{"id":18850,"date":"2011-10-18T00:00:00","date_gmt":"2011-10-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lirresistibile-ascesa-dei-velivoli-senza-pilota\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:42","slug":"lirresistibile-ascesa-dei-velivoli-senza-pilota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/lirresistibile-ascesa-dei-velivoli-senza-pilota\/","title":{"rendered":"L\u2019irresistibile ascesa dei velivoli senza pilota"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019 \u201cinsostenibile leggerezza dei droni\u201d, i velivoli senza pilota guidati a distanza, ed il loro fastidioso ronzio ormai non consentono ai terroristi sonni tranquilli. Ovunque si trovino. Si stima che il loro uso abbia consentito fino ad oggi l\u2019uccisione di alcune centinaia di terroristi, forse pi\u00f9 di mille, anche se \u00e8 difficile capire quanti di questi sono effettivamente tali &#8211; ci piace presumere che siano la maggior parte &#8211; e quanti invece vittime di informazioni errate, o tardive, oppure di \u201cdanni collaterali\u201d.<\/p>\n<p>Sono sistemi assai precisi, dotati di missili a carica esplosiva limitata, ma che in presenza di un\u2019<i>intelligence <\/i>altrettanto precisa diventano micidiali. Grazie a tecnologie sempre pi\u00f9 sofisticate questi mezzi &#8211; noti erroneamente al grande pubblico come \u201cdroni\u201d, ma che in realt\u00e0 sono velivoli pilotati a distanza &#8211; stanno emergendo come i sistemi d\u2019arma del terzo millennio.<\/p>\n<p><b>Ruoli sempre pi\u00f9 estesi<\/b><br \/>Se in campo civile trovano largo impiego per l\u2019osservazione remota del territorio (calamit\u00e0 naturali, lotta alla criminalit\u00e0, agricoltura, inquinamento, etc.), \u00e8 in campo militare che i ruoli sono sempre pi\u00f9 estesi. Si va da impiego di carattere strategico &#8211; come avviene per il grosso e pesante <i>Global Hawk <\/i>americano &#8211; ospite in questi giorni a Sigonella da dove opera sulla Libia &#8211; o a carattere tattico, compito espletato egregiamente dai nostri ricognitori disarmati <i>Pedator<\/i> e <i>Reaper <\/i>sulla Libia e in Afghanistan &#8211; e prima ancora in Iraq.<\/p>\n<p>Sono gli stessi modelli che, armati di missili aria-superfice, sono attualmente utilizzati su larga scala dall\u2019<i>United States Air Force<\/i> (Usaf) e dalla <i>Central Intelligence Agency<\/i> (Cia). L\u2019impiego in missioni belliche &#8211; iniziato sperimentalmente dal presidente George Bush, ma ampliato su larga scala da Barack Obama, sta ormai divenendo parte integrante della dottrina delle forze aeree. Se ne prevede uno sviluppo tale da far si che la met\u00e0 dei piloti oggi addestrati negli Stati Uniti siano destinati a divenire \u201cpiloti virtuali\u201d, in posizioni operative a terra di guida, di controllo e, all\u2019occasione, di apertura del fuoco mirato.<\/p>\n<p>Per l\u2019impiego in Afghanistan e nello Yemen, nel frattempo, si sta procedendo con i primi richiami in servizio. Sembra che tra Usaf e Cia la disponibilit\u00e0 superi gi\u00e0 le 600 unit\u00e0. L\u2019industria aeronautica, ovviamente, ha capito che in futuro ci sar\u00e0 una minore richiesta di velivoli da combattimento pilotati e si \u00e8 gi\u00e0 buttata a capofitto sulla progettazione e la realizzazione di questi sistemi, originando una nuova competizione globale. Tra piccoli, medi e grandi, armati o solamente dotati di sensori, i prototipi &#8211; ve ne sono anche alcuni nazionali &#8211; si contano ormai a centinaia.<\/p>\n<p>Il quotidiano Usa <i>International Herald Tribune <\/i>ha recentemente rammentato lo stupore di alcuni visitatori americani quando, invitati nel novembre scorso da solerti operatori commerciali cinesi all\u2019<i>air show <\/i>di Zhuhai, nella Cina occidentale, hanno assistito alla presentazione di ben venticinque modelli di velivoli non pilotati, e dalla proiezione di un video che mostrava la distruzione di un mezzo corazzato. Successivamente, veniva proiettata un\u2019animazione dove si vedevano alcuni di questi droni all\u2019attacco di una portaerei americana.