{"id":18930,"date":"2011-10-27T00:00:00","date_gmt":"2011-10-26T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-voto-che-premia-la-tunisia\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:40","slug":"il-voto-che-premia-la-tunisia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/il-voto-che-premia-la-tunisia\/","title":{"rendered":"Il voto che premia la Tunisia"},"content":{"rendered":"<p>La Tunisia ha superato la prova. Al di l\u00e0 di quali saranno i risultati finali, le prime elezioni democratiche svoltesi domenica 23 ottobre sono state accolte come un successo sia all\u2019interno che all\u2019esterno del paese. <\/p>\n<p>La transizione del dopo Ben Ali, iniziata il 14 gennaio 2011, \u00e8 in corso da appena dieci mesi e le sfide che il paese deve affrontare sono molteplici. Ma il popolo tunisino ha dimostrato una maturit\u00e0 politica e un senso civico che dovrebbero far riflettere anche alcune delle democrazie pi\u00f9 consolidate.<\/p>\n<p>La conquista della maggioranza relativa da parte del partito d\u2019ispirazione islamica moderato <i>Ennahda <\/i>ha introdotto un\u2019ulteriore novit\u00e0 non soltanto nel panorama politico tunisino, ma in generale in tutta la regione, in profonda trasformazione, del Mediterraneo del Sud. Non a caso dal Cairo a Damasco, da Rabat a Sirte, tutto il mondo arabo ha guardato con interesse, e con una punta d\u2019invidia, al primo passaggio chiave compiuto domenica dalla Tunisia verso la democrazia. <\/p>\n<p>Ora che le strade dei paesi che hanno sperimentato la primavera araba si stanno sempre pi\u00f9 divaricando e la regione appare pi\u00f9 frammentata che mai, la Tunisia, dove un\u2019ondata rivoluzionaria \u00e8 partita, potrebbe diventare il laboratorio del nuovo Mediterraneo.<\/p>\n<p><b>Nuova Costituzione<\/b><br \/>All\u2019indomani della caduta del regime di Ben Ali, con l\u2019abrogazione della Costituzione, lo scioglimento del parlamento, del Consiglio economico e sociale e del <i>Rassemblemblement Constitutionnel D\u00e9mocratique<\/i>, (Rcd) del presidente deposto, il processo di transizione \u00e8 stato posto sotto la guida di una Commissione, la <i>Haute instance pour la r\u00e9alisation des objectifs de la r\u00e9volution, la r\u00e9forme politique et la transition d\u00e9mocratique<\/i>, composta dai rappresentanti dei nuovi partiti politici, dei sindacati e di alcune organizzazioni della societ\u00e0 civile impegnate nella difesa dei diritti umani, per un totale di 155 membri. <\/p>\n<p>Operando sotto il controllo di questo organismo, la Commissione elettorale indipendente \u2013 conosciuta con la sigla Isie, dall\u2019acronimo francese \u2013 ha dato prova d\u2019indipendenza e competenza. Il risultato principale \u00e8 l\u2019adozione della nuova legge elettorale. Si tratta di un sistema completamente proporzionale a lista chiusa che, secondo alcuni osservatori, avrebbe lo svantaggio di produrre un\u2019Assemblea altamente frammentata, visto l\u2019elevatissimo numero di partiti che hanno partecipato alle elezioni. <\/p>\n<p>Sono infatti oltre 111 i partiti ufficialmente riconosciuti dalla caduta del regime di Ben Ali, la maggior parte dei quali non esisteva prima del 14 gennaio 2011. Questi si sono contesi i 217 seggi dell\u2019Assemblea Costituente incaricata, nell\u2019arco di un anno, di redigere la nuova Costituzione, di dar vita a un governo e di fungere da organo legislativo. Si tratta di una grande responsabilit\u00e0 alla luce delle sfide che ha davanti il paese e della debolezza dimostrata dai governi di transizione susseguitisi fino ad oggi. <\/p>\n<p>Numerosi rimpasti di governo, volti ad esorcizzare qualsiasi accusa di compromissione con il vecchio e corrotto sistema di potere, insieme all\u2019avvicendamento di due primi ministri, non sono bastati a risolvere i gravi problemi del paese: la crisi economica e gli elevati tassi di disoccupazione, fattori alla radice delle proteste che hanno scardinato il regime di Ben Ali, ulteriormente aggravati dalla generale instabilit\u00e0 degli ultimi mesi e dalla caduta delle rendite derivate dal turismo.