{"id":19030,"date":"2011-11-07T00:00:00","date_gmt":"2011-11-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/israele-sotto-assedio\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:37","slug":"israele-sotto-assedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/israele-sotto-assedio\/","title":{"rendered":"Israele sotto assedio"},"content":{"rendered":"<p>La recente decisione dell\u2019Assemblea dell\u2019Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura, di accettare la Palestina come membro a pieno titolo ha provocato dure reazioni in Israele e negli Usa. Il governo israeliano ha definito l\u2019ammissione della Palestina all\u2019Unesco una \u201ctragedia\u201d che minaccia lo sviluppo del processo di pace, annunciando la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania; gli Usa hanno invece preannunciato la sospensione dei fondi all\u2019Organizzazione dell\u2019Onu. <\/p>\n<p><b>Spiragli di dialogo<\/b><br \/>Recentemente il Quartetto (Onu, Unione europea, Russia e Usa) ha incontrato, separatamente, israeliani e palestinesi, ottenendo l\u2019impegno di ambedue a presentare, entro tre mesi, almeno le loro proposte relative ai confini.<\/p>\n<p>Secondo molti osservatori israeliani, tuttavia, il recente scambio di prigionieri (il soldato israeliano Gilad Shalit, sequestrato alcuni anni fa da Hamas, contro 1027 palestinesi detenuti in Israele) sarebbe apparso come una vittoria di Hamas che ha indebolito ulteriormente i moderati palestinesi e, quindi, le prospettive di dialogo. Tesi sostenuta, tra gli altri, dall\u2019ex-capo dello Shin Bet, l\u2019Agenzia israeliana per la sicurezza, che in varie dichiarazioni ha evocato l\u2019esigenza di una rapida ripresa delle trattative.<\/p>\n<p>I nodi centrali del negoziato sono quelli di sempre: dallo status di Gerusalemme agli insediamenti israeliani in Cisgiordania, dal rientro dei rifugiati al problema del controllo delle acque e dei confini con la Siria, alla sicurezza delle frontiere. I recenti sviluppi della primavera araba (con le elezioni in Tunisia e quelle imminenti in Marocco e Egitto) e il riconoscimento della <i>membership <\/i>palestinese da parte dell\u2019Unesco, possono contribuire a modificare ulteriormente il quadro.<\/p>\n<p><b>Primavera araba?<\/b><br \/>In Israele non esiste ancora un\u2019interpretazione univoca della  \u201cprimavera araba\u201d, anche se gli elementi di preoccupazione tendono a prevalere su quelli di fiducia. Mentre la passivit\u00e0 dell\u2019Unione europea rispetto agli eventi viene valutata molto criticamente. <\/p>\n<p>In Siria d\u2019altronde, ricordano diplomatici e giornalisti israeliani, l\u2019Europa si \u00e8 guardata bene dall\u2019intervenire: sono ben noti i legami di quel paese con la Russia (ma anche con la Francia) e il ruolo del petrolio nell\u2019area. Intanto il gruppo alawita, a met\u00e0 strada tra sciiti e sunniti, che guida il paese col sostegno determinante dei militari, continua ad essere sostenuto dall\u2019Iran.<\/p>\n<p>In Egitto, il ruolo che stanno assumendo i militari viene indicato come la chiave degli sviluppi in atto: ad oggi, comunque, Israele si preoccupa soprattutto del rafforzamento dei fratelli musulmani e della scarsa capacit\u00e0 di controllo delle popolazioni beduine del Sinai da parte del nuovo governo egiziano. Hamas, scrivono i commentatori israeliani, sta lentamente volgendosi verso l\u2019Egitto e allontanandosi dall\u2019amico e protettore siriano.<\/p>\n<p>La Turchia, d\u2019altro canto, sembra volgere verso un islamismo sempre meno \u2018soft\u2019, e sul <i>Jerusalem Post<\/i> di qualche settimana fa si inizia a fare il conto delle forze militari di Egitto e Turchia messi insieme.