{"id":19040,"date":"2011-11-08T00:00:00","date_gmt":"2011-11-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/attacco-alliran\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:37","slug":"attacco-alliran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/attacco-alliran\/","title":{"rendered":"Attacco all\u2019Iran"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 la prima volta che si diffondono voci circa un possibile attacco di Israele ai siti nucleari iraniani. Ma questa volta, dopo l\u2019anticipazione del <i>New York Times <\/i>sulla pubblicazione del nuovo rapporto della Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea), le voci sono diventate pi\u00f9 insistenti. <\/p>\n<p>Negli Stati Uniti una certa parte della popolazione e dei membri del Congresso &#8211; non si tratta solo dei <i>liberal<\/i> &#8211; sembrerebbe ormai rassegnata a convivere con un Iran nucleare, ed auspica che la \u201cmano tesa\u201d prima o poi venga stretta, anche a prezzo di qualche rinuncia. \u201cPurch\u00e9 non ci sia la guerra\u201d.<\/p>\n<p>Gli americani sono sempre stati  pragmatici, e continueranno ad esserlo. Per tutelare la loro sicurezza e gli interessi nazionali, non esiteranno a fare la scelta migliore, che di norma coincide con la pi\u00f9 conveniente. Per loro, si intende, non necessariamente per amici e alleati. L\u2019 Europa sembrerebbe non capire, ma Israele ha capito benissimo e, preoccupata per il peggio, si sta preparando. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pu\u00f2 essere accettabile per i due Occidenti, ovvero barattare l\u2019eventuale convivenza con un Iran nucleare in cambio di \u201cnon guerra\u201d e sensibili vantaggi economici, per Israele non lo \u00e8 affatto. Si tratta di sopravvivenza dello Stato, qualcosa che va ben oltre la politica interna e la politica estera. Per loro il problema non \u00e8 economico, ma esistenziale.<\/p>\n<p><b>Israele \u201cfai da te\u201d<\/b><br \/>A Tel Aviv e a Gerusalemme si discute sempre tanto e su tutto, \u00e8 nell\u2019 indole. Ma gli estremisti di Teheran faranno bene a non far conto su questo. Se lo Stato dovesse essere in pericolo, si uniranno tutti in un blocco granitico, come \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 volte accaduto nella loro storia. Non \u00e8 escluso che abbiano gi\u00e0 una pianificazione per il caso peggiore, mettendo in conto un po\u2019 di innocuo vociare europeo e la \u201castensione\u201d dall\u2019azione militare diretta da parte degli Stati Uniti, che, come in Libia, potrebbero semmai limitarsi a uno <i>strike<\/i> iniziale sulle difese contraeree.<\/p>\n<p>Domanda: ha Israele la capacit\u00e0 di \u201cfare da s\u00e9\u201d, ricordando che la missione di Tshaal \u00e8 salvaguardare comunque la sicurezza dello Stato, anche ricorrendo ad azione preventiva? Secondo Anthony H. Cordesman, ricercatore senior del <i>Center for Strategic and International Studies <\/i>(Csis), la risposta \u00e8 affermativa. Israele avrebbe la possibilit\u00e0 di lanciare varie ondate di attacco simultaneo di tre pacchetti (<i>pakages<\/i>) di 18 velivoli ciascuno, quindi per un totale massimo di 54 velivoli per ogni singola operazione. Il limite \u00e8 dato non dai mezzi di attacco, ma dalle capacit\u00e0 autonome di rifornimento in volo, in questo caso fondamentali.<\/p>\n<p>Potrebbero essere usati alternativamente velivoli F. 15 di ultima e penultima generazione o una parte dei 150 nuovi F.16 <i>conformal tanks<\/i>, dei quali sono disponibili almeno tre gruppi configurati per operare a lunga distanza. Si stima che, sebbene ciascuna struttura sospettata di essere sede di attivit\u00e0 nucleare potrebbe essere resa inoperativa da un minimo di tre bombe, per avere questa certezza tutti i velivoli dovrebbero decollare con il carico completo di armamento.