<\/p>\n<p><b>Battaglia elettorale<\/b><br \/>Le elezioni di domenica 23 ottobre (inizialmente previste per il 24 luglio) nei 27 distretti del paese hanno registrato la presenza di migliaia di osservatori interni e internazionali, quasi a voler sancire la netta cesura con l\u2019era Ben Ali, quando le elezioni si riducevano a un plebiscito a favore del presidente. <\/p>\n<p>Come ci si aspettava, la battaglia si \u00e8 giocata tra il partito <i>Ennahda <\/i>e i contendenti d\u2019impostazione secolare, tra i quali spiccano il Partito progressista democratico (Pdp), il partito del Congresso per la Repubblica (Cpr), fondato da un attivista per i diritti umani rimasto per molti anni in esilio in Francia, e il Forum democratico per il lavoro e le libert\u00e0, meglio conosciuto con il nome arabo <i>Ettakatol<\/i> (forum). <\/p>\n<p>Il Pdp, inizialmente ritenuto in grado di bilanciare la popolarit\u00e0 di <i>Ennahda<\/i>, non \u00e8 riuscito a raccogliere consensi significativi e ha anche dichiarato di non voler entrare in un governo di coalizione con il partito d\u2019ispirazione religiosa. Gli altri due partiti sembrano invece ben posizionati per entrare a far parte del nuovo esecutivo, visto che lo stesso <i>Ennahda<\/i> ha pi\u00f9 volte sostenuto la necessit\u00e0 formare un governo di unit\u00e0 nazionale che rappresenti tutte le componenti politiche che erano represse sotto il regime di Ben Ali.<\/p>\n<p>Il successo di <i>Ennahda<\/i>, che in base ai risultati finora resi pubblici si \u00e8 aggiudicato 90 seggi, ossia pi\u00f9 del 40%, si fonda proprio sulla necessit\u00e0 di rompere definitivamente con il passato. Con il rientro in Tunisia del suo leader storico, Rachid Ghannouchi, il 30 gennaio 2011 dopo 20 anni di esilio, e con la legalizzazione ufficiale di <i>Ennahda <\/i>il 1\u00b0 marzo, \u00e8 iniziata la parabola ascendente di un partito islamista moderato che ricorda il Partito giustizia e sviluppo marocchino e l\u2019omonimo turco Akp. <\/p>\n<p>Il partito si \u00e8 radicato in ogni angolo del paese, grazie anche all\u2019organizzazione di molte manifestazioni e all\u2019apertura di pi\u00f9 di 200 uffici in tutta la Tunisia. La realizzazione del suo quartier generale nella periferia di Tunisi rappresenta forse l\u2019operazione politica di maggior successo. <\/p>\n<p>Con una mossa che \u00e8 stata criticata da alcuni suoi detrattori, il partito di Ghannouchi prima delle elezioni ha deciso di abbandonare il termine islamista e di adottare invece un semplice riferimento all\u2019ispirazione islamica. Secondo i critici si tratta soltanto di un tentativo di rassicurare il pubblico occidentale preoccupato dall\u2019ascesa dei movimenti e dei partiti islamisti in tutta la regione mediterranea. Soltanto i prossimi mesi, durante i quali il contenzioso potrebbe ridursi alla definizione del primo articolo della nuova Costituzione, potranno permettere di verificare se l\u2019accusa sia fondata o meno. <\/p>\n<p>Resta il fatto che <i>Ennahda <\/i>si \u00e8 pi\u00f9 volte espressa a favore della separazione dei poteri, della democrazia, dell\u2019economia di mercato e dei diritti delle donne, in un paese che da questo punto di vista \u00e8 il pi\u00f9 avanzato nella regione.<\/p>\n<p><b>Oltre i tab\u00f9 <\/b><br \/>Il successo delle elezioni tunisine pu\u00f2 essere valutato sia in termini quantitativi che qualitativi: un buon punto di partenza per un paese che aspira a divenire una giovane democrazia. In primo luogo, la partecipazione \u00e8 stata superiore alle aspettative. Secondo i dati dell\u2019Isie, circa il 90% dei quattro milioni e centomila tunisini che si erano registrati a luglio si \u00e8 recato alle urne. Altri tre milioni e centomila tunisini aventi diritto non si sono registrati e di questi non si conosce il tasso di partecipazione. <\/p>\n<p>Inoltre, lo svolgimento pacifico delle elezioni e il riconoscimento e l\u2019accettazione da parte di tutte le forze politiche della vittoria di <i>Ennahda<\/i>, nonostante gli scontri tra i giovani e la polizia delle ultime ore,   costituisce una novit\u00e0 non solo per il paese, ma per l\u2019intera regione. Il rischio di una nuova Algeria della fine degli anni ottanta e inizio anni novanta o di una nuova frattura tra islamisti e laici come nel caso di Hamas e Fatah dopo le elezioni del 2006 \u00e8 stato scongiurato. <\/p>\n<p>Nonostante i problemi aperti siano ancora numerosi, dalla necessit\u00e0 di un accordo sulla legge sui partiti politici e sul loro finanziamento, al ripristino totale della sicurezza \u2013 particolarmente fragile anche a causa dell\u2019instabilit\u00e0 nella vicina Libia \u2013 il paese sembra avviato sulla buona strada. <\/p>\n<p>Il compito dell\u2019Occidente, e dell\u2019Europa in particolare, \u00e8 di sostenere questo processo, a partire dal riconoscimento che la transizione tunisina \u00e8 pienamente in linea con gli obiettivi di lungo termine promossi dall\u2019Unione europea, spesso in maniera poco convinta, nella regione negli ultimi vent\u2019anni .<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Tunisia ha superato la prova. 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