{"id":19070,"date":"2011-11-13T00:00:00","date_gmt":"2011-11-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dilemma-di-israele\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:36","slug":"il-dilemma-di-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/il-dilemma-di-israele\/","title":{"rendered":"Il dilemma di Israele"},"content":{"rendered":"<p>Pochi giorni fa Israele ha riportato due importanti successi diplomatici. Da un lato, l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea) ha pubblicato un nuovo dossier sul nucleare iraniano, confermando quanto il governo israeliano andava sostenendo da anni, cio\u00e8 la volont\u00e0 di Teheran di dotarsi di armamenti nucleari. Dall\u2019altro, la Bosnia ha comunicato l\u2019intenzione di astenersi nel caso in cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cds, di cui fa parte come membro non permanente), voti la risoluzione che stabilisce l\u2019ingresso della Palestina alle Nazioni Unite in qualit\u00e0 di Stato membro.<\/p>\n<p><b>Membership Onu<\/b><br \/>L\u2019astensione della Bosnia \u2013 che si aggiunge a quella francese, comunicata da Parigi la settimana precedente \u2013 ha posto fine alle speranze dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) di portare a casa quanto meno una vittoria simbolica, costringendo Washington a porre un imbarazzante veto. <\/p>\n<p>Solo otto, infatti, sono gli Stati membri del Cds disposti a votare una risoluzione che preveda l\u2019ingresso della Palestina come 194\u00b0 Stato membro delle Nazioni Unite: oltre ai voti \u201cpesanti\u201d dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), ci sono quello scontato del Libano e quelli pi\u00f9 sofferti di Nigeria e Gabon, a lungo divisi tra l\u2019allineamento alla posizione filo-palestinese del blocco dei paesi africani e l\u2019adeguamento alle pressioni americane.<\/p>\n<p>Soltanto nell\u2019eventualit\u00e0 in cui nove membri del Cds fossero stati a favore, gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a porre il veto per bloccare la risoluzione. In questo modo, gli Stati Uniti si sono tirati fuori da una situazione complicata, mentre l\u2019Anp si ritrova con un nulla di fatto. \u00c8 un nuovo smacco per il suo presidente, Abu Mazen, a poche settimane dal \u201ctrionfo\u201d di Hamas, capace di ottenere in cambio della liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit il rilascio di 1027 prigionieri palestinesi.<\/p>\n<p><b>Unesco<\/b><br \/>Eppure, solo poco pi\u00f9 di dieci giorni fa l\u2019Anp festeggiava l\u2019ingresso della Palestina nell\u2019Unesco come Stato membro. L\u2019organizzazione ha resistito alle minacce di Washington \u2013 poi concretizzatesi \u2013 di bloccare i propri finanziamenti (pari a oltre il 20% dell\u2019intero bilancio dell\u2019organizzazione) e ha approvato l\u2019ingresso della Palestina con una maggioranza schiacciante: su 173 votanti, 107 i voti favorevoli e 14 i contrari. Israele si \u00e8 dovuto accontentare del sostegno degli alleati \u201ctradizionali\u201d \u2013 Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca \u2013 nonch\u00e9 dell\u2019appoggio di Svezia, Lituania, Panama e di quattro \u201csatelliti\u201d di Washington, le isole Salomone, Samoa, Palau e Vanuatu.<\/p>\n<p>La pubblicazione del nuovo dossier dell\u2019Aiea e la sconfitta palestinese al Cds non devono dunque trarre in inganno. Israele continua a versare in un profondo isolamento diplomatico: al di fuori di alcuni paesi europei e degli Stati che Washington riesce a \u201corientare\u201d, Israele non ha alleati. E anche i primi danno segni di insofferenza.<\/p>\n<p>I rapporti con Berlino, ad esempio, continuano a essere piuttosto tesi. Il ministro degli esteri tedesco Westerwelle ha recentemente espresso tutto il proprio disappunto per il modo in cui il governo Netanyahu ha replicato alla vicenda dell\u2019Unesco: la decisione di costruire duemila unit\u00e0 abitative a Gerusalemme Est e in altri insediamenti della Cisgiordania, e il mancato trasferimento all\u2019Anp delle entrate doganali che Israele raccoglie mensilmente per conto dei palestinesi (circa 100 milioni di dollari) hanno profondamente irritato Berlino, come peraltro Washington.<\/p>\n<p>Le relazioni con Parigi non sono certo migliori, come testimonia la frase che il presidente francese Sarkozy si \u00e8 lasciato recentemente sfuggire in una conversazione privata con Obama, nella quale definiva il premier israeliano un bugiardo. E se i segnali di miglioramento nei rapporti con Ankara e Il Cairo sono positivi, il governo israeliano guarda con preoccupazione al futuro delle relazioni con Italia e Grecia, dopo la caduta dei premier italiano Berlusconi e greco Papandreou, con i quali Netanyahu aveva instaurato ottimi rapporti.<\/p>\n<p><b>Incognita Iran<\/b><br \/>\u00c8 in questo contesto che si inserisce la vicenda iraniana. Le voci di un possibile attacco militare israeliano su Teheran sono state nelle ultime due settimane piuttosto insistenti.<\/p>\n<p>Il gi\u00e0 ricordato dossier dell\u2019Aiea ha dato ragione a Israele. Tuttavia, la comunit\u00e0 internazionale non \u00e8 assolutamente disposta ad avallare un attacco armato. Certamente non lo \u00e8 la presidenza americana, che non pu\u00f2 permettersi di aprire un terzo fronte dopo l\u2019Afghanistan e l\u2019Iraq, soprattutto in un anno di campagna elettorale. Per questo, Washington sta esercitando una forte pressione sul governo israeliano al fine di evitare l\u2019opzione militare, come conferma la visita in Israele in questi giorni di David Cohen, sottosegretario al tesoro per la lotta al terrorismo e incaricato di occuparsi delle sanzioni all\u2019Iran, e di Thomas Nides, vice-segretario di Stato.<\/p>\n<p>Sebbene all\u2019interno del governo israeliano si siano levate voci a sostegno di un intervento armato in Iran, Israele non pu\u00f2 muoversi senza il semaforo verde americano. Per il futuro prossimo, tuttavia, \u00e8 da escludere che Obama acconsenta ad un\u2019azione armata. Washington promette di lavorare in vista dell\u2019adozione di nuove e pi\u00f9 severe sanzioni nei confronti di Teheran, soprattutto cercando di convincere Russia e Cina ad accettarle.<\/p>\n<p>Quali saranno le conseguenze sul conflitto israelo-palestinese? \u00c8 probabile che gli Stati Uniti, in cambio dell\u2019assenso israeliano a non effettuare un attacco armato contro l\u2019Iran, finiscano per essere pi\u00f9 morbidi nei confronti di Israele su una serie di questioni che sono state negli ultimi anni fonte di gravi tensioni, su tutte gli insediamenti israeliani nei Territori Occupati. Il rischio, dunque, \u00e8 che la questione iraniana finisca per dare mano libera a Gerusalemme nella prosecuzione della propria politica dei \u201cfatti compiuti\u201d, indebolendo ulteriormente l\u2019Anp e, in particolare, la leadership di Abu Mazen.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi giorni fa Israele ha riportato due importanti successi diplomatici. 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