{"id":19000,"date":"2011-11-03T00:00:00","date_gmt":"2011-11-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/pirateria-allassalto-dellafrica\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:38","slug":"pirateria-allassalto-dellafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/pirateria-allassalto-dellafrica\/","title":{"rendered":"Pirateria all\u2019assalto dell\u2019Africa"},"content":{"rendered":"<p>Mentre la pirateria somala si avvia a entrare nell\u2019anno IV della sua era con la nuova risoluzione 2015, la pirateria del Golfo di Guinea \u00e8 comparsa ufficialmente sulla scena delle Nazioni Unite durante una riunione del Consiglio di sicurezza, cui \u00e8 seguita l\u2019emanazione della risoluzione 2018 del 31 ottobre. <\/p>\n<p>Di fronte alla nuova crescente minaccia, la comunit\u00e0 internazionale ha scelto di non continuare a sottovalutare la pirateria dell\u2019Africa occidentale, anche se essa \u00e8 distinta rispetto a quella somala quanto a tipologia di attivit\u00e0 criminali (depredazioni e traffico di armi e droga, ma non sequestri a scopo di lucro) e a capacit\u00e0 di risposta. <\/p>\n<p><b>Approccio regionale?<\/b><br \/>Molti sono gli attori gi\u00e0 all\u2019opera nel contrasto della pirateria del Golfo, a cominciare da quelli regionali come l\u2019<i>Economic Community of West African States<\/i> (Ecowas) e la <i>Maritime Organization of West and Central Africa<\/i> (Mowca).<\/p>\n<p>L\u2019Europa e la Nato non si sono ancora confrontati apertamente con la questione n\u00e9 lo ha fatto l\u2019Italia, che tuttavia ha subito negli ultimi mesi, innanzi alle coste del Benin, l\u2019assalto a due propri mercantili (l\u2019\u201dA. Bottiglieri\u201d e la \u201cRDB Anema e Core\u201d) e che nell\u2019area ha cospicui interessi energetici con l\u2019Eni, le cui piattaforme petrolifere sono state pi\u00f9 volte attaccate. <\/p>\n<p>Francia e Stati Uniti hanno invece precorso i tempi attivando forme di cooperazione navale con Nigeria, Benin e Ghana. Di fronte alla nuova risoluzione 2018 basata sul Capo VIII della Carta, che \u00e8 dedicato alla cooperazione regionale, c\u2019\u00e8 da chiedersi se questo approccio sia il migliore e se da esso possano venire spunti per la soluzione della crisi del Corno d\u2019Africa.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/cartina_caffio.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i>Il Golfo di Guinea<\/i><\/p>\n<p><b>Impunit\u00e0 dei pirati<\/b><br \/>\u00c8 innegabile che la comunit\u00e0 internazionale si sia trovata impreparata di fronte al compito di perseguire penalmente i pirati secondo i principi di riparto discrezionale della giurisdizione stabilito dalla Convenzione del diritto del mare (Unclos). Non sentendosi vincolati dal principio del \u201caut dedere aut judicare\u201d &#8211; presente nel Protocollo di Londra sul Terrorismo Marittimo e, secondo alcuni, oramai facente parte del diritto consuetudinario &#8211; molti stati hanno preferito rinunciare a esercitare la loro giurisdizione, garantendo quindi l\u2019impunit\u00e0 ai pirati catturati. <\/p>\n<p>Sinora venti stati hanno istruito processi condannando circa 500 pirati. Ma limitata \u00e8 stata l\u2019applicazione degli accordi dell\u2019Unione europea sulla loro consegna, al di fuori di una procedura di estradizione, a Kenya, Mauritius e Seychelles (che a sua volta dovrebbe trasferire nel Puntland e nel Somaliland, sotto la supervisione dell\u2019Unodoc, i pirati gi\u00e0 condannati). <\/p>\n<p>Peraltro solo l\u2019Italia, con la legge n. 100\/2009, ha formalmente regolamentato l\u2019applicazione di questi