{"id":18820,"date":"2011-10-14T00:00:00","date_gmt":"2011-10-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ipoteca-islamista-su-egitto-e-tunisia\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:42","slug":"ipoteca-islamista-su-egitto-e-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/ipoteca-islamista-su-egitto-e-tunisia\/","title":{"rendered":"Ipoteca islamista su Egitto e Tunisia"},"content":{"rendered":"<p>Il 23 ottobre prossimo la Tunisia andr\u00e0 alle urne per eleggere un\u2019assemblea che sar\u00e0 legislativa e costituente al tempo stesso. &#278; il primo test elettorale dopo la sollevazione popolare araba contro i regimi autoritari al potere in Nord Africa e nel Levante. Sar\u00e0 un test importante anche per le aspettative e le interpretazioni dell\u2019Occidente: le politiche e le strategie emerse con le rivolte necessitano infatti di qualche verifica per uscire dalla situazione fluida in cui versano sia la cos\u00ec detta primavera araba, sia la risposta dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Circa un mese dopo ci saranno le elezioni in Egitto, in un quadro assai pi\u00f9 complesso di quello tunisino, soprattutto a causa del ruolo di questo paese nel mondo arabo. Difficile fare previsioni. Alcune tendenze sembrano tuttavia essersi delineate con nettezza gi\u00e0 nei mesi passati.<\/p>\n<p><b>Dalle avanguardie agli islamisti<\/b><br \/>Le manifestazioni e i gruppi che hanno contestato i regimi rivendicando, senza indugi, un ricambio democratico alle dittature, non sono state che l\u2019espressione di avanguardie minoritarie. L\u2019assenza di parole d\u2019ordine contro Israele, l\u2019Occidente e gli Stati Uniti e, per contro, l\u2019impronta nettamente liberale dei leader delle piazze in rivolta, l\u2019assenza degli islamisti e il prevalere di giovani istruiti che impiegavano le pi\u00f9 moderne tecnologie dell\u2019informazione, hanno proiettato in Occidente un\u2019immagine democratica e filo-occidentale delle rivoluzioni. Queste ultime sono state infatti battezzate dai media come la continuazione delle rivoluzioni \u201ccolorate\u201d dell\u2019Est europeo. In realt\u00e0, la fase liberale e pi\u00f9 o meno occidentalizzante del movimento non ha fatto che aprire la strada alle istanze delle pi\u00f9 ampie masse di islamisti e nazionalisti.<\/p>\n<p>Come le avanguardie liberali, queste masse desiderano un regime politico libero, ma intendono salvaguardare gelosamente sia le loro prospettive culturali sia la loro autonomia in tema di rapporti internazionali. Senza essere necessariamente anti-occidentali, tali attori non sono per\u00f2 filo-occidentali, o certamente non lo sono al modo dei dittatori usciti di scena. Le aspirazioni, specialmente quelle delle pi\u00f9 giovani generazioni, sono per una pi\u00f9 ampia libert\u00e0 personale e un reddito decente. Fondamentalmente, sono aspirazioni democratiche. <\/p>\n<p>Non sappiamo come potr\u00e0 essere la sostanza delle democrazie che queste masse emergenti forse riusciranno ad esprimere. Sappiamo di sicuro, per\u00f2, che in molti aspetti saranno diverse da quelle liberali dell\u2019Occidente. Sappiamo anche, di sicuro, che questa aspirazione democratica si accoppia al desiderio di una pi\u00f9 netta affermazione all\u2019indipendenza e alla dignit\u00e0 nazionale in campo internazionale. Obiettivi che, nella percezione della masse arabe, sono stati indebitamente sacrificati dall\u2019alleanza delle dittature con l\u2019Occidente.<\/p>\n<p><b>Maggioranza relativa<\/b><br \/>L\u2019evoluzione che c\u2019\u00e8 stata in Tunisia ed Egitto \u00e8 in linea con questa dinamica: rapida ascesa della base islamista e ridimensionamento dei gruppi liberali che avevano aperto la pista della rivoluzione. In condizioni diverse, la stessa evoluzione si \u00e8 osservata in Libia. Mentre lo Yemen resta un caso molto particolare (qui il confronto fra forze democratiche e anti-democratiche \u00e8 intrecciato con altre tendenze ed \u00e8 un aspetto secondario di queste ultime), l\u2019evoluzione verso il prevalere di correnti islamiste \u00e8 osservabile anche in Siria (e favorita dalla tenace resistenza del regime). <\/p>\n<p>Poich\u00e9 in Egitto e Tunisia i gruppi liberali sono decisamente minoritari e poco o nulla organizzati, \u00e8 facilmente prevedibile che le prossime elezioni vedano prevalere le correnti islamiste definite moderate. Non, invece, i gruppi salafisti e estremisti, che del resto spesso non prendono neppure parte alle elezioni. Si potrebbero per\u00f2 verificare coalizioni elettorali di islamisti moderati e meno moderati, che porrebbero quindi un\u2019ipoteca sull\u2019attesa evoluzione democratica, creando una situazione di porosit\u00e0 sul lato sinistro. A conti fatti, dunque, sembra destinata ad emergere una maggioranza relativa islamista, che per governare dovr\u00e0 probabilmente coalizzarsi con forze minori.