{"id":18690,"date":"2011-09-29T00:00:00","date_gmt":"2011-09-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cooperazione-italiana-finisce-fuori-classe\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:47","slug":"la-cooperazione-italiana-finisce-fuori-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/la-cooperazione-italiana-finisce-fuori-classe\/","title":{"rendered":"La cooperazione italiana finisce &#8216;fuori classe&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2011 la cooperazione allo sviluppo italiana \u00e8 stata inadeguata alle ambizioni e agli standard europei, soprattutto in termini quantitativi. Il giudizio negativo dipende, tra l\u2019altro, dall\u2019atteggiamento dei responsabili della cooperazione a livello nazionale, caratterizzato da un costante \u201cchiamarsi fuori\u201d dalle buone pratiche codificate e dagli impegni sottoscritti a livello internazionale. <\/p>\n<p>\u00c8 quanto emerge dall\u2019edizione 2011 di \u201cL\u2019Italia e la lotta alla povert\u00e0 nel mondo\u201d (il cui sottotitolo, quest\u2019anno, \u00e8 non a caso \u201cfuori classe\u201d), l\u2019annuario indipendente sulla cooperazione pubblica internazionale dell\u2019Italia realizzato da <i>ActionAid<\/i>, che fa il punto, con una pagella sintetica, sulla <i>performance <\/i>della politica pubblica di cooperazione internazionale del nostro paese. <\/p>\n<p><b>Ambizioni e credibilit\u00e0<\/b><br \/>Anche se un ripensamento sull\u2019aiuto pubblico allo sviluppo \u00e8 in corso, i livelli di aiuto dei \u201cdonatori tradizionali\u201d &#8211; i paesi Ocse &#8211; sono rimasti relativamente stabili nonostante la crisi economica, mentre si registra un aumento degli investimenti in questo campo da parte dei paesi emergenti. <\/p>\n<p>La scelta dell\u2019Italia di non rispettare gli impegni finanziari per la cooperazione allo sviluppo sottoscritti a livello europeo, ha pesato sulle ambizioni e credibilit\u00e0 dell\u2019Unione. La cooperazione europea subisce dunque il \u201ccontagio\u201d del disimpegno dell\u2019Italia, che ha infatti tagliato l\u2019aiuto pi\u00f9 di tutti i paesi Ocse, molto al di sopra anche di Islanda, Irlanda, Grecia o Slovacchia, contribuendo a fare deragliare pi\u00f9 degli altri stati membri le ambizioni dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>La contrazione dell\u2019aiuto italiano colpisce soprattutto la capacit\u00e0 di azioni indipendenti della cooperazione italiana, ossia l\u2019aiuto pubblico gestito dal Ministero degli affari esteri (Mae), che tra 2008 e 2011 si \u00e8 ridotto di ben il 78% &#8211; per arrivare a 158 milioni di euro complessivi. L\u2019Italia continua a trasferire obbligatoriamente per la cooperazione 1,3 miliardi di euro al bilancio comunitario, ma la sua capacit\u00e0 di influire sulle scelte comunitarie si riduce drasticamente.<\/p>\n<p>Il peso della cooperazione del Mae sul bilancio dello Stato \u00e8 ormai pari 0,025% (era lo 0,1% nel 2008). All\u2019interno del Ministero degli affari esteri, \u00e8 la direzione generale per la cooperazione che ha pagato maggiormente i tagli si bilancio. In media ogni richiesta di riduzione alle spese complessive del Ministero ricade infatti, per il 50%-60%, sul bilancio della cooperazione.<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 che dai circa 800 milioni di euro per la cooperazione del 2008, si rischia di arrivare oggi ad appena 90 milioni di euro per gli interventi (di cui solo 40 milioni di nuovi interventi) e con circa 20 milioni di euro per le spese di funzionamento. Con gravi ripercussioni sull\u2019immagine e il profilo internazionale del paese.<\/p>\n<p><b>Rango internazionale<\/b><br \/>La tenuta dei livelli di aiuto complessivi, la drastica riduzione italiana e l\u2019aumentato investimento dei cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), ha ridotto il peso dell\u2019Italia nel sistema dell\u2019aiuto. Il paese infatti \u00e8 sceso dalla decima alla quindicesima posizione contributiva nella classifica degli aiuti dell\u2019Onu, raggiungendo lo stesso livello di paesi molto pi\u00f9 piccoli, come Irlanda e Finlandia.