accordi Ue, prevedendo una riserva di giurisdizione nazionale qualora ad essere offesi siano cittadini e beni italiani. Ci\u00f2 ha consentito di trasferire in Italia, sottopendoli a misura cautelare, i 15 pirati arrestati sulla M\/N \u201cMontecristo\u201d. <\/p>\n<p>Ora, con la risoluzione 2015 del 24 ottobre, il Consiglio di sicurezza ha sciolto il nodo della perseguibilit\u00e0 penale prevedendo la costituzione, secondo standard internazionali, di Corti specializzate in Somalia o di Corti delocalizzate in altri paesi africani, per giudicare non solo i responsabili di atti di pirateria, ma anche loro mandanti, complici e profittatori. <\/p>\n<p>Ci vorr\u00e0 del tempo prima che si realizzino queste misure, ma intanto \u00e8 necessario esser certi che almeno i paesi del Golfo di Guinea, come indicato nella risoluzione 2018, siano \u201cwilling and able\u201d (volenterosi e capaci) a perseguire i pirati operanti in aree di giurisdizione nazionale o non richiedano, come il Kenya, contropartite finanziarie. <\/p>\n<p>Se non si vuole che si riapra la piaga dell\u2019impunit\u00e0 somala, \u00e8 bene che la speciale missione inviata nell\u2019area del Golfo dal Segretario generale dell\u2019Onu valuti preventivamente questo aspetto. \u00c8 tempo inoltre che in seno alle Nazioni Unite vi sia un dibattito aperto sulle omissioni di alcuni stati (in gran parte appartenenti a quelle che un tempo erano le \u201cbandiere ombra\u201d) nel richiedere l\u2019estradizione di pirati che avevano attaccato proprie navi.<\/p>\n<p><b>Cooperazione navale<\/b><br \/>L\u2019 operazione europea <i>Atalanta <\/i>e quella Nato <i>Ocean Shield <\/i>rappresentano la forma tipica di cooperazione nel contrasto alla pirateria prevista dall\u2019Unclos ed auspicata dalle Nazioni Unite. La loro limitata validit\u00e0 temporale costituisce tuttavia un elemento negativo. Il fatto \u00e8 che l\u2019Unclos non prevede un obbligo per le navi da guerra di reprimere la pirateria, ma solo una facolt\u00e0. Di regola le Marine stabiliscono quindi che, a meno di risoluzioni coercitive emanate dal Consiglio di sicurezza come nel caso della Somalia, le operazioni antipirateria siano limitate ai casi di minaccia ai connazionali e ai loro beni.<\/p>\n<p>Sino a quando non si modificher\u00e0 l\u2019Unclos adeguandola alla nuova realt\u00e0 della minaccia globale, la soluzione migliore rimane quella di accordi quadro per attivit\u00e0 navale in bacini a rischio sul modello di quello antidroga nei Caraibi del 2003. <\/p>\n<p>Proprio come ipotizzato dalla risoluzione 2018, che ha incoraggiato gli stati aderenti a organizzazioni regionali dell\u2019Africa centro-occidentale a condurre pattugliamenti congiunti (un <i>Memorandum of Understanding<\/i>, Mou, a ci\u00f2 dedicato nel Golfo di Guinea \u00e8 stato gi\u00e0 sviluppato da Mowca e Imo; le Marine di Nigeria e Benin gi\u00e0 operano insieme). Un\u2019iniziativa simile sarebbe opportuna, sotto gli auspici dell\u2019Onu, per il Corno d\u2019Africa, anche se nel 2008 non ha avuto esito positivo il tentativo di stipulare in Tanzania un analogo accordo.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/caffio_small.