{"id":18590,"date":"2011-09-19T00:00:00","date_gmt":"2011-09-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/quale-legittimita-per-le-operazioni-nato-e-italiane-in-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:50","slug":"quale-legittimita-per-le-operazioni-nato-e-italiane-in-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/quale-legittimita-per-le-operazioni-nato-e-italiane-in-libia\/","title":{"rendered":"Quale legittimit\u00e0 per le operazioni Nato e italiane in Libia?"},"content":{"rendered":"<p>Il primo ministro britannico David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno effettuato una visita trionfale in Libia, pronti a riscuotere il dividendo del sostegno militare e politico ai ribelli, la cui autorit\u00e0, dopo la conquista di Tripoli, si sta consolidando. La vicenda libica si avvia quindi verso l\u2019epilogo, tranne che le sacche di resistenza del Colonnello riescano a prolungare l\u2019agonia del regime o si organizzino per condurre azioni di guerriglia all\u2019interno dello sconfinato territorio libico. Le risorse in oro e valuta non fanno certo difetto a Gheddafi.<\/p>\n<p><b>La risoluzione 1973<\/b><br \/>Nonostante la guerra civile volga al termine, la Nato continua i suoi raid aerei. \u00c8 da chiedersi se essi siano giustificati in virt\u00f9 della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds) e se la partecipazione italiana ai bombardamenti possa continuare o non sia invece in contrasto con il nostro disposto costituzionale.<\/p>\n<p>La risoluzione 1973 \u00e8 un chiaro esempio di \u201cambiguit\u00e0 costruttiva\u201d (<i>constructive ambiguity<\/i>), tecnica usata in diplomazia per ottenere l\u2019adozione di un testo, nonostante l\u2019assenza di un consenso tra gli stati che dovrebbero votarlo. Infatti la risoluzione \u00e8 stata adottata con dieci voti a favore e cinque astensioni, comprese quelle di due membri permanenti del Cds: Cina e Russia.<\/p>\n<p>Essa appartiene al novero delle risoluzioni che autorizzano gli stati, singolarmente o nel quadro di organizzazioni o accordi regionali, a usare la forza armata ed \u00e8 impresa vana tentare di dare un inquadramento sistematico di tali risoluzioni distinguendole in categorie, come fa invece un chiaro autore, che si fregia dell\u2019ambito titolo di \u201ccattivo maestro\u201d (1) e che ha avuto la compiacenza di citare un paio di articoli che ho scritto in questa rivista. La conoscenza diretta delle relazioni e della pratica internazionali induce purtroppo ad un\u2019interpretazione pessimistica.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la risoluzione 1973 un paletto lo pone. Gli stati sono autorizzati a \u201cprendere tutte le misure necessarie\u201d, cio\u00e8 nel consolidato linguaggio onusiano ad usare la forza, \u201cper proteggere le popolazioni e le zone civili minacciate d\u2019attacco nella Jamahiriya araba libica, compresa Bengasi\u201d. Ovverosia l\u2019uso della forza \u00e8 autorizzato solo allo scopo di proteggere la popolazione civile dagli attacchi delle truppe di Gheddafi e non allo scopo di provocare un cambiamento di regime e di aiutare gli insorti a rovesciare il governo al potere. L\u2019interpretazione qui proposta \u00e8 conforme allo stato delle cose esistente al momento dell\u2019adozione della risoluzione.<\/p>\n<p>L\u2019ostilit\u00e0 di Cina e Russia venne meno quando Gheddafi proclam\u00f2 che avrebbe schiacciato i ribelli e la popolazione di Bengasi come ratti. Fu la goccia che fece traboccare il vaso e che indusse Cina e Russia a non porre il veto. Che la risoluzione non sia volta direttamente a provocare una cambiamento di regime lo si evince anche dal secondo paletto che essa dispone: il divieto del dispiegamento di una forza d\u2019occupazione straniera sotto qualsiasi forma e in qualunque parte del territorio libico.