<\/p>\n<p><b>Ipoteca salafista<\/b><br \/>Come si \u00e8 appena detto, ci sono possibili, anche se deboli, prospettive di ipoteche salafiste sulle forze islamiste di centro, ma forse meno deboli potrebbero essere le ipoteche delle forze che rappresentano i ceti dirigenti e gli interessi dei regimi passati. La manipolazione da parte di questi ultimi \u00e8 meno evidente in Tunisia &#8211; dove tuttavia la stessa transizione \u00e8, se non guidata, certo influenzata dal notabilato dell\u2019<i>ancien r\u00e9gime<\/i>. <\/p>\n<p>\u00c8 invece incombente in Egitto, dove la transizione si \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaramente configurata come un subdolo colpo di stato dei militari. Appare anche che i militari, nell\u2019approfittare della rivolta cittadina per togliere di mezzo Mubarak, lo abbiano tuttavia fatto senza avere idee chiare sui loro stessi obiettivi, o essendo comunque divisi. Sembra di capire che vorrebbero un compromesso conservatore con il segmento centrale della Fratellanza Musulmana e che in questa direzione sarebbero disposti non solo a compiacere le preferenze socio-culturali dei Fratelli, ma anche un qualche loro indirizzo di politica estera, soprattutto nella regione.<\/p>\n<p>Finora, tuttavia, i militari hanno represso senza per\u00f2 esprimere nessun chiaro orientamento. I recenti attacchi ai copti sono una prova di questa fondamentale incertezza dei militari. Essi non reprimono adeguatamente gli attacchi degli estremisti islamisti ai copti perch\u00e9 non sono sicuri di quanto ci\u00f2 comprometterebbe il loro tentativo di avvicinamento alla Fratellanza, che al suo interno \u00e8 divisa e, quindi, in parte flirta con i salafisti. Per mettersi al sicuro lasciano fare. <\/p>\n<p>Questa \u00e8 ovviamente una cattiva ricetta sia di politica interna che estera, e attesta non solo il ruolo fondamentalmente infido dei militari nella transizione egiziana, ma soprattutto la loro incompetenza. Le incertezze dei militari traspaiono chiaramente dal ruolino di marcia istituzionale, con tentativi del Consiglio supremo militare di ritagliarsi riserve di potere, rinvii, etc. \u00c8 comunque certo che l\u2019elezione di una legislatura senza chiari poteri costituenti e riformatori e il rinvio delle elezioni presidenziali non sono di buon auspicio alla nascita di una democrazia egiziana.<\/p>\n<p><b>Politica estera anti-occidentale<\/b><br \/>Dunque abbiamo una prima tendenza all\u2019emergere dei partiti islamisti come partiti di governo e una seconda tendenza a una manipolazione del nuovo da parte del vecchio. Quest\u2019ultima possibilit\u00e0 potrebbe essere sconfitta, potrebbe dar luogo a governi fortemente manipolati e potrebbe anche sfociare in un deciso passo indietro.<\/p>\n<p>Una terza tendenza \u00e8 che, comunque vadano le cose, e quanto pi\u00f9 i nuovi governi saranno espressioni autentiche degli elettori, l\u2019indirizzo di politica estera dei paesi in rivolta \u00e8 destinato a cambiare in senso anti-occidentale. Questa inclinazione, del resto, \u00e8 favorita dal recesso dell\u2019Occidente, dovuto sia alla grave e non breve crisi economica e finanziaria, sia ad una scelta di fondo. La strategia dell\u2019amministrazione americana, che due anni fa sembrava desiderare un riavvicinamento con i musulmani e gli arabi anche mostrando maggiore fermezza verso Israele, si \u00e8 trasformata in una diversa strategia i cui contorni sono poco chiari. <\/p>\n<p><b>Nodo israelo-palestinese e Turchia<\/b><br \/>L\u2019obiettivo di un riavvicinamento col mondo musulmano, pur confermato, viene per\u00f2 rinviato al lungo termine, lasciando che le forze emergenti nella regione agiscano senza che l\u2019Occidente tenti ancora di guidarne il cambiamento: \u201cleading from behind\u201d, come \u00e8 stato detto. In realt\u00e0, il ritiro americano e occidentale dai grandiosi progetti e dalle grandiose sconfitte del Grande Medio Oriente \u00e8 ineluttabile. Un passo indietro pu\u00f2 essere, tuttavia, anche utile. Resta per\u00f2 aperto un problema israelo-palestinese, del quale sembra difficile lavarsi le mani.<\/p>\n<p>Questo problema si lega ormai anche all\u2019alleanza dell\u2019Occidente con una Turchia che, contrariamente agli europei, \u00e8 determinata a seguire un corso anti-isrealiano, che anticipa quello delle future democrazie arabe, su cui ambisce ad affermare un\u2019egemonia politica turca. Fino a un paio di anni fa, le cancellerie occidentali dicevano che la Turchia faceva in Medio Oriente cose che l\u2019Occidente non avrebbe saputo o potuto fare. Non \u00e8 sicuro che le cose stiano ancora cos\u00ec. In ogni caso, la strategia occidentale verso i cambiamenti in atto pu\u00f2 benissimo adottare un pi\u00f9 basso profilo. Ma non cos\u00ec basso da permettere che non solo le eventuali democrazie arabe siano ostili all\u2019Occidente, ma siano in questo anche alleate con la Turchia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 ottobre prossimo la Tunisia andr\u00e0 alle urne per eleggere un\u2019assemblea che sar\u00e0 legislativa e costituente al tempo stesso. &#278; il primo test elettorale dopo la sollevazione popolare araba contro i regimi autoritari al potere in Nord Africa e nel Levante. 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