{"id":19080,"date":"2011-11-14T00:00:00","date_gmt":"2011-11-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-scommessa-monti-per-salvare-leuro\/"},"modified":"2017-11-03T15:31:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:31:35","slug":"la-scommessa-monti-per-salvare-leuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/11\/la-scommessa-monti-per-salvare-leuro\/","title":{"rendered":"La scommessa Monti per salvare l\u2019Euro"},"content":{"rendered":"<p>Il passaggio dall\u2019autunno all\u2019inverno del nostro scontento \u00e8 stato causato dall\u2019incapacit\u00e0 del governo Berlusconi di arginare l\u2019annunciata caduta nel baratro dell\u2019economia italiana, ed \u00e8 stato peggiorato dai risultati deludenti ottenuti nelle riunioni dei principali organismi internazionali, che si sono svolte fra la seconda met\u00e0 di ottobre e i primi di novembre. In tale quadro, il drammatico aggravarsi della crisi del nostro paese rischia di spingere le economie avanzate verso una nuova recessione e di minare la stessa sopravvivenza dell\u2019Unione economica e monetaria (Uem).<\/p>\n<p>In questi giorni il presidente del Consiglio incaricato Mario Monti sta svolgendo le consultazioni che dovrebbero sfociare a breve nella costituzione di un nuovo esecutivo. L\u2019indiscussa autorevolezza del candidato e l\u2019alto profilo di un eventuale governo, da lui presieduto, rappresentano l\u2019ultimo appiglio perch\u00e9 l\u2019Italia possa riemergere dal baratro e perch\u00e9 la crisi europea del debito sovrano possa allentarsi. Anche in tale scenario favorevole, sia in Italia che nell\u2019Uem i problemi da affrontare e da risolvere restano comunque di enorme portata.<\/p>\n<p><b>Commedia all\u2019italiana<\/b><br \/>Le tensioni sul debito sovrano italiano, le connesse difficolt\u00e0 di raccolta delle nostre banche e i rischi di stagnazione della nostra economia hanno superato le pi\u00f9 pessimistiche previsioni. Gi\u00e0 all\u2019inizio di aprile 2011 i nuovi aumenti nei differenziali di rendimento fra i titoli del debito pubblico dei paesi periferici e quelli tedeschi indicavano che, dopo il tracollo greco e la crisi di Irlanda e Portogallo, le tensioni avrebbero investito l\u2019Italia e la Spagna; pertanto, le irrealistiche dichiarazioni del nostro governo circa le promettenti prospettive economiche nazionali ne hanno minato la credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La difficile realizzabilit\u00e0 e il potenziale recessivo di molte misure, contenute nelle due successive manovre di inizio luglio e di met\u00e0 agosto, hanno aggravato la negativa percezione dei partner europei rispetto alla credibilit\u00e0 dell\u2019Italia. La definitiva caduta della reputazione del paese sulla scena internazionale va per\u00f2 addebitata all\u2019imbarazzante \u201ccommedia all\u2019italiana\u201d che ha portato alla revisione delle decisioni di met\u00e0 agosto, alla nuova manovra di inizio settembre e alle promesse non mantenute di rapidi provvedimenti a sostegno della crescita. Il deflagrare autunnale della crisi economica italiana e Il sostanziale commissariamento delle nostre <i>policy <\/i>da parte dell\u2019Uem, della Banca centrale europea (Bce) e del Fondo monetario internazionale (Fmi) sono la conseguenza di queste macchie indelebili.<\/p>\n<p><b>Offerta e domanda<\/b><br \/>Una situazione cos\u00ec degradata risulta reversibile solo se si reagisce in modo sollecito e con segnali netti. Il nuovo governo dovr\u00e0 porre in atto interventi che sappiano arginare l\u2019emergenza e tranquillizzare i partner internazionali nel brevissimo periodo, ma che aprano anche prospettive sistematiche di cambiamento nel breve-medio periodo. Nel brevissimo periodo si tratta di rendere realizzabile il duplice obiettivo del consolidamento del bilancio pubblico, nei termini e nei tempi concordati con l\u2019Uem, e del graduale orientamento dell\u2019economia italiana verso una prospettiva di crescita, con impegni meno generici di quelli finora avanzati.<\/p>\n<p>In un\u2019ottica pi\u00f9 sistematica, si tratta di selezionare quei tagli di spesa e quella redistribuzione delle varie voci del bilancio pubblico che sono compatibili con il pareggio di bilancio nel 2013, ma che hanno effetti espansivi o almeno neutri anzich\u00e9 recessivi; e si tratta di selezionare pochi ambiti prioritari di intervento che possano stimolare pi\u00f9 concretamente la crescita.<\/p>\n<p>A tale riguardo ritengo che, contrariamente a quanto vale a livello europeo e internazionale, nel caso italiano i pi\u00f9 stringenti ostacoli per pi\u00f9 positive prospettive di crescita siano posti da vincoli di offerta piuttosto che da vincoli di domanda; resta il fatto che la nostra economia potr\u00e0 realizzare una crescita robusta solo se allenter\u00e0 gradualmente ambedue i vincoli. Un risultato del genere \u00e8 perseguibile solo se si ottiene un sensibile incremento nella produttivit\u00e0 del lavoro e nella produttivit\u00e0 totale dei fattori e un parallelo adeguamento salariale.