{"id":18700,"date":"2011-09-29T00:00:00","date_gmt":"2011-09-28T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/siria-verso-la-guerra-civile\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:48","slug":"siria-verso-la-guerra-civile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/09\/siria-verso-la-guerra-civile\/","title":{"rendered":"Siria verso la guerra civile?"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIn Medio Oriente non si pu\u00f2 fare la guerra senza l&#8217;Egitto e non si pu\u00f2 fare la pace senza la Siria\u201d diceva Henry Kissinger, segretario di stato americano negli anni &#8217;70 e noto analista di politica internazionale. \u201cAssistiamo ad un cambiamento di paradigma sotto i nostri occhi\u201d, ha dichiarato un alto responsabile israeliano riferendosi alle relazioni tra Israele e l&#8217;Egitto post-Mubarak. <\/p>\n<p>L&#8217;Egitto filo-americano \u00e8 \u2018caduto\u2019. Si attende la sorte della Siria filo-iraniana. Cosa sar\u00e0 di uno dei paesi chiave per gli equilibri mediorientali se il regime baathista, guidato dalla famiglia al-Asad, dovesse cadere o non esistere pi\u00f9 per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi?<\/p>\n<p><b>Ebollizione <\/b><br \/>Le opposizioni siriane stanno cercando di dar vita a un Consiglio nazionale che coinvolga tutti coloro (gruppi laici ed islamici, minoranze etniche e religiose) che abbiano l\u2019obiettivo di garantire una transizione democratica pacifica e di scongiurare una guerra civile. <\/p>\n<p>Ma le divisioni interne all&#8217;opposizione sono emerse in modo lampante anche a fine agosto, quando a distanza di poco tempo sono sorti la <i>Commissione generale della rivoluzione siriana<\/i>, composta dall&#8217;unione di 44 gruppi rivoluzionari e il <i>Consiglio nazionale siriano di transizione<\/i>, con sede ad Istanbul, ispirato all&#8217;esperienza libica e composto da 94 membri. A presiederlo era stato chiamato, Burhan Ghalioun, docente universitario a Parigi. <\/p>\n<p>Lo scopo di entrambi i gruppi \u00e8 la costruzione di un fronte unitario delle opposizioni. Il 15 settembre \u00e8 stato poi formato il <i>Consiglio nazionale siriano <\/i>(Cns), composto da 140 membri. Il Cns si fonda su un accordo tra le opposizioni basato su tre punti: il proseguimento delle proteste fino alla caduta del regime di Bashar al-Asad, il rifiuto della violenza come strumento di lotta e il mantenimento dell&#8217;integrit\u00e0 territoriale della Siria. <\/p>\n<p>All&#8217;interno delle opposizioni cresce inoltre il dibattito sull&#8217;opportunit\u00e0 di armare o meno le proteste e quale tipo di intervento internazionale sia preferibile (militari o osservatori Onu), nella consapevolezza che la via della violenza, nonostante la guerra di logoramento ingaggiata dal regime, potrebbe giustificare la repressione ed innescare dinamiche incontrollabili. <\/p>\n<p><b>Isolamento <\/b><br \/>Damasco continua ad alternare dura repressione a deboli aperture, diventando un interlocutore sempre meno credibile per le opposizioni, ma anche per gli attori internazionali, compresi gli alleati storici, che cominciano a pensare ad un post-Asad. <\/p>\n<p>Alla vigilia del <i>Ramadan<\/i>, ad Hama, l&#8217;esercito siriano \u00e8 stato responsabile della giornata pi\u00f9 sanguinosa dall&#8217;inizio delle proteste, provocando tra le 80 e le 100 vittime. Ad una settimana di distanza lo stesso disastro si \u00e8 ripetuto a Deir ez-Zor. <\/p>\n<p>Questo \u00e8 costato al regime la prima condanna da parte del <i>Consiglio di sicurezza<\/i> (Cds) dell\u2019Onu, un crescente isolamento da parte della comunit\u00e0 internazionale, tra cui Usa, Ue, e un gran numero di paesi ed istituzioni politiche e religiose del mondo arabo-musulmano, Arabia Saudita in testa. Ma dure critiche sono giunte anche da parte dei  tradizionali alleati della Siria, dalla Turchia, alla Russia per finire, addirittura, all\u2019Iran.