<\/p>\n<p><b>Distruzione dei siti <\/b><br \/>Per distruggere siti protetti o sotterranei come Nantaz, Isfahan e Arak, Israele gi\u00e0 disporrebbe di una sufficiente quantit\u00e0 di armamento convenzionale di precisione, non escludendo l\u2019ipotesi che gli Stati Uniti avrebbero gi\u00e0 fornito materiale ancora pi\u00f9 sofisticato, oltre a quello che risulterebbe gi\u00e0 sviluppato, prodotto e stoccato in patria. <\/p>\n<p>Vi sono indicazioni che potrebbero esserci in inventario bombe pesanti da 5.000 libbre, ad alta penetrazione &#8211; del tipo gi\u00e0 usato in Afghanistan contro le caverne di Tora Bora e in Libia per i bunker di Gheddafi &#8211; e altro armamento di caduta sganciabile da alta quota a distanze di oltre 50 miglia dall\u2019obiettivo, fuori dal raggio delle difese, pur mantenendo una precisione inferiore ai due metri.<\/p>\n<p>Anche se Israele non dispone di una propria rete di osservazione satellitare, vi \u00e8 motivo di ritenere che gli Usa non negherebbero un adeguato supporto di <i>intelligence<\/i>.  La chiusura dello spazio aereo turco &#8211; da dare per scontata visti gli attuali rapporti &#8211; renderebbe l\u2019operazione pi\u00f9 complessa, senza tuttavia intaccarne la fattibilit\u00e0. <\/p>\n<p>L\u2019Iran come reazione al primo attacco potrebbe reagire con salve dei nuovi missili a medio-lungo raggio sulle citt\u00e0 israeliane, tenendo per\u00f2 debito conto che altri scenari prevedono, in questo caso, l\u2019utilizzazione da parte israeliana di missili da crociera e sottomarini dotati di mini-armamento nucleare, che si suppongono gi\u00e0 disponibili in inventario e, nel caso, predisposti per prevenire o rispondere proprio a questa evenienza.<\/p>\n<p><b>Reazioni nel mondo<\/b><br \/>In Iran, com\u2019era prevedibile, il rapporto dell\u2019Aiea sulle simulazioni atomiche e sull\u2019avanzamento dei programmi militari ha scatenato una serie di minacce e di indignate smentite. Ma \u00e8 risaputo che la diplomazia iraniana, anche quando alza la voce, non dimentica mai di lasciare una porta aperta. Ci\u00f2 che invece preoccupa \u00e8 il fatto che i sussurri sul possibile intervento israeliano stiano provocando una sorta di disgelo nei rapporti tra il presidente Ahmadinejad e la guida suprema Ali Khamenei, con grande delusione di chi riteneva che le divisioni interne sarebbero divenute prima o poi l\u2019inizio della fine del regime.<\/p>\n<p>Sul fronte israeliano, nell\u2019intervista a <i>Channel 2<\/i> il pur moderato Shimon Perez non ha certo contribuito a gettare acqua sul fuoco, quando testualmente dice che \u201cl\u2019opzione militare nei confronti dell\u2019Iran da parte di Israele e di altri paesi sembra ora avvicinarsi, mentre le possibilit\u00e0 di un\u2019azione diplomatica si stanno allontanando\u201d. <\/p>\n<p>A parole, contrari all\u2019attacco sembrano gli Stati Uniti, che per\u00f2, nei fatti, sono molto avanti nella pianificazione dell\u2019emergenza. Hanno due flotte che incrociano tra Mar Rosso e Oceano Indiano, in esercitazione assieme a navi e sommergibili della Gran Bretagna. Parallelamente, annunciano per l\u2019inizio del 2012 \u201dla pi\u00f9 grande operazione mai effettuata con le forze armate israeliane\u201d, che segue quella anti-missilistica gi\u00e0 congiuntamente condotta l\u2019anno scorso.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea, invece, anche in questo frangente sembra volersi rinchiudere nel suo abituale mutismo. D\u2019altro canto, Lady Ashton \u00e8 una nobildonna inglese molto riservata\u2026<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 la prima volta che si diffondono voci circa un possibile attacco di Israele ai siti nucleari iraniani. Ma questa volta, dopo l\u2019anticipazione del New York Times sulla pubblicazione del nuovo rapporto della Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea), le voci sono diventate pi\u00f9 insistenti. 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