{"id":18460,"date":"2011-09-06T00:00:00","date_gmt":"2011-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sgambetto-bielorusso-al-disarmo-nucleare\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:54","slug":"sgambetto-bielorusso-al-disarmo-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/sgambetto-bielorusso-al-disarmo-nucleare\/","title":{"rendered":"Sgambetto bielorusso al disarmo nucleare"},"content":{"rendered":"<p>Con la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, di cui ricorre in questi giorni il ventesimo anniversario, si celebra anche la conclusione della guerra fredda, dell\u2019incubo di un confronto Est-Ovest con la forte riduzione del rischio di un conflitto nucleare in Europa. Si d\u00e0 oggi per scontato che la Russia avesse allora ereditato il seggio permanente dell\u2019Urss al Consiglio di Sicurezza e che divenisse l\u2019unico successore al titolo all\u2019arma atomica che il Trattato di non-proliferazione nucleare (Tnp) concedeva all\u2019Unione Sovietica, assieme a Stati Uniti, Cina, Francia e Regno Unito.<\/p>\n<p><b>Status nucleare<\/b><br \/>Le cose sarebbero potute andare diversamente. Al momento del disfacimento dell\u2019impero sovietico, altri tre stati sorti dallo smembramento dell\u2019Urss, ovvero Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan, si trovavano a possedere, oltre alla Russia, l\u2019arma nucleare. Essi ospitavano centri di produzione, di schieramento, e di sperimentazione e lancio di sistemi nucleari. Forte era la tentazione di auto-proclamarsi potenze nucleari visto che i nuovi stati non erano formalmente vincolati al Tnp.<\/p>\n<p>Tali vicende vennero discusse in un convegno organizzato tre anni fa a Varsavia, dall\u2019Istituto polacco di affari internazionali, l\u2019attivissimo Pism. In quell\u2019occasione vennero alla luce le scelte drammatiche che dovettero fare i dirigenti dell\u2019epoca. Alcuni dei protagonisti di tale avvenimento, ed in particolare l\u2019ex ministro degli Esteri ucraino, Tarasyuk, e l\u2019ex capo dello Stato della Bielorussia Shushkevich erano presenti all\u2019incontro. <\/p>\n<p> Furono evocate le forti pressioni interne cui erano stati sottoposti i dirigenti di tali paesi affinch\u00e9 non rinunciassero allo status nucleare che, di fatto, avevano ereditato. Altrettanto energiche furono le pressioni esterne, Stati Uniti ed Europa <i>in primis<\/i>, affinch\u00e9 essi aderissero invece al Tnp come stati \u201c non militarmente nucleari\u201d.<\/p>\n<p><b>Ritorsione<\/b><br \/>Prevalsero gli argomenti dei paesi occidentali che avevano allora in mano le chiavi politico-economiche della viabilit\u00e0 di tali paesi. La scelta non era scontata, ed il Tnp si sarebbe ulteriormente indebolito se i tre paesi si fossero aggiunti all\u2019India, al Pakistan e ad Israele in quanto dotati, di fatto, di capacit\u00e0 militari nucleari. <\/p>\n<p>Con la saggia decisione delle tre ex Repubbliche sovietiche di aderire al Tnp come stati non nucleari, si consolid\u00f2 il principio della reversibilit\u00e0 del possesso dell\u2019arma nucleare gi\u00e0 precedentemente stabilito dal Sudafrica di Nelson Mandela, che si disfece dell\u2019arsenale che il regime dell\u2019apartheid era riuscito a procurarsi.<\/p>\n<p>A fronte di questo processo virtuoso, desta quindi sorpresa e preoccupazione il recente annuncio del governo della Bielorussia del congelamento, per ritorsione alle ultime sanzioni Usa nei confronti di Minsk, del processo di riduzione del materiale fissile ancora in possesso di tale paese come era stato convenuto in un accordo bilaterale sottoscritto lo scorso anno con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Si tratta in particolare di uranio altamente arricchito, che serve a fabbricare testate nucleari. Proprio quel materiale di cui la comunit\u00e0 internazionale desidera disfarsi nel quadro di un processo di rafforzamento della sicurezza nucleare lanciato nel 2009 dal Presidente Usa Barack Obama. Da anni a Ginevra si sta anche lavorando per proibirne la produzione da parte dei paesi militarmente nucleari. L\u2019Italia ha guidato tale esercizio dal 1997.<\/p>\n<p><b>Tra Russia e Ue<\/b><br \/>A differenza dell\u2019Iran, la Bielorussia non possiede una capacit\u00e0 autonoma di produzione. Ma l\u2019Iran non risulta esser andato oltre un arricchimento al 20%, la soglia al di l\u00e0 della quale l\u2019uranio arricchito acquista criticit\u00e0. Il possesso di materiale cos\u00ec altamente arricchito \u00e8 incompatibile con il Trattato di non-proliferazione. La decisione delle autorit\u00e0 di Minsk, costituisce un ulteriore vulnus al Tnp gi\u00e0 eroso dalla politica nucleare iraniana, dalle esplosioni nucleari effettuate negli ultimi anni da India, Pakistan e Corea del Nord, dalla mancata adesione di Isreale e dal passo lento con cui sta procedendo il disarmo nucleare.<\/p>\n<p>Purtroppo il Tnp non dispone di meccanismi propri per affrontare una situazione del genere. La prossima Conferenza di riesame del Trattato, unico strumento atto a monitorarne l\u2019applicazione, si terr\u00e0 solo tra quattro anni. Nel frattempo si pu\u00f2 fare ben poco poich\u00e9 a tale carenza del Trattato non si \u00e8 dato ancora rimedio. \u00c8 da auspicare che la decisione di Minsk possa nel frattempo esser affrontata in sede dell\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea) ed alla prossima Assemblea generale dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>La Russia, paese depositario e storico tutore del Tnp dovrebbe intervenire. A fronte dell\u2019impatto che la decisione di Minsk ha sulla sicurezza europea, anche l\u2019Unione europea, che vede nella non-proliferazione uno dei pilastri della sua politica estera e di sicurezza, dovr\u00e0 far sentire la propria voce quanto prima.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, di cui ricorre in questi giorni il ventesimo anniversario, si celebra anche la conclusione della guerra fredda, dell\u2019incubo di un confronto Est-Ovest con la forte riduzione del rischio di un conflitto nucleare in Europa. 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