{"id":18470,"date":"2011-09-06T00:00:00","date_gmt":"2011-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/allarme-sul-programma-spaziale-europeo\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:54","slug":"allarme-sul-programma-spaziale-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/allarme-sul-programma-spaziale-europeo\/","title":{"rendered":"Allarme sul programma spaziale europeo"},"content":{"rendered":"<p>La Commissione europea ha recentemente pubblicato la proposta di piano di finanziamento pluriennale (<i>Multiyear Financial Framework<\/i>, Mff) per l\u2019attuazione di politiche comunitarie con bilancio dell\u2019Ue per un arco temporale di sette anni, dal 2014 al 2020. Escludendo dal piano uno dei programmi spaziali faro dell\u2019Unione, la Commissione ha lanciato l\u2019allarme anche sul finanziamento del programma spaziale europeo. <\/p>\n<p><b>Programma faro <\/b><br \/>Questo piano di finanziamento \u00e8 il primo ad essere stato proposto dopo l\u2019entrata in vigore del trattato di Lisbona, che riconosce lo spazio quale nuova politica dell\u2019Unione. Non a caso, la proposta finanziaria della Commissione presenta interessanti spunti di riflessione anche sulle attivit\u00e0 spaziali.<\/p>\n<p>Innanzitutto la Commissione conferma quello che ormai da qualche anno era emerso chiaramente nei circuiti decisionali e di riflessione: la sua difficolt\u00e0 a finanziare e gestire grandi programmi scientifici come <i>Global monitoring for environment and security <\/i>(Gmes). Questi programmi risultano sproporzionatamente dispendiosi per il bilancio dell\u2019Unione e spesso, per loro natura, comportano ritardi e costi che si protraggono ben oltre i sette anni. Un sistema non sostenibile per la Commissione, che vuole quindi trovare proposte alternative. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 spiega l\u2019idea di inserire il programma faro dell\u2019Unione per il monitoraggio ambientale e l\u2019osservazione della terra, Gmes, sotto un capitolo \u201c<i>esterno al Mff<\/i>\u201d. La Commissione dunque non disporr\u00e0 del suo bilancio pluriannuale per continuare il finanziamento di Gmes, che \u00e8 ormai in fase pre-operativa, e passer\u00e0 la palla agli Stati membri. Dovrebbero essere questi ultimi, dunque, a finanziare Gmes su base nazionale e volontaria, liberi di decidere se e quante risorse dedicare, sulla base del suggerimento europeo di mettere a disposizione almeno 843 milioni di euro l\u2019anno, per un totale di 5.841 milioni di euro complessivi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa innanzitutto che l\u2019Ue rinuncia &#8211; in quanto entit\u00e0 politica e giuridica &#8211; al finanziamento di un suo programma e forse, in futuro, anche alla sua gestione. In secondo luogo, in questo modo non viene garantito un finanziamento pluriennale, mettendo a rischio la prosecuzione stessa del programma (per cui si sono gi\u00e0 spesi diversi miliardi di euro) in un periodo economicamente difficile per i membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>Tattica o strategia<\/b><br \/>L\u2019Agenzia spaziale europea (Esa), cofinanziatore e agenzia di sviluppo di Gmes, ha reagito con sorpresa e malcontento. Invita i governi nazionali a chiedere congiuntamente alla Commissione di rivedere la sua proposta. Secondo alcuni, per\u00f2, la Commissione si sarebbe servita del Mff per richiamare l\u2019attenzione su una concreta difficolt\u00e0 dell\u2019Ue a proseguire su questa strada. Lo scopo potrebbe essere quello di fare pressione su Parlamento e Consiglio per una riforma del sistema di gestione e finanziamento dei grandi programmi, che per loro natura mal si inseriscono nell\u2019attuale programma di investimenti.<\/p>\n<p>Fa eccezione l\u2019altro programma faro, Galileo, che per il momento rimane invece inserito nel bilancio dell\u2019Ue: sette miliardi per sette anni. Galileo (a differenza di Gmes, composto anche da assetti nazionali) \u00e8 di sola propriet\u00e0 dell\u2019Unione. Nel Mff la Commissione invita comunque a riflettere su un futuro modello di <i>governance <\/i>che renda possibile il finanziamento nel lungo periodo della sua fase operativa (oltre il 2020). <\/p>\n<p>Indipendentemente dal giudizio sul metodo, la Commissione ha ragione nel voler dare l\u2019allarme sulla questione.