<\/p>\n<p><b>I raid Nato<\/b><br \/>Se la premessa di cui sopra \u00e8 esatta, i raid della Nato contro le forze del Colonnello che tentavano di riconquistare Bengasi sono \u201cdirettamente\u201d giustificabili in virt\u00f9 della risoluzione 1973. Il bombardamento di Tripoli e di altre roccaforti di Gheddafi, dove non esisteva una vera e propria opposizione al Colonnello, sono solo \u201cindirettamente\u201d giustificabili in virt\u00f9 della risoluzione 1973 e qualora si ammetta che l\u2019annientamento delle forze del regime avrebbe impedito di intraprendere un\u2019azione militare contro gli insorti e la popolazione civile loro fedele.<\/p>\n<p>Non sarebbero invece giustificabili in virt\u00f9 della risoluzione 1973 le attuali operazioni militari della Nato, contro le ultime sacche di resistenza dei \u201clealisti\u201d, poich\u00e9 qui non si tratta di proteggere la popolazione, ma piuttosto di un intervento in una guerra civile a favore dei ribelli, che ha finito per snaturare (quasi da subito) l\u2019originario mandato del Cds. <\/p>\n<p>Certo siamo ben lontani dalla prescrizione contenuta nella risoluzione sull\u2019autorizzazione al ricorso alla forza da parte delle Nazioni Unite, adottata il 9 settembre scorso dall\u2019<i>Institut de droit international <\/i>nella sessione di Rodi, secondo cui \u201cgli obiettivi, la sfera di applicazione e le modalit\u00e0 di controllo di ciascuna autorizzazione [all\u2019uso della forza] dovranno essere strettamente interpretati e applicati\u201d.<\/p>\n<p>Non potendosi fondare sulla risoluzione 1973, l\u2019intervento Nato dovrebbe essere ancorato ad un\u2019esplicita e precisa richiesta del governo libico (peraltro ancora denominato Consiglio nazionale di transizione), la cui effettivit\u00e0 \u00e8 ormai in via di definitivo consolidamento avendo ottenuto numerosi \u201criconoscimenti\u201d da parte degli stati membri della comunit\u00e0 internazionale e delle stesse Nazioni Unite. Ma la via maestra, come si dir\u00e0 subito, \u00e8 quella di una nuova risoluzione del Cds per evitare l\u2019accusa di una manipolazione di una situazione che si \u00e8 venuta a creare grazie all\u2019uso della forza che ha oltrepassato i limiti stabiliti dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>In effetti \u00e8 questa la via seguita dalla risoluzione votata all\u2019unanimit\u00e0 il 16 settembre 2011 dal Cds (ris. 2009-2011) che non solo richiama, come di prassi, le precedenti risoluzioni 1970 e 1973, ma afferma anche che il Cds porr\u00e0 termine all\u2019autorizzazione all\u2019uso della forza, consentito dal par. 4 della risoluzione 1973, non appena le circostanze lo consentano: tale decisione dovr\u00e0 essere presa in consultazione con il Consiglio nazionale di transizione (par. 20 della risoluzione).<\/p>\n<p>In altri termini, la risoluzione recentemente votata legittima una continuazione dello sforzo bellico, che potr\u00e0 terminare solo se il Cds cos\u00ec decida e sempre che, ovviamente, la Nato intenda perseverare nell\u2019azione militare. La Russia, pur affermando che il mandato conferito dalla risoluzione 1973 era stato oltrepassato provocando vittime tra la popolazione civile, non si \u00e8 opposta all\u2019adozione della nuova risoluzione. In pratica viene in qualche modo legittimata l\u2019interpretazione \u2013 ampia &#8211; che la Nato ha dato della risoluzione autorizzativa.<\/p>\n<p><b>Partecipazione italiana<\/b><br \/>La partecipazione italiana alle operazioni militari pu\u00f2 trovare la sua legittimit\u00e0 solo se inquadrabile nella risoluzione 1973 e nella successiva risoluzione 2009. Taluni hanno qualificato l\u2019intervento occidentale in Libia come una guerra di aggressione. Se cos\u00ec fosse, la partecipazione italiana sarebbe vietata dall\u2019art. 11 della nostra Costituzione. Dal canto nostro preferiamo qualificare la partecipazione italiana al conflitto come una forma d\u2019intervento, non vietato dall\u2019art. 11, ma la cui legittimit\u00e0 viene meno nel momento in cui non vi fosse pi\u00f9 la copertura onusiana.<\/p>\n<p>Infatti la nostra Costituzione vieta non solo la guerra di aggressione, ma anche tutte le altre forme di uso della forza, sia pure non qualificabili come aggressione, interdette dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale consuetudinario. Poich\u00e9 il proseguimento dell\u2019intervento sembra ora giustificato in base alla nuova risoluzione votata il 16 settembre, la legittimit\u00e0 della partecipazione italiana trova nuovo fondamento, quantunque espressione di un\u2019interpretazione estensiva del mandato Onu.