{"id":18890,"date":"2011-10-22T00:00:00","date_gmt":"2011-10-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/fine-tragica-di-un-rais\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:41","slug":"fine-tragica-di-un-rais","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/fine-tragica-di-un-rais\/","title":{"rendered":"Fine tragica di un rais"},"content":{"rendered":"<p>La primavera araba spazza via le illusioni d\u2019impunit\u00e0 dei vecchi satrapi: dopo Ben Al\u00ec e Hosni Mubarak, esce di scena Muammar Gheddafi. Ma il regime del colonnello finisce nel sangue. Dopo 42 anni di dittatura e otto mesi d\u2019insurrezione e conflitto, la Libia ha in qualche modo chiuso con il suo passato e pu\u00f2 ora guardare al futuro. Il paese deve restare unito e muoversi verso la riconciliazione ed il rinnovamento, dicono quasi all\u2019unisono i leader del mondo. Consapevoli che le incognite sul futuro sono molte e pesanti: la coalizione degli insorti \u00e8 traversata da divisioni tribali, religiose, sociali, politiche; e non v\u2019\u00e8 certezza che il percorso verso la democrazia fin qui abbozzato possa essere compiuto fino in fondo nei tempi indicati (entro un mese, un nuovo governo; entro un anno e mezzo, elezioni politiche).<\/p>\n<p><b>Senza pietas<\/b><br \/>Intanto, l\u2019uccisione di Gheddafi chiude una fase della partecipazione internazionale al conflitto libico e lascia gli insorti di ieri, che sono i vincitori di oggi, alle prese con i problemi della riconciliazione, della ricostruzione e della definizione dei nuovi assetti istituzionali e politici. La fine dell\u2019intervento militare Nato, appena sancito dal Consiglio atlantico, era gi\u00e0 scontata nelle prime reazioni del segretario generale dell\u2019Onu Ban Ki-moon, che chiedeva di \u201cfermare i combattimenti\u201d innescati da una risoluzione delle Nazioni Unite, il cui mandato &#8211; proteggere i civili &#8211; \u00e8 stato molto dilatato dai raid alleati, e pure del presidente statunitense Barack Obama.<\/p>\n<p>Le circostanze dell\u2019eliminazione del colonnello sono tuttora incerte e confuse: resteranno per anni oggetto d\u2019indagini e rivelazioni, come sta accadendo per l\u2019eliminazione di Osama bin Laden. Alcuni punti apparentemente fermi appaiono, per\u00f2, simbolici: il rais \u00e8 stato ucciso a Sirte, la citt\u00e0 dov\u2019era nato e che era la sua roccaforte; ed \u00e8 stato scovato in una sorta di fogna, una condotta dell\u2019acqua, dove aveva cercato l\u2019ultimo rifugio, lui che definiva \u201cratti\u201d i ribelli.<\/p>\n<p>Gheddafi \u00e8 morto in Libia, come aveva pi\u00f9 volte detto di voler fare, ma non combattendo, bens\u00ec scappando e, all\u2019ultimo, implorando una clemenza (\u201cNon sparate\u201d) che non gli \u00e8 stata concessa. La sua fine non \u00e8 stata gloriosa: nulla di eroico, in quella morte. Ma nulla di eroico, neppure, nella festa barbara sul suo cadavere, vilipeso da una folla in festa. Come ci indignarono negli anni novanta le immagini del soldato americano trascinato per le strade di Mogadiscio, dopo essere stato ucciso nell\u2019imboscata di \u2018Black Hawke down\u2019, cos\u00ec ci indignano pure queste.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 subito polemica sulle immagini dello scempio del cadavere. Per\u00f2, se le foto non ci sono, c\u2019\u00e8 chi le reclama: dopo l\u2019eliminazione di bin Laden, il primo maggio, media e opinione pubblica internazionale contestarono agli Stati Uniti la carenza di documentazione fotografica. Se invece ci sono, c\u2019\u00e8 chi ne deplora la pubblicazione: le immagini del corpo di Gheddafi vilipeso e trascinato senza alcuna \u2018pietas\u2019, sono certo un\u2019ostentata esibizione della miseria umana, ma sono anche, indubitabilmente, un documento storico. E, talora, la fine tragica e cruenta del tiranno \u00e8 forse inevitabile, come fu per Mussolini e Hitler, per Ceausescu e Saddam Hussein (se lo avessero scovato nella sua tana le milizie sciite, invece che due<i> marines <\/i>ben addestrati, non ne sarebbe uscito vivo): un modo per liberare il popolo dalla fascinazione che ne subisce (e, magari, dalle sudditanze che gliene restano).