{"id":1850,"date":"2006-09-06T00:00:00","date_gmt":"2006-09-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-declino-della-leadership-americana\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:20","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:20","slug":"il-declino-della-leadership-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/09\/il-declino-della-leadership-americana\/","title":{"rendered":"Il declino della leadership americana"},"content":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce nei risultati di questa quinta serie di <a href=\" http:\\www.affarinternazionali.itDocumentiTT06 ITA.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Transatlantic Trends <\/u><\/b><\/a> &#8211; senza per\u00f2 sorprendere troppo, forse, gli osservatori pi\u00f9 smaliziati \u2013 \u00e8 il fatto che le vere divisioni negli orientamenti degli intervistati non si situano tanto fra europei e americani: le differenze forse pi\u00f9 profonde si registrano infatti piuttosto all\u2019interno del pubblico americano, essenzialmente fra repubblicani e democratici. Che si tratti dell\u2019opportunit\u00e0 (e dell\u2019utilit\u00e0) di ricorrere alla forza militare, dell\u2019equilibrio da mantenere fra lotta al terrorismo e tutela dei diritti individuali, o della compatibilit\u00e0 o meno fra Islam e democrazia, la vera polarizzazione \u00e8 fra la maggioranza degli europei e la parte degli americani che si definisce \u201crepubblicana\u201d.<\/p>\n<p>\tC\u2019\u00e8 del resto uno scarto notevole (quasi venti punti percentuali) fra la fiducia degli europei nell\u2019amministrazione Bush \u2013 bassissima \u2013 e quella nella leadership americana in generale, la cui desiderabilit\u00e0 pure \u00e8 scesa drammaticamente dal 2002: \u00e8 auspicata da una maggioranza relativa degli intervistati solo in Olanda, Romania e Gran Bretagna. E questa situazione pare ripercuotersi ora anche sulla Nato: per la prima volta da quando viene condotto il sondaggio, infatti, l\u2019appoggio all\u2019Alleanza \u2013 pur restando maggioritario &#8211; risulta pi\u00f9 forte negli Usa che in Europa, dove \u00e8 sceso soprattutto in paesi tradizionalmente \u201catlantisti\u201d come Germania, Polonia e Turchia. Curiosamente, anzi, il solo paese europeo in cui la popolarit\u00e0 Nato conosce un recupero marginale \u00e8 la Francia. Viene quasi da chiedersi &#8211; anche in vista dell\u2019importante Consiglio Atlantico di novembre a Riga &#8211; se questi spostamenti non siano in qualche modo legati anche a ci\u00f2 che l\u2019Alleanza oggi fa (o non fa) in Europa e altrove.<\/p>\n<p><b>Francia pi\u00f9 decisa, ma Turchia in bilico<\/b><br \/>Le sole questioni su cui persiste una chiara divergenza di opinioni fra europei e americani sono la gravit\u00e0 da attribuire al surriscaldamento del pianeta, e i mezzi preferibili con cui convincere l\u2019Iran a rinunciare all\u2019arma atomica: il 36 % degli americani indica infatti sanzioni finanziarie e commerciali, il 46 % degli europei incentivi economici. Ma anche queste non sono vere sorprese, come nome non lo \u00e8 la riluttanza europea a ricorrere all\u2019uso della forza militare, sia in generale che in caso di fallimento della democrazia. Spicca semmai, in ambito Ue, la maggiore disponibilit\u00e0 in questo senso dei francesi, quanto meno nei confronti di Teheran (e comunque prima della guerra in Libano). Al contrario, il pubblico turco appare sempre pi\u00f9 tiepido nei confronti sia degli Usa che dell\u2019Ue, e simpatizza invece sempre pi\u00f9 per l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Fino a che punto le percezioni dei cittadini possono o devono influenzare quelle dei loro dirigenti? E quale \u00e8 la leadership migliore: quella che vuol essere in sintonia con l\u2019opinione pubblica, o quella che intende resisterle? Difficile dare una risposta univoca, che probabilmente non c\u2019\u00e8. Ma proprio per questo \u00e8 interessante confrontare gli orientamenti dei cittadini con quelli delle \u00e9lite comunitarie &#8211; i funzionari Ue e i parlamentari europei (che si situano un p\u00f2 a met\u00e0 strada fra cittadini e funzionari) \u2013 rilevati nel sondaggio Circap, condotto pi\u00f9 o meno nello stesso periodo e con le stesse domande, e con una copertura &#8220;nazionale&#8221; quasi identica.<\/p>\n<p><b>Un ministro degli Esteri per l&#8217;Europa?<\/b><br \/>Gli aspetti che saltano pi\u00f9 agli occhi sono tre. Primo, parlamentari e funzionari europei sono molto pi\u00f9 \u201catlantisti\u201d dei cittadini, vuoi nel considerare desiderabile la leadership di Washington (ma non di Bush, che si salva in parte solo fra gli eurodeputati), vuoi nel ritenere ancora fondamentale la Nato. Secondo, soprattutto i funzionari Ue tendono a sdrammatizzare sia le minacce alla sicurezza collettiva (Iran nucleare, terrorismo, fondamentalismo islamico, immigrazione) che la prospettiva di un futuro ingresso della Turchia nell\u2019Ue. Terzo, rispetto ai cittadini, i dirigenti Ue appaiono pi\u00f9 disponibili a imporre sanzioni politiche e a sostenere dissidenti e societ\u00e0 civile per promuovere la democrazia, ma ancora pi\u00f9 scettici sul ricorso alle sanzioni economiche e alla forza militare.<\/p>\n<p>Difficile, appunto, stabilire se queste differenze di giudizio fra \u00e9lite e cittadini europei siano indicatori di un presunto \u201cdeficit democratico\u201d nell\u2019Ue, ovvero normali sfumature legate al diverso livello di informazione e di responsabilit\u00e0 degli intervistati. Su una questione, tuttavia, eletti, elettori e burocrati concordano ampiamente (le percentuali vanno dal 70 % fra i cittadini al 96 fra i funzionari): l\u2019Unione deve avere un suo \u201cministro degli Esteri\u201d e dargli l\u2019autorit\u00e0 per agire. Non ci sono alibi, insomma: l\u2019anno prossimo, quando nell\u2019Ue si ricomincer\u00e0 a discutere di riforme istituzionali, il confronto non dovr\u00e0 e non potr\u00e0 &#8211; almeno su questo punto &#8211; ripartire da zero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce nei risultati di questa quinta serie di Transatlantic Trends &#8211; senza per\u00f2 sorprendere troppo, forse, gli osservatori pi\u00f9 smaliziati \u2013 \u00e8 il fatto che le vere divisioni negli orientamenti degli intervistati non si situano tanto fra europei e americani: le differenze forse pi\u00f9 profonde si registrano infatti piuttosto all\u2019interno del pubblico [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1850"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1850"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1850\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67068,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1850\/revisions\/67068"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1850"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1850"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1850"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}