{"id":18950,"date":"2011-10-28T00:00:00","date_gmt":"2011-10-27T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/riformare-i-trattati-per-rilanciare-la-crescita\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:39","slug":"riformare-i-trattati-per-rilanciare-la-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/riformare-i-trattati-per-rilanciare-la-crescita\/","title":{"rendered":"Riformare i Trattati per rilanciare la crescita"},"content":{"rendered":"<p>I capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles tra domenica 23 e mercoled\u00ec 26 ottobre (prima nella formazione a 27, poi in quella a 17 limitata ai membri dell\u2019Eurozona), hanno dato mandato al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy di esplorare, in collaborazione con il presidente della Commissione Manuel Barroso e di quello dell\u2019Eurogruppo Jean Claude Juncker, il terreno per possibili modifiche da apportare al Trattato di Lisbona, con particolare attenzione agli strumenti di governo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>La verifica dovr\u00e0 riguardare anche i tempi e il metodo per l\u2019attuazione delle possibili riforme. Il Trattato di Lisbona contiene certamente le potenzialit\u00e0 per elaborare un piano di crescita per uscire dalla crisi. Al di l\u00e0 di esso, tuttavia, ci sono anche altre strade che meritano di essere prese in considerazione.<\/p>\n<p><b>Ipotesi parzialmente alternative<\/b><br \/>Dal 2008 i governi dei 27 si sono affannati intorno al capezzale dell&#8217;Unione europea. Ma chi, un giorno, scriver\u00e0 la storia degli ultimi tre anni, non potr\u00e0 non sottolineare il livello di improvvisazione, incapacit\u00e0 di previsione e di egoismo nazionale che ha caratterizzato la loro azione.<\/p>\n<p>Qualcuno ha scritto che il Trattato di Lisbona avrebbe contribuito a risolvere l&#8217;asimmetria fra la politica monetaria unica condotta dalla Banca centrale europea (Bce) e le politiche di bilancio decentralizzate condotte dagli Stati membri. La storia di questi tre anni mostra che l&#8217;asimmetria non \u00e8 stata risolta.<\/p>\n<p>Senza modificare il Trattato di Lisbona, si potrebbe elaborare un piano di crescita aumentando il bilancio europeo attraverso nuove risorse proprie (attinte, ad esempio, dalla tassa sulle transazioni finanziarie o quella sul Co2) o ricorrendo a prestiti e mutui per finanziare investimenti o fornendo la garanzia dell\u2019Ue del pagamento di debiti pubblici nazionali, pagamento che resta comunque \u2013 occore specificare \u2013 a carico dei singoli stati debitori.<\/p>\n<p>Compatibile con il Trattato di Lisbona \u00e8 anche l\u2019ipotesi delle cooperazioni rafforzate: pensiamo alla politica fiscale paralizzata dall&#8217;unanimit\u00e0 a 27, al coordinamento fra le varie anime dell&#8217;Eurogruppo, alla legislazione dell&#8217;Eurozona, per non parlare del gi\u00e0 adottato Patto EuroPlus. L\u2019avvio di una cooperazione rafforzata richiede tuttavia la forte volont\u00e0 di una minoranza di paesi di imboccare strade che non \u00e8 possibile percorrere a 27, e presenta dunque varie controindicazioni di carattere politico.<\/p>\n<p>Esiste poi la possibilit\u00e0 delle cosiddette \u201cclausole passerella\u201d, che consentono \u2013 con decisione unanime \u2013 di passare al voto a maggioranza nel Consiglio. Essa si scontra tuttavia con l\u2019ostilit\u00e0 di alcuni paesi ad accettare una diminuzione della loro apparente sovranit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Oltre Lisbona<\/b><br \/>Una soluzione che implicherebbe una parziale modifica del Trattato \u00e8 invece quella avanzata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel: di un trattato (internazionale) nel trattato (dell&#8217;Unione), per regolare per via pattizia le relazioni fra gli stati dell&#8217;Eurozona, rendendo pi\u00f9 stringenti norme e sanzioni contro chi pecca di asimmetria.