9 \u201cvino e calore\u201d, ma perdite di leadership e preoccupazioni circa il futuro dell\u2019economia internazionale e dell\u2019Unione economica e monetaria (Uem). 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