{"id":19010,"date":"2011-11-05T00:00:00","date_gmt":"2011-11-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/a-un-anno-dal-voto-obama-favorito\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:38","slug":"a-un-anno-dal-voto-obama-favorito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/a-un-anno-dal-voto-obama-favorito\/","title":{"rendered":"A un anno dal voto, Obama favorito"},"content":{"rendered":"<p>6 novembre 2011 \/ 6 novembre 2012: un anno all\u2019Election Day negli Stati Uniti, il giorno in cui si voter\u00e0 per eleggere il presidente dell\u2019Unione 2013\/&#8217;16, oltre che per rinnovare tutta la Camera, un terzo del Senato, i governatori di decine di Stati. <\/p>\n<p>Per il presidente Barack Obama, che punta a un secondo mandato, come per i suoi rivali, che puntano a rimpiazzarlo, ma che prima devono battersi tra di loro per acquisire il diritto a sfidarlo, la strada \u00e8 ancora lunga: un 2011 di schermaglie, di test di prova, di dibattiti di riscaldamento, che pure sono gi\u00e0 serviti a diradare il campo, sar\u00e0 azzerato quando, a gennaio, nello Iowa, si cominceranno a contare i voti della corsa alla nomination repubblicana.<\/p>\n<p><b>Obama favorito<\/b><br \/>Se si votasse ora, dicono gli ultimi sondaggi pubblicati, fonti attendibili e autorevoli, di <i>Washington Post<\/i> e <i>Abc<\/i> e della Ipsos per <i>Reuters<\/i>, il presidente Obama vincerebbe nonostante tutto: nonostante la crisi economica da cui non si esce e che potrebbe anzi peggiorare &#8211; ma questo \u00e8 uno scenario catastrofico per l\u2019inquilino della Casa Bianca; i tiramolla con i repubblicani all\u2019opposizione, che da un anno hanno la maggioranza alla Camera sul contenimento del debito e il rilancio della crescita; l\u2019incapacit\u00e0 palpabile e percepita di incidere nei processi di pace in Medio Oriente e l\u2019impreparazione all\u2019insorgere della Primavera araba; il sapore di sconfitta che lasciano le guerre finite, ma non vinte, in Iraq e in Afghanistan (dove, tra l\u2019altro, si combatte ancora).<\/p>\n<p>In autunno, Obama ha recuperato quote di popolarit\u00e0 perduta: secondo l\u2019Ipsos, il 49% degli americani, due punti in pi\u00f9 rispetto a ottobre &#8211; una variazione, per\u00f2, statisticamente poco significativa, considerato il margine d\u2019errore dei rilevamenti &#8211; ritiene che il presidente stia facendo un buon lavoro; chi ne disapprova l\u2019operato rimane fermo al 50%. <\/p>\n<p>E cresce pure, restando tuttavia sempre basso, il numero di quanti credono che il Paese stia andando nella giusta direzione: a ottobre era il 21%, oggi \u00e8 il 25%. E parallelamente cala, anche se resta alta, la percentuale di chi invece pensa che l&#8217;America sia sulla strada sbagliata: oggi \u00e8 il 70%, il mese scorso era il 74%.<\/p>\n<p>Giudizi su cui l\u2019operato del presidente incide, ma fino a un certo punto: molto di pi\u00f9 conta l\u2019economia. Ma un esercito di elettori incattiviti dalla crisi e convinti che \u201cprima si stava meglio\u201d non \u00e8 il viatico migliore per una rielezione al secondo mandato. <\/p>\n<p>Infatti, l\u2019atout migliore del presidente, a un anno dal voto, non \u00e8 la sua performance alla Casa Bianca, oggettivamente non all\u2019altezza delle speranze suscitate dalla sua messianica campagna 2008 e dal suo slogan \u2018yes we can\u2019, bens\u00ec la pochezza e la frammentazione del campo avversario. <\/p>\n<p><b>L&#8217;incertezza dei Repubblicani<\/b><br \/>Vediamo, infatti, a un anno dal voto, i dati sui possibili incroci tra Obama e i suoi sfidanti: Obama li batterebbe tutti, tranne Mitt Romney, con cui \u00e8 praticamente un testa a testa. Ma Romney, ex governatore del Massachusetts, \u00e8 quello che gli americani definiscono un \u2018loser\u2019, un perdente: far\u00e0 molta fatica a ottenere la \u2018nomination\u2019 e ne farebbe molta di pi\u00f9 a conquistare la Casa Bianca. <\/p>\n<p>Nella sfida tra Obama e Romney, oggi vincerebbe l&#8217;ex governatore 44% a 43% &#8211; pure qui, il divario \u00e8 statisticamente irrilevante. Niente da fare per gli altri aspiranti presidenti: Obama contro Herman Cain, miliardario nero, finirebbe 46% a 41%, contro Richard Perry, governatore del Texas, 47% a 41%.