{"id":18550,"date":"2011-09-14T00:00:00","date_gmt":"2011-09-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/usa-e-ue-uniti-contro-il-terrorismo-divisi-sulle-guerre\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:52","slug":"usa-e-ue-uniti-contro-il-terrorismo-divisi-sulle-guerre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/usa-e-ue-uniti-contro-il-terrorismo-divisi-sulle-guerre\/","title":{"rendered":"Usa e Ue uniti contro il terrorismo, divisi sulle guerre"},"content":{"rendered":"<p>Dieci anni di guerra al terrorismo, talora controversa nei metodi, dopo l\u2019attacco all\u2019America dell\u201911 Settembre 2001, non hanno affatto scavato un solco tra americani ed europei. Anzi, volont\u00e0 di contrastare le minacce alla sicurezza e necessit\u00e0 di combattere il terrore restano largamente condivise: il 68% degli americani e il 73% degli europei, in Italia addirittura l\u201981% degli interpellati &#8211; un record &#8211; approvano la strategia adottata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dialogo e fermezza. E non deve stupire che la percentuale di europei sia superiore a quella di americani: nel terzo di americani \u2018contro\u2019, vi sono i nostalgici di George W. Bush, pi\u00f9 forza che dialogo.<\/p>\n<p> <b>Vicini distanti<\/b><br \/>Per altro, americani ed europei si confermano ben distanti sull\u2019inclinazione al ricorso alla guerra per ottenere giustizia: uno spartiacque probabilmente approfondito dalle \u2018guerre di Bush\u2019, specie l\u2019invasione dell\u2019Iraq decisa e condotta al di fuori della legalit\u00e0 internazionale. <\/p>\n<p>Oggi, tre americani su quattro non bocciano la guerra come strumento, contro solo un europeo su tre (e gli italiani, anche qui, sono i pi\u00f9 radicali di tutti: appena il 22% a favore). Un dato che pu\u00f2 forse apparire strano, adesso che si sta per uscire &#8211; \u00e8 un augurio ed anche una sensazione &#8211; dal conflitto in Libia combattuto dagli europei pi\u00f9 che dagli americani, che, dopo serie di raid e una gragnola di missili cruise, si sono sostanzialmente limitati a fornire apporto logistico e tecnologico (aerei cisterna e droni).<\/p>\n<p>Sono indicazioni che emergono da <i>Transatlantic Trends 2011<\/i>, un\u2019indagine annuale che analizza l\u2019opinione pubblica americana ed europea con riferimento allo stato delle relazioni transatlantiche e a varie questioni mondiali di particolare interesse. <i>Transatlantic Trends 2011 <\/i>\u00e8 un progetto congiunto del German Marshall Fund of the United States e della Compagnia di San Paolo, sostenuto da altri istituti di ricerca e enti pubblici europei. <\/p>\n<p>Questa volta, il sondaggio, che ha scadenza annuale, ha coinvolto circa 1000 persone in ciascuno dei 14 Paesi coinvolti: Stati Uniti, da una parte, e Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia, Turchia dall\u2019altra. I dati riferiti all\u2019Unione europea riflettono le opinioni dei 12 paesi membri esaminati.<\/p>\n<p>Le opinioni sono state raccolte tra il 25 maggio al 20 giugno 2011: un periodo che certo pesa sulle risposte perch\u00e9 significativamente vicino all\u2019uccisione, il primo maggio, del capo di al-Qaida Osama bin Laden e nella fase pi\u00f9 incerta e pi\u00f9 controversa del conflitto libico.<\/p>\n<p><b>Nemici pi\u00f9 deboli<\/b><br \/>Ma la lettura e l\u2019analisi dei risultati acquista una forza particolare perch\u00e9 la loro presentazione avviene nel clima del decimo anniversario dell\u201911 Settembre, nell\u2019intrecciarsi di messaggi che hanno segni e significati diversi e talora contrastanti: Obama e i leader dell\u2019Occidente avvertono che la guerra al terrore non \u00e8 ancora vinta, ma dicono che il mondo \u00e8 oggi un posto pi\u00f9 sicuro, anche se non ancora sicuro (\u201dIl nostro paese \u00e8 pi\u00f9 sicuro e i nostri nemici sono pi\u00f9 deboli\u201d \u00e8 una frase del presidente degli Stati Uniti); e, intanto, i servizi di sicurezza temono che l\u2019anniversario stimoli al-Qaida a mostrarsi ancora capace di colpire e risvegli spiriti di emulazione; e il papa denuncia una tragedia \u201caggravata dalla pretesa di agire in nome di Dio\u201d, mentre nulla \u201cpotr\u00e0 mai giustificare atti di terrorismo\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8, oggi, \u201cuna coscienza pi\u00f9 condivisa\u201d della minaccia, afferma il ministro degli esteri italiano Franco Frattini: una coscienza non affidata soltanto ai messaggi di solidariet\u00e0 e di vicinanza pervenuti a migliaia ad Obama (dall\u2019Italia, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi). Ma c\u2019\u00e8 pure una coscienza faticosa e dolorosa, messa a nudo dal Consiglio d\u2019Europa e da altri organismi internazionali, infrangendo un tab\u00f9: nella guerra al terrore, l\u2019Occidente ha spesso accettato il ricorso a metodi che non appartengono alle sue tradizioni illuministiche, liberali, sociali, la tortura, i sequestri (<i>renditions<\/i>), le violazioni dei diritti dell\u2019uomo.