{"id":18640,"date":"2011-09-23T00:00:00","date_gmt":"2011-09-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cina-e-la-crisi-del-debito\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:49","slug":"la-cina-e-la-crisi-del-debito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/la-cina-e-la-crisi-del-debito\/","title":{"rendered":"La Cina e la crisi del debito"},"content":{"rendered":"<p>Le recenti indiscrezioni su possibili acquisti da parte del fondo sovrano cinese &#8211; la <i>China Investment Corporation<\/i> &#8211; di titoli del Tesoro italiano e partecipazioni in aziende controllate dal governo, hanno riaperto il dibattito sul ruolo della Cina nel sostegno alla zona euro. Un tema che, con ogni probabilit\u00e0, ci accompagner\u00e0 anche negli anni a venire, data la crescente importanza della Cina nell\u2019economia mondiale e il graduale spostamento del baricentro della crescita dall\u2019Occidente verso l\u2019Asia.<\/p>\n<p><b>Nuovi equilibri<\/b><br \/>Solo qualche anno fa, porsi la domanda sul ruolo della Cina nel sostenere la moneta unica europea sarebbe stato un vezzo accademico. In caso di necessit\u00e0, l\u2019Italia sarebbe infatti ricorsa al tradizionale alleato americano e alla finanza anglosassone per mettere al riparo i conti pubblici. <\/p>\n<p>Come successe nel 1992 sull\u2019incrociatore <i>Britannia<\/i>. Grazie ai cambiamenti epocali nella distribuzione della ricchezza mondiale, sono oggi i paesi emergenti raccolti sotto la sigla Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a detenere per la prima volta le risorse necessarie per contribuire &#8211; se volessero &#8211; alla risoluzione della crisi del debito dei paesi occidentali. La Cina spicca tra questi per la sua forza: a fine agosto 2011, le sue riserve hanno superato i 3,200 miliardi di dollari, le piu ingenti al mondo.<\/p>\n<p>Il governo cinese \u00e8 intervenuto ripetutamente negli ultimi mesi per sostenere il valore dell\u2019euro e rassicurare gli europei e i mercati sul fatto che Pechino continuer\u00e0 a comprare i buoni del tesoro dei paesi periferici. Comportamento che indica un chiaro interesse cinese a sostenere la moneta dell\u2019Europa. L\u2019Ue \u00e8, infatti, il primo partner commerciale di Pechino. Per volume di scambi, le relazioni commerciali sino-europee sono pi\u00f9 importanti di quelle tra Cina e Stati Uniti. Il surplus della Cina nei confronti della Ue \u00e8 enorme ed ha toccato la cifra di 169 miliardi di euro a fine 2010.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che un euro forte vada a tutto vantaggio delle esportazioni cinesi. Investire in euro permette inoltre ai cinesi di diversificare il rischio dal dollaro. Le autorita di Pechino hanno ripetutamente criticato la Federal Reserve americana (Fed) negli ultimi mesi, per la sua politica espansiva (il cosiddetto <i>quantitative easing<\/i>), rassicurando al contempo gli europei sul fatto che avrebbero continuato i loro acquisti di titoli della zona euro. Il 14 settembre 2011, all\u2019asta per la tranche di 5 miliardi di euro organizzata dal fondo di salvataggio europeo a favore del Portogallo, i cinesi rappresentavano una parte consistente degli acquirenti.<\/p>\n<p><b>Contropartita<\/b><br \/>Le ripetute dichiarazioni in favore dell\u2019euro e dell\u2019acquisto di eurobonds sono sempre accolte con favore da quei paesi quali la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l\u2019Italia, impegnati a rassicurare i mercati della loro solvibilit\u00e0. Finora, i cinesi non avevano avanzato chiare contropartite politiche per il loro sostegno alla crisi del debito sovrano in Europa. La scorsa settimana, per\u00f2, il premier cinese Wen Jiabao ha apertamente dichiarato quello che il suo paese si aspetterebbe dall\u2019Europa in cambio dell\u2019amicizia e del sostegno di Pechino in questa delicata fase dell\u2019euro: il riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato.<\/p>\n<p>Con un tale riconoscimento sarebbe molto pi\u00f9 difficile &#8211; se non impossibile &#8211; aprire procedure anti-dumping contro la Cina in sede di Organizzazione mondiale del commercio (Omc). Lo status di economia di mercato ha, pertanto, significative implicazioni commerciali, soprattutto per i produttori europei che lamentano l\u2019inondazione del mercato europeo con prodotti sottocosto da parte di alcune aziende cinesi. <\/p>\n<p> La scelta di riconoscere a un paese lo status di economia di mercato \u00e8 eminentemente politica, nonostante sia soggetta a rigidi criteri tecnici da parte della Commissione europea. Come dimostra, tra l\u2019altro, il caso della Russia, alla quale la Ue ha riconosciuto lo status di economia di mercato nel 2002. \u00c8 infatti difficile pensare che Mosca abbia un\u2019economia di mercato pi\u00f9 sviluppata di quella cinese. Il problema \u00e8 politico e di protezione di vasti interessi europei: la Ue ha in corso contro la Cina un numero significativo di casi anti-dumping, largamente assenti nel caso della Russia.