<\/p>\n<p>A meno di tre mesi dall&#8217;avvio delle primarie, altri sondaggi indicano che quasi la met\u00e0 degli elettori progetta di votare nel 2012 contro il presidente in carica e che oltre la met\u00e0 degli americani s\u2019aspetta che il vincitore sia un repubblicano, anche se non sa quale.<\/p>\n<p> Tuttavia,<i> politico.com<\/i>, un sito d\u2019analisi politica molto accreditato, continua a ritenere che Obama abbia ottime possibilit\u00e0 di essere rieletto, e sia di fatto il favorito, anche se lui la mette gi\u00f9 dura per mobilitare i suoi sostenitori e i suoi finanziatori.<\/p>\n<p>Lo avvantaggia proprio l\u2019incertezza dei repubblicani, che, uno dopo l\u2019altro, sembrano \u2018consumare\u2019 i loro potenziali favoriti: Sarah Palin, ex governatore dell\u2019Alaska, candidata vice-presidente nel 2008, s\u2019\u00e8 fatta da parte a ottobre, senza mai essere scesa ufficialmente in lizza, ma dopo mesi di attivismo pre-elettorale. Prima di lei, avevano gi\u00e0 detto \u2018no, grazie\u2019, dopo avere se non altro sondato il terreno, il governatore del New Jersey Chris Christie, l\u2019ex governatore dell\u2019Arkansas Mike Huckabee, l\u2019ex governatore del Minnesota Tim Pawlenty, che gett\u00f2 la spugna ad agosto, dopo un test nello Iowa andato male.<\/p>\n<p><b>I candidati pi\u00f9 credibili<\/b><br \/>In corsa per la nomination repubblicana, ci sono Romney, Perry, Cain e, apparentemente con minori <i>chance<\/i>, pure Michele Bachmann, deputata del Minnesota, l&#8217;ex speaker della Camera Newt Gingrich, che azzarda un \u2018come back\u2019 dagli Anni Novanta, l&#8217;ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, cattolico e italo-americano, l&#8217;ex ambasciatore degli Usa a Pechino Jon Huntsman, che \u00e8 stato anche governatore dello Utah, e Ron Paul, padre del neo-senatore del Kentucky Rand Paul. <\/p>\n<p>Prima degli appuntamenti che contano per raccogliere delegati alla Convention repubblicana di mezza estate &#8211; tra gennaio e febbraio 2012, la lista delle primarie si apre con Iowa, New Hampshire, Nevada e South Carolina &#8211; potrebbe ancora aggiungersene qualcuno, ma qualcuno potrebbe anche andarsene.<\/p>\n<p>Adesso, l\u2019attenzione mediatica si concentra su Cain, che potrebbe per\u00f2 rivelarsi una meteora: uno scandalo sessuale ne ha gi\u00e0 intaccato l\u2019immagine. Uno stratega elettorale repubblicano, Ford O&#8217;Connor, teme, anzi, che la \u2018vicenda Cain\u2019, tenendo banco a lungo nella competizione tra repubblicani, finisca con l\u2019avvantaggiare Obama. La tesi \u00e8 semplice: una battaglia legale e politica che veda Cain difendersi dalle accuse e magari, come ha gi\u00e0 fatto, attaccare a sua volta i suoi antagonisti, mantiene il partito conservatore impegnato nella lotta tra i suoi candidati. <\/p>\n<p>Cos\u00ec, per\u00f2, la destra allenta inevitabilmente la presa sul vero avversario, il presidente in carica. &#8220;Com&#8217;\u00e8 ovvio &#8211; spiega O&#8217;Connor &#8211; il team Obama vuole che il campo repubblicano rimanga pi\u00f9 ampio possibile per pi\u00f9 tempo possibile. Pi\u00f9 i rivali combattono tra di loro, pi\u00f9 Obama risparmia munizioni preziose, da sparare pi\u00f9 avanti, quando l\u2019 \u2018Election Day\u2019 sar\u00e0 pi\u00f9 vicino&#8221;.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>6 novembre 2011 \/ 6 novembre 2012: un anno all\u2019Election Day negli Stati Uniti, il giorno in cui si voter\u00e0 per eleggere il presidente dell\u2019Unione 2013\/&#8217;16, oltre che per rinnovare tutta la Camera, un terzo del Senato, i governatori di decine di Stati. Per il presidente Barack Obama, che punta a un secondo mandato, come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[85,138,102,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19010"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19010"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19010\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63425,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19010\/revisions\/63425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19010"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19010"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19010"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}