{"id":18900,"date":"2011-10-24T00:00:00","date_gmt":"2011-10-23T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nuova-stagione-dellitalia-nellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:40","slug":"la-nuova-stagione-dellitalia-nellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/la-nuova-stagione-dellitalia-nellue\/","title":{"rendered":"La nuova stagione dell\u2019Italia nell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Quale \u00e8, o quale dovrebbe essere, il ruolo dell\u2019Italia nel processo di integrazione sovranazionale in Europa? Per rispondere a questa domanda occorre innanzitutto precisare cosa \u00e8 l\u2019Unione europea (Ue) emersa dal Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1\u00ba dicembre 2009) e soprattutto dalla crisi finanziaria esplosa nel 2008.<\/p>\n<p>La mia argomentazione \u00e8 che la crisi abbia spinto l\u2019Ue verso una trasformazione tale da introdurre una vera e propria discontinuit\u00e0 con l\u2019Unione precedente al Trattato di Lisbona. Tale discontinuit\u00e0 \u00e8 stata possibile proprio perch\u00e9 il Trattato di Lisbona ha introdotto alcune innovazioni istituzionali che gli <i>eventi <\/i>hanno poi consentito di utilizzare in una particolare direzione. Il ruolo dell\u2019Italia all\u2019interno dell\u2019Ue dovrebbe dunque essere discusso alla luce di tali trasformazioni, se non si vuole correre il rischio di rendere la discussione ridondante.<\/p>\n<p><b>Nuova architettura<\/b><br \/>Da tempo l\u2019Ue non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019organizzazione internazionale di competenza della <i>diplomazia <\/i>dei suoi stati membri. Con il Trattato di Lisbona, in particolare, essa \u00e8 divenuta pienamente un sistema istituzionale di competenza della <i>politica <\/i>dei suoi stati membri.<\/p>\n<p>L\u2019Ue non sarebbe divenuta ci\u00f2 che \u00e8, se avesse funzionato secondo una logica esclusivamente o principalmente intergovernativa. Nel corso di cinquant\u2019anni, l\u2019Ue \u00e8 diventata un sistema composito, in quanto ha combinato interessi intergovernativi e istituzioni sopranazionali. Il Trattato di Lisbona ha riconosciuto pienamente tale natura composita dell\u2019Ue, cos\u00ec formalizzando un sistema di pluralismo istituzionale basato su reciproche interdipendenze e separazioni. <\/p>\n<p>Tuttavia, tale istituzionalizzazione \u00e8 avvenuta introducendo importanti novit\u00e0. Non solo al Parlamento \u00e8 stato riconosciuto un ruolo legislativo equivalente a quello del Consiglio. Ma soprattutto il potere esecutivo \u00e8 stato affidato a due istituzioni distinte, il Consiglio europeo e la Commissione. <\/p>\n<p>La Commissione non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019esclusivo attore del processo esecutivo, non solamente per la debolezza del suo presidente, ma per la diversa strutturazione del processo decisionale. Anzi, gli eventi indotti dalla crisi finanziaria, ma anche dalla crisi libica hanno trasformato il Consiglio Europeo nella \u2018testa\u2019 politica dell\u2019esecutivo comunitario, affidando alla Commissione compiti pi\u00f9 strettamente tecnici. Se cos\u00ec \u00e8, allora l\u2019Italia non pu\u00f2 pi\u00f9 affidare alla Commissione, come ha fatto nel passato, il compito di promuovere gli interessi sopranazionali. Anche perch\u00e9 la stessa Commissione, con un commissario per stato membro, ha talora assunto un connotato intergovernativo.<\/p>\n<p><b>Esecutivo duale<\/b><br \/>La Commissione va certamente sostenuta nella sua azione tecnico-politica, le sue competenze di <i>policy<\/i> vanno valorizzate, le sue capacit\u00e0 esecutive vanno rafforzate. Tuttavia, la crisi mostra che non \u00e8 pi\u00f9 nella Commissione che si prendono le decisioni che contano, come era avvenuto nel periodo aureo delle due Commissioni presiedute da Jacques Delors (e solo parzialmente in quella presieduta da Romano Prodi). <\/p>\n<p>Se le grandi decisioni politiche vengono prese all\u2019interno del Consiglio europeo (e, ancor pi\u00f9, all\u2019interno del nuovo Consiglio dei capi di governo e di stato dell\u2019area-euro), allora \u00e8 bene che l\u2019Italia riveda le proprie strategie istituzionali. \u00c8 all\u2019interno del Consiglio europeo che l\u2019Italia deve costruire le coalizioni di supporto delle proprie