<\/p>\n<p><b>Non pi\u00f9 monopolio <\/b><br \/>I visitatori &#8211; commenta l\u2019<i>Herald Tribune<\/i> &#8211; hanno allora compreso che, pur essendo la presentazione di carattere marcatamente commerciale piuttosto che rigorosamente militare, il monopolio statunitense in materia di velivoli armati a pilotaggio remoto stava giungendo al suo epilogo. \u00c8 solo questione di tempo. Il dibattito attuale sui droni \u00e8 salito di livello, e si \u00e8 ormai spostato dal settore tecnologico-industriale e di sicurezza a quello pi\u00f9 propriamente giuridico, diplomatico, etico e delle relazioni internazionali.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019impiego di questi velivoli con armamento a bordo, largamente utilizzati dagli americani, \u00e8 ancora esclusivo. Seguendo ed ampliando concetti di George Bush, Barack Obama \u00e8 andato molto oltre, stabilendo il principio che gli Stati Uniti sono autorizzati a operare con queste armi, anche attraversando senza autorizzazione i confini di paesi amici, per uccidere in modo mirato coloro che sono percepiti come nemici. Persino se si tratta &#8211; come \u00e8 successo recentemente nello Yemen con il terrorista di al-Qaeda al-Awlaki e del suo aiutante &#8211; di cittadini americani.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 voluto, \u00e8 vero, un permesso speciale della Suprema Corte, ma lo hanno fatto. Per ora solo gli Stati Uniti si sono dotati di questa sorta di \u201clicenza di uccidere\u201d, che anche Israele &#8211; ricordiamo l\u2019esecuzione telecomandata di Yassin, lo \u201csceicco cieco\u201d &#8211; ha utilizzato nei casi estremi. Ma cosa accadrebbe se altri paesi, che gi\u00e0 possiedono una base tecnologica idonea, imitassero Usa e Israele? <\/p>\n<p>Non solo etica \u00c8 molto probabile che prima o poi questa ipotesi si realizzi, perch\u00e9 i vantaggi che hanno reso cos\u00ec attraente per l\u2019amministrazione Obama questo tipo di operazioni sono certamente appetibili anche per altri paesi con problemi di terrorismo. Gli analisti ne elencano una cinquantina che potrebbero, se lo decidessero, essere non lontani da questo tipo di capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo i tecnici, infatti, armare velivoli gi\u00e0 disponibili per sorveglianza, ricognizione od altri usi, anche civili, non sarebbe certo una sfida insuperabile, quando non vi sia la necessit\u00e0 di utilizzare per operazioni lontane sistemi di comando e controllo attraverso satelliti proprietari. Per esempio, tutti i paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) gi\u00e0 oggi possiedono la tecnologia necessaria, e con ogni probabilit\u00e0 anche il Pakistan, il Giappone, l\u2019Iran e le due Coree vi sono molto vicini. E perch\u00e9 mai, sia pure in modo pi\u00f9 limitato e su distanze inferiori, queste capacit\u00e0 non dovrebbero essere conseguite anche dai maggiori gruppi terroristi?<\/p>\n<p>Qualcosa prima o poi potrebbe sfuggire di mano, anche senza voler arrivare al nucleare, ai missili o, magari, alla \u201cbomba sporca\u201d. Nessuno, per carit\u00e0, crede davvero all\u2019utopia della guerra etica. Ma, almeno questo ormai appare certo, la strada che stiamo percorrendo non sembra ci stia portando verso un mondo migliore.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 \u201cinsostenibile leggerezza dei droni\u201d, i velivoli senza pilota guidati a distanza, ed il loro fastidioso ronzio ormai non consentono ai terroristi sonni tranquilli. Ovunque si trovino. 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