{"id":18830,"date":"2011-10-14T00:00:00","date_gmt":"2011-10-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/test-di-democrazia-per-la-tunisia\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:43","slug":"test-di-democrazia-per-la-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/test-di-democrazia-per-la-tunisia\/","title":{"rendered":"Test di democrazia per la Tunisia"},"content":{"rendered":"<p>La Tunisia si prepara ad eleggere i membri dell\u2019Assemblea Costituente in quella che dovrebbe essere la prima elezione democratica della sua storia. Dopo lo spostamento delle elezioni dal 24 luglio al 23 ottobre 2011, ulteriori rinvii dovrebbero essere esclusi. Anche la missione di osservazione elettorale dell\u2019Ue, del resto, ha avviato i suoi lavori gi\u00e0 il 23 settembre. Per la prima volta voteranno anche i cittadini tunisini all\u2019estero presso le proprie rappresentanze. L\u2019Assemblea costituente avr\u00e0 il compito di redigere la nuova Costituzione e di definire la struttura politico-istituzionale della Tunisia post-autoritaria.<\/p>\n<p><b>Nuova realt\u00e0 <\/b><br \/>La definizione del sistema elettorale, del calendario, della ripartizione delle circoscrizioni elettorali \u00e8 iniziata lo scorso aprile, dopo la creazione dell\u2019<i>Istanza superiore indipendente per le elezioni <\/i>(Isie). Composto da una commissione centrale con sede a Tunisi e da commissioni a livello di circoscrizioni elettorali, il nuovo organismo sta svolgendo un ruolo fondamentale anche in termini di informazione della cittadinanza sulle modalit\u00e0 di registrazione e voto.<\/p>\n<p>Prima della caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali, il potere era concentrato in un unico partito, il <i>Rassemblement constitutionnel d\u00e9mocratique <\/i>(Rcd). Sebbene gi\u00e0 prima della rivoluzione del 14 gennaio esistessero partiti d\u2019opposizione riconosciuti dal regime, le loro attivit\u00e0 erano fortemente controllate. Il rosso del partito di Ben Ali e il viola della Presidenza dominavano le vie delle citt\u00e0 e dei paesi nordafricani, dimostrando che, in realt\u00e0, di partito ce n\u2019era uno soltanto. Le elezioni e la connessa propaganda elettorale erano una messinscena che, a partire dal 1989 si ripeteva ogni cinque anni.<\/p>\n<p> <b>Frammentazione<\/b><br \/>Alla caduta del regime \u00e8 seguito un processo di legalizzazione di molte formazioni politiche fino a quel momento clandestine o in esilio, come ad esempio il Partito islamista <i>En\u2019Nahda<\/i>, e il <i>Parti communiste des ouvriers de Tunisie<\/i> (PcoT). I partiti che invece risultavano gi\u00e0 legalizzati durante il regime, rischiano di pagare oggi in termini elettorali le connivenze del passato. Ma la Tunisia ha anche conosciuto partiti che, pur registrati, hanno saputo dissociarsi dal potere centrale, al prezzo di una progressiva marginalizzazione ed esclusione dai media e dai finanziamenti pubblici. Ne sono un esempio il <i>Parti d\u00e9mocrate progressiste<\/i> (Pdp) fondato dall\u2019avvocato N\u00e9jib Chebbi, e il <i>Forum d\u00e9mocratique pour le travail et les libert\u00e9s <\/i>(Fdtl). <\/p>\n<p> Gran parte dei centoundici partiti oggi autorizzati a svolgere attivit\u00e0 politica non esisteva prima del marzo 2011. Trovano rappresentanza nell\u2019<i>Alta Istanza per la realizzazione degli obiettivi della Rivoluzione, della riforma politica e della transizione democratica<\/i>, istituzione rivoluzionaria non elettiva di carattere assembleare destinata a scomparire dopo la redazione della nuova Costituzione.<\/p>\n<p>Numerosi partiti hanno nomi e programmi molto simili. Sebbene il sistema proporzionale e il metodo del \u201cresto pi\u00f9 forte\u201d, (che mira a depotenziare i partiti vincenti, in termini di seggi, premiando invece quelli meno forti), siano stati voluti dall\u2019<i>Alta Istanza <\/i>per arginare il potenziale successo del partito islamista <i>En\u2019Nahda<\/i>, sono solo una decina i partiti che, di fatto, hanno la possibilit\u00e0 di ottenere una rappresentanza di qualche rilievo all\u2019interno dell\u2019Assemblea Costituente.