{"id":18500,"date":"2011-09-09T00:00:00","date_gmt":"2011-09-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/perche-riconoscere-lo-stato-palestinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:53","slug":"perche-riconoscere-lo-stato-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/perche-riconoscere-lo-stato-palestinese\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 riconoscere lo stato palestinese"},"content":{"rendered":"<p>La Palestina ha recentemente chiesto alle Nazioni Unite di diventare membro dell\u2019organizzazione ed essere riconosciuta come uno stato sovrano, all\u2019interno dei confini stabiliti nel 1967. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga il Consiglio di sicurezza si deve preliminarmente esprimere in senso favorevole, con almeno nove voti e nessun veto. Gli Stati Uniti hanno reso noto che porranno il veto. A meno che non cambino idea, il riconoscimento della Palestina come stato sovrano \u00e8 perci\u00f2 escluso. <\/p>\n<p>Nondimeno, l\u2019Assemblea generale, indipendentemente dal Consiglio di sicurezza, pu\u00f2 riconoscere la Palestina, come \u201cstato non membro\u201d,  cio\u00e8 lo status che hanno avuto il  Vaticano e la Svizzera nella transizione allo status di membro effettivo. Uno status che nei fatti accresce le opzioni della Palestina nell\u2019organizzazione, fino a consentirle di essere rappresentata nelle agenzie specializzate dell\u2019Onu <\/p>\n<p><b>Incoerenza e declino<\/b><br \/>La risoluzione dell\u2019Assemblea pu\u00f2 anche riconoscere la Palestina come stato a pieno titolo, ma il riconoscimento \u00e8 valido solo per chi lo ha votato. Il riconoscimento dell\u2019Assemblea \u00e8 quindi limitato giuridicamente, ma sul piano politico sarebbe certamente un successo. Occorre, tuttavia, aggiungere che neppure il riconoscimento dell\u2019Assemblea \u00e8 scontato, poich\u00e9 ci sono degli stati che stanno manifestando incertezza o contrariet\u00e0, come alcuni paesi dell\u2019Europa orientale. Quindi, mentre il pieno riconoscimento appare escluso, quello dell\u2019Assemblea \u00e8 incerto.<\/p>\n<p>Su questo sfondo, il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha dichiarato che il governo non appogger\u00e0 la richiesta della Palestina. Anche altri stati dell\u2019Unione europea non l\u2019appoggeranno. L\u2019Ue, invero, ha seguito una linea che storicamente la dovrebbe portare al riconoscimento dello stato palestinese, che va dalla Dichiarazione di Venezia alle risoluzioni approvate dai Consigli europei del dicembre 2009 e 2010.<\/p>\n<p>Non che queste ultime risoluzioni abbiano articolato delle decisioni specifiche in merito, ma il senso generale di quel tanto di politica comunitaria che ne \u00e8 emersa riconosce il carattere di stato della Palestina, ferme restando tutte le questioni che afferiscono ai rapporti con Israele e la necessit\u00e0 di negoziarle. L\u2019Unione europea andando al voto in ordine sparso dar\u00e0 conferma del suo declino.<\/p>\n<p>Il riconoscimento della Palestina come stato non risolve il conflitto e quindi lascia intatto il negoziato necessario a risolverlo e i suoi pi\u00f9 che noti problemi. Non \u00e8 vero che la mossa palestinese \u00e8 una mossa unilaterale che mette a rischio il processo di pace (a parte il fatto che il processo di pace \u00e8 stato definitivamente ucciso dallo sciovinismo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dalla debolezza del presidente Usa Barack Obama). Ovviamente, il carattere di stato che la Palestina assumerebbe, darebbe al governo palestinese pi\u00f9 consistenza e autorit\u00e0 nel negoziato. <\/p>\n<p><b>Rischio intifada<\/b><br \/>Un negoziato fra due entit\u00e0 statali avrebbe una diversa dinamica e un diverso peso nel contesto della comunit\u00e0 internazionale. Non c\u2019\u00e8 dubbio che il diffuso sostegno di cui i palestinesi godono nel mondo si consoliderebbe ulteriormente se la Palestina fosse un membro a pieno titolo dell\u2019Onu. Questo maggior peso della Palestina e dell\u2019appoggio alla Palestina da parte della comunit\u00e0 internazionale impedirebbe l\u2019arbitrariet\u00e0 con la quale Israele ha condotto i rapporti con i palestinesi, senza nulla togliere alle ragioni di Israele e ai suoi obiettivi negoziali.