{"id":18610,"date":"2011-09-20T00:00:00","date_gmt":"2011-09-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-e-il-riconoscimento-dello-stato-palestinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:50","slug":"israele-e-il-riconoscimento-dello-stato-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/israele-e-il-riconoscimento-dello-stato-palestinese\/","title":{"rendered":"Israele e il riconoscimento dello stato palestinese"},"content":{"rendered":"<p>La lunga estate di Israele \u00e8 iniziata a maggio, con la visita del primo ministro Benjamin Netanyahu a Washington, in cerca di un sostegno anche in vista della sessione dell&#8217;Assemblea generale dell\u2019Onu che ha all\u2019ordine del giorno il riconoscimento di uno stato palestinese.<\/p>\n<p>Al momento l&#8217;Autorit\u00e0 palestinese \u00e8 presente all&#8217;Onu con lo status di osservatore; se il 23 settembre l\u2019Assemblea generale approvasse la risoluzione che i palestinesi stanno per presentare, diventerebbe uno \u201cstato osservatore non membro\u201d. Senza diritto di voto, dunque, ma quel che conta \u00e8 la parola stato. Non diventer\u00e0 un vero stato membro, perch\u00e9 questo richiederebbe l&#8217;approvazione del Consiglio di sicurezza, dove per\u00f2 gli Usa sono pronti a porre il veto.<\/p>\n<p><b>Posta in gioco<\/b><br \/>Il passaggio in Assemblea sar\u00e0 un momento di altissima tensione. \u00c8 quasi certo che la maggioranza dei paesi membri voter\u00e0 per il s\u00ec, ma i numeri sono incerti, come pure l\u2019atteggiamento che terranno, in sede di dibattito e di voto, molti paesi chiave. Il loro voto conta come quello di tutti gli altri, ma a New York i voti si pesano anche politicamente. Di cruciale importanza, per i mercanteggiamenti dell&#8217;ultimo momento e per il futuro, saranno gli astenuti e gli assenti.<\/p>\n<p>Da tempo la diplomazia di Israele lavora per limitare i danni e anche altri paesi, come gli Stati Uniti e alcuni europei, cercano di restringere il campo dei possibili s\u00ec, argomentando che tutto questo non giova alla ripresa di un vero negoziato. Si punta anche ad evitare il totale isolamento americano in Consiglio, o a aumentare gli astenuti in Assemblea.<\/p>\n<p>L&#8217;Israele che arriva all&#8217;Onu \u00e8 un paese diviso &#8211; come dimostrano le massicce dimostrazioni interne a favore di una maggiore giustizia sociale &#8211; e che sulla scena internazionale continua a perdere, per miopia politica, amici e contatti preziosi.<\/p>\n<p><b>Isolamento<\/b><br \/>L&#8217;incidente con la \u201cFreedom flotilla\u201d del maggio 2010, nel quale nove civili turchi sono stati uccisi dai militari israeliani mentre cercavano di forzare il blocco navale israeliano su Gaza, ha portato a varie inchieste, interne e internazionali. Ma alla fine, per il governo e per l&#8217;opinione pubblica di Turchia, quel che conta sono i civili uccisi e il rifiuto di Israele a esprimere scuse vere. Un braccio di ferro che Israele pu\u00f2 solo perdere.<\/p>\n<p>In diplomazia, volendo, si trova la formula giusta, ma per Israele le scuse legittimerebbero il tentativo dei civili turchi di forzare il blocco di Gaza. La diplomazia muscolare del ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman ha fatto in generale parecchi danni, ma sul fronte turco \u00e8 stata disastrosa.<\/p>\n<p>Il governo Netanyahu commette un errore serio. La Turchia, prezioso alleato della Nato, sta cercando una politica estera diversa e pi\u00f9 attiva (irritazione con Assad, nuovi contatti con l&#8217;Egitto, ruolo verso l&#8217;Iran). Se i turchi abbandonano definitivamente Israele, sar\u00e0 Israele a subire una perdita grave, non viceversa. Anche i rapporti con Egitto e Giordania sono pi\u00f9 che gelidi, il che aumenta l&#8217;isolamento e rende i trattati di pace assai fragili.<\/p>\n<p><b>Alta tensione<\/b><br \/>Sostenuto da una coalizione di estrema destra fragile e arroccata, il governo Netanyahu non ha n\u00e9 la visione n\u00e9 i mezzi per cambiare politica, dentro e fuori. Vuole un negoziato solo per continuare a prendere e perdere tempo. Un negoziato infinito, fine a se stesso, mentre proseguono gli insediamenti.