<\/p>\n<p><b>Spettro islamista<\/b><br \/><i>En\u2019Nahda <\/i>(la Rinascita), \u00e8 nato nel 1981 ed \u00e8 stato uno dei partiti pi\u00f9 perseguitati dal regime. Influenzato dai Fratelli Musulmani, il partito ritiene Islam e democrazia inscindibili; si considera anche emulatore del Pdk, il partito islamo-conservatore turco. Il suo leader, Rached Ghannouchi, \u00e8 vissuto in esilio in Inghilterra per molti anni, e il suo rientro in Tunisia \u00e8 stato accompagnato, nel gennaio 2011, da un forte entusiasmo. L\u2019assenza nel panorama tunisino di leader unanimemente riconosciuti e di istituzioni consolidate, rendono l\u2019approccio di <i>En\u2019Nahda<\/i>, caratterizzata da riferimenti religiosi e da un messaggio paternalistico, particolarmente efficace soprattutto nelle regioni pi\u00f9 povere del paese.<\/p>\n<p>Altro grande favorito dai sondaggi \u00e8 il <i>Parti d\u00e9mocrate progressiste<\/i>, che sembra godere di sostegni importanti anche in Francia, dove i tunisini iscritti alle liste elettorali sono circa 600 mila. Il <i>Congr\u00e8s pour la r\u00e9publique <\/i>(Cpr) di Moncef Marzouki (ex presidente della Lega dei diritti dell\u2019Uomo), nato nel 2001, ma legalizzato solo dopo il 14 gennaio, gode di discreti sostegni, come anche <i>Al Watan<\/i>, partito di centrosinistra fondato da Ahmed Friaa (ministro degli Interni per breve tempo nel gennaio 2011) e Mohamed Jegham.<\/p>\n<p>Pur essendo un partito storico e molto presente nel panorama rivoluzionario, non sembra avere invece molta presa elettorale il <i>Parti Communiste des ouvriers de Tunisie<\/i> (Pcot). Qualche aspettativa stanno suscitando invece <i>Afek Tounes<\/i>, creato da giovani quadri del mondo dell\u2019impresa e con una linea politica liberale, e il <i>Parti du travail Tunisien <\/i>(Ptt) di impronta prevalentemente sindacalista.<\/p>\n<p><b>Grande incertezza<\/b><br \/>Una delle questioni pi\u00f9 controverse riguarda invece il finanziamento dei partiti. Il <i>Parti d\u00e9mocrate progressiste<\/i> e <i>En\u2019Nahda<\/i> dispongono delle maggiori risorse finanziarie e sono contrari a porre un tetto ai finanziamenti pubblici e privati. A giugno i due partiti hanno abbandonato, in segno di protesta, l\u2019organismo preposto alla definizione del regolamento finanziario della campagna elettorale.<\/p>\n<p>La legalizzazione di <i>En\u2019Nahda <\/i>ha rievocato lo spettro di una deriva islamista del paese, trasformando la campagna elettorale in un confronto pi\u00f9 ideologico che politico. Le dichiarazioni dei membri del partito e la storica collaborazione con altre formazioni dell\u2019opposizione non lasciano tuttavia presagire una sua svolta radicale. Partiti islamisti di stampo pi\u00f9 radicale, come il partito salafita <i>Attahrir<\/i>, del resto, non si sono registrati alle elezioni.<\/p>\n<p>Nonostante quelle del 23 ottobre siano considerate le prime elezioni democratiche della storia tunisina, il paese ha gi\u00e0 conosciuto altri momenti di apertura democratica (nel 1981 e nel 1987) cui \u00e8 sempre seguito un ripiegamento autoritario. <\/p>\n<p>Una sollevazione popolare come quella dello scorso gennaio, tuttavia, \u00e8 assolutamente inedita nella storia recente tunisina, il che pu\u00f2 sembrare di buon auspicio per lo sviluppo della democrazia. Le transizioni non sono mai processi semplici o veloci, e nei paesi islamici la dimensione religiosa non pu\u00f2 essere semplicemente ignorata, ma va comunque incanalata in modo efficace nell\u2019alveo delle istituzioni democratiche. Anche se queste, nella Tunisia di oggi, sono ancora tutte da inventare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Tunisia si prepara ad eleggere i membri dell\u2019Assemblea Costituente in quella che dovrebbe essere la prima elezione democratica della sua storia. Dopo lo spostamento delle elezioni dal 24 luglio al 23 ottobre 2011, ulteriori rinvii dovrebbero essere esclusi. 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