<\/p>\n<p><b>Futuro incerto <\/b><br \/>Con il trattato di Lisbona, infatti, l\u2019Unione ha consolidato le sue ambizioni di attore spaziale. Con gli articoli 4(3) e 189 del trattato, l\u2019Unione ha la base giuridica e politica per occuparsi di spazio in tutte le sue dimensioni. Affinch\u00e9 tali principi non restino lettera morta, l\u2019Unione sviluppa un programma spaziale che, una volta definito in coerenza con la Politica spaziale emanata nel 2007, dovr\u00e0 essere messo in atto. Un adeguato finanziamento pluriennale \u00e8 perci\u00f2 inevitabile.<\/p>\n<p>Qualsiasi sia la futura e tanto invocata architettura del finanziamento, essa dovrebbe prevedere una linea di bilancio appositamente dedicata allo spazio. Solo cosi l\u2019Unione potr\u00e0 sviluppare nuovi programmi a nome dell\u2019Unione, e non dell\u2019insieme di alcuni paesi.<\/p>\n<p><b>Pubblico, privato o entrambi?<\/b><br \/>Le ipotesi per il futuro sono diverse: da un lato si pu\u00f2 pensare ad un finanziamento puramente pubblico, come lo \u00e8 stato finora. Se si decide di percorrere tale strada, alcune domande dovranno trovare risposta: l\u2019Unione ha le risorse necessarie per farlo? Come si posizioner\u00e0 l\u2019Esa in tale constesto?<\/p>\n<p>Se l\u2019Esa dovesse divenire un\u2019agenzia dell\u2019Unione, sarebbe lecito immaginare l\u2019assorbimento del bilancio Esa (composto, oggi, dalla somma delle risorse messe a disposizione dalle agenzie spaziali nazionali) in quello dell\u2019Ue. Ma questo significherebbe rinunciare in tutto o in parte al principio di \u201cgiusto ritorno\u201d applicato dall\u2019Esa e rinnegato dall\u2019Unione, sapendo che \u00e8 proprio tale principio ad attirare le quote di finanziamento. <\/p>\n<p>Se invece l\u2019Esa dovesse restare, come \u00e8 oggi, un\u2019organizzazione indipendente, allora la Commissione dovrebbe chiedersi secondo quali criteri e procedure l\u2019Esa potr\u00e0 ( e vorr\u00e0) co-finanziare alcuni o tutti i programmi spaziali europei.<\/p>\n<p>L&#8217;altra ipotesi sarebbe di puntare sullo sfruttamento commerciale delle applicazioni spaziali nella speranza che i settori raggiungano il massimo livello di auto-finanziamento possibile, con un forte coinvolgimento dei privati. <\/p>\n<p>La tendenza a privatizzare le telecomunicazioni \u00e8 gi\u00e0 in atto in alcuni paesi europei, in diverse forme. Anche se la convenienza economica, operativa e strategica di questa scelta \u00e8 tutta da dimostrare, \u00e8 noto che alcuni settori tecnologicamente e commercialmente maturi, come le telecomunicazioni, possono sopravvivere, mentre altri no. <\/p>\n<p>L\u2019osservazione della terra inizia ad aprirsi un mercato commerciale, ma siamo ancora lontani dall\u2019autofinanziamento. Inoltre, se i principi evocati dalla Commissione circa l\u2019accesso libero e gratuito da parte di tutti ai servizi delle \u201cSentinelle\u201d dovesse riconfermarsi nella <i>data policy <\/i>di Gmes, come pensa la Commissione di finanziare le future \u201cSentinelle\u201d? Certamente non con i ricavi commerciali che essa stessa ha voluto escludere.<\/p>\n<p>Lo stesso vale per la navigazione, settore in cui il Gps americano ha il monopolio. Il settore dei lanciatori, poi, \u00e8 ancora pi\u00f9 lontano dall\u2019essere auto-sostenibile. Un rapido sguardo al mercato mette subito in evidenza la necessit\u00e0 del sostegno pubblico, specialmente se si considerano le condizioni dei competitori sulla scena globale. <\/p>\n<p>Tra questi due estremi altre soluzioni possono essere trovate, sulla base di un equilibrio tra pubblico e privato che sia conveniente, efficiente, ma che lasci comunque spazio all\u2019Unione in quanto attore spaziale, come sottolineato dal trattato di Lisbona. La negativa esperienza di partnership pubblica di Galileo fornisce all\u2019Unione materiale di riflessione per cercare di nuovo partenariati misti. <\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: temi chiave come il rapporto istituzionale tra Ue ed Esa, o il finanziamento a lungo termine di programmi complessi, devono tornare ad essere affrontati in tempi abbastanza rapidi. Il trattato di Lisbona, infatti, non ha complicato le cose: ha fatto solo venire i nodi al pettine.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Commissione europea ha recentemente pubblicato la proposta di piano di finanziamento pluriennale (Multiyear Financial Framework, Mff) per l\u2019attuazione di politiche comunitarie con bilancio dell\u2019Ue per un arco temporale di sette anni, dal 2014 al 2020. 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