<\/p>\n<p><b>Ostaggio ingombrante<\/b><br \/>E, del resto, \u201cmeglio nella tomba che alla sbarra\u201d: il filo rosso di un pensiero inconfessabile cuce fra di loro le dichiarazioni un po\u2019 rituali che accompagnano la notizia dell\u2019uccisione di Gheddafi, colonnello dittatore, prima nemico bandito, poi amico accettato di un Occidente distratto nella difesa, in Libia, dei diritti dell\u2019uomo e dei valori della democrazia, perch\u00e9 petrolio e gas, l\u00ec, contavano di pi\u00f9. C\u2019\u00e8, in molti commenti, il senso d\u2019una sorta di \u2018missione compiuta\u2019, anche se nessuno, tanto meno l\u2019Onu, aveva affidato all\u2019Alleanza il compito di scovare e uccidere il leader libico.<\/p>\n<p>Il sollievo nasce anche dalla considerazione che un Gheddafi vivo sarebbe stato ingombrante per i nuovi leader libici e per i suoi nemici delle ultime settimane, che furono suoi amici almeno negli ultimi dieci anni, dopo il suo sdoganamento dall\u2019inferno dei protettori del terrorismo internazionale e la sua collocazione nel limbo di quelli con cui fai affari cercando, per\u00f2, di averci poco a che fare. Naturalmente, con una gradualit\u00e0 d\u2019atteggiamenti: dal distacco americano alle strette di mano francesi; dal baratto britannico del \u2018boia di Lockerbie\u2019 con un po\u2019 di commesse, fino al bacio dell\u2019anello italico.<\/p>\n<p>Ve lo immaginate un Gheddafi da custodire prigioniero prima e da chiamare alla sbarra poi, per rendere conto dei crimini suoi e del suo regime? Ci sarebbe stato da litigare fra i nuovi libici e i loro alleati: i primi volevano processarlo \u2018in casa\u2019; i secondi fare valere il mandato di cattura della Corte dell\u2019Aja, spiccato per crimini contro l\u2019umanit\u00e0. Quali che fossero i giudici, libici o, a maggior ragione, internazionali, il Colonnello poteva denunciare la combutta con il suo regime di molti degli attuali capi ribelli, oppure chiamare a rendere conto della loro amicizia nei suoi confronti i leader che lo avevano sdoganato, Bush jr e Blair, o quelli che gli avevano lasciato piantare la sua tenda nei loro giardini, Berlusconi e Sarkozy, senza parlare di una miriade di signorotti africani e del Terzo Mondo.<\/p>\n<p><b>Vuoto Libia<\/b><br \/>Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss, dice in un tweet: \u201cUn\u2019esecuzione di Gheddafi sembra probabile e pure logica: un processo internazionale sarebbe stato troppo imbarazzante\u201d. In una sua analisi, il <i>Times <\/i>di Londra indica proprio Berlusconi e Blair tra quelli che tirano un sospiro di sollievo per i loro legami con Gheddafi. E l\u2019<i>Independent<\/i> ricorda il &#8220;ripugnante dominio italiano&#8221; quando gli eroi libici erano impiccati, mentre il ministro della difesa italiano Ignazio La Russa attribuisce al Colonnello la colpa, anzi l\u2019invenzione, \u201cdel risentimento libico per il colonialismo italiano\u201d, con tutto il bene che gli abbiamo fatto a quella brava gente.<\/p>\n<p>Berlusconi pu\u00f2 ora cavarsela con un classico, ma sbrigativo e, soprattutto, fuori luogo, \u201cSic transit gloria mundi\u201d, lui che di Gheddafi aveva fatto un grande amico, abbracci, baciamani, genuflessioni e processioni di vergini ai corsi d\u2019Islam del rais. Il latino vale al Cavaliere uno sberleffo di Famiglia Cristiana, \u201cmore solito\u201d: \u201cda uno che gli ha baciato l\u2019anello non potevamo aspettarci che una glorificazione in morte\u201d. Una battuta destinata a restare nell\u2019antologia delle frasi celebri e infelici di Mr B, accanto a quella \u201cnon gli ho ancora telefonato per non disturbarlo\u201d detta all\u2019inizio dell\u2019insurrezione. Fortuna che, come al solito, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci mette dignit\u00e0 e misura, \u201cs\u2019\u00e8 chiusa una pagina drammatica\u201d.<\/p>\n<p>Se Gheddafi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, l\u2019intreccio di affari tra Italia e Libia resta: il petrolio e il gas dell\u2019Eni, che ha gi\u00e0 provveduto da s\u00e9 a metterseli al sicuro, le partecipazioni in Unicredit, Finmeccanica, Fiat, Juventus e molte altre societ\u00e0, i soldi depositati nelle nostre banche, le oltre cento aziende italiane che operano laggi\u00f9. Nessuno pu\u00f2 dire che piega prender\u00e0 la nuova Libia; ma noi sappiamo per cento che ne saremo amici, anzi che ne vorremo essere i migliori amici.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La primavera araba spazza via le illusioni d\u2019impunit\u00e0 dei vecchi satrapi: dopo Ben Al\u00ec e Hosni Mubarak, esce di scena Muammar Gheddafi. Ma il regime del colonnello finisce nel sangue. 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