{"id":18880,"date":"2011-10-21T00:00:00","date_gmt":"2011-10-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lavventato-intervento-del-kenya-in-somalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:41","slug":"lavventato-intervento-del-kenya-in-somalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/lavventato-intervento-del-kenya-in-somalia\/","title":{"rendered":"L\u2019avventato intervento del Kenya in Somalia"},"content":{"rendered":"<p>Il 16 ottobre \u00e8 partita ufficialmente l\u2019operazione \u201cLinda Nchi\u201d (protezione Kenya). Le forze armate keniane hanno infatti deciso di invadere militarmente la Somalia meridionale per far fronte all&#8217;<i>escalation <\/i>di rapimenti e di atti di banditismo dovuti all&#8217;instabilit\u00e0 delle regioni di confine. I rischi dell&#8217;intervento militare possono essere molteplici. Intanto il movimento islamista somalo degli Shabaab, che controlla gran parte dei territori meridionali e che ad agosto si era ritirato da Mogadiscio, si dice pronto a resistere.<\/p>\n<p><b>Tensione crescente<\/b><br \/>Il 7 ottobre scorso, quasi in contemporanea con il grave attentato che aveva colpito Mogadiscio, una delegazione keniana composta dal ministro degli esteri Moses Wetangula e dal ministro della difesa Yusuf Haji si trovava nella capitale somala per un incontro con i vertici delle Istituzioni federali di transizione (Ift) somale. Al centro della discussione vi era un possibile piano per porre in sicurezza i confini meridionali del paese. <\/p>\n<p>Negli ultimi due mesi l\u2019<i>escalation <\/i>di rapimenti a scopo estorsivo ai danni di cittadini europei nell\u2019arcipelago di Lamu &#8211; nota localit\u00e0 turistica keniana &#8211; rischiava di mettere in ginocchio il settore turistico della regione, ma non solo. Sull\u2019area sono allo studio importanti progetti infrastrutturali per ampliare il porto di Lamu, dove la compagnia cinese <i>JS Neoplant Co. LTD<\/i> sarebbe gi\u00e0 pronta a stanziare parte dei 16 miliardi di dollari necessari anche per la costruzione di un oleodotto che collegher\u00e0 il Kenya ai pozzi del Sud Sudan.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/somalia_kenya_map.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\"> Fonte: BBC-News Africa.<\/font><\/p>\n<p>Il governo del Kenya ha attribuito l\u2019ultima <i>escalation <\/i>di rapimenti a gruppi di miliziani connessi al movimento islamista degli Shabaab, anche se questi ultimi hanno sempre smentito. Per capire quale sia la responsabilit\u00e0 dei giovani mujahideen, occorre precisare che il confine somalo-keniano \u00e8 attualmente tra i pi\u00f9 instabili di tutto il Corno d\u2019Africa. <\/p>\n<p>Dalla caduta dell\u2019ultimo governo di Siad Barre, nel 1991, le regioni somale del Basso Giuba e del Gedo sono diventate degli importanti crocevia per i traffici transnazionali che per anni hanno sorretto e rifornito buona parte dell\u2019economia informale del paese. Dall\u2019estate del 2008, la graduale conquista dei maggiori centri di interscambio commerciale da parte degli Shabaab &#8211; tra cui l\u2019importante citt\u00e0 portuale di Chisimaio &#8211; ha bloccato la capacit\u00e0 di movimento di diverse bande armate, che avrebbero cos\u00ec deciso di riconvertire parte delle proprie attivit\u00e0 illecite oltreconfine.