{"id":18760,"date":"2011-10-06T00:00:00","date_gmt":"2011-10-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-lunga-scalata-dei-palestinesi\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:45","slug":"la-lunga-scalata-dei-palestinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/la-lunga-scalata-dei-palestinesi\/","title":{"rendered":"La lunga scalata dei palestinesi"},"content":{"rendered":"<p>A due settimane dalla presentazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds) della richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese, l\u2019ondata di entusiasmo e apprezzamento che si respira nei Territori occupati palestinesi (Top) per l\u2019operato del presidente dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap) Abu Mazen non \u00e8 assolutamente diminuita. Ritenuto sino a sei mesi fa dalla maggioranza dei palestinesi un leader debole, incapace di farsi rispettare da israeliani e americani, Abu Mazen ha avuto la sua rivincita, resistendo alle pressioni americane e andando avanti per la sua strada.<\/p>\n<p><b>Sfida agli Usa<\/b><br \/>La battaglia, peraltro, va avanti tuttora. Forte dei voti dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), cui si aggiunge quello sicuro del Libano, e quelli possibili di Gabon, Nigeria e Bosnia, Abu Mazen prosegue nella propria \u201csfida\u201d agli Stati Uniti. La richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese \u00e8 attualmente sotto esame del comitato per l\u2019ammissione di nuovi Stati alle Nazioni Unite (composto dai 15 paesi membri del CdS), cui spetta il delicato compito di decidere se dare un parere positivo, trasmettendo la questione allo stesso CdS, o negativo, bloccando la candidatura palestinese.<\/p>\n<p>Le ricadute politiche della decisione del comitato saranno molto rilevanti. Gli Stati Uniti non vogliono vedersi costretti a mettere il veto nel Cds, perch\u00e9 sanno che costerebbe caro in termini di relazioni con il mondo arabo. Non sarebbe certamente il primo veto posto dagli Stati Uniti a risoluzioni del Cds contrastate da Israele. Dal 1972, se ne contano 42. Questo voto, tuttavia, sarebbe ben pi\u00f9 problematico dei precedenti. Non serve sottolineare come il Medioriente sia profondamente cambiato negli ultimi sei mesi.<\/p>\n<p>Le rivoluzioni arabe non sono state anti-americane, e in alcuni casi &#8211; su tutti, la Libia &#8211; gli Usa  sono stati percepiti positivamente dall\u2019opinione pubblica araba. L\u2019eventuale veto alimenterebbe un\u2019ondata di anti-americanismo, mettendo in discussione il lento percorso di ricucitura con il mondo arabo su cui Obama ha tanto investito fin dal suo insediamento. Si tratta di un rischio che Washington vuole evitare a tutti i costi, e ci\u00f2 spiega, da un lato, il tentativo di insabbiare la proposta prima che arrivi al Cds e, dall\u2019altro, il <i>forcing <\/i>messo in atto perch\u00e9 le negoziazioni israelo-palestinesi ripartano in tempi rapidi.<\/p>\n<p><b>Negoziato improbabile<\/b><br \/>Nelle speranze americane, un rilancio dei negoziati &#8211; con l\u2019idea di giungere in tempi rapidi ad un accordo &#8211; dovrebbe convincere l\u2019Ap a desistere dalla richiesta di riconoscimento dello Stato, eviterebbe a Washington il ricorso al veto, salverebbe i rapporti col mondo arabo e contemporaneamente garantirebbe Israele. La quadratura del cerchio, insomma. Cos\u00ec va letta la proposta formulata dal Quartetto (Usa, Russia, Ue, Onu) la settimana scorsa: un percorso rapidissimo per raggiungere la pace; un mese per tornare ai negoziati, tre per formulare proposte su frontiere e sicurezza, e un anno per arrivare all\u2019accordo definitivo.<\/p>\n<p>Il negoziato, tuttavia, con ogni probabilit\u00e0 non ripartir\u00e0. Abu Mazen, infatti, non pu\u00f2 accettare di tornare a quel tavolo negoziale da cui si \u00e8 tenuto distante nell\u2019ultimo anno, a meno che Israele non sia disposto ad un congelamento nella costruzione dei nuovi insedimenti. Ne andrebbe della sua sopravvivenza politica, cos\u00ec come di tutta <i>Fatah<\/i>. <i>Hamas<\/i>, che ha scelto di non appoggiare la proposta dell\u2019Ap per prenderne le distanze, \u00e8 per ora in forte calo nei consensi. Ma non aspetta altro che approfittare di un passo falso di Abu Mazen. Il ritorno al negoziato senza un congelamento degli insediamenti lo sarebbe.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come sarebbe una sconfitta se Abu Mazen non fosse in grado di capitalizzare, in qualunque modo, il sostegno che ha ottenuto dall\u2019opinione pubblica palestinese. \u00c8 fondamentale che quanto seminato negli ultimi mesi porti ad un raccolto, per quanto magro. Altrimenti, il rischio \u00e8 che il vento di gioia e speranza che soffia nei Top lasci nuovamente spazio alla frustrazione e, in un secondo tempo, ad una nuova ondata di violenza.<\/p>\n<p><b>Vietato fallire<\/b><br \/>Dal canto suo, il primo ministro israeliano Netanyahu, che ha accettato la proposta del Quartetto pur con riserve, non ha alcun motivo per acconsentire al congelamento degli insediamenti che chiede l\u2019Ap. La recente decisione di costruire 1.100 unit\u00e0 abitative a Gerusalemme est lo conferma, se ci fossero stati dubbi al riguardo. D\u2019altronde, Washington non \u00e8 in grado di fare alcuna pressione sul governo israeliano e nei prossimi mesi tale capacit\u00e0 sar\u00e0 ancora minore. La campagna elettorale americana \u00e8 alle porte e il partito repubblicano ha gi\u00e0 fatto della difesa di Israele uno dei<i> leit motiv <\/i>con cui intendono sottrarre voti a Omaba, ritenuto troppo poco filo-israeliano.<\/p>\n<p>Una possibilit\u00e0, al momento completamente teorica, \u00e8 che l\u2019Ap acconsenta ad un ritorno al tavolo negoziale in cambio di un incentivo. La proposta del presidente francese Sarkozy &#8211; dare all\u2019Ap lo status di Stato non-membro dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite &#8211; potrebbe, forse, rappresentare un compromesso. Il governo tedesco, dopo la nuova tensione diplomatica con Israele a seguito della ricordata decisione di costruire 1.100 unit\u00e0 abitative a Gerusalemme Est, sembrerebbe disposto a appoggiare la proposta francese.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 internazionale, mai come in questo momento, \u00e8 a un bivio. Sostenere Abu Mazen \u00e8 la sola <i>chance <\/i>perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica palestinese continui a credere nella moderazione e nella non-violenza. Per far questo, \u00e8 necessario che Abu Mazen porti a casa un risultato, anche simbolico. La decisione del Congresso americano di congelare 200 milioni di dollari di aiuti gi\u00e0 promessi per il 2012 all\u2019Ap come sorta di ritorsione per la richiesta presentata al Cds va esattamente nella direzione opposta. Ancora una volta, davanti all\u2019incapacit\u00e0 americana di essere un attore imparziale, l\u2019Ue \u00e8 chiamata ad un ruolo politico forte. Speriamo che Bruxelles non fallisca ancora una volta.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A due settimane dalla presentazione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds) della richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese, l\u2019ondata di entusiasmo e apprezzamento che si respira nei Territori occupati palestinesi (Top) per l\u2019operato del presidente dell\u2019Autorit\u00e0 palestinese (Ap) Abu Mazen non \u00e8 assolutamente diminuita. 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