<\/p>\n<p> Oggi, l\u2019attenzione e le preoccupazioni degli Stati Uniti e dell\u2019Europa sono pi\u00f9 spostate sull\u2019economia che sulla sicurezza. Obama, a tre giorni dall\u2019anniversario dell\u2019attacco all\u2019America, parla di posti di lavoro e di crescita, mette in campo un piano per l\u2019occupazione da 447 miliardi di dollari e sfida il Congresso ad approvarlo superando le contrapposizioni maggioranza \/ opposizione. <\/p>\n<p>Ma basta un allarme giudicato \u201ccredibile\u201d dalle agenzie di sicurezza a restituire, sia pure per breve tempo e su scala minore, il clima di quei giorni di dieci anni or sono: si cercano \u201cindividui sospetti\u201d, si teme un\u2019autobomba a Washington, il presidente e il segretario di Stato Hillary Clinton parlano di \u201cminaccia credibile\u201d, dietro cui c\u2019\u00e8 al-Qaida, e invitano a \u201craddoppiare gli sforzi\u201d per la sicurezza; e, in Europa, le agenzie d\u2019intelligence consigliano di aumentare vigilanza e sorveglianza sugli obiettivi specifici &#8211; in Italia, pur in assenza di minacce specifiche, tutte le prefetture e le Questure erano state allertate.<\/p>\n<p>Mancava, al coro, la voce di al-Qaida, che s\u2019\u00e8 fatta sentire a celebrazioni avvenute, marted\u00ec 13, con un messaggio del nuovo leader della rete terroristica, l\u2019egiziano Ayman al-Zawahri: un video di un\u2019ora diffuso su internet e intercettato dal sito di monitoraggio anti-rerrorismo <i>Site<\/i>. <\/p>\n<p>La sortita di al-Zawahri tradisce una doppia debolezza: logistico-organizzativa, perch\u00e9 avrebbe avuto ben diverso impatto se fosse stato diffuso alla vigilia dell\u2019anniversario (e non dopo); e politico-analitica, perch\u00e9 mira ad appropriarsi della &#8216;primavera araba&#8217;, che, invece, \u00e8 stata una sconfitta, forse la pi\u00f9 grave, per al-Qaida. <\/p>\n<p>Nel messaggio dal titolo &#8220;L&#8217;alba della vittoria imminente&#8221;, il successore di bin Laden auspica che i movimenti di protesta che hanno rovesciato i vecchi leader stabiliscano in Egitto, Tunisia, Libia il &#8220;vero Islam&#8221;. Il video include un audio di Osama che sarebbe stato registrato prima della sua uccisione, in cui ammonisce gli americani a non &#8220;cadere schiavi&#8221; dei grandi gruppi economici.<\/p>\n<p><b>Dilemma Turchia<\/b><br \/>\u00c8 in questo contesto che vanno collocati i risultati 2011 di <i>Transatlantic Trends<\/i>, che mostrano un aumento della fiducia sia di americani che di europei nella capacit\u00e0 di Obama di contrastare la minaccia terroristica internazionale: dopo il suo insediamento, appena il 45% di americani ed il 67% di europei gli davano credito su questo fronte. Resta, nel quadro d\u2019insieme, l\u2019anomalia della Turchia: solo il 23% dei turchi approva come viene oggi condotta la lotta al terrorismo.<\/p>\n<p>Nell\u2019indagine di <i>Transatlantic Trends <\/i>si ritrovano, inoltre, alcuni temi ricorrenti del sondaggio: ad esempio, che l\u2019Unione europea continua ad auspicare una forte leadership internazionale americana (e viceversa). Il dato medio del 54% di europei favorevoli alla leadership americana \u00e8 per\u00f2 fortemente differenziato: si va da uno spagnolo, o uno slovacco, su tre a 7 olandesi su 10, pi\u00f9 dei britannici (due su tre) &#8211; l\u2019Italia \u00e8 nella media, il 56%.<\/p>\n<p> E la Turchia ne esce fortemente anti-americana: solo un turco su sei sente il richiamo dell\u2019America. La simpatia per gli Stati Uniti resta alta di qua dell\u2019Atlantico: il 72% degli intervistati europei esprime un\u2019opinione positiva degli americani, gli italiani in vetta all\u201981%, con portoghesi e romeni; i francesi in coda al 58%. E i turchi? Loro stanno al 30%, ma ormai non fa notizia. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dieci anni di guerra al terrorismo, talora controversa nei metodi, dopo l\u2019attacco all\u2019America dell\u201911 Settembre 2001, non hanno affatto scavato un solco tra americani ed europei. Anzi, volont\u00e0 di contrastare le minacce alla sicurezza e necessit\u00e0 di combattere il terrore restano largamente condivise: il 68% degli americani e il 73% degli europei, in Italia addirittura [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[102,107,110,134,130],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18550"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18550"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18550\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61947,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18550\/revisions\/61947"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18550"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18550"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18550"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}