<\/p>\n<p>In Libia, dove la struttura della societ\u00e0 \u00e8 di carattere prevalentemente tribale, la disgregazione del tessuto politico e l\u2019emergere di leader vicini alle correnti islamiche radicali potrebbe introdurre nuove incognite. L\u2019Iraq sembra restare un paese in equilibrio, anche se instabile, tra influssi sciiti, maggioritari, e identit\u00e0 sunnite e curde, mentre la Tunisia \u00e8 ora governata da islamisti moderati.<\/p>\n<p>Israele, in sostanza, non si attende importanti sviluppi verso la democrazia e la pace nei paesi scossi dalla \u201cprimavera araba\u201d, ma anzi ne intravede le crescenti minacce.<\/p>\n<p> <b>Palestinesi<\/b><br \/>  Negli ambienti diplomatici israeliani si sottolinea che Abu Mazen non pu\u00f2 essere ancora considerato rappresentativo di tutti i palestinesi, anche se continua ad essere sostenuto dalla sua gente. Hamas, per parte sua, vuole la distruzione di Israele, continua a lanciare missili e non ha condannato, ma nemmeno sostenuto la richiesta di riconoscimento avanzata da Abu Mazen all\u2019Onu.<\/p>\n<p>La scelta di Abu Mazen di internazionalizzare il confronto con Israele \u00e8 stata considerata a Tel Aviv come abbastanza velleitaria: si sa bene che all\u2019Onu i paesi arabi possono ottenere la maggioranza abbastanza facilmente. Ma l\u2019unico modo di affrontare efficacemente il problema \u00e8 quello delle trattative dirette e senza condizioni preliminari: il governo israeliano intende, \u00e8 vero, consolidare uno \u201cstato ebraico\u201d, ma sul possibile riconoscimento dei \u201cdue stati\u201d le posizioni stanno evolvendo, e si riconosce oggi l\u2019opportunit\u00e0 di uno stato palestinese indipendente.<\/p>\n<p> <b>Nodi al pettine<\/b><br \/>Se le trattative riprenderanno davvero, tra i primi punti da affrontare ci sar\u00e0 quello degli insediamenti. Nessun governo d\u2019Israele, affermano diplomatici e osservatori israeliani, potrebbe resistere se appoggiasse la richiesta palestinese di smantellamento di insediamenti che contano ormai oltre centomila abitanti: si potrebbe per\u00f2 pensare ad un accordo di fatto che preveda il mantenimento dei grandi insediamenti ed uno scambio di terre.<\/p>\n<p>Il problema del ritorno dei rifugiati dai paesi confinanti appare di pi\u00f9 difficile soluzione. La Siria e gli altri paesi che li ospitano &#8211; non sempre di buon grado &#8211; li reputano una minaccia per Israele. I rifugiati sono, inoltre, circa cinque milioni, quanto gli israeliani, e non sarebbe possibile riassorbirli. Si pu\u00f2 pensare, tuttavia, ad un programma di rientro graduale, che fornisca comunque una prospettiva alla soluzione del problema.<\/p>\n<p>Sul futuro di Gerusalemme, infine, vi sono opinioni divergenti anche in seno al governo. Secondo molti, tuttavia, potrebbe essere accettata l\u2019idea di una parte della citt\u00e0 come capitale palestinese: la parte islamica della citt\u00e0, del resto, \u00e8 amministrata dai palestinesi gi\u00e0 oggi.<\/p>\n<p>Nonostante le numerose critiche interne e esterne, il governo israeliano appare oggi abbastanza compatto, pur registrando una certa sofferenza politica di parte dei suoi settori pi\u00f9 moderati. Ci si pu\u00f2 augurare che gli importanti sviluppi regionali delle ultime settimane possano contribuire a riavviare il dialogo piuttosto che a radicalizzare un \u201cmuro contro muro\u201d non pi\u00f9 sostenibile per nessuno.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente decisione dell\u2019Assemblea dell\u2019Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;educazione, la scienza e la cultura, di accettare la Palestina come membro a pieno titolo ha provocato dure reazioni in Israele e negli Usa. 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