<\/p>\n<p>Il governo israeliano teme le nuove iniziative di protesta e lotta dei palestinesi. Gli attentati di Eilat del 18 agosto hanno nuovamente messo a nudo le difficolt\u00e0 di Hamas a controllare le frange estreme, ma il vero pericolo \u00e8 in Cisgiordania. Difficilmente ci sar\u00e0 una terza intifada, che nessuno vuole, ma si prevedono dimostrazioni di massa, che potrebbero sfociare in scontri con i coloni. Questi ultimi peraltro sono stati riforniti di gas lacrimogeni.<\/p>\n<p>Decisione a dir poco cieca. Gi\u00e0 da tempo l&#8217;esercito ha serie difficolt\u00e0 a controllare i coloni, ora se ne incoraggia l&#8217;aggressivit\u00e0. Se finora l&#8217;azione dei coloni \u00e8 stata diretta principalmente contro i palestinesi, domani chiss\u00e0. Si stanno cos\u00ec gettando i semi di una guerra civile anche se, incredibilmente, i piani contro la protesta palestinese sono stati denominati \u201cSemi di estate\u201d.<\/p>\n<p>Si sta anche studiando l\u2019introduzione di norme di emergenza che, se applicate a manifestazioni massicce, ma non violente, potrebbero avere un effetto politico e legale devastante.<\/p>\n<p><b>Teorica unit\u00e0 <\/b><br \/>Sulla carta i palestinesi arrivano all&#8217;Onu uniti. Il governo Hamas-Fatah non si \u00e8 materializzato, ma i due gruppi sono almeno riusciti a evitare l\u2019ennesima spaccatura. Hamas ha avuto il buon senso di non forzare troppo la mano.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 anche l&#8217;ultima carta del presidente Abu Mazen, in eterna <i>prorogatio<\/i>, considerato l&#8217;ultimo palestinese disposto a trattare per la soluzione dei due stati. Ha anche dimostrato di sapere tenere compatto il suo territorio. Dopo di lui, il diluvio, in uno scenario in cui la debolezza dei palestinesi pu\u00f2 diventare elemento di forza, logica che Israele non \u00e8 in grado di capire, n\u00e9 di contrastare.<\/p>\n<p>Israele reagirebbe infatti duramente a un nuovo status palestinese, con il rischio di provocare il collasso dell&#8217;Autorit\u00e0 stessa, per dimissioni o per incapacit\u00e0 di gestire la situazione. Se l&#8217;Autorit\u00e0 non amministrasse pi\u00f9 la Cisgiordania &#8211; e teoricamente la stessa Gaza &#8211; Israele dovrebbe riassumere il ruolo di amministratore diretto, con costi politici, economici e sociali rovinosi.<\/p>\n<p>E a quel punto scatterebbe la trappola: o interviene qualcun altro (Onu, Ue, altri) o Israele potrebbe vedersi addirittura chiedere, dai 2,4 milioni di palestinesi della Cisgiordania, la cittadinanza israeliana.<\/p>\n<p>Sarebbe la fine dello stato ebraico, in termini politici prima ancora che demografici. Il che spiega la spesso incomprensibile richiesta di Israele di essere riconosciuto come stato ebraico. Che pi\u00f9 che una pretesa, appare una supplica.<\/p>\n<p><b>Partita finale<\/b><br \/>L&#8217;Israele che si presenta all&#8217;Onu \u00e8 un paese sempre pi\u00f9 isolato e angosciato. La crisi con Turchia, Egitto, Giordania \u00e8 infatti considerata da politici come Ehud Barak, ministro della Difesa, come uno tsunami diplomatico.<\/p>\n<p>Il rapporto con Washington rimane stretto, ma problematico. Obama appogger\u00e0 Israele, ma deve tener conto di alleati come la Turchia e di paesi come l&#8217;Egitto, l&#8217;Arabia Saudita etc, anzi delle reazioni dell&#8217;intero mondo islamico.<\/p>\n<p>Robert Gates, uomo di poche parole e grande equilibrio che ha da poco lasciato la guida del Pentagono, ha detto che Israele dimostra ingratitudine verso gli Stati Uniti, e che Netanyahu sta mettendo in pericolo il suo paese. Sono queste parole, e non le ovazioni del Congresso a Netanyahu, a rivelare davvero lo stato dei rapporti tra i due paesi.<\/p>\n<p>Quel che uscir\u00e0 dalla sessione dell&#8217;Onu del 23 settembre \u00e8 quindi solo l&#8217;inizio della partita finale, che avr\u00e0 tempi lunghi &#8211; una tappa cruciale saranno le presidenziali americane del prossimo anno &#8211; ma che si gioca in spazi per Israele sempre pi\u00f9 ristretti e pericolosi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lunga estate di Israele \u00e8 iniziata a maggio, con la visita del primo ministro Benjamin Netanyahu a Washington, in cerca di un sostegno anche in vista della sessione dell&#8217;Assemblea generale dell\u2019Onu che ha all\u2019ordine del giorno il riconoscimento di uno stato palestinese. 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