{"id":1900,"date":"2006-09-14T00:00:00","date_gmt":"2006-09-13T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lunione-si-allontana\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:19","slug":"lunione-si-allontana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/09\/lunione-si-allontana\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione si allontana"},"content":{"rendered":"<p>Tra pochi giorni sar\u00e0 trascorso un anno dal tormentato avvio dei negoziati per l\u2019adesione della Turchia all\u2019Unione europea: un anno \u00e8 molto poco per una trattativa che, anche nelle previsioni pi\u00f9 ottimistiche, dovrebbe durarne da dieci a quindici. Tuttavia, nonostante la riservatezza che circonda i lavori \u00e8 gi\u00e0 possibile tracciare un primo, sommario bilancio, e per i fautori dell\u2019ingresso di Ankara nella Ue, c\u2019\u00e8 poco di cui rallegrarsi. Possiamo anzi dire senza timore di sbagliare che \u2013 il 3 ottobre 2006 \u2013 le probabilit\u00e0 di successo del negoziato, che Bruxelles si \u00e8 comunque riservata il diritto di interrompere in qualsiasi momento, sono inferiori a quelle, gi\u00e0 non esagerate, del 3 ottobre 2005.<\/p>\n<p><b>Il quadro \u00e8 cambiato<\/b><br \/>Sono, anzitutto, cambiate le circostanze politiche. In Germania \u00e8 andata al potere Angela Merkel, da sempre ostile a una piena adesione della Turchia all\u2019Unione e favorevole, invece, a una \u201crelazione speciale\u201d di cui Ankara non vuole neppure sentir parlare. In Francia, aumentano ogni giorno le probabilit\u00e0 che nella prossima primavera assurga alla presidenza Nicolas Sarkozy, che, in un discorso dedicato alla sua visione dell\u2019Europa si \u00e8 pronunciato contro il proseguimento del negoziato.<\/p>\n<p>Anche da parte turca, all\u2019entusiasmo iniziale \u00e8 subentrato un atteggiamento di critica e di risentimento per i continui \u201cmoniti, critiche e manovre ritardanti\u201d da parte di Bruxelles, che sta influenzando negativamente l\u2019opinione pubblica. Mentre due anni fa il consenso popolare superava l\u201980 per cento, oggi arriva a stento al 50: i turchi, che erano favorevoli all\u2019Europa soprattutto perch\u00e9 speravano in un rapido miglioramento del loro tenore di vita, si stanno gradualmente rendendo conto che la strada di Bruxelles \u00e8 lastricata di sacrifici, rinunce e anche umiliazioni e, probabilmente, non porter\u00e0 neppure quel libero accesso all\u2019Unione che alletta i milioni di giovani disoccupati.<\/p>\n<p>A complicare la situazione c\u2019\u00e8 stata, recentemente, anche la raffica di attentati contro le localit\u00e0 turistiche turche da parte di estremisti curdi: una dimostrazione che il problema di questa minoranza &#8211; che ammonta a 12 milioni di persone e il cui status rientra nel contenzioso &#8211; \u00e8 lungi dall\u2019essere risolto. Paradossalmente, sono contrari all\u2019ingresso nella Ue sia i curdi che mettono le bombe, sia i militari incaricati di reprimere la ribellione e che temono, giustamente, che l\u2019adesione alla Ue li priverebbe di una parte del loro attuale potere. In un certo senso, per la Turchia sarebbe stato meglio se gli attentati fossero stati opera, come quelli precedenti, dei fondamentalisti islamici, perch\u00e9 questo li avrebbe fatti apparire pi\u00f9 vicini a noi.<\/p>\n<p><b>Il problema islamico<\/b><br \/>Oltre che verso gli europei, i sentimenti dei turchi sono mutati anche nei confronti dei tradizionali alleati americani, grandi sponsor della loro ammissione alla Ue, e degli israeliani, con cui Ankara ha sempre mantenuto rapporti di collaborazione politica e militare. Il premier Erdogan, infatti, ha fatto molta fatica a convincere il Parlamento ad approvare l\u2019invio di un contingente turco di un migliaio di uomini per rafforzare l\u2019Unifil lungo il confine israeliano-libanese; e la prospettiva del loro arrivo non \u00e8 stata certo salutata a Gerusalemme con lo stesso favore che avrebbe incontrato ancora un anno fa.<\/p>\n<p>Intanto, a Bruxelles, riprendono forza tutte le obiezioni all\u2019adesione della Turchia che avevano quasi fatto saltare il negoziato prima ancora che iniziasse: i pericoli connessi all\u2019ingresso di 70 milioni di musulmani (ma nel 2025 saranno 90, facendone il Paese pi\u00f9 popoloso dell\u2019Unione), di cui una percentuale sia pure piccola simpatizza certamente per i fondamentalisti; i 28-30 miliardi di Euro che sulla base delle regole attuali la Turchia coster\u00e0 alle casse dell\u2019Unione, sotto forma di fondi agricoli e strutturali, sottraendoli agli altri Paesi; l\u2019enorme divario del reddito pro-capite, che oggi in Turchia \u00e8 un quarto della media Ue e, anche tenuto conto di un tasso di sviluppo superiore, impiegher\u00e0 un buon secolo a mettersi in pari.<\/p>\n<p>Se l\u2019avvio del negoziato, un anno fa, fu sostanzialmente un espediente per rinviare la decisione di fondo, oggi ci si chiede se sia una buona idea proseguire su una strada che ha sempre pi\u00f9 l\u2019aria di non avere sbocco: perch\u00e9, anche se in nome della Realpolitik i Governi finissero con il dire s\u00ec all\u2019adesione, ci penserebbero quasi certamente i referendum gi\u00e0 programmati in vari Paesi, tra cui la Francia, a vanificare il tutto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra pochi giorni sar\u00e0 trascorso un anno dal tormentato avvio dei negoziati per l\u2019adesione della Turchia all\u2019Unione europea: un anno \u00e8 molto poco per una trattativa che, anche nelle previsioni pi\u00f9 ottimistiche, dovrebbe durarne da dieci a quindici. 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