<\/p>\n<p>Una priorit\u00e0 consiste quindi nel rimuovere le \u201cesternalit\u00e0\u201d, che incidono negativamente sulle scelte di riorganizzazione innovativa delle imprese, e nel selezionare e riallocare gli incentivi a favore delle imprese con il maggior potenziale innovativo. La realizzazione delle innovazioni induce, peraltro, cambiamenti e processi di \u201cdistruzione creatrice\u201d delle imprese che, nel breve termine, possono avere un impatto negativo sull\u2019occupazione, specie se si parte da una situazione di stagnazione. \u00c8 quindi necessario minimizzare i costi del cambiamento per i lavoratori. Si tratta di costruire una rete efficace di ammortizzatori sociali e percorsi efficienti di riqualificazione professionale, da finanziare mediante le riduzioni di spesa pubblica indotte dai pi\u00f9 selettivi incentivi alle imprese.<\/p>\n<p><b>Gli errori dell\u2019Ue<\/b><br \/>Il precedente ragionamento si basa sulla convinzione che la dimensione dell\u2019Italia ne renda impossibile sia il salvataggio da parte dell\u2019Uem sia un fallimento privo di effetti catastrofici per il futuro dell\u2019euro. Il paese deve cio\u00e8 salvare se stesso e, cos\u00ec facendo, evitare il fallimento dell\u2019Uem. Ci\u00f2 non significa, per\u00f2, che le scelte europee siano irrilevanti per il successo delle nostre prossime iniziative.<\/p>\n<p>A quest\u2019ultimo riguardo, le novit\u00e0 europee non mitigano l\u2019autunno del nostro scontento. I progressi di <i>governante<\/i>, messi in atto dalle istituzioni dell\u2019Emu nella seconda met\u00e0 di ottobre, risultano insufficienti. I limiti principali sono due: la decisione di sostenere il settore bancario dell\u2019Uem prima ancora che gli stati membri in difficolt\u00e0, come \u00e8 ben esemplificato dall\u2019opzione di interventi pubblici per la ricapitalizzazione delle banche e &#8211; al contempo &#8211; da quella del fallimento \u2018pilotato\u2019 della Grecia; le resistenze nell\u2019avallare un ruolo di \u201cprestatore di ultima istanza\u201d da parte della Bce. <\/p>\n<p>I due limiti sono collegati. In presenza di un finanziamento potenzialmente illimitato da parte della Bce, l\u2019<i>European Financial Stability Facility <\/i>(Efsf, nella forma di istituzione bancaria) potrebbe concentrare i propri sforzi sul sostegno alla domanda dei titoli del debito di tutti i paesi dell\u2019Uem in difficolt\u00e0. Il che costituirebbe un efficace deterrente rispetto alle persistenti scommesse ribassiste dei mercati internazionali nei confronti di alcuni titoli del debito sovrano europeo.<\/p>\n<p><b>Difficile quadratura del cerchio<\/b><br \/>La Germania e altri stati membri dell\u2019Europa settentrionale si sono finora opposti a tale strategia anche per la mancanza di istituzioni di controllo nell\u2019ambito dell\u2019Uem. La loro preoccupazione deriva dalla mancanza di strumenti credibili in grado di impedire che, una volta sottratti alla pur distorta disciplina dei mercati grazie al sostegno dell\u2019Efsf e della Bce e al connesso trasferimento di risorse dagli stati membri centrali agli stati membri periferici, questi ultimi possano tornare agli antichi vizi: una gestione permissiva dei loro bilanci pubblici, una scarsa attenzione ai loro vincoli di competitivit\u00e0, la cronicizzazione dei conseguenti disavanzi delle loro bilance commerciali.<\/p>\n<p>L\u2019insistente richiesta tedesca di procedere a una revisione dei Trattati e alla costituzione di nuove istituzioni dell\u2019area dell\u2019euro mira a fare s\u00ec che, in un orizzonte di medio-lungo periodo, tali problemi trovino una soluzione strutturale e aprano la strada all\u2019unificazione delle politiche fiscali e a un coordinamento pi\u00f9 stringente delle politiche macroeconomiche. Il problema \u00e8 che, nel breve periodo, l\u2019erratica gestione della crisi europea del debito sovrano e la crescente distonia fra i tempi della politica e i tempi del mercato, rischiano di compromettere la stessa sopravvivenza dell\u2019area monetaria comune.<\/p>\n<p>La scommessa \u00e8 di evitare che si realizzi la profezia di Keynes, secondo la quale \u201cnel lungo periodo saremo tutti morti\u201d. Si tratta, cio\u00e8, di evitare che le tensioni fra soluzioni strutturali di medio-lungo termine e aggiustamenti <i>ad hoc <\/i>di breve termine incidano negativamente sulle iniziative degli stati membri in difficolt\u00e0 (<i>in primis<\/i> l\u2019Italia) e compromettano il futuro dell\u2019euro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il passaggio dall\u2019autunno all\u2019inverno del nostro scontento \u00e8 stato causato dall\u2019incapacit\u00e0 del governo Berlusconi di arginare l\u2019annunciata caduta nel baratro dell\u2019economia italiana, ed \u00e8 stato peggiorato dai risultati deludenti ottenuti nelle riunioni dei principali organismi internazionali, che si sono svolte fra la seconda met\u00e0 di ottobre e i primi di novembre. 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