<\/p>\n<p>Sarebbe per\u00f2 opportuno che l\u2019Italia si facesse portatrice, nelle sedi pi\u00f9 appropriate (Consiglio atlantico, Ue, Gruppo di contatto, visto che non siamo attualmente membri del Cds) dell\u2019adozione di una nuova risoluzione del Cds, che gettasse le basi per un\u2019operazione di ricostruzione della pace (<i>peace-building<\/i>), magari con l\u2019impiego di forze Nato, da affiancare a quelle di altre organizzazioni regionali (leggi Lega araba e Unione africana). Sotto questo profilo la risoluzione del 16 settembre \u00e8 ancora carente, visto che si limita ad istituire una missione di  sostegno alla Libia (<i>UN Support Mission in Libya-Unsmil<\/i>) per un periodo iniziale di soli tre mesi con un mandato molto contenuto.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 ancora spazio per un\u2019azione diplomatica, che \u00e8 reso tuttavia sempre pi\u00f9 angusto dall\u2019attivismo anglo-francese e dal basso profilo di cui soffre negli ultimi tempi la politica estera italiana. L\u2019Unione europea (Ue) si \u00e8 dimostrata impotente durante tutto l\u2019arco del conflitto ed una missione militare Ue sembra difficilmente proponibile, mentre sarebbe pi\u00f9 indicata una missione civile, che potrebbe precedere la ripresa delle trattative per l\u2019accordo di associazione Ue-Libia quando la situazione si sar\u00e0 stabilizzata.<\/p>\n<p><b>Scarse informazioni<\/b><br \/>La vicenda libica solleva un ulteriore problema, indipendentemente dalla liceit\u00e0 del ricorso alla forza armata. Si tratta delle modalit\u00e0 con cui l\u2019azione bellica viene esercitata, che devono essere conformi alle regole dei conflitti armati e, nel caso concreto, dei conflitti armati internazionali, poich\u00e9 il conflitto che oppone la Libia alla coalizione di stati membri della Nato \u00e8 un conflitto armato internazionale (almeno fino allo spodestamento di Gheddafi), oggetto di un corpo di disposizioni codificate nelle Convenzioni di Ginevra del 1949 e nel I Protocollo addizionale del 1977.<\/p>\n<p>Tranne casi rarissimi, i bombardamenti producono quasi sempre danni collaterali sia contro la popolazione civile sia contro beni di carattere civile, che debbono essere ridotti al minimo e giustificabili solo in base al principio di proporzionalit\u00e0 tra vantaggio militare previsto e danni collaterali effettivamente verificatisi: i secondi non devono essere eccessivi rispetto al primo. Danni che si sono verificati anche in relazione ai raid Nato in Libia. Ma non \u00e8 dato conoscere se danni collaterali siano imputabili a missioni di aerei italiani, dato il silenzio mantenuto in proposito dalle nostre autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Sarebbe anche opportuno sapere se l\u2019Italia abbia partecipato ai raid contro la televisione libica, giuridicamente giustificabili solo se la stazione televisiva fosse adoperata per funzioni di comando, controllo e comunicazioni militari o se al suo interno fossero presenti obiettivi militari (ad es. lo stesso Gheddafi). Infatti l\u2019uso del mezzo televisivo in funzione di propaganda non lo trasforma necessariamente in obiettivo militare. Tutti interrogativi che necessitano una risposta.<\/p>\n<p><font size=\"1\"> (1) P. Picone, \u201cConsiderazioni sulla natura della risoluzione del Consiglio di sicurezza a favore di un intervento \u2018umanitario\u2019 in Libia\u201d, in <i>Diritti umani e diritto internazionale<\/i>, 5, 2011, pp. 213-231<\/font>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo ministro britannico David Cameron e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno effettuato una visita trionfale in Libia, pronti a riscuotere il dividendo del sostegno militare e politico ai ribelli, la cui autorit\u00e0, dopo la conquista di Tripoli, si sta consolidando. 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