posizioni o delle proprie esigenze. Un\u2019attivit\u00e0 che l\u2019Italia non fa da tempo, finendo per andare a rimorchio delle decisioni altrui. <\/p>\n<p>Ma la capacit\u00e0 di coalizione di uno stato membro dipende dalla reputazione dei suoi governanti e dall\u2019efficienza delle sue istituzioni politiche e amministrative. Se l\u2019Italia vuole essere fedele alla sua tradizione europeista e soprattutto se continua a ritenere che l\u2019integrazione politica costituisca l\u2019indispensabile condizione per venire a capo dei suoi problemi interni, allora \u00e8 all\u2019interno del Consiglio europeo che deve innanzitutto svolgere con efficacia la sua azione.<\/p>\n<p><b>Oltre i direttori<\/b><br \/>Un direttorio tedesco-francese nella politica finanziaria o franco-britannico nella politica estera pu\u00f2 risultare necessario in una fase transitoria, ma non pu\u00f2 essere la formula per arrivare all\u2019integrazione politica. Il ruolo decisionale assunto dal Consiglio europeo rende possibile, ma non necessaria, la formazione di direttori. Anzi, se questi ultimi si istituzionalizzassero, la stessa esistenza dell\u2019Ue verrebbe messa in discussione. <\/p>\n<p>L\u2019Italia pu\u00f2 esercitare un ruolo importante per superare la logica del direttorio e favorire processi decisionali aperti e orizzontali. Si tratta, per l\u2019Italia, di \u201csovranazionalizzare\u201d il Consiglio europeo (chiamandolo finalmente Presidenza europea), attivando la coalizione di stati membri interessata ad approfondire, seppure con nuove modalit\u00e0, l\u2019integrazione politica del continente. <\/p>\n<p>In questo senso, potrebbe essere utile rafforzare il ruolo del presidente del Consiglio europeo, democratizzando il suo processo di selezione, se non di elezione. Un presidente non dipendente esclusivamente dai capi di governo e di stato potrebbe costituire un bilanciamento necessario delle aspirazioni egemoniche di alcuni governi nazionali. <\/p>\n<p>Nello stesso tempo, l\u2019ascesa decisionale del Consiglio europeo richiederebbe un irrobustimento dei poteri di controllo e di bilanciamento del Parlamento. Cos\u00ec, dovrebbe essere l\u2019Italia a promuovere la coalizione necessaria per riportare il Parlamento all\u2019interno dell\u2019<i>European Stability Mechanism<\/i>, oltre che nelle varie misure del <i>six pac <\/i>intorno alle quali si former\u00e0 il nuovo sistema di <i>governance <\/i>economica dell\u2019Unione, oltre che all\u2019interno della politica estera e di sicurezza. <\/p>\n<p>La stessa prospettiva di dare vita ad un\u2019Europa dell\u2019euro distinta dall\u2019Europa del mercato comune deve essere sostenuta dall\u2019Italia con una strategia all\u2019altezza della sfida. Se si aprir\u00e0 il cantiere di un nuovo trattato, allora sarebbe bene che l\u2019Italia vi partecipasse con una strategia precisa.<\/p>\n<p><b>Priorit\u00e0 nazionale<\/b><br \/>Nell\u2019Ue che si sta trasformando, l\u2019influenza dell\u2019Italia va costruita innanzitutto a casa propria, dotandosi di un sistema politico funzionante, di un\u2019amministrazione efficiente, di un\u2019elite politica competente. Su tutti e tre i piani, l\u2019Italia ha ancora assai da lavorare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 necessario rincorrere la retorica della grande potenza per contare in Europa. \u00c8 necessario, piuttosto, mettere ordine nelle proprie istituzioni, rafforzare i propri strumenti di coordinamento organizzativo e di<i> policy<\/i>, dotarsi di un personale politico e amministrativo di livello europeo. E soprattutto bisogna costruire un consenso trans-partigiano sul ruolo che l\u2019Italia dovrebbe assolvere in un\u2019unione di stati e di cittadini. Un consenso che richiede una <i>politica<\/i> dell\u2019integrazione adeguata alla realt\u00e0 dell\u2019Ue e alle sfide che essa sta affrontando.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale \u00e8, o quale dovrebbe essere, il ruolo dell\u2019Italia nel processo di integrazione sovranazionale in Europa? Per rispondere a questa domanda occorre innanzitutto precisare cosa \u00e8 l\u2019Unione europea (Ue) emersa dal Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1\u00ba dicembre 2009) e soprattutto dalla crisi finanziaria esplosa nel 2008. 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