<\/p>\n<p><b>Rischi elevati<\/b><br \/>Dall\u2019 azione militare il Kenya ha forse pi\u00f9 da perdere che da guadagnare. Ci sono almeno due ragioni per considerare l\u2019operazione \u201cLinda Nchi\u201d avventata e rischiosa. La prima \u00e8 direttamente connessa alla capacit\u00e0 di movimento sul campo e alla volont\u00e0 politica di sostenere una possibile occupazione. Le forze keniane sono certamente pi\u00f9 addestrate e organizzate delle milizie Shabaab, che tuttavia possono contare su una posizione di netto vantaggio se l\u2019invasione dovesse trasformarsi in un\u2019occupazione. <\/p>\n<p>Come gi\u00e0 sperimentato durante l\u2019intervento dell\u2019Etiopia &#8211; avvenuto tra il dicembre 2006 e il gennaio del 2009 &#8211; le forze islamiste hanno un\u2019ottima preparazione nel condurre azioni di guerriglia urbana. Il governo di Nairobi potrebbe dunque rischiare di impantanarsi in un conflitto che metterebbe a dura prova le sue forze armate. Se nel 2006 la caduta dell\u2019Unione delle Corti islamiche fu il preludio alla scalata Shabaab, una sconfitta delle milizie islamiste potrebbe prefigurare scenari ben peggiori.<\/p>\n<p>Il secondo fattore di rischio della missione militare keniana risiede invece nell\u2019eventualit\u00e0 di pericolose ritorsioni. Il Kenya, e in particolare Nairobi, ospita una folta comunit\u00e0 somala. Se con l\u2019attentato di Kampala (Uganda) del luglio del 2010 gli Shabaab hanno dato prova di poter colpire anche al di fuori dei propri confini, una possibile azione di attacco sarebbe ancor pi\u00f9 facilitata in un contesto caratterizzato da una forte presenza somala, sia in termini numerici che economici.<\/p>\n<p><b>Sicurezza e stabilizzazione <\/b><br \/>L\u2019operazione militare del Kenya si sta svolgendo contemporaneamente all\u2019avanzata delle forze di <i>peace-support <\/i>dell\u2019Unione africana a Mogadiscio. La missione Amisom (African Union Mission in Somalia) \u00e8 l\u2019unica che pu\u00f2 garantire la presenza delle fragili istituzioni somale nella capitale. Il processo di pace e di normalizzazione politica presenta ancora diverse lacune, come ha dimostrato l\u2019ultima conferenza consultiva di Mogadiscio, svoltasi tra il 4 e il 6 settembre per volere del rappresentante speciale dell\u2019Onu Augustine Mahiga e caratterizzata da numerose defezioni tra le stesse forze ostili agli Shabaab.<\/p>\n<p>Secondo un recente rapporto del <i>Center for the American Progress<\/i> le spese mobilitate dalla comunit\u00e0 internazionale per far fronte alla crisi somala presentano un notevole squilibrio. Le risorse elargite per la stabilizzazione e lo sviluppo del paese sono infatti nettamente inferiori a quelle allocate per aspetti inerenti la sicurezza &#8211; attivit\u00e0 di antiterrorismo e di<i> intelligence<\/i>, contrasto alla pirateria e sostegno militare alle missioni di<i> peace-support<\/i>. Dal 1991, l\u2019ammontare delle spese per il comparto sviluppo si aggira intorno ai 13 miliardi di dollari, mentre quelle per la sicurezza raggiungono quasi i 32 miliardi.<\/p>\n<p>La stabilizzazione politica e il contrasto militare alle milizie Shabaab, che in molti &#8211; soprattutto oltreoceano &#8211; vedono come due elementi connessi, si dimostrano essere profondamente conflittuali. I pericoli pi\u00f9 immediati derivanti dall\u2019ascesa di movimenti qaedisti o dall\u2019aumento della pirateria e del banditismo hanno innescato nella comunit\u00e0 internazionale risposte sbrigative e poco lungimiranti. Ci\u00f2 si \u00e8 riflesso negativamente sull\u2019atteggiamento della classe politica del paese, sempre pi\u00f9 predatoria e priva di legittimit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 16 ottobre \u00e8 partita ufficialmente l\u2019operazione \u201cLinda Nchi\u201d (protezione Kenya). Le forze armate keniane hanno infatti deciso di invadere militarmente la Somalia meridionale per far fronte all&#8217;escalation di rapimenti e di atti di banditismo dovuti all&#8217;instabilit\u00e0 delle regioni di confine. I rischi dell&#8217;intervento militare possono essere molteplici. 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