<\/p>\n<p>Il 18 agosto il presidente americano Barack Obama ha rotto le prolungate esitazioni chiedendo esplicitamente all&#8217;omologo siriano, Bashar al-Asad, di farsi da parte. <\/p>\n<p>Contestualmente Usa ed Ue adottano ulteriori sanzioni &#8211; contro le esportazioni di petrolio &#8211; e due missioni umanitarie del <i>Consiglio per i diritti umani <\/i>(Unhrc) e della <i>Croce rossa internazionale<\/i> hanno visitato il paese. Anche il tentativo di mediazione della Lega araba \u00e8 risultato inutile. Non \u00e8 stata scartata neanche l&#8217;opzione militare, che per\u00f2 trova la ferma opposizione della Turchia, che starebbe studiando con l&#8217;amministrazione Obama una strategia di uscita dalla crisi, e di Iran e Russia, che continuano, almeno ufficialmente, a non mettere in discussione la leadership di al-Asad esigendo per\u00f2 la fine delle violenze e l&#8217;avvio di riforme. <\/p>\n<p>Il governo di Teheran starebbe ridefinendo le proprie priorit\u00e0 strategiche in previsione di un prossimo eventuale collasso siriano, guardando all&#8217;Iraq. Inoltre l&#8217;opposizione siriana avrebbe aperto dei canali di comunicazione con la Repubblica islamica nel tentativo di fugarne i timori riguardo il post-Asad e per esortarla a ritirare il sostegno al regime baathista. Il cambio di rotta del governo turco esplicitato a met\u00e0 settembre dal premier, Tayyep Erdo&#287;an, durante il discorso di Tripoli, stava invece maturando gi\u00e0 da tempo. <\/p>\n<p>Alla Siria resta l&#8217;\u2019approccio equilibrato\u2019 della Russia (capofila dei Brics &#8211; Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) su cui si sono intensificate le pressioni dell&#8217;amministrazione Obama e della Francia &#8211; per il raggiungimento di un accordo al <i>Consiglio di sicurezza <\/i>sull&#8217;adozione di nuove misure contro il regime siriano &#8211; dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;Unchr che il numero delle vittime tra i manifestanti anti-governativi avrebbe raggiunto quota 2.700. <\/p>\n<p><b>Fare &#8216;da soli&#8217;<\/b><br \/>In Europa, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, con l\u2019appoggio anche dell&#8217;ex primo ministro britannico Tony Blair, hanno accennato alla possibilit\u00e0 di un intervento militare mirato a contrastare la minaccia nucleare iraniana, rischiando di mettere Siria e Iran in un unico calderone. <\/p>\n<p>Questi commenti fanno eco alle voci (tra cui quelle di Meir Dagan, ex direttore del Mossad, di Robert Baer, ex agente della Cia,e di Dick Cheney, ex vice-presidente americano) che circolano da gennaio riguardo un possibile attacco preventivo israeliano contro siti nucleari iraniani. L&#8217;Iran, da parte sua, ha gi\u00e0 informato l\u2019Onu che non esiter\u00e0 a rispondere a qualsiasi atto di aggressione che minacci il suo territorio. <\/p>\n<p>Comunque vadano le cose, prevale la sensazione di un prossimo profondo rimescolamento delle carte in Siria e Medioriente. All&#8217;interno delle opposizioni si sta facendo strada l&#8217;idea che i siriani debbano rovesciare da soli il regime. L&#8217;intervento internazionale, in un contesto cos\u00ec delicato, dovrebbe ridursi a sanzioni ed osservatori Onu. Resta da capire come le diverse istanze, le rivendicazioni dei manifestanti e le necessit\u00e0 strategiche degli attori regionali ed internazionali, riusciranno a comporsi nella ridefinizione degli equilibri interni al paese.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIn Medio Oriente non si pu\u00f2 fare la guerra senza l&#8217;Egitto e non si pu\u00f2 fare la pace senza la Siria\u201d diceva Henry Kissinger, segretario di stato americano negli anni &#8217;70 e noto analista di politica internazionale. \u201cAssistiamo ad un cambiamento di paradigma sotto i nostri occhi\u201d, ha dichiarato un alto responsabile israeliano riferendosi alle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[95,99,141,114,130],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18700"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18700"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18700\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62883,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18700\/revisions\/62883"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18700"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}