<\/p>\n<p>A livello multilaterale \u00e8 praticamente cessato il contributo italiano a molte organizzazioni internazionali e per altre \u00e8 stato profondamente ridimensionamento anche sulla base dell\u2019italianit\u00e0 della sede. Sono particolarmente elevati i debiti ufficialmente contratti e non ancora onorati verso molti fondi regionali di sviluppo, il fondo globale per la lotta all\u2019Aids tubercolosi e malaria e la Convenzione di Londra sull\u2019aiuto alimentare, pari a quasi 1,4 miliardi euro. Il risultato \u00e8 la perdita di alcune posizioni di alta dirigenza nelle organizzazioni internazionali, la riduzione delle commesse dei fondi internazionali vinte da imprese italiane e la riduzione di personale, soprattutto nelle agenzie dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>In questi anni di riduzioni costanti, il mondo politico e la direzione generale cooperazione allo sviluppo hanno sostenuto che si potesse \u201cfare meglio con meno\u201d, avviando azioni di riorganizzazione interna. L\u2019esercizio ha prodotto approcci strategici e linee guida (tutti pubblicati), ma che devono ancora trovare piena applicazione e il cui impatto sugli interventi deve essere ancora valutato. \u00c8 migliorata la trasparenza dell\u2019amministrazione e si \u00e8 riavviata l\u2019attivit\u00e0 di valutazione, dopo un\u2019interruzione quasi decennale. <\/p>\n<p><b>Sconfiggere l\u2019inefficienza<\/b><br \/>Se questi tre anni di riforme vengono analizzati dal punto di vista della qualit\u00e0 degli aiuti, tuttavia, i risultati sono modesti. Sono stati raggiunti solo due degli obiettivi internazionali relativi all\u2019efficacia, mentre alcune aree sono peggiorate. L\u2019aiuto italiano \u00e8 meno prevedibile, \u00e8 aumentato il sovraprezzo di beni e servizi che vengono acquistati, si \u00e8 ridotta la percentuale di aiuto in paesi che potrebbero spendere le risorse pi\u00f9 efficacemente. Inoltre le iniziative d\u2019aiuto sono sempre pi\u00f9 micro e non c\u2019\u00e8 stato alcun progresso significativo per assicurare un\u2019azione esterna coerente con le priorit\u00e0 e gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo. <\/p>\n<p>L\u2019assenza di risultati in termini di efficacia \u00e8 legata a due fattori: la riduzione delle risorse finanziarie \u00e8 stata cos\u00ec rilevante da non consentire pi\u00f9 livelli di qualit\u00e0, incorrendo in enormi diseconomie di scala; l\u2019efficacia, in secondo luogo  pu\u00f2 essere difficilmente conquistata solo per via amministrativa, mentre richiede un forte investimento politico che dovrebbe giungere alla riforma dell\u2019intera disciplina. <\/p>\n<p> L\u2019annuario di <i>ActionAid<\/i> evidenzia dunque la forte assenza di una leadership nel settore, con il ministro degli affari esteri che, pur con la delega alla cooperazione, non \u00e8 mai intervenuto in parlamento con un\u2019audizione dedicata al tema. Il problema del disinteresse della politica alla questione \u00e8 pi\u00f9 generale. Dall\u2019inizio della legislatura \u00e8 cresciuto l\u2019interesse parlamentare per la cooperazione, anche se resta ancora un argomento molto marginale, con pochi parlamentari interessati e soprattutto con un parlamento incapace di coadiuvare l\u2019azione di governo e di marcare un cambio di passo. <\/p>\n<p>Nella speranza di accrescere il numero dei parlamentari sensibili, per il terzo anno consecutivo l\u2019annuario di <i>ActionAid <\/i>redige la classifica degli eletti pi\u00f9 attivi sul tema della cooperazione internazionale. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2011 la cooperazione allo sviluppo italiana \u00e8 stata inadeguata alle ambizioni e agli standard europei, soprattutto in termini quantitativi. 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