<\/p>\n<p>Che cosa accadr\u00e0 se la richiesta della Palestina non verr\u00e0 accolta? Se verr\u00e0 almeno soddisfatta la richiesta di un accrescimento dello status da parte dell\u2019Assemblea dell\u2019Onu, la dirigenza palestinese avr\u00e0 spuntato un successo tattico che potr\u00e0 giocarsi nell\u2019ambito dei rapporti inter-palestinesi. Ma la risposta negativa che il Consiglio di sicurezza si appresta a dare alla loro domanda principale potrebbe avere conseguenze negative nella regione e nei rapporti fra l\u2019Occidente e la regione. <\/p>\n<p>La frustrazione dei palestinesi, ai quali sono stati fatti tanti complimenti per il rafforzamento dello stato intrapreso dal primo ministro del governo di Unit\u00e0 nazionale, Salam Fayyad (su cui le principali testate americane due anni fa scrivevano come fosse l\u2019\u201duomo della provvidenza\u201d), sar\u00e0 molto forte. Il potere del presidente dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp), Mahmud Abbas, si indebolir\u00e0 ancora di pi\u00f9 sia tra i palestinesi che all\u2019esterno, con ovvie ripercussioni nei rapporti con Hamas. <\/p>\n<p>Da molte parti si dice che potrebbe esserci una terza intifada, favorita dalle condizioni di instabilit\u00e0 regionale che prevalgono nel quadro della terribile crisi dell\u2019autoritarismo arabo in corso. Gli stati arabi confinanti con Israele potrebbero strumentalizzare la crisi palestinese per scaricare le tensioni interne, com\u2019\u00e8 recentemente accaduto al confine fra Israele e Siria. Una terza intifada potrebbe anche essere provocata e guidata dall\u2019esterno. \u00c8 difficile invece che non accada nulla.<\/p>\n<p><b>Orme del passato<\/b><br \/>La primavera o rivolta araba, che come abbiamo appena detto \u00e8 una crisi profonda dell\u2019autoritarismo arabo, gi\u00e0 accenna a tradursi in una rinnovata spinta nazionalista. L\u2019Occidente ha visto le rivolte arabe solo come uno sviluppo interno ai singoli paesi e alcuni &#8211; specialmente nella destra israeliana &#8211; hanno sottolineato che questo sommovimento mostrava la definitiva obsolescenza strategica della questione palestinese.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la rivolta araba non \u00e8 solo un processo politico interno, ma \u00e8 uno sviluppo che mette in questione i vecchi  equilibri arabi e mediorientali, suscitando nuove forze, ma anche resuscitandone vecchie. Queste forze potrebbero riconsegnare al conflitto israelo-palestinese e a quello israelo-arabo la centralit\u00e0 che aveva perso e la possibilit\u00e0 di venir finalmente risolto, che in un\u2019et\u00e0 che ormai sembra lontanissima era riaffiorata.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e l\u2019Unione europea farebbero bene a seguire le orme del loro passato e votare per il riconoscimento della Palestina, impegnandosi contestualmente a svolgere nel negoziato il ruolo che hanno sempre lasciato ai soli Stati Uniti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Palestina ha recentemente chiesto alle Nazioni Unite di diventare membro dell\u2019organizzazione ed essere riconosciuta come uno stato sovrano, all\u2019interno dei confini stabiliti nel 1967. Perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga il Consiglio di sicurezza si deve preliminarmente esprimere in senso favorevole, con almeno nove voti e nessun veto. 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