<\/p>\n<p>Dopo le aspre discussioni di questi ultimi giorni fra capi di stato e di governo dei \u201c17\u201d membri dell\u2019Eurozona con in testa la Germania, da una parte, e dei restanti \u201c10\u201d con in testa la Polonia, dall\u2019altra, la strada indicata dalla cancelleria Merkel sembra tuttavia essere stata archiviata. <\/p>\n<p> L\u2019ultima ipotesi implica, infine, una modifica ancor pi\u00f9 radicale del Trattato, sapendo che elementi essenziali di quel governo dell&#8217;economia europea di cui l&#8217;Unione ha drammaticamente bisogno non sono consentiti n\u00e9 da Lisbona, n\u00e9 dalle cooperazioni rafforzate, n\u00e9 dalle clausole passerella.<\/p>\n<p>Si pensi, ad esempio, all&#8217;Alto rappresentante per l&#8217;economia e le finanze, al Fondo monetario europeo come agenzia del debito pubblico, all&#8217;inquadramento della Bce in una diversa dimensione politica, dove essa deve essere autonoma dal potere politico (come lo sono la Bundesbank e la Federal Reserve) e non da esso indipendente.<\/p>\n<p>Per non parlare del voto a maggioranza per l&#8217;adozione dei grandi orientamenti di politica economica, sui quali il Parlamento europeo deve codecidere e non solo essere informato, al cambiamento di paradigma nell&#8217;articolo 5 del Trattato, dove il coordinamento delle politiche economiche non deve essere di competenza degli Stati membri, ma dell&#8217;Unione. Arrivando infine al voto a maggioranza nelle politiche sociali, al trasferimento di alcune competenze dal settore delle azioni di sostegno a quello delle competenze concorrenti e condivise.<\/p>\n<p>Per introdurre queste modifiche il Consiglio europeo potrebbe pretendere di usare la procedura semplificata \u2013 che \u00e8 stata applicata per la creazione del \u201cFondo Salva-Stati\u201d, nel quadro dell\u2019art. 136 Tfue \u2013 prevista dall&#8217;art. 48 par. 6 e 7 del Trattato (e in questo caso il Parlamento europeo (Pe) sar\u00e0 solo consultato). Oppure il Consiglio pu\u00f2 considerare che si tratta di modifiche limitate al Trattato, dando mandato ad una tradizionale \u2013 non trasparente ed irta di ostacoli e di veti reciproci \u2013 conferenza intergovernativa.<\/p>\n<p><b>Nuova convenzione europea<\/b><br \/>La Commissione affari costituzionali del Pe si prepara nel frattempo a discutere un rapporto di iniziativa sull\u2019opportunit\u00e0 di una modifica pi\u00f9 ampia dei Trattati, e che richieder\u00e0 la convocazione di una Convenzione con un mandato che potrebbe essere limitato nei suoi contenuti (il governo dell&#8217;economia europea o, pi\u00f9 in generale, un salto in avanti verso una vera unione economica e monetaria, come \u00e8 stato recentemente proposto dal Gruppo Spinelli) e nel tempo impegnandola a presentare un suo progetto di modifica al Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Contrariamente a quel che \u00e8 avvenuto in passato, il testo della Convenzione potrebbe essere immediatamente sottoposto dal Consiglio europeo alle ratifiche nazionali, che dovrebbero avvenire tutte in un limitato periodo di tempo. I paesi membri che non potessero o volessero accettare questo passaggio essenziale verso il governo economico dell&#8217;Europa, dovrebbero ritirarsi od essere invitati a ritirarsi dall&#8217;Unione, conformemente all&#8217;articolo 50 del Trattato sull&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 non diminuisce la necessit\u00e0 della ripresa del processo costituente in vista delle elezioni europee del 2014, dove la questione della \u201cavanguardia\u201d di paesi pronti ad avanzare sulla strada degli Stati Uniti d\u2019Europa potrebbe essere facilitata da una eventuale separazione traumatica, in occasione del negoziato sull\u2019Unione economica e monetaria.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I capi di Stato e di governo riuniti a Bruxelles tra domenica 23 e mercoled\u00ec 26 ottobre (prima nella formazione a 27, poi in quella a 17 limitata ai membri dell\u2019Eurozona), hanno dato mandato al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy di esplorare, in collaborazione con il presidente della Commissione Manuel Barroso e di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[118,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18950"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18950"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18950\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62694,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18950\/revisions\/62694"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}