{"id":18580,"date":"2011-09-17T00:00:00","date_gmt":"2011-09-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gioco-delle-parti-tra-turchia-e-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:51","slug":"gioco-delle-parti-tra-turchia-e-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/gioco-delle-parti-tra-turchia-e-israele\/","title":{"rendered":"Gioco delle parti tra Turchia e Israele"},"content":{"rendered":"<p>Le relazioni bilaterali tra Turchia e Israele attraversano uno dei momenti pi\u00f9 tormentati della storia recente. La svolta si \u00e8 registrata alla fine di maggio 2010, quando nove cittadini turchi sono stati uccisi da militari israeliani sul naviglio turco Mavi Marmara, mentre con altre sei navi (la \u201cFreedom Flotilla\u201d) provavano a forzare il blocco navale israeliano su Gaza con l\u2019intento dichiarato di portare aiuti umanitari. Da allora Ankara ha deciso di agire unilateralmente su diversi livelli.<\/p>\n<p><b>Inasprimento<\/b><br \/>La Turchia ha recentemente espulso l\u2019ambasciatore israeliano e ridotto la sua rappresentanza diplomatica nel paese ebraico a livello di secondo-segretario. Ha inoltre deciso di sospendere tutti gli accordi commerciali, incluse le storiche collaborazioni nel settore difesa ed <i>intelligence<\/i>, che facevano di Israele il maggiore fornitore di armamenti, nonch\u00e9 primo partner militare dell\u2019esercito turco al di fuori del quadro Nato. <\/p>\n<p>Sul piano delle relazioni internazionali, Ankara ha esplicitamente dichiarato che far\u00e0 di tutto affinch\u00e9 il Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu porti il caso Mavi Marmara davanti alla Corte internazionale di Giustizia. Sul piano militare, infine, il ministro degli esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha prospettato una maggiore presenza della marina militare turca nelle acque dell\u2019Egeo orientale, al fine di garantire una non meglio precisata libert\u00e0 di navigazione.<\/p>\n<p>Gerusalemme, per contro, ha reagito blandamente, forse perch\u00e9 troppo assorbita dai sommovimenti a ridosso dei suoi confini o perch\u00e9 il suo gi\u00e0 elevato grado di isolamento internazionale non permette n\u00e9 contromisure adeguate n\u00e9 un\u2019azione diplomatica di ricucitura ad ampio spettro.<\/p>\n<p>Si \u00e8 dunque giunti a un reale punto di rottura nelle relazioni tra Turchia ed Israele?<\/p>\n<p><b>Pareggio<\/b><br \/>Una settimana fa il quotidiano americano <i>New York Times <\/i>ha pubblicato in anteprima il rapporto della Commissione Palmer, che ha realizzato un\u2019inchiesta per conto dell\u2019Onu sui fatti della Mavi Marmara. Le autorit\u00e0 turche sono rimaste particolarmente deluse dai risultati dell\u2019inchiesta, e li hanno completamente rigettati, cos\u00ec come del resto ha fatto Gerusalemme.<\/p>\n<p>Il rapporto Palmer ha decretato un sostanziale pareggio tra i due contendenti. La Commissione ha condannato il blitz delle forze armate israeliane, definendo sproporzionato il loro uso della forza e sanzionando lo stato ebraico con la richiesta di scuse ufficiali e di un risarcimento ai familiari delle vittime. Ma il rapporto ha anche giudicato legale il blocco navale imposto da Gerusalemme sulla striscia di Gaza, motivato da legittime preoccupazioni di sicurezza nazionale per Israele, e dunque, ancorch\u00e9 non esplicitamente, illegale l\u2019azione del naviglio turco.<\/p>\n<p>Sentenza salomonica, dunque, o forse pilatesca che ha naturalmente deluso le aspettative dei turchi. Ma quanto sono realistiche le parole minacciose e sempre pi\u00f9 agguerrite che Ankara leva da molti mesi nei confronti di Gerusalemme?<\/p>\n<p><b>Pragmatismo<\/b><br \/>Una situazione analoga si era verificata  nel gennaio 2009, in seguito ad un acceso diverbio tra il primo ministro turco Erdo&#287;an e quello israeliano Peres, che ebbe lunghi strascichi polemici, accrescendo le tensioni tra i due paesi. Ma le polemiche non ebbero conseguenze concrete. Svariati erano ad inizio 2009, e tali sono rimasti a fine 2011, i motivi per cui \u00e8 altamente improbabile che la Turchia intraprenda effettive iniziative contro Israele nel futuro prossimo.<\/p>\n<p>Innanzitutto perch\u00e9 la recente ascesa regionale e globale della Turchia \u00e8 incentrata sul cosiddetto \u2018soft power\u2019, che include anche la capacit\u00e0 di guadagnare legittimit\u00e0 e rispetto politico attraverso una democrazia efficiente, un elevato sviluppo economico, rispetto e tutela dei diritti umani e di relazione esterne non conflittuali. <\/p>\n<p>Non a caso, il ritornello del \u201cmodello turco\u201d \u00e8 stato evocato agli albori della recente \u2018primavera araba\u2019, e la Turchia \u00e8 stata spesso considerata un riferimento per la capacit\u00e0 di conciliareuna popolazione a maggioranza islamica con una efficiente tradizione democratica, la gestione di buone relazioni esterne con attori occidentali e orientali, compresi i \u2018pericolosissimi\u2019 Iran ed Hamas.<\/p>\n<p>Un\u2019azione militare, marittima o terrestre che sia, nell\u2019area orientale dell\u2019Egeo costituirebbe dunque un duro colpo non solo per il soft power\u2019 della Turchia, ma anche per i fragili equilibri dell\u2019area mediorientale.<\/p>\n<p>Non bisogna inoltre dimenticare il fattore Nato. Ankara ha recentemente accettato l\u2019installazione di un nuovo sistema missilistico di difesa regionale. Sebbene gli alleati occidentali sembrino essersi abituati alla esuberante retorica di Erdo&#287;an, difficilmente potrebbero tollerare azioni di forza nei confronti di Israele. Che resta comunque il paese militarmente meglio equipaggiato in Medio Oriente e l\u2019unica potenza nucleare della regione. Quindi un nemico tutt\u2019altro che facile da fronteggiare.<\/p>\n<p><b>Tra due fuochi<\/b><br \/>Erdo&#287;an e il governo turco avevano fortemente scommesso sull\u2019esito positivo dell\u2019inchiesta della Commissione Palmer. Di qui la forte frustrazione e il conseguente inasprimento dei toni nei confronti di Israele. Ma qualsiasi atto di Ankara che travalichi i confini della retorica anche un po\u2019 \u201curlata\u201d, si rivelerebbe controproducente per tutti. <\/p>\n<p>La Turchia si troverebbe infatti schiacciata tra l\u2019incudine arabo-musulmana e il martello occidentale; Israele vedrebbe aggravarsi l\u2019isolamento di cui soffre a livello regionale e l\u2019instabilit\u00e0 dell\u2019area. Se quello turco non fosse un bluff, come ha tutta l\u2019aria di essere, si prospetterebbero tempi assai duri per l\u2019intero Medioriente.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le relazioni bilaterali tra Turchia e Israele attraversano uno dei momenti pi\u00f9 tormentati della storia recente. 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