<\/p>\n<p><b>Penetrazione economica<\/b><br \/>La recente dichiarazione di Wen Jaobao si inserisce pertanto in un pi\u00f9 ampio processo di ridefinizione delle relazioni politiche tra l\u2019Europa e la Cina, in un contesto in cui i capitali cinesi diventano sempre pi\u00f9 determinanti per l\u2019economia europea. Secondo gli analisti della <i>Grisons Peak Merchant Bank<\/i>, gli investimenti cinesi in Europa sono cresciuti del 297% nel 2010 (rispetto al 2009) per toccare la cifra di 2.13 miliardi di dollari (1.48 miliardi di euro). <\/p>\n<p>Secondo l\u2019<i>Economist Intelligence Unit<\/i>, la cinese Safe (State administration of foreign exchange) ha acquisito partecipazioni azionarie nelle compagnie quotate alla borsa di Londra per un totale di 18.6 miliardi di dollari, circa l\u2019 1% del valore dell\u2019indice delle top 100 Ftse della borsa inglese.<\/p>\n<p>L\u2019Europa si sta dimostrando un terreno di investimento per i capitali cinesi molto pi\u00f9 promettente di quello americano: secondo fonti del Ministero del Commercio cinese, nel 2010 gli investimenti effettuati da istituzioni finanziarie e compagnie cinesi in Europa sarebbero stati maggiori del 53% di quelli fatti negli Stati Uniti nello stesso periodo di tempo. <\/p>\n<p>I recenti colloqui tra il fondo sovrano cinese e il governo italiano, come riportato dal <i>Financial Times<\/i>, sembra includessero i nomi di Eni e Enel come possibili investimenti. La crisi del debito ha spinto paesi quali la Grecia, il Portogallo, l\u2019Ungheria e ultimamente anche l\u2019Italia a considerare seriamente l\u2019entrata di capitali cinesi nell\u2019azionariato di imprese controllate dallo stato.<\/p>\n<p>Riguardo alll\u2019ammontare dei titoli di stato della zona euro detenuti dai cinesi, le cifre sono meno univoche. In Cina la composizione delle riserve \u00e8 considerata un segreto di stato e rivelare informazioni al riguardo \u00e8 punibile con il carcere. Nel giugno di quest\u2019anno, gli analisti della<i> Standard Chartered Bank<\/i> di Hong Kong hanno valutato l\u2019ammontare degli attivi in euro tra il 26 e il 28% del totale delle riserve cinesi, mentre i dollari sarebbero all\u2019incirca tra il 63 e il 67%. Circa un terzo delle riserve cinesi sarebbe quindi investito in euro.<\/p>\n<p><b>Corsa contro il tempo<\/b><br \/>Sembra che la maggioranza degli investimenti cinesi sia parcheggiata in titoli del debito tedesco e francese, anche se negli ultimi mesi sono stati registrati magggiori acquisti sui titoli dei paesi periferici, essendo i rendimenti su questi ultimi pi\u00f9 alti. Sempre secondo il <i>Financial Times<\/i>, la Cina deterrebbe il 4% dei buoni del Tesoro italiani, sebbene in un\u2019intervista a fine luglio, durante la sua visita in Cina, il ministro degli esteri Franco Frattini abbia dichiarato che Pechino detiene ormai il 13% del debito italiano.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: la Cina sta assumendo un ruolo sempre pi\u00f9 rilevante negli affari economici e monetari europei. \u00c8 per questo che il premier cinese si \u00e8 permesso di invitare caldamente gli europei a mettere in ordine i loro conti, indicando una contropartita per un eventuale robusto intervento di Pechino a sostegno della zona euro. <\/p>\n<p>L\u2019Europa non deve certo sottomettersi a tali richieste. \u00c8 per\u00f2 interesse degli europei avviare una seria discussione sul ruolo che la Cina potrebbe avere nel risolvere la crisi attuale, inclusa l\u2019acquisizione di partecipazioni in imprese di interesse strategico per ridurre l\u2019ammontare del debito. Su questo punto c\u2019\u00e8 per\u00f2 bisogno di maggiore coordinamento tra i 27 al fine di evitare accese competizioni per i capitali cinesi, che farebbero gli interessi di Pechino e non aiuterebbero a trovare una soluzione unitaria per l\u2019euro.<\/p>\n<p>Occorre per\u00f2 fare presto. L\u2019attuale premier Wen Jiabao \u00e8 il pi\u00f9 filo-europeo tra i dirigenti cinesi. L\u2019anno prossimo se ne andr\u00e0 anche lui con il cambio della leadership previsto per ottobre 2012. Sarebbe nell\u2019interesse dell\u2019Italia e dell\u2019Europa aprire subito un tavolo di discussione &#8211; a livello Ue &#8211; con l\u2019attuale dirigenza cinese sul futuro delle relazioni sino-europee, la crisi del debito e le contropartite politiche che si \u00e8 pronti ad offrire. Anche perch\u00e9 non sappiamo se la prossima leadership cinese avr\u00e0 la stessa attenzione per l\u2019Europa che sta dimostrando quella attuale.<\/p>\n<p><i>Nicola Casarini \u00e8 research fellow all\u2019Istituto dell\u2019Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza (Parigi) e consulente di ricerca per la Cina e l\u2019Asia orientale dello Iai<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>Grisons Peak Merchant Bank, <i>China Outbound Investment Research Report<\/i>, Quarterly Feature, Vol. 9 (Q1), 2011.<\/p>\n<p>Lan Shen, Stephen Green and Thomas Costerg, <i>China: Less America, more Europe<\/i>, Standard Chartered Global Research, 20 June 2011.<\/p>\n<p>Francois Godement and Jonas Parello-Plesner with Alice Richard, , London, European Council on Foreign Relations, Policy Brief 37, July 2011.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti indiscrezioni su possibili acquisti da parte del fondo sovrano cinese &#8211; la China Investment Corporation &#8211; di titoli del Tesoro italiano e partecipazioni in aziende controllate dal governo, hanno riaperto il dibattito sul ruolo della Cina nel sostegno alla zona euro. 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