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><i>L\u2019area a rischio pirateria somala  (fonte Nato SC)<\/i><\/p>\n<p><b><i>Capacity building <\/i>marittimo<\/b><br \/>Gli sforzi per sviluppare le capacit\u00e0 marittime degli stati del Corno d\u2019Africa non hanno sinora avuto esito favorevole. L\u2019Italia \u00e8 il principale sostenitore dell\u2019esigenza che la Somalia si doti finalmente di Forze di pattugliamento costiero. Ed \u00e8 stata l\u2019Italia a finanziare &#8211; con un progetto che dovr\u00e0 essere completato quando la situazione politica dello Yemen si stabilizzer\u00e0 &#8211; l\u2019addestramento della Guardia costiera yemenita e l\u2019installazione di una rete di sorveglianza del traffico marittimo. <\/p>\n<p>La risoluzione 2018 evidenzia invece che sono gi\u00e0 in atto nel Golfo di Guinea attivit\u00e0 internazionali di assistenza nel contrasto alla pirateria. Rilevante \u00e8, al riguardo, l\u2019azione discreta, ma efficace sinora svolta dagli Stati Uniti con il programma \u201c<i>Africa Partnership Station<\/i>\u201d (Aps) di addestramento antipirateria di militari del Benin, Togo e Ghana. Anche la Marina francese ha inviato in area una propria unit\u00e0 di addestramento e la Cina ha finanziato la cessione al Benin di naviglio di pattugliamento. <\/p>\n<p><b>Strategia realistica<\/b><br \/>La soluzione adottata dalle Nazioni Unite con la risoluzione 2018, volta a far leva sulla leadership degli Stati del Golfo di Guinea per neutralizzare  la crescente pirateria, appare la pi\u00f9 razionale. \u00c8 chiaro che questo modello non \u00e8 ancora applicabile alla situazione somala, ma esso \u00e8 il solo obiettivo da perseguire nel medio periodo quando le istituzioni somale diventeranno effettive, a partire dal 2012, secondo il percorso approvato dall\u2019<i>International Contact Group for Somalia<\/i> di cui fa parte l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Occorre tuttavia evitare che nel Golfo si ripetano tutte le incongruenze e le criticit\u00e0 verificatesi in tre anni di operazioni antipirateria al largo del Corno d\u2019Africa. Proprio per questo il nostro paese, a fronte del continuo rischio di sequestri a propri mercantili, ha dovuto dotarsi con la legge 130\/2011, oltre che di <i>contractors<\/i>, di \u201cnuclei militari di protezione\u201d della Marina Militare da imbarcare su navi di bandiera nelle aree a rischio (per ora quella ad est della Somalia). <\/p>\n<p>Significativo \u00e8 anche il fatto che l\u2019Italia abbia ottenuto, in seno al Gruppo di contatto Onu sulla pirateria, la guida di un nuovo gruppo di lavoro dedicato ai flussi finanziari derivanti dai riscatti. La frammentazione e la lentezza del processo decisionale delle Nazioni Unite sulla pirateria del Corno d\u2019Africa sono il segno pi\u00f9 evidente di un\u2019azione non del tutto adeguata, anche perch\u00e9 l\u2019aver agito sotto il Capo VII autorizzando \u201ctutti i mezzi necessari\u201d si \u00e8 rivelata una formula priva di effettivi contenuti: in teoria sarebbe possibile usare la forza a terra, per snidare i pirati secondo la risoluzione 1851, ma sinora gli Stati intervenuti si sono limitati ad applicare in mare l\u2019Unclos. <\/p>\n<p>Proprio come avrebbero potuto fare in assenza di un esplicito mandato dell\u2019Onu. Una maggiore concretezza accompagnata dalla volont\u00e0 di definire accordi applicativi dell\u2019\u2019Unclos sulla giurisdizione e sull\u2019<i>enforcement <\/i>marittimo avrebbero consentito una migliore gestione dell\u2019onerosa attivit\u00e0 di contrasto navale. Questi errori saranno forse evitati nel Golfo di Guinea.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre la pirateria somala si avvia a entrare nell\u2019anno IV della sua era con la nuova risoluzione 2015, la pirateria del Golfo di Guinea \u00e8 comparsa ufficialmente sulla scena delle Nazioni Unite durante una riunione del Consiglio di sicurezza, cui \u00e8 seguita l\u2019emanazione della risoluzione 2018 del 31 ottobre. 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